Angelica Ferrari/Psicologa-Psicoterapeuta Roma/Ladispoli

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Angelica Ferrari/Psicologa-Psicoterapeuta Roma/Ladispoli Iscrizione Ordine degli Psicologi del Lazio n° 22789

Psicoterapeuta bilingue Italo-Tedesca e 1° livello LIS, esperta in Psicologia Giuridica e in Età evolutiva, terapeuta EMDR
Offro:
- Psicoterapia
- Consulenza e Sostegno Psicologico
- Psicodiagnosi e Pareri Pro Veritate
- Consulenze di parte (CTP)
- Orientamento scolastico e professionale
- Riabilitazione cognitiva e sociale
- Tutor DSA
- Consulenze via skype
- Home visiting
- Interventi Assistiti con gli Animali

25/07/2022
25/07/2022
10/01/2022

Ancora una volta arriviamo dove altri arrancano.

Oggi il presidente Nicola Zingaretti ha annunciato lo stanziamento di 2,5 milioni di euro per il della Regione Lazio, destinato in particolare ai giovani e alle persone più fragili del nostro territorio.

Ripariamo almeno in parte il danno fatto con la bocciatura dell'emendamento nella manovra di bilancio nazionale. Lo facciamo consapevoli del fatto che con il bonus interveniamo sull'emergenza accesa dalla pandemia, con l'obiettivo di sempre di potenziare il servizio socio-sanitario pubblico del Lazio.

Grazie all'impulso dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, sin dal primo giorno del primo lockdown abbiamo messo il disagio psicologico derivato o acuito dall'emergenza pandemica al centro dei nostri sforzi. Proseguiamo su quella strada.

Il diritto alla salute e al ben-essere non poteva prima, non può oggi e potrà sempre meno in futuro prescindere dalla cura della nostra salute mentale.

A partire dalle ragazze e dai ragazzi.

10/07/2021
19/06/2021

Secondo il New York Times, è quella sensazione inspiegabile che ci portiamo dietro dal lockdown: un'assenza di benessere. "Guardiamo la nostra vita come...

05/06/2021

I ricordi sono come biglie colorate, possono rimanere per anni in fondo ad un cassetto e in un attimo rotolarci addosso, senza che possiamo fare molto per fermarle.
Tutto quello che ricordiamo è collegato ad un emozione sia positiva che negativa. Non sempre abbiamo consapevolezza di un ricordo, ma lui spunta dal cassetto improvvisamente.
Un odore, un sapore, una canzone ci possono portare indietro e, per un attimo, tornare al “tempo perduto” e sentire nostalgia, la tenerezza e l’amore per i bambini che siamo stati.
Ricordare figure o luoghi che hanno fatto la differenza nella nostra vita. E poi ci sono i ricordi che fanno ancora male, anche questi, evocati da qualcosa che accade e anche se li avevamo chiusi bene, fanno capolino. Ricordiamo le altre volte in cui ci siamo sentiti poco amati, sbagliati e umiliati e sembra che non ci sia poi così tanta distanza dal passato. Spesso a causa dei ricordi passati non riusciamo a vivere bene il presente
La memoria del passato, ostacola le nostre relazioni e il pensiero su noi stessi. Ma elaborare un ricordo è possibile. Questo non significherà dimenticare, ma creare una reale distanza tra passato e presente.
Un ricordo può essere un ostacolo o un’ opportunità di apprendimento. Ecco che le biglie colorate potranno essere solo biglie e non macigni che portiamo nel cuore e nella pelle. Le potremo toccare e sorridere, le potremo mettere in un cassetto senza più doverle nascondere a noi o a gli altri. Potremo pensare che sono parte di noi e guardare al passato con più tenerezza. (Anna Rita Verardo)


23/05/2021

“Il decalogo del buffo lavoro di psicoterapeuta”

1.Ascoltate il paziente, mettetevi nei suoi panni, sentite quello che lui sente.
2.Esprimetegli solidarietà sulla sua sofferenza, va presa sul serio; anche se per voi è una sciocchezza lui ci soffre.
3.Dimenticatevi di voi, non state a osservare se state facendo bene o male (lo farete semmai dopo), pensate a lui, al suo modo di causarsi sofferenza.
4.Cercate di capire non solo quello che dice ma soprattutto il punto di vista dal quale lo dice: è questo che lui spesso ignora.
5.Cercate di capire qual è il suo progetto esistenziale, gli scopi terminali, le cose per lui irrinunciabili e poi ditegli quanto avete capito, pronti a cambiare idea, a raddrizzarla o buttarla nel cestino se lui non è d’accordo. E allora cercatene insieme un’altra: lui ne sa di sé stesso più di voi e occorre essere d’accordo.
6.Dategli la mano per esplorare scenari diversi con il vostro aiuto, spiegandogli che non necessariamente quello che ha creduto fino a quel momento è vero o utile per lui. Criticate il modo in cui se lo è messo in testa e fategli sperimentare alternative.
7.Vogliategli bene, nel senso più pieno del termine. Si può aiutare solo se vogliamo il bene della persona che abbiamo di fronte e se crediamo che possa farcela. Se non adottiamo i suoi scopi o se pensiamo che non ce la farà diventiamo iatrogeni. Non è una colpa ma bisogna passare la mano.
8.Non vi preoccupate di voi (se il punto 7 è rispettato), male non potete farne. Siamo molto più ininfluenti di quanto pensiamo. Fra qualche anno (lo dico per i più giovani tra voi) le nostre colpe minute, i nostri minuscoli successi, i libri scritti, le cattedre conquistate, i soldi fatti saranno del tutto cancellati. Se qualcosa resterà sarà solo nella memoria delle persone che abbiamo amato, e anche questa per poco. Non prendiamoci troppo sul serio!
9.Non vi preoccupate delle diagnosi ma delle persone che avete di fronte, guardate alla loro originalità e ricchezza e non solo a quello che non funziona. Pensate che il loro modo di essere è la soluzione più creativa che hanno trovato per sopravvivere: andrebbe protetta e valorizzata come espressione dell’adattabilità genetica e culturale dell’essere umano.
10.Fatevi curare dai vostri pazienti (senza pagarli naturalmente) perché le emozioni che vi suscitano vi danno continuamente degli stimoli per la riflessione su di voi e una spinta verso il cambiamento.

🖤

06/05/2021

Quello che siamo oggi è determinato dalle esperienze che abbiamo avuto nel corso dello sviluppo.👶. Gli ostacoli, che ci impediscono il raggiungimento di obiettivi sono spesso causati da apprendimenti passati: “ non ce la faccio” “ non sono all’altezza” “non merito di essere felice” sono alcune tra le tante convinzioni apprese dalle relazioni che abbiamo avuto da bambini❗️ Esperienze di disapprovazione, umiliazione, eventi che ci hanno fatto sentire diversi, inferiori diventano schemi rigidi su noi stessi impedendoci la libertà di muoverci verso la realizzazione dei nostri bisogni o delle nostre mete. Quindi i limiti sono in parte mentali e dipendono da quello che inconsapevolmente o meno ci diciamo. Per comprendere meglio da dove vengono le nostre affermazioni negative dobbiamo fare un salto nel passato è solo elaborando le esperienze alla base dei nostri costrutti disfunzionali che potremo modificare il nostro modo di vivere. Il giudice più severo alberga nella nostra mente 🧠❗️
Disegno



23/03/2021

Il Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio esprime viva soddisfazione per l’avvio dell’iter di legge: “Un importante passo in avanti per la salute dei cittadini”

14/03/2021

Il coronavirus secondo i bambini

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