04/02/2026
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I disturbi del sonno rappresentano oggi una delle sfide di salute pubblica più critiche in Italia, colpendo circa 13,4 milioni di persone, di cui quasi la metà non riceve cure adeguate.1 La ricerca scientifica più avanzata identifica nell’insonnia e nella Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS) i due pilastri di una crisi epidemiologica che incide profondamente sulla longevità e sulla qualità della vita. Mentre l'insonnia è caratterizzata da uno stato di iperattivazione ("hyperarousal") che impedisce il riposo , l'OSAS genera una frammentazione del sonno dovuta a ripetuti collassi delle vie aeree, con conseguente calo dell’ossigenazione sanguigna.
Il pericolo massimo emerge dalla loro coesistenza, nota come COMISA (Comorbid Insomnia and Sleep Apnea). Questa condizione, che interessa tra il 30% e il 50% dei pazienti, è definita "potenzialmente fatale" poiché i due disturbi si autoalimentano, triplicando il rischio di ipertensione resistente e aumentando del 70% la probabilità di patologie cardiovascolari gravi. I danni sistemici sono vasti: dallo stress ossidativo vascolare all'insulino-resistenza, fino a un rischio di mortalità per tutte le cause superiore del 15% nei soggetti che dormono meno di 5 ore a notte.
Sul piano diagnostico, la polisonnografia rimane il "gold standard". L'approccio terapeutico d'eccellenza è multidisciplinare: integra l'uso della ventilazione meccanica (CPAP) per le apnee e la terapia cognitivo-comportamentale (CBT-I) per l'insonnia, quest'ultima considerata la cura più efficace sul lungo periodo. Intervenire precocemente non significa solo "dormire meglio", ma proteggere il sistema cardiovascolare e prevenire il declino cognitivo precoce associato all'accumulo di tossine cerebrali come la beta-amiloide.