Dottoressa Xenia Sakoff

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15/11/2022

Le paure dei bambini
La paura è un’emozione primaria che ha una funzione protettiva. Essa è utile, soprattutto nella fase di crescita del bambino, ma è utile anche per noi adulti. Essa ci permette di attivare delle reazioni che ci difendono da potenziali pericoli dell’ambiente esterno.
Le funzioni della paura sono:

- farci stare all’erta.
- farci ricordare le esperienze precedenti in modo da essere pronti alla difesa o ad un’eventuale fuga.
- ci aiuta a rispondere nelle varie circostanze e ad agire velocemente in situazioni di pericolo.
Essa è una reazione difensiva che oltre a tutelare la vita sostiene lo sviluppo umano e la crescita personale.
Spesso la paura viene vista in modo negativo, per esempio si dice ai bambini che devono essere coraggiosi e non avere paura. Il modo migliore, però, per gestire la paura è proprio quello di affrontarla (e non evitarla, nasconderla).
Le paure sono normali nella crescita dei bambini e fanno parte del loro sviluppo psichico.

Esse possono essere suddivise in tre categorie principali:

- Eventi esterni, persone e animali (gatti, dentista, temporale)
- Creature immaginarie (mostri, fantasmi, draghi)
- Paura delle proprie inadeguatezze (paura di sbagliare, di fare br**ta figura)
Ovviamente esse cambiano in base all’età del bambino, ma anche in base all’ambiente in cui vive e alle situazioni che incontrerà. I bambini più piccoli avranno paure più irrazionali (buio, mostri..) crescendo le paure diventeranno più legate alla sfera sociale (non essere accettati, essere derisi…).

Reazioni fisiche collegate alla paura:
- sudore alle mani
- aumento del battito cardiaco
- aumento del respiro
- rossore o pallore (dipende dalle variazioni della circolazione sanguigna)
- contrazione muscolare.

Come afferma Lazarus (1984) prima di avere una reazione a livello motorio- comportamentale vi sarà una valutazione a livello cognitivo. Le emozioni sono frutto delle credenze e le credenze dei bambini (di conseguenza pure le paure) possono essere modificate più facilmente rispetto a quelle degli adulti.
Come dicevamo le paure dipendono dalla storia individuale, ma molte paure dei bambini sono tipiche dell’età. I bambini tendono ad immedesimarsi nei genitori, è infatti molto importante come il genitore reagisce di fronte ad uno stimolo. Attraverso il contagio emotivo il bambino regola la sua reazione. Se, per esempio, passeggiando per strada di fronte ad un cane il genitore si spaventerà tanto il bambino si spaventerà molto di più. Se invece il genitore non fa nulla passandoci vicino il cane il bambino inquadrerà il tutto in una giusta prospettiva.
Le paure sono delle tappe naturali di sviluppo e non sono per forza causate da traumi o da un’educazione sbagliata. Esse si estingueranno naturalmente, soprattutto se vengono manifestate apertamente (e non nascoste per vergogna).

Primo anno di vita:

- l’estraneo fa paura perché il bambino inizia a differenziarsi dall’altro. Riesce a distinguere i parenti dagli sconosciuti.
Reazioni: abbassa gli occhi si appiccica al genitore, si nasconde, piange, sta in silenzio. Tutto ovviamente dipende dal carattere del bambino e da quanto è abituato ad incontrare persone nuove.
Cosa fare: Il bambino non va forzato ad interagire, il genitore deve rimanergli vicino, accogliere la sua paura e parlargli in maniera calma e tranquilla. Cosi facendo il bambino imparerà ad affrontare le prime paure senza fuggire.
È una fase in cui il bambino ha bisogno che i genitori siano per lui una base sicura (Bolwby 1989) in modo che lui possa esplorare il mondo circostante e fare nuove esperienze. Questo è importante soprattutto nei momenti di paura, deve sentire la vicinanza, la presenza del genitore. Per il bambino spesso fa più il linguaggio del corpo rispetto alle parole: un abbraccio può infondere calore, sicurezza e sostegno. Prenderlo in braccio mentre piange è la risposta più adeguata sempre secondo Bowlby.

Tra primo e secondo anno di vita:

- Paura di perdere o di separarsi dai genitori. L’angoscia da separazione è una normalissima fase di sviluppo cognitivo e sociale. A quell’età il bambino non ha ancora acquisito ed interiorizzato il concetto di COSTANZA DELL’OGGETTO, se la figura di riferimento se ne va il bambino penserà che è sparita e che non ritorna. Il bambino mostrerà ansia, pianto inconsolabile e collera in quanto non riesce a tollerare tale frustrazione.
- Paure trasmesse dall’ambiente circostante, dalla cultura e dai mass media.
Per riuscire a riconoscere ed affrontare le paure bisogna notare e fare attenzione a tutta una serie di messaggi che il bambino lancia e che il più delle volte sono non verbali (gesti, capricci, pianti prolungati o piagnucolii, dito in bocca, scarabocchi o disegni e anche l’insonnia o l’enuresi).

Tra secondo e terzo anno di vita:

- Paura del buio: il buio non ha punti di riferimento e quindi fa paura perché vi si cela l’ignoto. Il bambino può immaginare mostri sotto il letto o nell’armadio. Può nascere da questo la richiesta del bambino di dormire con i genitori. L’importante è non prenderlo in giro per questa paura perché la paura rimarrà e forse peggiorerà pure (il bambino non si sentirà compreso). Anzi l’essere deriso potrebbe generare il tenersi dentro anche in futuro paure di cui è meglio parlare. Bisogna sempre cercare di riconoscere, nominare e rappresentare una paura proprio per poterla elaborare (Argentieri e Carrano, 1994).
- Paura della morte: a questa età il bambino non ha ancora una nozione di morte come irreversibile ed universale. Quello che lo spaventa è piuttosto la separazione, per esempio dal cagnolino tanto amato. Il terrore in alcuni piccolini può essere generato da un senso di colpa verso l’accaduto. È comunque importante parlare con il bambino anche quando il lutto ahimè riguarda un membro della famiglia. È importante essere sinceri perché i bambini percepiscono benissimo le emozioni degli adulti. Attenzione però a modulare le informazioni in base all’età, al carattere, allo stadio affettivo ed intellettivo in cui il bambino si trova. Il silenzio può solo peggiorare la situazione in quanto alimenta le paure (lascia lavorare l’immaginazione).

Tra i tre e i quattro anni:

Paura dei brutti sogni: Alcuni bimbi non vogliono addormentarsi per paura di fare brutti sogni. Cercano l’attenzione e la presenza del genitore hanno paura di non avere il controllo di certe situazioni.

Tra i quattro e i cinque anni:

- Paure legate alla sfera sociale: paura di non essere accettati dai coetanei. Possono avere il timore di uscire ed incontrare altri bambini. La paura potrebbe essere di essere giudicati, di non essere all’altezza dei propri coetanei. È un’età in cui sono ancora molto legati e dipendenti dai caregiver, hanno bisogno di sentirsi protetti e sicuri.
- Timore di essere abbandonato: Il bambino ha paura di essere abbandonato da quelle che sono le figure di riferimento, di non essere più considerato, di perderne l’affetto ( questo soprattutto in seguito a rimproveri o a punizioni).

Come aiutare i bambini:
• Verbalizzare le paure: Bisogna tentare di dare un nome ai timori del bambino, questo è molto utile.
• Mettere in scena le paure: Se il bambino è troppo piccolo e ancora non si esprime bene verbalmente cercare di far esprimere in altro modo da cosa è spaventato.
• Disegnare le emozioni.
• Mostrarle attraverso il gioco.
• Aiutarli con le fiabe, favole o lracconti: Queste spesso mostrano proprio tutta una serie di emozioni, difficoltà, timori a cui sono sottoposti i personaggio. Leggere una fiaba con un bambino può essere un buon modo di permettergli di elaborare la sua stessa paura. I racconti permettono quindi di identificare, riconoscere e di conseguenza comprendere le emozioni e le paure.
Per concludere dobbiamo comunque tenere presente che bambini diversi possono esprimere le paure in modo diverso:
• In maniera diretta ed esplicita
• In maniera implicita.
Per esplicitare, ma anche per affrontare le paure potrebbe essere una buona idea usare il disegno, la carta, il pongo, la creta. Il bambino potrebbe disegnare il mostro, il fantasma o altro che lo spaventa e poi distruggerlo simbolicamente.

Bibliografia :
- Argentieri S. e Carrano P.,L’uomo nero. Piccolo catalogo delle paure infantili. Mondadori, 1994.
- Bowlby J., Una base sicura. Raffaello Cortina editore,1989
- Lazarus R. e Folkman S., Stress, Appraisal and Coping. Springer, 1984

20/10/2022

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24/05/2020

Alcuni rapporti di amicizia sono a senso unico. È bene riconoscere ed salvaguardarsi da quegli amici che ci consumano e ci fanno stare male.

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08/05/2020

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16/03/2020

Come gestire l'ansia dovuta al Covid-19 ed alla quarantena.

Visto il periodo che stiamo attraversando mi sembra giusto affrontare delle emozioni che noi tutti stiamo provando. Parlo dell’ansia e della paura che in queste ultime settimane ci stanno facendo sentire tanto vulnerabili ed indifesi a causa dell’ormai dilagante Covid-19.
C’è da dire che in una certa misura l’ansia e la paura sono reazioni emotive funzionali. Esse servono a renderci attivi di fronte al pericolo, stimolano l’attenzione e la cautela. Non vanno demonizzate anzi in certi casi è del tutto normale e utile provarle, vanno quindi accolte ed accettate.
Per quanto riguarda il Covid-19 l’ansia è colei che ci fa capire che la situazione non va sottovalutata e che la scelta migliore è restare chiusi in casa, lavarsi bene le mani e seguire tutte le direttive dell’OMS. Essa diventerà disfunzionale, però, nel momento in cui ci porterà a mettere in atto comportamenti eccessivi: lavarsi compulsivamente anche se non ce ne è motivo, pensare ossessivamente sempre e comunque al virus, correre a fare la spesa alle 23 di sera anche se è stato spiegato che non sarebbe stato necessario, prendere treni per scappare dalla propria città quando è stato palesemente vietato (andando ad assumere così dei comportamenti vietati e ancora più pericolosi in quanto rischiano peggiorare la situazione).
Essere chiusi in casa può essere senz’altro limitante e deprimente, ma si può cercare di sfruttare questo tempo per fare cose che non si è mai avuto il tempo di fare. Agire ci permette di scaricare meglio l’ansia:

-Leggere un libro che non si ha mai avuto il tempo di leggere.
-Mettere in ordine e sistemare la casa.
-Preparare piatti nuovi e più elaborati.
-Dedicarsi a studiare una nuova lingua o ad apprendere qualcosa di nuovo.
-Curare le piante o il giardino.
-Fare découpage o bricolage.
-Semplicemente riposare, dormire e riprendere un po' di energie.
-Stare con i propri figli, riscoprire la bellezza di giocare con loro senza avere fretta perché ci sono altri impegni che incombono.

Ovviamente ognuno di voi avrà il suo passatempo preferito e non dovete farli tutti, ma solo quelli che più vi ispirano e vi si addicono.

Vi sono altre tecniche per affrontare l’ansia, un po’ meno “manuali” e un po’ più psicologiche:
-Accettate la paura, prendetene atto è una reazione normale.
-La respirazione è molto importante ed è comunque alla base di ogni forma di rilassamento o meditazione. Mettersi su una poltrona comoda o distesi. I vestiti che indossate devono essere comodi e non devono stringere. La stanza deve essere tranquilla senza rumori né distrazioni, né troppo calda né troppo fredda. Se volete potete mettere della musica rilassante (su internet se ne trovano di molti tipi come il rumore dell’acqua, gli uccellini o simili). Chiudere gli occhi, inspirare con il naso, gonfiare la pancia e quando vi sembrerà di aver gonfiato al massimo la pancia espirare piano piano facendo uscire tutta l’aria dalla bocca. Ripetete quanto volete questo semplice esercizio e vedrete che il solo fatto di ossigenare il vostro corpo vi aiuterà.
-Fare rilassamento o meditazione ( risultano molto efficaci le meditazioni legate alla mindfullness, se ne trovano molte su internet). Per quanto riguarda il setting le indicazioni sono le stesse della respirazione.
-Colorare dei mandala, è un modo per far passare il tempo e per rilassarsi (trovabili sempre su internet).
-Fare una lista dei pro e dei contro di questa situazione. Non è detto che i contro siano superiori ai pro.
-Scrivere le proprie emozioni (è meglio tirarle fuori che tenerle dentro).

Per finire un consiglio puramente legato al buon senso: essere informati è importante, ma limitatevi a poche fonti attendibili (ci sono tanti mezzi di informazione che diffondono solo stress e spesso sono notizie finte o esposte in modo parziale).

In tutta questa situazione è importante mantenere la calma, soprattutto di fronte i bambini e spiegare loro come stanno le cose senza bugie o sotterfugi. L’ansia diventa un problema e diventa ingestibile solo quando si trasformerà in panico perché non contenuta e non affrontata. È quindi importante accettarla e non essere spav

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11/02/2020

Coronavirus e isteria di massa

In queste settimane stiamo assistendo ad un vero e proprio fenomeno di isteria di massa. Il diffondersi in Cina del Coronavirus ha provocato un vero effetto panico a livello mondiale. Con ciò non voglio assolutamente sminuire il virus o le norme di prevenzione da applicare per evitarlo (norme peraltro che andrebbero applicate nella quotidianità e per evitare anche la classica influenza). In questo articolo non vi parlerò del Coronavirus, ampliamente trattato da esperti, medici, infettivologi, opinionisti e giornalisti di ogni tipo. Vi parlerò di un aspetto che spesso può scatenarsi in seguito a fenomeni di questo tipo.

L’isteria di massa, anche detta ansia di massa o malattia sociogenica o psicogenica di massa è un disturdo picologico con sintomi fisici. È stato ampliamente studiato dagli psicologi, anche se per certi aspetti rimane ancora misterioso. Questo disturbo viene comunque inserito, in psichiatria, tra i disturbi detti SOMATOFORMI, ovvero quei disturbi che hanno cause psichiche di tipo ansioso, ma che vengono accompagnati da veri e propri sintomi fisici.
Il dottor Bortholomew, esperto in malattie psicogene di massa lo definisce come un “disturbo nervoso caratterizzato da un rapido diffondersi di sintomi della malattia all’interno di un gruppo sociale coeso e per il quale non viene riscontrata una causa organica”. Ovviamente nell’epoca dei mass media, di internet, google e di ogni tipo di informazione di massa l’effetto è più devastante. Sostanzialemente esso consiste in episodi di paura, in certi casi vero e proprio terrore, causati di situazioni di inquinamento ambientale, propagazione di sostanze tossiche, possibili attacchi bioterroristici o diffusione di malattie.
Cosa avviene esattamente: Nel gruppo in questione, ovvero chi è stato più a stretto contatto con la zona o con le persone contagiate, compaiono sintomi come la mancanza di respiro, nausea, mal di testa, vertigini e senso di debolezza (tutti sintomi dovuti all’ansia ma associati all’evento) che poi si diffondono in una sorta di catena umana inarrestabile. Nel nostro caso la psicosi si è estesa a livello mondiale proprio a causa dei mezzi di comunicazione di massa e della facilità di circolazione e migrazione delle popolazioni.
Come spiegato da Sivasankaran Balaratnasingam del Northwest Mental Health Service di Karratha in Australia e da Aleksandar Janka dell’Univeristy of Western Australia i fattori che fanno perdurare questi episodi sono: l’esposizione fisica o visiva a persone già colpite, alti livelli di eccitazione generale, giornalisti presenti sul posto, possibilità di risarcimenti per danni, presenza di una vera e propria diagnosi organica per quello che accade, persistenza delle “voci che corrono”.

La facilità di diffusione dell’isteria di massa secondo un articolo pubblicato su Medical Hypoteses potrebbe essere dovuta ai neuroni specchio, il cui funzionamento è il seguente:
- Osserviamo un’azione.
- Le strutture nervose coinvolte nell’esecuzione delle azione vengono reclutate nel cervello come se stesse eseguendo lui stesso l’azione.
- Questo permette al soggetto di avere una conoscenza esperienziale dell’azione osservata al di là delle azioni motorie.
È un sistema che ci permette di comprendere le azioni degli altri, ma senza riprodurle (vi è una componente inibitoria, un blocco motorio, che ne impedisce la messa in atto). Secondo gli psichiatri Yao-Tung e Shih-Jen Tsai, autori di questo articolo, in alcune persone questa componente inibitoria dei neuroni specchio potrebbe non funzionare bene e questo spiegherebbe perché l’isteria di massa non colpisce tutti. Per contenere la propagazione di tale fenomeno può essere utile separare le persone più sensibili, anche se nella nostra epoca altamente telecomunicativa può essere difficile.

A dicembre del 2019 scoppia il caso medico/mediatico del coronavirus dalla Cina. Se ne è parlato tanto quindi non mi soffermerò sulla parte medica.
L’isteria di massa che da esso derivata ha portato in tutto il mondo a scene di panico e razzismo varie:
- Acquisto di mascherine e dispositivi di protezione totale.
- Evitamento di tutti i cinesi o orientali.
- Evitamento di negozi e ristoranti cinesi e orientali .

Lasciatemi però sfatare alcuni miti totalmente infondati:
- Non è assolutamente il virus più pericoloso al mondo, se si vanno a vedere i numeri la classica influenza uccide in un anno 60 volte più del coronavirus.
- Non provoca inevitabilmente la morte. Anche qui basta vedere il numero di morti rispetto al numero di infettati. Per ora il 2% di coloro che hanno contratto il virus è morto e la maggior parte erano persone anziane e con sistemi immunitari già deboli o con problemi cardiovascolari o con problemi respiratori.
- Non è vero che per non essere contagiati bisogna indossare tute di decontaminazione e mascherine antismog. In realtà basta rispettare norme classiche di igiene (lavarsi le mani e starnutire nell’avambraccio interno)
- Non è vero che la responsabilità è dei cinesi e vanno evitati tutti i loro negozi o ristoranti. Addirittura c’è chi ha suggerito di non far andare i bambini cinesi a scuola.
- Credere a tutto ciò che viene scritto online è proprio ciò che più alimenta l’isteria di massa. Non tutte le notizie che si leggono su internet sono affidabili, controllate sempre la fonte.

L’ansia e il panico generati dall’isteria di massa e spesso alimentati dal razzismo e dalla disinformazione possono essere molto pericolosi. Forse alcuni di voi ricorderanno le settimane immediatamente successive agli attacchi alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001. Molti furono gli episodi di razzismo, violenza psicologica e fisica contro tutti i musulmani o contro persone con una carnagione lievemente più scura della nostra (indiani o pachistani). Nel caso del coronavirus non ci sono stati episodi di violenza fisica, ma di esclusione si. Per salvarsi da tutto ciò è importante rimanere sempre ben informati e soprattutto verificare le fonti che danno l’informazione. Nell’epoca di internet è molto facile incorrere in fake news e in falsi madornali.

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