Neurochirurgo Raffaelino Roperto

Neurochirurgo Raffaelino Roperto Medico Neurochirurgo del San Filippo Neri di Roma

👉MICRODISCECTOMIA: COSA SUCCEDE DAVVERO IN SALA OPERATORIA? ☑La microdiscectomia è un intervento neurochirurgico mini-in...
31/03/2026

👉MICRODISCECTOMIA: COSA SUCCEDE DAVVERO IN SALA OPERATORIA?

☑La microdiscectomia è un intervento neurochirurgico mini-invasivo utilizzato principalmente per rimuovere un'ernia del disco lombare che comprime le radici nervose. È considerata la tecnica di riferimento quando le terapie conservative (farmaci, fisioterapia) non si rivelano efficaci.

☑In estrema sintesi, queste sono le fasi fondamentali in sala operatoria:

1. Preparazione ed Anestesia
>Posizione - il paziente viene posto a pancia in giù sul letto operatorio, con supporti appositi per ridurre la pressione sull'addome.
>Anestesia - l'intervento si esegue in anestesia generale (o raramente spinale), per non far avvertire dolore al paziente.

2. Approccio chirurgico (mini-invasivo)
>Incisione - il neurochirurgo pratica una piccola incisione cutanea, solitamente di cm 3-4, sulla schiena in corrispondenza del livello vertebrale interessato.
>Accesso - il neurochirurgo utilizza divaricatori specifici per separare e spostare delicatamente i muscoli paravertebrali (distacco muscolare), limitando al massimo il trauma dei tessuti.
>Localizzazione - viene utilizzato un intensificatore di brillanza (raggi X in tempo reale) per confermare l'esatta vertebra da operare.

3. Fase Microchirurgica
>Microscopio operatorio - il neurochirurgo utilizza un microscopio operatore (o lenti d'ingrandimento) per visualizzare, ingrandite, le strutture nervose.
>Fenestrazione - si rimuove una minuscola porzione di lamina vertebrale (o legamento giallo) per creare una finestra d'accesso al canale spinale.
>Spostamento del nervo - con delicati strumenti, il sacco durale (che contiene i nervi) viene leggermente spostato per accedere al disco intervertebrale sottostante.
>Rimozione dell'ernia: il neurochirurgo rimuove solo il frammento di disco erniato (la parte espulsa) che comprime il nervo, preservando la parte sana del disco.

4. Chiusura
>Verifica - il neurochirurgo controlla che il nervo sia completamente libero (decompressa).
>Sutura - si chiudono i tessuti per piani (fascia muscolare, sottocute) e la pelle viene suturata con punti riassorbibili o graffette.

☑La durata dell’intervento normalmente è di circa 40-60 minuti. Già poche ore dopo l'intervento (o il mattino successivo), il paziente è incoraggiato ad alzarsi e camminare. Nell’arco di 1-2 giorni il paziente può tornare a casa.

☑La microdiscectomia presenta i seguenti, fondamentali, vantaggi per il paziente:
>Minimo sanguinamento e dolore post-operatorio estremamente contenuto;
>Una cicatrice notevolmente ridotta rispetto ad un intervento chirurgico “tradizionale”.

👉Tossina botulinica: non solo estetica.☑️La tossina botulinica di tipo A è ormai un trattamento consolidato per l’emicra...
20/03/2026

👉Tossina botulinica: non solo estetica.

☑️La tossina botulinica di tipo A è ormai un trattamento consolidato per l’emicrania cronica, ma in alcuni casi può essere utile anche per la nevralgia del trigemino.
☑️Questo disturbo provoca un dolore facciale intenso, spesso descritto come una “scossa elettrica”, che può diventare invalidante. Quando i farmaci tradizionali (come la carbamazepina) non sono efficaci o causano effetti collaterali, la tossina botulinica può rappresentare una valida alternativa o un’integrazione terapeutica.
☑️Agisce riducendo il rilascio dei neurotrasmettitori coinvolti nella trasmissione del dolore, con un effetto che può durare anche 4-5 mesi. Alcuni studi mostrano una significativa riduzione dell’intensità e della frequenza degli attacchi.

☑️La tossina botulinica trova inoltre un impiego consolidato nel torcicollo spastico (distonia cervicale), dove riduce le contrazioni muscolari involontarie, migliorando dolore e postura.

☑️Non è una terapia di prima linea per tutte queste condizioni, ma in mani esperte può fare la differenza.

La tossina botulinica non è solo un trattamento per le rughe, ma un vero e proprio neuromodulatore con applicazioni funzionali sempre più ampie: dal bruxismo al mal di testa derivato da tensione muscolare. Ne ha parlato la Federazione Italiana Medici Estetici in un incontro organizzato a Pavia.
https://bit.ly/47HAND4

👉QUANTO PUO' DURARE LA LOMBOSCIATALGIA?☑La lombosciatalgia è comunemente nota come sciatica. Si manifesta con un dolore ...
16/03/2026

👉QUANTO PUO' DURARE LA LOMBOSCIATALGIA?

☑La lombosciatalgia è comunemente nota come sciatica. Si manifesta con un dolore intenso che origina dalla zona lombare (bassa schiena) e si irradia lungo il percorso del nervo sciatico, coinvolgendo gluteo, coscia, gamba ed a volte il piede.

☑La durata della lombosciatalgia varia significativamente a seconda della causa e della gravità ma nella maggior parte dei casi si risolve entro 30-60 giorni.

☑Il dolore, in base alla sua persistenza, può dividersi in tre fasi principali:
>Fase acuta - dura solitamente da pochi giorni a 4-6 settimane. In questa fase il dolore è improvviso e molto intenso, spesso limitando drasticamente le attività quotidiane.
>Fase sub-cronica - si protrae tra le 6 e le 12 settimane. Se il dolore non migliora entro 6-8 settimane, è consigliabile una visita neurochirurgica.
>Fase cronica - il dolore persiste per oltre 3 mesi. Questa condizione può richiedere approcci terapeutici più complessi e continuativi.

☑La velocità di guarigione dipende ovviamente da diversi elementi:
>Causa scatenante - una lombosciatalgia dovuta ad una postura errata si risolve generalmente più in fretta rispetto ad una causata da un'ernia del disco o da una discopatia degenerativa.
>Stile di vita - fattori come obesità, sedentarietà o lavori pesanti possono rallentare il recupero e favorire la cronicizzazione.
>Trattamento tempestivo - interventi precoci con farmaci e fisioterapia possono ridurre i tempi di sofferenza.

☑In ogni caso, è importante non sottovalutare alcuni sintomi: se si avverte una perdita improvvisa di forza nelle gambe, una difficoltà a controllare l'intestino (o la vescica) oppure se il dolore è accompagnato da una completa perdita di sensibilità, bisogna prenotare il prima possibile l’appuntamento con il neurochirurgo.

ANEURISMA CEREBRALE: SI PUO’ PREVENIRE?☑In un mio precedente post, parlando dell'aneurisma cerebrale, ho elencato i segu...
11/03/2026

ANEURISMA CEREBRALE: SI PUO’ PREVENIRE?

☑In un mio precedente post, parlando dell'aneurisma cerebrale, ho elencato i seguenti fattori che possono contribuire alla sua formazione:
-Ipertensione arteriosa;
-Fumo di sigaretta;
-Predisposizione genetica;
-Lesioni o traumi vascolari;
-Complicanze di alcuni tipi di infezioni sanguigne.

☑La prevenzione dell'aneurisma cerebrale si basa pertanto sul controllo dei fattori di rischio sopra indicati, in particolare il mantenimento di una pressione arteriosa normale, l’evitare (o cessare quanto prima) di fumare ed uno stile di vita sano (dieta equilibrata, attività fisica). Sebbene non sia possibile prevenire la formazione in sé, si può ridurre il rischio di rottura dell’aneurisma cerebrale.

☑L’aneurisma cerebrale è una dilatazione circoscritta di un’arteria intracranica che interessa in particolare i punti di biforcazione dei vasi e che, quando si rompe, provoca un’emorragia subaracnoidea (ESA). Pertanto, oltre che per le dimensioni e la sede, l'aneurisma cerebrale è diviso in due tipologie:
>Non rotto - lesioni spesso riscontrate occasionalmente in corso di altri accertamenti.
>Rotto - quello che determina il quadro dell’emorragia subaracnoidea (ESA).

☑Circa il 6% della popolazione è portatrice di aneurismi cerebrali ma solo una minima quantità di questi darà segno di sé e le possibilità di rottura dell’aneurisma saranno decisamente inferiori rispetto alla loro presenza nella popolazione generale.

☑L’aneurisma cerebrale non rotto è una dilatazione di un’arteria cerebrale che in genere viene riscontrata durante accertamenti per altre cause (con TAC encefalo o RM) in quanto quasi sempre non manifesta sintomi per tutta la vita. Nel momento stesso in cui viene diagnosticato un aneurisma cerebrale non rotto, è fondamentale la valutazione del neurochirurgo per stabilire l’eventuale necessità di un trattamento o se è sufficiente tenere l’aneurisma sotto osservazione.
In generale, le statistiche ci informano che per aneurismi intorno ai 7-12 mm il rischio di rottura è del 2,6% (del 14,5% se situati nel circolo posteriore cerebrale), mentre per aneurismi di 13-24 mm il rischio aumenta al 14,5% circa (al 18,5% se situati nel circolo posteriore cerebrale).
E’ evidente che, contestualmente alla valutazione del neurochirurgo, il paziente dovrà tenere sotto stretto controllo la pressione arteriosa, non fumare ed eseguire periodicamente AngioTC del circolo intracranico.

☑Il sintomo principale di rottura di un aneurisma cerebrale è una grave cefalea immediata, in quanto il dolore raggiunge l’intensità massima nel giro di pochi secondi. Tale eventualità, come già scritto nel precedente post, prevede la gestione medica iniziale e l'intervento urgente per escludere l'aneurisma dal circolo sanguigno. La scelta del trattamento da intraprendere dipenderà dalle caratteristiche dell'aneurisma e dalle condizioni del paziente e verrà decisa da un team di specialisti, in primis il neurochirurgo.

☑Per i medici specialisti partecipare a gruppi di lavoro e pubblicarne i risultati nelle riviste scientifiche è particol...
05/03/2026

☑Per i medici specialisti partecipare a gruppi di lavoro e pubblicarne i risultati nelle riviste scientifiche è particolarmente importante.

☑Tali pubblicazioni rappresentano il pilastro del progresso medico, contribuendo in maniera decisiva al miglioramento della cura del paziente.

☑In estema sintesi, questi sono i principali motivi dell'importanza delle pubblicazioni:
>Innovazione - permettono di diffondere nuove cure, protocolli terapeutici e tecnologie per patologie complesse.
>Medicina basata sulle evidenze - le pubblicazioni forniscono dati validati che supportano le migliori pratiche cliniche, innalzando la qualità delle cure.
>Condivisione delle scoperte - condividere casi clinici rari o risultati di studi aiuta l'intera comunità medica a migliorare i processi diagnostici e terapeutici.
>Crescita professionale - Il processo di scrittura e peer-review (revisione tra pari) costringe ad approfondire le conoscenze, mantenendo i medici specialisti aggiornati sulle ultime innovazioni.
>Pensiero critico - partecipare ad una pubblicazione in un gruppo di lavoro migliora le capacità analitiche nel valutare le metodologie e le evidenze scientifiche, rendendo il medico specialista più competente nel prendere decisioni cliniche.

☑La mia attività scientifica è verificabile sul sito PubMed/Medline, digitando la voce Roperto R, ed è costituita da decine di pubblicazioni su riviste internazionali, di libri e di relazioni a congressi e corsi nazionali ed internazionali.
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https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/?term=Roperto+R&cauthor_id=26876892

☑L'ernia del disco lombare è molto diffusa soprattutto tra i 30 ed i 50 anni. E' causata dalla fuoriuscita del nucleo po...
02/03/2026

☑L'ernia del disco lombare è molto diffusa soprattutto tra i 30 ed i 50 anni. E' causata dalla fuoriuscita del nucleo polposo del disco intervertebrale, spesso dovuta a sedentarietà, posture errate o sovrappeso.

☑Questa patologia degenerativa provoca lombalgia, ma soprattutto sciatalgia (dolore irradiato alla gamba), parestesie o deficit di forza.

☑La prima opzione terapeutica resta quella farmacologica supportata dalla fisioterapia e dall'ossigeno-ozono terapia. Quando però le condizioni del paziente non migliorano, l'opzione chirurgica è l'unica soluzione da adottare per evitare il peggioramento della situazione ed eliminare il dolore una volta per tutte.

☑La scelta della tecnica chirurgica dipende da indicazioni clinico-radiologiche. La tendenza moderna è, in ogni caso, quella di ricorrere a metodiche mini-invasive:
1) Microdiscectomia - procedura standard attuale per l'ernia del disco lombare che utilizza il microscopio operatorio per rimuovere il materiale erniato attraverso una piccola incisione.
2)Erniectomia Endoscopica (PELD) - tecnica d'avanguardia che, con un endoscopio (1-2 cm), permette la rimozione di ernie, anche espulse o migrate, con minimo trauma muscolare.
3) Artrodesi Lombare (fusione vertebrale) - Utilizzata in casi specifici che richiedono stabilizzazione, spesso dopo discectomie complesse o in presenza di instabilità vertebrale. Può essere effettuata tramite via posteriore (MIS TLIF), anteriore (ALIF) o laterale (LLIF/XLIF). Consiste nell'inserire gabbie (cage) e viti percutanee per stabilizzare le vertebre, spesso con l'ausilio di microscopi operatori o tecniche radioscopiche guidate.

☑L'obiettivo di queste metodiche è risolvere il problema attraverso interventi assai meno invasivi, rispetto alla chirurgia tradizionale, ed un decorso post-operatorio molto più rapido.

Vi informo che, chiunque desiderasse prenotare una visita neurochirurgica con me, può farlo anche presso Massilab-Adex M...
24/02/2026

Vi informo che, chiunque desiderasse prenotare una visita neurochirurgica con me, può farlo anche presso Massilab-Adex Massimina, quartiere Massimina-Casal Lumbroso a Roma.
Nell'infografica, potete visionare l'indirizzo ed il numero di telefono di questa nuova struttura con cui ho iniziato a collaborare.

☑La chirurgia è spesso il trattamento primario per i tumori cerebrali, mirato alla rimozione della massa tumorale (total...
19/02/2026

☑La chirurgia è spesso il trattamento primario per i tumori cerebrali, mirato alla rimozione della massa tumorale (totale o parziale) per alleviare i sintomi, ridurre la pressione intracranica ed ottenere un'analisi istologica.

☑La decisione di procedere con un intervento chirurgico viene in genere presa dopo un'attenta valutazione del neurochirurgo e dell'oncologo. A tal proposito, gli esami di diagnostica per immagini (come risonanza magnetica o TAC) aiutano a determinare le dimensioni del tumore, la sua posizione e l'impatto sulle strutture cerebrali circostanti. Ovviamente la scelta di intervenire chirurgicamente avviene quando, indicaticativamente, i benefici della rimozione del tumore superano i rischi associati alla procedura.

☑Esistono diverse tecniche di chirurgia per i tumori cerebrali, da utilizzare e personalizzare sulla base delle esigenze specifiche del paziente e delle caratteristiche del tumore. Tra queste:
>Craniotomia - la più comune e consiste nella rimozione di una sezione del cranio per accedere al cervello ed asportare il tumore. La sezione rimossa viene sostituita con placche o viti.
>Craniotomia da sveglio - i pazienti possono essere tenuti svegli durante l'intervento chirurgico per monitorare la funzione cerebrale in tempo reale. Tale modalità è particolarmente utile per i tumori situati in prossimità delle aree responsabili della parola o della funzione motoria.
>Chirurgia neuronavigata - procedura mininvasiva che utilizza la tecnologia di imaging per localizzare e colpire con precisione il tumore. Spesso utilizzata per neoplasie di piccole dimensioni o in aree difficili da raggiungere.
>Chirurgia endoscopica - si utilizza un endoscopio per accedere al cervello attraverso aperture più piccole. E' spesso utilizzata per tumori localizzati nei ventricoli o in altre aree in cui la chirurgia tradizionale potrebbe essere più invasiva.
>Chirurgia con ausilio di laser - si avvale di laser per colpire e distruggere le cellule tumorali. Spesso è utilizzata per tumori difficili da raggiungere, recidivi o profondi (come gliomi, glioblastomi, metastasi cerebrali, meningiomi e neurinomi) e può ridurre al minimo i danni ai tessuti sani circostanti.

👉L'11 febbraio si è celebrata, come ogni anno, la "Giornata Mondiale del Malato".👨‍⚕️Il primo obiettivo di ogni medico è...
13/02/2026

👉L'11 febbraio si è celebrata, come ogni anno, la "Giornata Mondiale del Malato".

👨‍⚕️Il primo obiettivo di ogni medico è migliorare la qualità della vita del paziente... per raggiungerlo bisogna impegnarsi quotidianamente, garantendo:
>Professionalità - che significa anteporre, ai propri, gli interessi dei pazienti, fissando e mantenendo standard elevati di competenza ed integrità in modo da "offrire" consulenza esperta su questioni di salute.
>Umanizzazione nei rapporti - il paziente al centro della cura, passando da una concezione del malato come mero portatore di una patologia ad una come persona con i suoi sentimenti, le sue conoscenze, le sue credenze rispetto al proprio stato di salute. Il paziente non è un numero che va ad infoltire le statistiche ma una persona da seguire con attenzione in una delicata fase della propria vita.

☑La neuromodulazione è una tecnica terapeutica avanzata - utilizzata principalmente per il dolore cronico resistente ai ...
09/02/2026

☑La neuromodulazione è una tecnica terapeutica avanzata - utilizzata principalmente per il dolore cronico resistente ai farmaci - che agisce sul sistema nervoso mediante impulsi elettrici o agenti chimici per modificare, inibire o interrompere i segnali dolorosi inviati al cervello.

☑La neuromodulazione si distingue in metodi percutanei (radiofrequenza) o impianti stabili (neurostimolatori simili a pacemaker), offrendo sollievo senza distruggere tessuti nervosi.

☑I principali trattamenti sono:
>Stimolazione Midollare (SCS - Spinal Cord Stimulation) - Utilizzata principalmente per il dolore cronico (specialmente neuropatico) quando altre terapie falliscono, attraverso elettrodi posizionati nello spazio epidurale (midollo). Inviano impulsi che interferiscono con i segnali dolorosi verso il cervello, sostituendoli spesso con una sensazione di vibrazione. La procedura prevede una fase di prova esterna prima dell'impianto definitivo del generatore.
>Deep Brain Stimulation (DBS) - Utilizzata per disturbi neurologici del movimento e psichiatrici. Elettrodi impiantati in aree specifiche del cervello sono collegati ad un generatore neurostimolatore sottocutaneo (inserito nel torace o nell’addome) che regola l'attività cerebrale anomala.

☑Perché affidarsi alla Neuromodulazione?
Per tre importanti motivi:
1) Mini-invasività - Interventi chirurgici sicuri, spesso in anestesia locale o sedazione.
2) Reversibilità e Personalizzazione - I sistemi sono regolabili dal paziente tramite telecomando.
3) Vantaggi - Riduzione del dolore, minore uso di farmaci analgesici, miglioramento della qualità di vita.

💻Come già scritto nel precedente post, ci sono alcune credenze (o convinzioni) sulla colonna vertebrale che possono prod...
02/02/2026

💻Come già scritto nel precedente post, ci sono alcune credenze (o convinzioni) sulla colonna vertebrale che possono produrre più danni che benefici...

💬In questo post mi soffermerò sugli ulteriori 5 punti su cui fare attenzione, buona lettura!

6) ESISTE UN FARMACO CHE RISOLVERA’ IL MIO DOLORE IN UNA SOLA VOLTA?
Purtroppo no. Il mal di schiena coinvolge molteplici strutture del nostro organismo e molteplici aspetti della vita di una persona. Pertanto gli interventi dovranno essere specifici e differenziati. Di conseguenza il trattamento medico, insieme a quello fisioterapico, saranno rivolti sia alla cura dell’eventuale danno sia al recupero della funzionalità nella vita quotidiana (la più ampia possibile), coinvolgendo attivamente il paziente in questo percorso.

7) UN DOLORE CHE COINVOLGE L’ARTO INFERIORE E’ SEMPRE UNA SCIATICA
No. La lombosciatalgia si definisce tale solo quando il dolore è direttamente causato dalla compressione di una delle radici del nervo sciatico (L3-L4-L5-S1) e di conseguenza distribuito nel relativo territorio di innervazione. Tuttavia non tutti i dolori irradiati all’arto inferiore rispettano questa distribuzione e soprattutto sono direttamente causati dalla compressione del nervo a livello lombare. Pertanto bisogna visitare il paziente con attenzione e non liquidare un dolore irradiato all’arto inferiore come una “sciatica”.

8 ) IL NUOTO E’ L’UNICO SPORT CHE POSSO FARE SE HO MAL DI SCHIENA
Non è sempre così e comunque bisogna fare attenzione. Se da un lato è importante mantenersi attivi e sollecitare alcuni gruppi muscolari della schiena per prevenire la lombalgia, dall’altro un'attività con carichi errati e movimenti ripetuti (come ad esempio il nuoto a rana) possono peggiorare sensibilmente il dolore a livello lombare. Dunque, è importante seguire il progetto riabilitativo prescritto rispettando la gradualità degli interventi. Il nuoto può andare bene se prescritto dal fisioterapista e praticato in maniera funzionale alla riabilitazione del paziente.

9) IL MAL DI SCHIENA E’ SENZA DUBBIO DOVUTO AL SOVRAPPESO
Non necessariamente. Essere in sovrappeso non è una causa diretta di lombalgia o lombosciatalgia. Seguire una dieta equilibrata e mantenere un peso adeguato è importante per la salute a prescindere ma per prevenire o curare il mal di schiena sono fondamentali esercizi specifici mirati al rinforzo della muscolatura del tronco, secondo le indicazioni del medico e del fisioterapista.

10) MAL DI SCHIENA? MEGLIO NON CORRERE
Non è sempre così. Non esistono controindicazioni assolute alla corsa in caso di lombalgia, a meno che non sia in fase acuta. Solo in quel momento sarà meglio sospendere temporaneamente la corsa per permettere alla terapia farmacologica di agire e provvedere a ristabilire un’adeguata funzione della colonna vertebrale con l’esercizio fisioterapico mirato. Bisogna evitare di correre solo se durante e soprattutto dopo l’allenamento compare un dolore persistente. In questi casi è meglio scegliere un altro tipo di attività fisica, riprendendo a correre magari più avanti nel tempo dopo aver risolto il problema.

🤔Ci sono alcune credenze, o convinzioni, sulla colonna vertebrale che possono produrre più danni che benefici... 💬In que...
29/01/2026

🤔Ci sono alcune credenze, o convinzioni, sulla colonna vertebrale che possono produrre più danni che benefici...

💬In questo post mi soffermerò (sinteticamente) sui primi 5 punti, spesso oggetto di confusione.
💻Gli ulteriori altri 5 punti saranno decritti nel prossimo post che andrò a pubblicare.

1) HO MAL DI SCHIENA: DEVO RIMANERE SDRAIATO
Assolutamente no! Il movimento permette infatti di riprendersi più velocemente e di accelerare il miglioramento.

2) MI SONO FATTO MALE PIEGANDOMI IN AVANTI QUINDI NON FARO’ MAI PIU’ QUEL MOVIMENTO
Diversi studi hanno dimostrato che questa paura contribuisce a cronicizzare il dolore, rendendolo persistente. Essere seguiti da un buon fisioterapista significa anche essere guidati nel reintrodurre i movimenti che ci fanno più paura.

3) SE SENTO MALE DURANTE UN ESERCIZIO VUOL DIRE CHE MI STO PROCURANDO UN DANNO
Non sempre è così. Durante alcuni esercizi è normale sentire un fastidio ma è il personal trainer, o il fisioterapista, che deve guidare il paziente a capire se è un dolore “normale” oppure se si sta lavorando in modo scorretto.

4) HO DIVERSE ERNIE CHE SONO LA CAUSA DEL MIO MAL DI SCHIENA
Nella maggior parte dei casi non è così. Una risonanza magnetica che evidenzia la presenza di ernie nella colonna vertebrale va correlata alla clinica ed ai sintomi che presenta il paziente. Alcuni studi, eseguiti attraverso risonanze su soggetti sani e asintomatici, evidenziano alterazioni come ernie o spondilolistesi. Per questo è importante che il medico specialista spieghi il referto e visiti il paziente così da valutare se effettivamente quello che si vede nell’esame strumentale può essere una causa del sintomo.

5) IL MIO MAL DI SCHIENA DURA DA ANNI E DEVE ESSERCI PER FORZA UNA CAUSA SCATENANTE COME UN INFORTUNIO
Assolutamente no. Nel caso di dolore che dura da anni, senza una causa reale scatenante come un incidente, ci possono essere più concause da considerare e potrebbero esserci diversi fattori aggravanti su cui lavorare con la fisioterapia.

👉Continua nel prossimo post...

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Via Aurelia 559
Rome
00165

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