20/02/2026
20 FEBBRAIO 2026 · 51° GIORNO DELL’ANNO
QUANDO GLI ARCHETIPI DIVENTANO CORPO
Dopo che i miti mi hanno attraversata,
dopo averli sentiti vibrare nella carne,
non posso che tornare da dove tutto è iniziato.
Il corpo è l’inizio.
Prima dei nomi. Prima delle mappe. Prima degli archetipi.
Da sempre lavoro sul, nel, per e con il corpo,
un corpo che in me ha generato attenzione, conflitto e dedizione.
Dopo il liceo ho scelto l’estetica non per inseguire l’apparenza,
ma perché ho sempre sentito che la bellezza interiore affiora nella forma.
Ogni volta che osservavo un volto, una postura, uno sguardo,
vedevo espressioni che si ripetevano. Storie che tornavano.
Il corpo non mi ha mai mentito.
Mi ha mostrato dove l’energia scorre libera
e dove si blocca,
dove la vita pulsa
e dove si ritira.
I corpi mi hanno raccontato storie,
soprattutto quelle non dette,
quelle che però davano alla materia forme riconoscibili,
ripetute, ereditate.
Ogni struttura fisica porta con sé un’informazione.
Ogni tensione custodisce una memoria.
Ogni postura è una strategia che un tempo è servita a sopravvivere.
Da lì è nato tutto.
È stato il corpo a portarmi agli archetipi,
non il contrario.
E con esso una consapevolezza che attraversa tutto il mio lavoro:
nulla è separato.
Nella struttura fisica fluiscono contemporaneamente
emozione, mente e spirito,
e l’archetipo che si incarna.
La bioenergetica è arrivata come una conferma profonda.
Wilhelm Reich e Alexander Lowen hanno dato parole
a ciò che io già coglievo empiricamente:
ciò che attraversiamo si scrive nel corpo.
Ripensando al viaggio fatto fin qui —
i cicli che mi hanno insegnato il ritmo,
i numeri che mi hanno mostrato la frequenza,
l’Enneagramma che ha rivelato le strategie dell’Io,
Jung che ha disegnato l’architettura della psiche,
i miti che mi hanno attraversata nella carne —
mi accorgo che tutto conduceva qui.
All’incarnazione.
Il 51 oggi ci parla del movimento dell’esperienza del 5
e dell’inizio dell’1.
Insieme diventano 6, il mio numero del destino:
il numero dell’Angelo, della cura,
dell’unione tra cielo e terra.
Questo momento parla di sintesi.
Di tutto ciò che finalmente scende nella materia.
Osservando i corpi ho imparato a riconoscere le strutture che il corpo racconta
le cinque grandi modalità di adattamento
che Lowen ci consegna come riconoscimento del corpo
come archivio della storia.
Ho accompagnato corpi a sentire
che potevano abitare la terra senza perdersi.
Corpi sottili, distanti,
come se incarnarsi fosse stato troppo.
Spalle leggere da trattare con delicatezza,
torace poco abitato,
sguardo che osserva da lontano.
È il CORPO SCHIZOIDE:
di chi ha imparato presto che sentire troppo faceva male,
che abitare pienamente la terra era un rischio insostenibile.
C’è il corpo che cede,
che cerca appoggio, contatto, nutrimento continuo.
Con questi corpi ho lavorato sul sostegno interno.
Non sostituendomi, ma restituendo forza.
Ho accompagnato il corpo a sentire
che poteva reggersi,
che il nutrimento poteva nascere da dentro.
Muscoli morbidi, postura che si affida, voce che domanda.
È il CORPO ORALE:
di chi ha imparato che l’amore può finire,
che il nutrimento va trattenuto
perché potrebbe non tornare.
C’è il corpo che si mostra forte per non essere ferito.
Torace aperto, schiena solida,
presenza che entra prima del cuore.
Con questi corpi ho tolto la lotta.
Ho rallentato.
Ho portato il lavoro nel respiro e nel petto,
aiutando la forza a non essere più armatura,
ma potenza che può abbassare le difese senza crollare.
È il CORPO PSICOPATICO:
di chi ha imparato che il controllo protegge,
che comandare significa non essere traditi,
che mostrare potere è l’unico modo per restare al sicuro.
Ci sono corpi a cui ho dato permesso.
Permesso di sentire,
di lasciare emergere,
di non trattenere tutto.
Ho accompagnato il corpo a riconoscere
che non doveva più sacrificarsi per meritare amore.
Sono i corpi che sopportano tutto.
Compatti, contratti, respiro trattenuto, mandibola serrata.
È il CORPO MASOCHOSTA:
di chi ha imparato a resistere per restare amato,
a trattenere la rabbia perché esplodere
significava perdere tutto.
E c’è il CORPO RIGIDO.
Allineato, preciso, impeccabile.
Simmetria evidente, muscoli tonici,
movimenti così misurati
che è stato necessario introdurre
morbida flessibilità, respiro aperto, imperfezione viva.
Ho aiutato il corpo a sentire
che poteva rilassarsi senza perdere valore.
È il corpo di chi ha imparato
che l’amore arriva solo se non sbagli mai,
che la perfezione è l’unico modo per essere degni.
Nessuna di queste strutture è un errore.
Ognuna è stata, all’inizio,
una risposta intelligente alla ferita.
E spesso questa risposta porta con sé
una verità familiare che si tramanda.
Un adattamento antico.
Una strategia che ha permesso a un intero sistema di sopravvivere
e che, nel tempo, si è iscritta nel corpo
come memoria transgenerazionale.
La struttura fisica porta allora anche un’eredità:
una tendenza archetipica che attraversa il lignaggio
e trova in noi una nuova possibilità di trasformazione.
Il corpo parla senza spiegarsi.
Si riconosce. Si sente. Si ricorda.
E soprattutto: chiede di essere ascoltato, non giudicato.
Osservare la propria struttura
è un atto di riconoscimento.
Riconoscere ciò che è già stato fatto
per amore, per appartenenza, per sopravvivenza.
E da lì scegliere consapevolmente:
continuare a ripetere
o diventare il punto in cui qualcosa si libera,
si ammorbidisce, si evolve.
Se leggendo ti sei riconosciuta/o in una di queste forme,
fermati un attimo.
Non dire: “Sono così.”
Prova invece:
“Qui, qualcosa in me ha imparato a stare al mondo in questo modo.”
Il corpo chiede solo questo:
essere ascoltato.
Quando una struttura viene vista con delicatezza,
senza volerla cambiare,
inizia a sciogliersi da sola.
Perché ciò che non deve più difendersi
può finalmente trasformarsi.
Non stiamo cercando il corpo giusto.
Stiamo creando spazio
perché il corpo possa tornare vivo.
E quando la presenza arriva,
l’energia smette di irrigidirsi
e ricomincia a fluire.
Parlare oggi di incarnazione
è il punto in cui il percorso torna a casa.
Il simbolo diventa gesto.
La psiche diventa respiro.
L’emozione diventa strumento.
La storia diventa corpo.
✨ Oggi ascolto il corpo come mappa
✨ Onoro le forme che mi hanno protetta
✨ E apro spazio a un’incarnazione più libera
Con Amore,
Lisa