Lucha y Siesta

Lucha y Siesta Bene comune femminista e transfemminista che dice NO alla violenza di genere e sui generi.

La Casa delle donne Lucha y Siesta è uno spazio di relazione femminista e transfemminista in cui si elaborano, sperimentano e praticano politiche di genere e di commoning intersezionali; è attiva dall’8 marzo del 2008 come centro antiviolenza, casa di accoglienza per donne in percorsi di fuoriuscita dalla violenza, polo culturale, luogo di confronto e crescita collettiva. Sin dalla sua nascita la Casa delle Donne Lucha y Siesta è diventata un luogo di riferimento per il contrasto alla violenza di genere. Questo obiettivo stesso è il motivo per cui si è formata la comunità che ha rimesso a valore uno stabile abbandonato da decenni: le donne che quel giorno hanno varcato il cancello di via Lucio Sestio venivano dal movimento per la casa, dal femminismo, dal contrasto alla violenza e avevano capito che l’autonomia delle donne e delle loro scelte veniva spezzata proprio all’intreccio di queste istanze. Al momento di dover andare via di casa per uscire dalla situazione violenta, le alternative – le case, i posti per vivere – erano terribilmente insufficienti. Lucha y Siesta nasce per questo, per questo esiste 14 anni dopo, e per questo è un luogo irrinunciabile: la violenza di genere è trasversale, sistemica, strutturale e stratificata, i posti per l’accoglienza sono ancora terribilmente insufficienti così come i luoghi, materiali e simbolici, per praticare alternative possibili e necessarie.

Consenso sì, Bongiorno no.Il 15 febbraio, nel trentennale dalla legge contro la violenza sessuale,  la marea dei centri ...
15/02/2026

Consenso sì, Bongiorno no.
Il 15 febbraio, nel trentennale dalla legge contro la violenza sessuale, la marea dei centri antiviolenza e del movimento transfemminista, si riappropria di Via del Corso e delle strade del centro di Roma.
Una giornata di mobilitazione che in tutta Italia ha riempito moltissime piazze per ribadire che il DDL Bongiorno è irrecevible e deve essere bloccato.
La mobilitazione è partita stamattina anche dal quartiere di Cinecittà, dalla Casa delle Donne* Lucha y Siesta che insieme a tantissime realtà territoriali ha animato una rumorosa e derminata passeggiata in quartiere.
Siamo in mobilitazione permanente fino a quando il DDL non sarà ritirato!
Verso la mobilitazione nazionale del 28 febbraio e lo sciopero transfemminista dell’ 8 e 9 marzo!
Senza consenso è stupro

Il 15 febbraio 2026 saremo nuovamente in piazza, per continuare a gridare che SENZA CONSENSO È STUPRO con la stessa ener...
13/02/2026

Il 15 febbraio 2026 saremo nuovamente in piazza, per continuare a gridare che SENZA CONSENSO È STUPRO con la stessa energia esplosa sotto il Senato durante la discussione della proposta in Commissione Giustizia.
In occasione del trentennale della legge sulla violenza sessuale, frutto della lotta dei movimenti femministi, ci riuniremo per ribadire che il ddl Bongiorno è irricevibile e va bloccato!
Non siamo dispostɜ ad accettare niente di meno che l’introduzione del consenso nella legge sulla violenza sessuale.

Il 15 febbraio sarà giornata di mobilitazione permanente e diffusa, sin dalla mattina: attraversiamo insieme alla comunità territoriale le vie del nostro quartiere per gridare che questo disegno di legge è irricevibile perché senza consenso è stupro!

Nel pomeriggio ci uniremo alla piazza cittadina per l’appuntamento a Piazza Santi Apostoli lanciato dai centri antiviolenza, dalle Case delle donne*, dai movimenti femministi e transfemministi, dalle collettive e i collettivi studenteschɜ, dalla società civile tutta.

Ancora una volta, è stato il vostro “bravo ragazzo”. È stata la mancanza di un’educazione al consenso, ai no, alle relaz...
08/02/2026

Ancora una volta, è stato il vostro “bravo ragazzo”.
È stata la mancanza di un’educazione al consenso, ai no, alle relazioni.
È stato un sistema che pretende che quei no vengano urlati, dimostrati e scanditi da chi subisce violenza - il ddl Bongiorno ce lo dimostra - ma che si ostina a non educare i ragazzi a riceverli, quei no.

Ancora una volta, abbiamo la dimostrazione di quanto sia pericoloso spostare sistematicamente la violenza oltre i confini - oltre le norme - che traccia il potere, di fatto legittimando razzismo e demonizzazione delle persone con disturbi psichiatrici.
Mentre scegliamo di non educare al consenso, mentre spostiamo la responsabilità sempre altrove, un’altra giovane sorella è stata uccisa, un’altra giovane sorella è stata uccisa dal patriarcato.

L’aggiornamento mensile dell’Osservatorio nazionale su femminicidi, lesbici e trans*cidi di Non Una Di Meno all’8 febbraio 2026 registra 7 femminicidi e 11 tentati, di cui zoe è la più giovane.
In tutti i casi il femminicida era una persona conosciuta dalla vittima.

La mobilitazione permanente contro il DDL Bongiorno ci riguarda tuttə e va costruita insieme. Per questo lunedì 9 alle o...
06/02/2026

La mobilitazione permanente contro il DDL Bongiorno ci riguarda tuttə e va costruita insieme.

Per questo lunedì 9 alle ore 17 saremo all’assemblea cittadina che si terrà alla Facoltà di Lettere della Sapienza, per ragionare collettivamente verso la mobilitazione del 15 febbraio.

Senza consenso è stupro!

La rete antiviolenza, dall'Associazione Casa delle donne* Lucha y Siesta, Be Free, Differenza Donna, D.i.Re - Donne in R...
28/01/2026

La rete antiviolenza, dall'Associazione Casa delle donne* Lucha y Siesta, Be Free, Differenza Donna, D.i.Re - Donne in Rete contro la violenza, Ponte Donna, Centro Donna Lisa e tutte le Associazioni regionali e nazionali, Non una di meno, i transfemminismi e i femminismi, ieri 27 gennaio erano in piazza, in alleanza, per ribadire che la proposta Bongiorno è inaccettabile perché istituzionalizza la cultura dello stupro.
Vogliamo smascherare la violenza patriarcale agita quotidianamente da questo governo e che per l'ennesima volta ieri ci è stata mostrata.

Oltre il danno, la beffa: mentre la Commissione Giustizia adottava a maggioranza la proposta, le forze dell'ordine bloccavano e accerchiavano il presidio, spingendo violentemente lɜ partecipanti al punto di ferirle e farle cadere a terra, impedendone lo spostamento e agendo minacce e intimidazioni.
Ci sembra tutto amaramente coerente: questa legge e questa gestione del conflitto di piazza rispondono alla stessa logica patriarcale, antifemminista e machista.

Vogliamo ribadirlo chiaramente: il disegno di legge è irricevibile, non può passare.
Sostituire alla formulazione di un consenso libero, esplicito e revocabile l'obbligo a esprimere un dissenso che sarà valutato in base al contesto significa nutrire la cultura dello stupro.

Significa agire vittimizzazione secondaria, significa remare contro in maniera diretta a chi lavora ogni giorno per prevenire la violenza e costruire una cultura delle relazioni diversa; significa costruire un immaginario colpevolizzante che disincentiva le richieste di aiuto, significa rendere i tribunali luoghi ancora più violenti di quanto già non siano, significa provare a riportarci indietro, significa fingere di non sapere che la maggior parte delle violenze sessuali si svolge nelle case, nelle famiglie in cui si agiscono maltrattamenti sistematici all’interno dei quali manifestare un dissenso chiaro è spesso pericolosissimo o impossibile.

Questa legge mira a modificare ciò che accade nei tribunali, ma ancor più ciò che accade fuori perché è una legge che nutre un immaginario che colpevolizza chi subisce violenza, che rivittimizza, che chiede a chi ha subito come, se, quanto forte ha detto no.
Ieri abbiamo detto, e continueremo instancabili a dire no a questa legge, no al patriarcato di stato.

E vogliamo anche ribadire chiaramente che questa gestione delle piazze non ci fermerà. Provando a impedirci di praticare il nostro diritto di protesta non fate che nutrire la nostra rabbia, confermarci che abbiamo ragione, darci nuova spinta a moltiplicarci e mobilitarci.

Uno stato che usa violenza contro l’antiviolenza mentre prova a smantellare il diritto di autodeterminazione è uno stato patriarcale che legittima e ispira stupratori e femminicidi.
Continueremo a urlarlo sotto e dentro i vostri palazzi, visto che ci tenete ad avere un dissenso riconoscibile.

Prossimi appuntamenti: 15 febbraio mobilitazioni territoriali, 28 febbraio mobilitazione nazionale.

PER INFORMAZIONI O ADERIRE ALLA MOBILITAZIONE PERMANENTE scrivi a nosuinostricorpi@gmail.com

SOLO SÌ È SÌ. SENZA CONSENSO È STUPRO.
SALE LA MAREA.

GIÙ LE MANI DALLA LEGGE SULLA VIOLENZA SESSUALE!Martedì 27 gennaio ore 14,15 CONFERENZA STAMPA DELLE ORGANIZZAZIONI FEMM...
26/01/2026

GIÙ LE MANI DALLA LEGGE SULLA VIOLENZA SESSUALE!

Martedì 27 gennaio ore 14,15
CONFERENZA STAMPA DELLE ORGANIZZAZIONI FEMMINISTE E
TRANSFEMMINISTE ANTIVIOLENZA DAVANTI AL SENATO,
IN CONCOMITANZA CON LA DISCUSSIONE IN COMMISSIONE GIUSTIZIA.

IL “CONSENSO” NELLA LEGGE È UN PUNTO CUI NON RINUNCEREMO!

Non ci farete arretrare.
I giochi di forza politici e di potere non possono colpire chi ha subito violenza, e la nostra libertà.
La riformulazione presentata in Senato del DDL, già approvato alla Camera, è un attacco ai diritti delle donne e di tutte le soggettività maggiormente esposte alla violenza e spazza via decenni di lotte del movimento femminista.
Costringere chi ha vissuto una violenza a dover dimostrare il proprio dissenso all’atto sessuale significa spostare su di noi la responsabilità maschile dello stupro.

Dopo l’introduzione, a novembre, dell’espressione “consenso libero e attuale” nella legge sulla violenza sessuale, che avrebbe sancito il principio già stabilito dalla Cassazione e dalla Convenzione di Istanbul dell'autodeterminazione sessuale, questa riformulazione serve solo a tutelare i potenziali stupratori, sancendone il privilegio più insopportabile: quello del dominio sui nostri corpi, lo stupro.

Oggi il Governo ci racconta che la legge sul consenso avrebbe posto problemi di interpretazione, esponendo gli uomini al rischio di vendette contro di loro e a denunce di stupro false.
Questo non è vero ed è stessa risposta maschilista e patriarcale che sta impedendo l’educazione affettiva nelle scuole, unico strumento efficace per rendere libere le relazioni da meccanismi di potere e controllo.

Il testo approvato all’unanimità alla Camera per l’accordo tra Meloni e Schlein è in linea con diversi Paesi europei ed è l’unico che si possa approvare.
Denunciamo come le decisioni sulla pelle di chi subisce violenza continuano ad essere prese senza ascoltarci, senza un serio e
attento confronto con le realtà antiviolenza che ogni giorno sostengono chi fa esperienza della violenza nei percorsi di autodeterminazione e fuoriuscita dalla violenza.

GIÙ LE MANI DALLA LEGGE SULLA VIOLENZA SESSUALE!

Il patriarcato non deve avere il potere di offuscare la realtà, non può calpestare i nostri diritti.

QUESTA È UNA CHIAMATA PER UNA MOBILITAZIONE: LA LEGGE SUL CONSENSO È UN BANCO DI PROVA PER LA PIENA AFFERMAZIONE DELLA LIBERTÀ DI TUTTE, TUTT3 E TUTTI!

NON CONSENTIREMO A NESSUNO DI MITIGARE LA CONDANNA DELLO STUPRO. MOBILITIAMOCI!

INVADIAMO LE STRADE COI NOSTRI CORPI PER RIBADIRE CON FORZA CHE NON C’È NESSUNA MEDIAZIONE SULLA NOSTRA LIBERTÀ!
SAREMO IN MOBILITAZIONE PERMANENTE FINCHÉ LE MODIFICHE PROPOSTE DA BONGIORNO NON SARANNO RITIRATE.



Associazione Casa delle Donne* Lucha y Siesta
Associazione DIRE- Donne in rete contro la violenza
Be Free Coop Soc
Casa Internazionale delle Donne
Centro Donna Lilith Aps
Collettiva APS
Differenza Donna
Donne in Genere/ Centro Donna L.I.S.A.
APS Ponte Donna
Risorse Donna APS
Scosse APS

IL CONSENSO NON SI TOCCA: CONTRO IL DDL BONGIORNO SI APRE LA MOBILITAZIONE PERMANENTEDal DDL sulla violenza sessuale il ...
23/01/2026

IL CONSENSO NON SI TOCCA: CONTRO IL DDL BONGIORNO SI APRE LA MOBILITAZIONE PERMANENTE

Dal DDL sulla violenza sessuale il consenso sparisce.
È inaccettabile!
Pront3 a mobilitarci per bloccare questa proposta di legge vergognosa!

In commissione Giustizia al Senato ieri la maggioranza, capitanata da Bongiorno, ha presentato una proposta di riformulazione dell’articolo 609 bis relativo al reato di violenza sessuale.
La destra di governo ci proietta un secolo indietro cancellando dal testo di legge il concetto di consenso e sostituendolo con "dissenso"; in questo modo si carica ulteriormente chi ha subito una violenza dell'onere di provare di aver saputo esprimere in maniera sufficientemente chiara il proprio dissenso. Ci chiediamo come sia possibile, dopo secoli di lotte e di conquiste, che chi ha subito violenza, ancora oggi, debba anche sopportare di dover dimostrare perché non ha reagito o perché non ha detto un no abbastanza forte. Basta!

Siamo stanchɜ e furiosɜ e lo ribadiamo, il consenso a un rapporto sessuale c'è o non c'è, e non è certo da valutare in base al contesto o alla situazione! Così facendo si legittimano gli stupratori, ma del resto nelle famiglie della destra di governo ci sono ben noti stupratori assolti.

Inoltre, la riformulazione proposta da Bongiorno pone l'accento su "situazione" e "contesto", spalancando le porte dei Tribunali a ogni sorta di vittimizzazione secondaria – stato di ebbrezza, assunzione di droga, abbigliamento, tempi della denuncia – all’interno dei processi, perché, in fondo con questo testo la destra di governo afferma chiaramente che chi viene stupratə o abusatə "se l'è andatə a cercare!".

Ci auguriamo che le opposizioni alzeranno la bagarre martedì quando la proposta verrà discussa e bloccheranno in ogni modo possibile l'approvazione di questo scempio.
Quel che è certo è che centri antiviolenza e movimenti femministi e transfemministi non resteranno immobili di fronte a tale rigurgito patriarcale e non si fermeranno alla prima discussione in aula: verso un 8 marzo di rinnovata lotta, ci dichiariamo in mobilitazione permanente!

CONTRO LA GIUSTIZIA PATRIARCALE: CENTRI ANTIVIOLENZA E MOVIMENTO TRANSFEMMINISTA DEVONO INONDARE I TRIBUNALIUna donna si...
16/01/2026

CONTRO LA GIUSTIZIA PATRIARCALE: CENTRI ANTIVIOLENZA E MOVIMENTO TRANSFEMMINISTA DEVONO INONDARE I TRIBUNALI

Una donna si getta dal balcone per sfuggire alle forbici del marito e finisce in prognosi riservata, con gravi fratture alla colonna vertebrale. Il GIP di Imperia, invece di riconoscere il tentato femminicidio, sceglie di giustificare l’aggressione con un’argomentazione arcaica e violenta: “Si prostituiva”.

Questa non è neutralità giudiziaria. È complicità culturale.
È il ritorno esplicito di una logica patriarcale che trasforma la libertà sessuale delle donne in una provocazione e la violenza maschile in una reazione “comprensibile”.

Secondo il GIP, dato che – stando alla versione dell’imputato – la donna si prostituiva, l’aggressione non può essere qualificata come tentato femminicidio ma soltanto come tentato omicidio. Le motivazioni espresse dal giudice sono agghiaccianti: l'aggressione non sarebbe stata “determinata dall’odio discriminatorio nei confronti della moglie o da un’ossessiva volontà di dominio” poiché “i coniugi sono tenuti ad obblighi di fedeltà reciproci”.

Ma il femminicidio non dipende da ciò che una donna fa o non fa: dipende dall’intento di chi vuole annientarla. Quando il sistema giudiziario nega l’odio di genere perché la persona offesa non corrisponde a un ideale di “donna rispettabile”, non applica il diritto: legittima la violenza.

Ancora una volta, si confonde la fedeltà coniugale con il possesso. Ancora una volta, si punisce la disobbedienza femminile. E ancora una volta, si ignora che la Convenzione di Istanbul vieta espressamente di considerare il comportamento della persona offesa come attenuante o giustificazione della violenza subita.

Non si tratta di un semplice errore interpretativo. La decisione del GIP rende evidente una realtà diffusa: i tribunali sono spesso luoghi in cui la violenza patriarcale viene riprodotta contro chi la subisce e la denuncia. La vittimizzazione secondaria è un fenomeno endemico. I percorsi di fuoriuscita dalla violenza che passano attraverso procedimenti giudiziari – civili, penali o relativi ai minori – sono ancora profondamente orientati da uno sguardo patriarcale che influenza iter e decisioni.

L’impegno e la determinazione trasformativa dei centri antiviolenza e della marea transfemminista ha già incrinato le strutture del potere patriarcale. La scompostezza delle reazioni dimostra il tentativo disperato di puntellare un palazzo che sta crollando. Ma tanto più occorre adesso vigilare, non arretrare, far sentire la nostra voce unita, potente e libera. Smascherare ogni tentativo di riaffermare per incompetenza, connivenza o volontà la legittimazione del predominio e della rabbia maschile di fronte alla sfida della libertà e della rottura dei ruoli di genere.

Non tolleriamo la violenza che colpisce lз nostrз sorellз che denunciano, che rischiano la vita, che dovrebbero essere riconosciute, credute e garantite.
Invitiamo pertanto centri antiviolenza e movimenti femministi e transfemministi ad inondare le aule dei tribunali per far sentire sotto osservazione chi opera nei tribunali e sostenere chi denuncia, chi si sottrae alla violenza, chi lotta per ottenere giustizia.

*Spin Time e Lucha y Siesta: Il Battito di una Roma che non si Arrende*Esprimiamo tutto il nostro sostegno, complicità e...
08/01/2026

*Spin Time e Lucha y Siesta: Il Battito di una Roma che non si Arrende*

Esprimiamo tutto il nostro sostegno, complicità e vicinanza a Spin Time Labs, che costruisce politiche per l’abitare giuste ed eque, che produce possibilità abitative per tant3, che genera esperienze mutualistiche e di welfare all’interno di uno stabile che era stato inutilizzato e abbandonato da troppo tempo.
La minaccia di sgombero che pende su Spin Time è inaccettabile. Non è un atto burocratico, ma un attacco frontale a un’idea di città. Come Lucha y Siesta, sentiamo questa vicenda vibrare sulla nostra pelle: sono esperienze in risonanza, specchi di una necessità che si è fatta carne, desiderio e progetto.

Conosciamo bene la storia della comunità di Spin time con la quale abbiamo condiviso alcuni percorsi, oltre che storie e biografie.
Lucha y Siesta nasce nella lotta per la casa, intuendo prima di altri che la violenza domestica è tale, in primis, per chi non ha una casa sicura in cui vivere lontano dalla violenza. Intuizione che ci spinge a praticare ancora oggi, dopo 18 anni, percorsi autonomi sul diritto ad una vita libera dalla violenza che significa anche; Casa, Lavoro e Autodeterminazione.

*L'Urbe Sotto Assedio: Speculazione contro autogoverno*
Per anni, Lucha y Siesta e Spin Time hanno colmato il vuoto lasciato da una politica istituzionale miope e latitante. Una politica che ha preferito svendere pezzi di Urbe alla speculazione selvaggia per "fare cassa", invece di investire in utilità pubblica. In questo paradigma distorto, il benessere di chi abita i territori non è mai un investimento, ma sempre e solo una "spesa".

Il cemento perciò ha cannibalizzato i quartieri, soffocando il verde pubblico e abbattendo alberi secolari per moltiplicare palazzine vuote. L'esempio del The Social Hub a San Lorenzo è emblematico: uno studentato di lusso, uno scrigno scintillante per pochi privilegiati, spacciato per "rigenerazione urbana". È la stessa retorica che ha cancellato l'esperienza di Scup - Sport e cultura popolare, lasciando al suo posto solo le macerie di via della Stazione Tuscolana.

*La Tirannia del Mattone e l’Espulsione dei Corpi*
Alle "cattedrali nel deserto" e alle vele incompiute si è sommata la ferocia della gentrificazione. Roma si sta trasformando in un parco giochi per il turismo di massa:

Sradicamento sociale: Gli affitti schizzano, le case vacanza proliferano, i dehors invadono ogni centimetro.

Svendita del patrimonio: Nonostante il Comune e la Regione posseggano un terzo delle case in affitto, preferiscono venderle, come accade alla Garbatella.

Espulsione coatta: Trastevere, San Lorenzo e il Pigneto sono già stati colonizzati. Chi sarà il prossimo?

Per chi fugge dalla violenza patriarcale, trovare casa a Roma è diventato un miraggio. Se sei migrante o una soggettività non conforme alle norme eterocis, il miraggio diventa un muro. La Capitale è oggi una metropoli escludente che espelle chi è impoverit3. Mentre si inaugura la stazione metro Colosseo — magnifica, dorata, museale — fuori si consuma il dramma di s/famiglie e individualità che non possono più permettersi di vivere entro il GRA.

Riacquistare autonomia dopo un percorso in un Centro Antiviolenza, in una casa rifugio o in una casa di semi-autonomia in questa Città significa troppo spesso essere costrette a lasciare il proprio quartiere, rinunciando spesso ai propri desideri, sradicando sé stesse e i propri figli dal quel tessuto sociale così importante per le reti di supporto amicali, relazionali, di vicinato, essenziali per il benessere e la sicurezza, quella vera fatta di mutualismo e giustizia sociale. Solidarietà a Spin Time significa allora difendere il diritto di abitare la città, rifiutando l’esilio nelle province dell’esistenza.
E infine, vogliamo sottolineare l’importanza dello spazio come riappropriazione materiale e simbolica di soggettività politica.
Lucha y Siesta si inserisce nel solco della storia dei femminismi che da sempre hanno cercato spazi fisici per radicare le proprie pratiche; luoghi fisici in cui poter sviluppare sperimentazioni organizzative, di pensiero, di attività, spazi che hanno saputo creare forme alternative di economie femministe, innovative rispetto al modello economico neoliberista. Lucha e le altre Case femministe e transfemministe delle Donne* nel tempo hanno intessuto reti libere dal profitto e lo sfruttamento risignificando de facto le parole Democrazia e Istituzione. Spazi materiali diventati beni comuni perché gestiti da comunità che mettono al centro le relazionalità e i desideri di chi se ne prende cura. Il materiale diventa simbolico e costruisce immaginari possibili.

*Verso la Città Femminista: Un’Alternativa al Dominio e alla solitudine*
Oggi, mentre lo scenario internazionale è scosso da venti di guerra e le tensioni geopolitiche rimettono al centro la legge del più forte, diventa urgente e vitale produrre uno scarto. Non possiamo permettere che la logica del conflitto e del profitto di pochi diventi l'unico alfabeto possibile della politica.

La città femminista non è un'utopia estetica, ma una pratica materiale: è lo spazio che smette di essere merce per tornare a essere bene comune. È il luogo dove la politica sceglie deliberatamente di privilegiare la cura al posto del profitto, la prossimità al posto della gerarchia, il benessere collettivo al posto dell'accumulazione estrattiva.

Mentre il mondo parla il linguaggio della sopraffazione, la città femminista risponde con il mutualismo. Rivendicare spazi come Lucha y Siesta e Spin Time significa affermare che la giustizia sociale è l'unica vera forma di sicurezza. Abbiamo bisogno di istituzioni che non si limitino ad amministrare l'esistente, ma che abbiano il coraggio di invertire la rotta: smantellare la tirannia del profitto per rimettere al centro i desideri e i corpi di chi la città la vive davvero.

La città che vogliamo è quella che non espelle, ma trattiene; che non isola, ma connette. Una città dove la vita delle persone vale più del valore di mercato delle mura che le ospitano. Oggi più che mai la cura è un atto rivoluzionario.
Desideriamo immaginare un altro modo di stare in città che permetta comunità vive e autodeterminate, libere dalla violenza e dal ricatto dell’esclusione

Siamo felicissimə di presentarvi un nuovissimo laboratorio che si terrà a Lucha a partire da gennaio: ✨SCENARIA. WORKSHO...
16/12/2025

Siamo felicissimə di presentarvi un nuovissimo laboratorio che si terrà a Lucha a partire da gennaio: ✨SCENARIA. WORKSHOP DI SCRITTURA CINEMATOGRAFICA✨ condotto da Raha Shirazi, Giulia Moriggi e Silvana Tamma

⚠️ Per info e prenotazioni scrivi a segreterialys@gmail.com

🎬Un corso per pensare al cinema come strumento di trasformazione sociale e politica.
Attraverso lezioni teoriche e pratiche, lə partecipanti avranno l’opportunità di riflettere su come le scelte narrative e visive possano influenzare l’immaginario collettivo e contribuire a costruire una nuova e diversa realtà.

🖊️ Non è necessaria alcuna formazione pregressa ma è importante che ogni partecipante si presenti con una bozza di idea (non necessariamente scritta) da sviluppare.

🎯 L’obbiettivo di SCENARIA è condividere gli strumenti per sviluppare un’idea per un lungometraggio o cortometraggio di finzione o un documentario.

🗓️ Il corso si terrà 2 volte al mese (10-17 per 36 ore totali di lezione) da gennaio a marzo.

🧑‍🏫 Metodo di insegnamento:
-Analisi partecipata: la mattina verrà utilizzata per dare gli strumenti tecnici per portare avanti la scrittura delle proprie storie. Si vedranno insieme di scene di film o opere video di diversi generi o si leggeranno di stralci di sceneggiature e soggetti per rifletterne insieme.
-Esercizio pratico: nel pomeriggio si lavora singolarmente o in gruppo, sviluppando la propria proposta di racconto, sostenuta dai feedback.
Durante alcune lezioni pomeridiane accoglieremo professioniste del settore che porteranno la loro esperienza in dialogo con lə corsistə.

Raha Shirazi è una regista e sceneggiatrice irano canadese. I suoi film hanno partecipato a numerosi festival internazionali tra cui il Toronto International Film Festival.
Giulia Moriggi è diplomata in sceneggiatura al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. È autrice di lungometraggi, documentari e corti, selezionati e premiati da importanti festival internazionali.
Silvana Tamma si diploma al centro sperimentale nel 2016. È stata coordinatrice di produzione e assistente casting; nel 2020 ha iniziato a scrivere film.

Ha preso avvio il Progetto A.A.D.A. - Act Against Digital Abuse, un’iniziativa promossa dalla Casa delle donne* Lucha y ...
15/12/2025

Ha preso avvio il Progetto A.A.D.A. - Act Against Digital Abuse, un’iniziativa promossa dalla Casa delle donne* Lucha y Siesta, dalla piattaforma italiana Chayn, dal gruppo di ricerca Ippolita e da professionistə attivə in diversi settori delle tecnologie e del contrasto alla violenza e alle multi-discriminazioni di genere.
Il progetto nasce da una ricerca intrapresa un anno fa con l’obiettivo di sviluppare strumenti concreti per fronteggiare la violenza digitale di genere – o cyberviolenza – e tutelare i diritti delle persone più esposte.

Il progetto si inserisce all’interno del bando “Connecting Spheres: strengthening CSOs and networks to protect GBV survivors in all their diversity” finanziato dall’Unione Europea tramite il programma Citizen, Equality, Rights and Value – CERV e nello specifico attraverso la call CERV-2023-DAPHNE, implementata da Oxfam Italia, Oxfam Italia Intercultura e Fondazione Giacomo Brodolini.

Il progetto è rivolto a operatrix di CAV (Centri anti violenza) e CAD (Centri anti discriminazione) per integrare tra gli strumenti di intervento una risposta strutturata ed efficace alla violenza di genere digitale anche nei confronti delle persone LGBTQIA+ al fine di liberarsi dalla violenza in tutti gli ambiti della vita.

La violenza digitale di genere si prospetta come fenomeno variegato e complesso e quale estensione delle più tradizionali forme di violenza di genere di matrice etero-patriarcale ma presenta, tuttavia, caratteristiche e dinamiche proprie: pervasività, anonimità, permanenza digitale, amplificazione e facilità di utilizzo.

Per approfondire, link nel primo commento

E grazie mille alla creatività e alla visione di Carlotta Cacciante che ha realizzato il logo di AADA

Indirizzo

Via Lucio Sestio 10
Rome
00174

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