Studio di Counseling integrato, Mindfulness, Educazione Alimentare, Roma

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Studio di Counseling integrato, Mindfulness, Educazione Alimentare, Roma Counselor professionale e Psicologa in formazione. Esperta in Mindfulness e Medicina tradizionale cinese/ Alimentazione.

Lavoro per incrementare il benessere a più livelli. 🌷⭐

Verso il 2026 ⭐💕🌊Ogni fine anno porta con sé un bilancio amaro sul passato e mille speranze per il futuro.Vorremmo esser...
28/12/2025

Verso il 2026 ⭐💕🌊

Ogni fine anno porta con sé un bilancio amaro sul passato e mille speranze per il futuro.
Vorremmo essere amati veramente, un lavoro che ci valorizzi, situazioni che cambino tutto in meglio.

🌱

Ma ricorda: ciò che hai seminato ieri fiorisce oggi; ciò che semini oggi darà frutti domani.

🌷

Se non hai curato il tuo mondo interiore – amandoti davvero, sacrificandoti per i tuoi sogni – le vecchie frustrazioni, delusioni e perdite torneranno a bussare.

Se non hai lavorato sulla tua rabbia, invidia, gelosia, avidità, rancore e quel bisogno di perfezione, controllo e potere, scoprendo cosa si nasconde dietro, come puoi accogliere serenità e realizzazione?

🌿 Vi auguro un 2026 radicato nell'amore perché è di questo che abbiamo bisogno.
Tutti.

E vi lascio con le parole di Bert Hellinger:

"Amore è dedizione al tutto.
Colui che resta nell’amore osserva tutto così com’è:
la felicità e l’infelicità;
la vita e la morte;
l’irretimento e la sofferenza.

Perché ama il tutto e vi si affida,
interviene nel flusso della vita senza superbia, in armonia.

Chi aiuta così è libero,
senza preoccupazioni.

Lo sono anche coloro che ricevono.
Tutti ugualmente grandi, importanti.

Nel tutto, nessuno migliore o peggiore.
Nel tutto, semplicemente siamo."


Si fanno chiamare “Les écouteurs de rues”, letteralmente “Gli ascoltatori di strada”: sono una decina tra psicologi, psi...
21/12/2025

Si fanno chiamare “Les écouteurs de rues”, letteralmente “Gli ascoltatori di strada”: sono una decina tra psicologi, psicoterapeuti e coach che, una volta al mese, scendono nelle strade del quartiere popolare Goutte d'Or di Parigi per ascoltare i residenti che hanno bisogno di confidarsi ma non possono permettersi di pagare un consulto.

Non c'è un divano su cui sdraiarsi, ma sedie pieghevoli sparse per la strada e professionisti che interpellano i passanti con domande come: «Scusi, quand’è l’ultima volta che qualcuno l’ha ascoltata?». Spiazzante, ma efficace, perché nella maggior parte dei casi le persone si fermano, segno che il bisogno di essere ascoltati esiste davvero.

«In un anno abbiamo accolto circa 150 persone», racconta Marie Sylvie Rushton, psicoterapeuta e psicologa clinica. «Ci parlano di tutto: della loro quotidianità, dei loro dubbi e delle loro sofferenze».

«L'idea alla base di questo progetto è rendere la salute mentale più accessibile», spiega Séverine Bourguignon, artista e psicoterapeuta fondatrice dell'associazione. L’obiettivo, infatti, è offrire un primo spazio di ascolto e di avvicinamento alla psicoterapia. E quando emerge la necessità di un supporto più strutturato, le persone vengono indirizzate verso centri e servizi specializzati.

«Ci sono persone che non possono permettersi un percorso di terapia e che, nella maggior parte dei casi, non oserebbero neanche farla. La nostra ambizione è quindi allargare il sistema ed estenderlo a diversi distretti di Parigi», conclude Séverine Bourguignon.



L'ascolto è il primo passo verso il benessere, ovunque ci sia. E tu, quando è stata l'ultima volta che ti sei sentito davvero ascoltato? 💬



Foto: sito Web "Écouteurs de rues".

SEI NATA DOPO UN AB**TO? 👶💔Immagina di essere considerat@ la “primogenit@” in famiglia, ma di scoprire che, prima di te,...
17/12/2025

SEI NATA DOPO UN AB**TO? 👶💔

Immagina di essere considerat@ la “primogenit@” in famiglia, ma di scoprire che, prima di te, c’era qualcun altro: un fratello o una sorella mai nato, perso in un ab**to. 😢

Nelle costellazioni familiari di Bert Hellinger, questo “fratello invisibile” occupa comunque un posto nel sistema e continua a influenzare tutti i membri, anche te.

Se a questo bambino non viene dato il suo spazio, gli altri figli faticano a trovare il proprio. Il risultato?
Un posto che ti sta stretto, un’identità sfumata, una sensazione di “non essere mai nel posto giusto”. 😔

Negli ultimi tempi mi sto appassionando sempre di più alle costellazioni familiari, proprio perché offrono un modo potente per osservare dall’esterno le leggi profonde che governano il sistema familiare:

chi è escluso, chi viene dimenticato, chi porta il peso di chi. ✨

È come se, attraverso il lavoro sistemico, diventasse visibile ciò che la psiche già sente da tempo.

*Il principio sistemico*
Ogni famiglia, nelle costellazioni, è vista come un campo relazionale in cui agiscono gli Ordini dell’Amore: tutti hanno diritto a un posto, indipendentemente dal destino. ❤️
Un ab**to non cancella quel posto, proprio come una sedia vuota a tavola non smette di esistere solo perché nessuno ci si siede. 🪑

Quando il bambino mai nato non viene riconosciuto (per dolore, senso di colpa, rimozione), il sistema prova a compensare attraverso i figli successivi. Tu, nat@ dopo, potresti inconsciamente rappresentare quel bambino perso, portando un peso che non è tuo e che nessuno ti ha mai nominato. ⚖️

*Segnali ricorrenti*
Ho raccolto alcune dinamiche osservabili:

- Conflitti con i fratelli nati ⚔️
Rivalità irrazionali, gelosie o distacchi emotivi, come se stessi competendo per uno spazio già occupato da qualcun altro.

- Auto-sabotaggio 🚫
Blocchi improvvisi in carriera, relazioni o progetti, con pensieri sottili come: “Non merito di più”, spesso eco del lutto materno non elaborato.

- Paure ereditate dalla gravidanza materna 😨
È come se sentissi nel corpo il terrore o il dolore di tua madre in gravidanza, traducendolo in: “Devo dimostrare di valere, altrimenti non sarò voluta”.

- Tentativi impossibili di “riempire il vuoto” 🕳️
Fai di tutto per rendere la mamma felice: dentro di lei c’è anche il fantasma di un figlio idealizzato, che nessuno potrà mai sostituire.

Questi pattern non sono “colpa” tua né dei tuoi genitori: sono movimenti sistemici che si trasmettono in silenzio, da una generazione all’altra, e che spesso emergono anche nel modo in cui, un domani, guarderai ai tuoi figli. 🌳

Riconoscere che “prima di me c’è stato qualcun altro” non toglie nulla al tuo valore: al contrario, ti restituisce il tuo posto.
Tu sei tu.
E tuo fratello o tua sorella, mai nato, ha il diritto di essere ricordato come parte della vostra storia. 🌟💕

**to

Solo chi ti ha ferito,può guarirti..IL MITO DI TELEFOLo sapete che gli antichi Greci cercavano guarigione in modi profon...
10/12/2025

Solo chi ti ha ferito,
può guarirti..
IL MITO DI TELEFO

Lo sapete che gli antichi Greci cercavano guarigione in modi profondamente simbolici e interiori? Andavano all’oracolo di Delfi, dove la voce di Apollo rispondeva con parole enigmatiche, costringendo chi chiedeva aiuto a guardarsi dentro, a interrogare il proprio destino e le proprie ombre. Oppure si affidavano al teatro tragico, dove i miti venivano vissuti sulla scena con tale intensità da purificare l’anima: la catarsi era una vera medicina dell’animo, una guarigione collettiva attraverso l’emozione condivisa e la consapevolezza.

Il mito di Telefo appartiene a questa straordinaria medicina dell’anima. Telefo viene ferito, tradito, abbandonato, e proprio quella ferita sembra senza rimedio. Finché non emerge una verità potentissima: solo chi lo ha ferito può guarirlo. La stessa mano che colpisce diventa mano che cura, la stessa lancia che apre la piaga dona anche il balsamo. È come se il mito ci dicesse che non guariamo fuggendo dal dolore, ma attraversandolo; non cancellando la ferita, ma trasformando il rapporto con chi o con ciò che l’ha generata.

E' un'immagine terapeutica: quante volte la nostra sofferenza nasce da relazioni, parole, eventi che ci hanno segnato? E quante volte la vera guarigione passa dal poter rileggere quella storia, dal poterle dare un nuovo senso, dal ritrovare – se possibile – un dialogo, un riconoscimento, un atto riparativo? Telefo ci ricorda che a volte la cura non viene da qualcosa di completamente nuovo, ma da una trasformazione profonda di ciò che ci ha ferito.

“Solo chi ti ha ferito può guarirti” allora non è un invito a restare nel male, ma una chiamata a portare luce proprio lì dove è nata la ferita: nella memoria, nella relazione, nel modo in cui guardi quella parte della tua storia. È un invito a reclamare potere da ciò che ti ha reso vulnerabile, a trasformare il colpo ricevuto in una possibilità di consapevolezza e rinascita.

Come i Greci nel teatro e davanti all’oracolo, anche noi possiamo lasciarci toccare da questo mito e chiederci: qual è la ferita che attende ancora di essere guardata, nominata, forse finalmente guarita?

Le emozioni possono essere viste come messaggeri preziosi dei nostri bisogni interiori:ci comunicano ciò che è important...
24/11/2025

Le emozioni possono essere viste come messaggeri preziosi dei nostri bisogni interiori:
ci comunicano ciò che è importante per il nostro benessere e ci guidano nelle scelte quotidiane.

Quando ad esempio tristezza o rabbia, quella emozione ci sta segnalando che un nostro bisogno, come sicurezza, accettazione o rispetto, potrebbe essere insoddisfatto.

Riconoscere questi segnali emotivi è essenziale per prenderci cura di noi stessi in modo consapevole.

Ci hanno sempre detto che ci sono emozioni positive e negative.
Che impatto potente hanno avuto su di noi queste definizioni, vero?!

E se invece le chiamassimo:
emozioni nutrienti ed emozioni protettive✨

Le emozioni nutrienti, come la gioia, la fiducia e la gratitudine, alimentano il nostro benessere, favoriscono la crescita e migliorano la nostra capacità di stare in relazione con gli altri.
Queste emozioni ci incoraggiano a coltivare ciò che ci fa stare bene e a sviluppare legami positivi.

Le emozioni protettive, come la paura, la rabbia o il disgusto, hanno invece la funzione di proteggerci da situazioni pericolose o dannose.

Anche se spesso percepite come negative, queste emozioni sono fondamentali perché ci aiutano a mettere confini, a difenderci e a fronteggiare le difficoltà.

Quando impariamo a identificare con precisione le nostre emozioni, possiamo capire meglio i nostri bisogni nascosti e agire in modo più equilibrato, evitando reazioni impulsive o distruttive e non solo, ci aiuta anche a capire i bisogni degli altri favorendo una comunicazione più autentica e relazioni più profonde e empatiche con chi ci sta intorno.

Sviluppare la capacità di riconoscere le emozioni (sia le proprie sia quelle altrui), è una competenza chiave per la crescita dell'intelligenza emotiva.

Nelle sedute di counseling che propongo, il lavoro sulle emozioni è un passaggio fondamentale e necessario:

prendersi cura delle proprie emozioni significa ascoltarle, comprenderle e accogliere i loro messaggi.
Ti fa sentire visto, riconosciuto e legittimato.

Per me è l'antidodo per questa società liquida.



Prova a osservare oggi quali emozioni ti guidano e cosa ti stanno comunicando:
è un piccolo esercizio per iniziare a conoscerti meglio e a prenderti cura di te.



Per info e prenotazioni scrivimi in privato.

La scienza ci insegna che il modo in cui rispondiamo ai bambini influenza profondamente il loro sviluppo emotivo e compo...
19/11/2025

La scienza ci insegna che il modo in cui rispondiamo ai bambini influenza profondamente il loro sviluppo emotivo e comportamentale.

La Polyvagal Theory di Stephen Porges ci spiega come funziona il sistema nervoso autonomo:

c’è un ramo "ventrale" del nervo vago, che promuove la calma, la sicurezza e la connessione sociale, e un ramo "dorsale", che invece è legato a risposte primitive di difesa come il congelamento o la fuga.

Quando un adulto si mantiene calmo e rassicurante, attiva nel bambino il "ramo ventrale", favorendo la regolazione emotiva e permettendo al bambino di esplorare, imparare e gestire meglio le proprie emozioni.

Ma se l’adulto urla o punisce, e/o comunica in maniera nervosa, ansiosa, si attiva il sistema nervoso simpatico e il ramo dorsale, attivando l’amigdala, quella "sentinella" del cervello che percepisce le minacce e prepara il corpo a scappare o difendersi.

In questo stato, il bambino non riesce a pensare con chiarezza né a regolare le sue emozioni:
è bloccato nella sopravvivenza.

Un'altra zona fondamentale è la corteccia prefrontale, la parte del cervello che serve a pianificare, autoregolarsi, e prendere decisioni consapevoli.

Questa zona si attiva solo se il bambino si sente sicuro.

Quando il bambino è in uno stato di difesa l’amigdala prende il sopravvento, impedendo alla corteccia prefrontale di funzionare al meglio.

Per questo la regolazione emotiva non è un atto isolato del bambino, ma un processo a due:

prima l’adulto deve saper regolare se stesso, mantenendo calma e sicurezza, per poi aiutare il bambino a fare lo stesso.

La connessione e la calma sono le chiavi per "aprire" il cervello del bambino alla crescita e al cambiamento, mentre la durezza lo "chiude".

Ricordiamoci sempre:

punire non aiuta, irrigidisce il bambino.
E non è solo cosa diciamo ma come lo diciamo che lo influenza..

Calma e Connessione creano un ambiente sicuro dove nostro figlio può davvero imparare e crescere.

🌱

Studio di Counseling integrato, Mindfulness, Educazione Alimentare, Roma

In foto il mio bambino,
novembre 2023


Se ogni lutto, anche quello più elaborato, più "accettato", conservasse sempre un resto,una scheggia, un punto dolente c...
18/11/2025

Se ogni lutto, anche quello più elaborato, più "accettato", conservasse sempre un resto,
una scheggia, un punto dolente che continua a pulsare dentro di noi?



Ho sempre pensato che esista qualcosa di irriducibile nel dolore della perdita, una ferita che non guarisce mai del tutto.

Possiamo provare a rimarginarla,
a darle un senso, ma resta sempre lì: come una cicatrice che, al cambiare del tempo o delle stagioni,
torna a farsi sentire...

Forse dovremmo accettare che il lutto non è qualcosa che si supera,
ma qualcosa che si trasforma.

Che dentro di noi non muore mai davvero ciò che abbiamo amato: cambia forma, si riconfigura,
diventa un'altra presenza.

È un'operazione di metamorfosi, un'opera interiore di trasformazione del dolore in significato,
della perdita in creazione.

Il lutto, se resta senza lavoro,
ci incatena al passato,
ci condanna alla paralisi della malinconia.

Ma se trova una via, se riesce a generare senso, allora può aprirci di nuovo alla vita.

È qui che nasce una nuova forma di nostalgia, non quella sterile del rimpianto, ma quella grata, viva,
che illumina come la luce delle stelle morte:

una luce che ci raggiunge da un corpo che non esiste più, ma che continua a splendere.

La nostalgia delle stelle morte è questo:
la memoria che non spegne,
ma accende;
il dolore che non distrugge,
ma trasforma;
il passato che non ci trattiene,
ma ci invita ad andare avanti.

Il lutto, allora, non è mai solo perdita.
È anche promessa.

È un ritorno di luce,
quella che proviene da ciò
che abbiamo amato, e che,
anche se non c’è più,
continua a mostrarci la via.



Siamo attraversati da ricordi, sensazioni, emozioni, pensieri, anticipazioni, perché dovremmo buttarli via senza alcun s...
27/10/2025

Siamo attraversati da ricordi, sensazioni, emozioni, pensieri, anticipazioni, perché dovremmo buttarli via senza alcun senso di riconoscimento?

Tutto quello che sentiamo è legittimo. È vero.
E contiene grandi possibilità di recupero e di fertilità.

Essere rapiti dai pensieri, sommersi dalle emozioni, agiti dagli impulsi, però porta solo confusione e nuova sofferenza.

Come dice la Candiani, meditare è raggiungere un campo base di quiete per poter guardare in profondità gli abissi, i paesaggi interiori..

"Sensazione fisica, ti accolgo, ti assaporo.

Pensiero, ti percepisco, assaporo la scia che lasci, il tuo com'è.

Emozione, sento quali parole ti accompagnano, sento la tua composizione, ti assaporo.

Dove sei? Dove ti sento? Come sei? Quale tonalità porti con te?"

In questo sostare con il variare dei fenomeni, seguendoli, lasciandoli essere e poi svanire, si apre un grande spazio, si percepiscono i bordi luminosi e sfumati di ogni stato mentale ed emotivo, la loro impersonalità.

Se accolgo ogni visitatore, lo differenzio dagli altri, lo raccolgo perché ha in sé la sua specifica fertilità o possibilità di rinascita, di riciclo, allora nel flusso del qui e ora si apre l'infinito.

Siamo cieli vasti e restare connessi alla vastità ci permette di vedere i fenomeni che ci attraversano, di riconoscerli, sentirli e guardarli svanire.


Questo è un punto decisivo:sono molti quelli che dedicano la propria esistenza a realizzare una loro concezione di come ...
26/10/2025

Questo è un punto decisivo:

sono molti quelli che dedicano la propria esistenza a realizzare una loro concezione di come dovrebbero essere,
invece di realizzare se stessi.

Questa differenza tra realizzazione di sé e realizzazione della propria immagine di sé è molto importante.

La maggior parte delle persone vive soltanto per la propria immagine.
Dove alcune persone hanno un sé, la maggior parte delle persone hanno un vuoto, dato che sono impegnatissime a proiettarsi in questo o in quello.

Anche in questo caso ci troviamo di fronte alla maledizione dell’ideale.
La maledizione del non dover essere quello che si è.

La dipendenza è "sto evitando di sentire troppo".Quindi, un professionista, che sia educatore, insegnante o peggio ancor...
24/10/2025

La dipendenza è "sto evitando di sentire troppo".

Quindi, un professionista, che sia educatore, insegnante o peggio ancora counselor o psicologo, che per esempio fuma, potrà avere, sempre o in varie circostanze, serie difficoltà a connettersi a livello emotivo con chi ha di fronte.

Spesso può limitarsi a essere un tecnico, applicando in modo superficiale quanto ha imparato.

La cecità emotiva, che si attiva quando c’è troppa risonanza con il dolore dell’altro, diventa un ostacolo alla relazione autentica e sovente induce a proiettare parti di sé sull’altro.

Pensateci…

Pietro, il mio bambino di quasi 8 anni, mi ha posto una domanda profondamente affascinante:"Mamma, se le cellule si rinn...
23/10/2025

Pietro, il mio bambino di quasi 8 anni, mi ha posto una domanda profondamente affascinante:

"Mamma, se le cellule si rinnovano ogni mese circa, come mai non si rimane sempre giovani?"

Questa è la mia risposta per voi✨

Innanzitutto, è vero che le cellule si rinnovano continuamente nel nostro corpo, ma nonostante questo, non restiamo eternamente giovani.

Questo perché esiste un fenomeno chiamato senescenza cellulare:
con il tempo, le cellule accumulano danni e il loro meccanismo di divisione si riduce, specialmente per via dell'accorciamento dei telomeri, protezioni dei cromosomi che limitano le riproduzioni cellulari.

Inoltre, le cellule staminali, che sono le “fonti” delle nuove cellule, si riducono e si indeboliscono con l'età.

Tutto ciò contribuisce all'invecchiamento degli organi e dei tessuti.

Tuttavia, oltre a questo meccanismo noto da tempo, oggi sappiamo che le cellule hanno qualcosa di ancora più sorprendente:

una vera e propria "memoria".

Uno studio rivoluzionario del 2024 condotto dal professor Nikolay V. Kukushkin alla New York University ha dimostrato che anche cellule non neuronali, come quelle del tessuto nervoso periferico o renale, possono "imparare" e "ricordare" informazioni, attivando geni della memoria in modo simile a come fanno le cellule del cervello.

Questa memoria cellulare significa che le esperienze di stress, traumi o danni possono lasciare tracce molecolari permanenti nelle cellule e nel tessuto, influenzando come risponderanno anche le cellule nuove che si formano nel tempo.

Proprio come cicatrici o dolori cronici, la memoria cellulare dà corpo a una sorta di storia che il nostro organismo conserva.

Quindi, per rispondere a Pietro, non è solo la senescenza cellulare a spiegare perché non rimaniamo giovani.
C’è anche questa profondissima rete di memoria biologica in cui il corpo conserva la sua storia, fatta di esperienza fisica e psicologica.

Come diceva Alice Miller nel saggio "La rivolta del corpo", il corpo "ricorda" i traumi vissuti, e questa memoria è una parte essenziale non solo della nostra mente, ma di ogni singola cellula del nostro corpo.



Quando le persone fanno conoscenza con l’inconscio, spesso entrano in uno stato d’animo straordinario: s’infiammano, esp...
13/10/2025

Quando le persone fanno conoscenza con l’inconscio, spesso entrano in uno stato d’animo straordinario: s’infiammano, esplodono, ritornano vecchie emozioni sepolte; e allora si mettono a piangere su cose avvenute quarant’anni prima.
Significa semplicemente che sono stati staccati prematuramente da quello stadio della vita; hanno dimenticato che ci sono fuochi sepolti che ancora ardono.
Allora ne erano inconsci, ma quando entrano in contatto con i centri inferiori ritornano in quel mondo e si rendono conto che è ancora rovente, come un fuoco rimasto a lungo dimenticato sotto la cenere.
Se però si toglie la cenere, sotto ci sono ancora le braci incandescenti, come si dice dei pellegrini della Mecca che lasciano i loro fuochi sepolti sotto la cenere e che, quando ritornano l’anno successivo, ritrovano le braci ancora incandescenti.

C.G.Jung, La Psicologia del Kundalini

Questo passaggio di Jung ci parla di un incontro profondo e talvolta travolgente con l'inconscio, quella parte di noi dove riposano emozioni, ricordi e ferite dimenticate ma mai del tutto spente.

Affrontare l'inconscio significa entrare in contatto con quel fuoco interno, riscoprire quei frammenti di vita che non abbiamo avuto modo di elaborare o che abbiamo abbandonato troppo presto, quasi cercando di proteggerci dal dolore.
È un richiamo alla consapevolezza.

Questo processo, pur doloroso, è parte di un percorso di crescita e guarigione: riconoscere la brace ardente significa non negare più ciò che è stato, ma integrarlo nella nostra storia personale.

Solo così le emozioni ritrovate non ci travolgeranno, ma diventeranno fonti di energia da cui attingere per vivere con maggior autenticità e profondità.

Jung ci invita a non temere questo incontro, bensì ad accoglierlo come un ritorno necessario a noi stessi.


Indirizzo

Via Nazionale, 200
Rome
00184

Telefono

+393280871821

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