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Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”Ogg...
31/03/2026

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”

Oggi scendiamo verso la fine della gabbia toracica, proprio sotto l’ultima costa. In una zona in cui torace e addome si incontrano, vive un nervo che spesso passa inosservato.. ma che quando si irrita può dare dolori molto particolari.

È il nervo sottocostale, il dodicesimo nervo toracico.

Un nervo che segna il confine tra il mondo toracico e quello addominale.

Dove sta?

Il nervo sottocostale è il ramo anteriore del dodicesimo nervo spinale toracico (T12). Il suo percorso è piuttosto caratteristico: emerge dalla colonna toracica sotto la dodicesima vertebra, decorre sotto la dodicesima costa, attraversa la parete addominale posteriore, passa tra i muscoli trasverso dell’addome e obliquo interno e si distribuisce nella parete addominale laterale e nel fianco.

È un nervo misto: motorio e sensitivo.

Che cosa fa?

Dal punto di vista motorio il nervo sottocostale innerva diversi muscoli della parete addominale: obliquo interno, trasverso dell’addome e parte dell’obliquo esterno.

Questi muscoli sono fondamentali per stabilità del tronco, controllo addominale, respirazione forzata e protezione viscerale.

Dal punto di vista sensitivo, fornisce sensibilità alla parte laterale dell’addome inferiore, alla regione del fianco e alla porzione superiore della cresta iliaca.

Come si lamenta?

Quando il nervo sottocostale è irritato o compresso può dare dolore laterale al fianco, bruciore sotto l’ultima costa, fastidio che aumenta con torsione del tronco, dolore durante respirazione profonda o tosse, ipersensibilità cutanea laterale dell’addome.

Spesso viene confuso con contratture dei muscoli obliqui, problemi costali o intercostali, dolori renali, dolori lombari laterali.

Ma in alcuni casi la componente neurologica è la chiave.

Ruolo nella vita quotidiana

Il nervo sottocostale lavora ogni volta che ruoti il tronco, stabilizzi l’addome, tossisci o espiri con forza, sollevi un peso, mantieni la stabilità del core.

È uno dei nervi che partecipano alla stabilità del “corsetto naturale” del corpo.

Patologie e disfunzioni

Irritazione della parete addominale laterale, traumi costali bassi, compressioni fasciali tra muscoli addominali, dolore neuropatico del fianco, cicatrici chirurgiche addominali e sindromi dolorose toraco-addominali.

In alcuni casi è coinvolto nei dolori cronici della parete addominale.

Curiosità neurologica

Il nervo sottocostale è l’unico nervo toracico che decorre sotto l’ultima costa fluttuante. Questo lo rende un ponte anatomico tra il sistema nervoso toracico e l'innervazione addominale.

È il “confine neurologico” tra torace e addome.

Approccio fisioterapico

La fisioterapia può intervenire su più livelli: mobilità toraco-lombare per ridurre tensioni sulla radice nervosa, lavoro sulla parete addominale rilasciando gli obliqui e il trasverso, controllo del core per migliorare stabilità e distribuzione del carico, respirazione diaframmatica con riduzione delle tensioni costali inferiori, educazione al movimento e gestione del carico durante rotazioni e sollevamenti.

Un lavoro globale tra torace, colonna e addome è spesso la chiave.

Conclusione

Il nervo sottocostale è l’ultimo dei nervi toracici, ma non per questo meno importante. Lavora nel punto in cui torace e addome si incontrano e aiuta il corpo a mantenere stabilità, forza e controllo.

Un piccolo nervo sotto l’ultima costa che tiene insieme due mondi.

Ci vediamo martedì prossimo su Neurolandia.. perché quando i nervi parlano, noi impariamo ad ascoltarli. 🤗

Nota bene

Anche se a Neurolandia i nervi parlano.. la diagnosi medica la fa il medico. Quindi, se i sintomi ti fanno compagnia da troppo tempo, ascolta i segnali e confrontati con un neurologo o uno specialista medico. Noi siamo qui per spiegarti come funzionano le cose, ma la cura parte sempre da una valutazione sanitaria. E spesso, il fisioterapista è proprio il primo professionista sanitario a intercettare quei segnali e indirizzare nel modo giusto. 👏

Nella lombalgia cronica si passa spesso da una tecnica all’altra in cerca di quella definitiva. Manipolazioni, agopuntur...
30/03/2026

Nella lombalgia cronica si passa spesso da una tecnica all’altra in cerca di quella definitiva. Manipolazioni, agopuntura, massaggio, yoga.. ma quale funziona davvero?

In questo articolo si mettono a confronto diversi approcci terapeutici, analizzando cosa suggeriscono le evidenze e perché il risultato dipende più dal contesto clinico che dalla singola tecnica.

Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia. Leggi i nostri articoli su EduCare Fisio.

È lunedì.. ed eccoci di nuovo insieme con un nuovo episodio di “Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorr...
30/03/2026

È lunedì.. ed eccoci di nuovo insieme con un nuovo episodio di “Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorriso!” 😄

Oggi restiamo nella parte posteriore del collo per incontrare una struttura che lavora silenziosamente per sostenere la testa: il legamento nucale! Dietro al collo c’è una struttura che non vediamo ma che lavora continuamente per sostenere la testa e stabilizzare la colonna cervicale.

Si chiama legamento nucale ed è come una fascia fibrosa robusta e elastica che corre lungo la linea mediana del collo. È uno dei sistemi che aiuta la testa a non cadere in avanti sotto il suo stesso peso.

Cos’è e dov’è?

Il legamento nucale è una struttura fibrosa triangolare che si trova nella parte posteriore del collo. Si estende dalla protuberanza occipitale esterna e dalla linea nucale mediana dell’osso occipitale fino ai processi spinosi delle vertebre cervicali, soprattutto fino alla C7 (vertebra prominente).

È quindi una sorta di tendone fibroso che collega il cranio alla colonna cervicale.

A cosa serve?

Il legamento nucale ha tre funzioni principali: sostiene la testa contrastando la flessione in avanti, stabilizza la colonna cervicale, offre inserzione a diversi muscoli del collo.

In pratica è uno dei grandi stabilizzatori posteriori della testa.

Curiosità divertente

Negli animali quadrupedi (come cavalli e bovini) il legamento nucale è molto più sviluppato. Serve per sostenere una testa pesante senza consumare troppa energia muscolare.

È come avere un elastico gigante che regge il capo!

Funzionamento buffo

Immagina la testa come una palla da bowling appoggiata su un bastone. Se non ci fosse un sistema di tiranti posteriori, cadrebbe in avanti. Il legamento nucale è proprio uno di questi tiranti elastici, che tengono tutto in equilibrio.

Nella vita di tutti i giorni

Il legamento nucale lavora ogni volta che mantieni la testa dritta, guardi lo smartphone, cammini, muovi il collo, mantieni la postura seduta.

In pratica, lavora tutto il giorno senza chiedere straordinari.

Parole complicate, spiegate semplici

Legamento: struttura fibrosa che collega le ossa tra loro.

Nucale: relativo alla nuca, cioè la parte posteriore del collo

Come può soffrire?

Il legamento nucale può essere coinvolto in tensioni cervicali croniche, postura con testa protratta in avanti, traumi cervicali (colpo di frusta), rigidità del tratto cervicale superiore.

Quando rimane sotto tensione per troppo tempo, può contribuire a dolori cervicali o cefalee muscolo-tensive.

Momento educativo leggero

Evita posture con la testa sempre proiettata in avanti e alterna movimento e pause quando lavori al computer. Mantieni mobilità e forza nei muscoli cervicali profondi.

Il collo ama equilibrio tra muscoli anteriori e posteriori.

Curiosità scientifica

Il legamento nucale è una specializzazione del legamento sovraspinoso nel tratto cervicale. Contiene una buona quantità di fibre elastiche, che gli permettono di immagazzinare energia elastica durante i movimenti del collo.

In altre parole, funziona un po’ come una molla biologica.

Conclusione con sorriso

La prossima volta che mantieni la testa dritta mentre cammini o lavori, ricorda che dietro il collo c’è un grande aiutante silenzioso: il legamento nucale.

Una fascia elastica discreta, che ogni giorno aiuta la tua testa a restare in equilibrio.

Ci vediamo lunedì prossimo per scoprire un’altra meraviglia del corpo umano,
sempre con il sorriso! 😄

Quando il dolore parte dal gluteo e scende verso la coscia, il pensiero corre subito al nervo sciatico. Ma non sempre la...
29/03/2026

Quando il dolore parte dal gluteo e scende verso la coscia, il pensiero corre subito al nervo sciatico. Ma non sempre la colonna è la responsabile.. e il dolore retro-trocanterico può simulare una sciatalgia.

In questo articolo si approfondisce il concetto attuale di dolore retro-trocanterico, chiarendo come distinguerlo da una vera radicolopatia e perché questa differenza cambia completamente l’approccio terapeutico.

Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia. Leggi i nostri articoli su EduCare Fisio.

Se il bacino scende da un lato.. il problema è dall’altra parte.Sembra controintuitivo, ma è proprio così. Quando cammin...
29/03/2026

Se il bacino scende da un lato.. il problema è dall’altra parte.

Sembra controintuitivo, ma è proprio così. Quando cammini e il bacino cade verso destra, la debolezza spesso è nel lato sinistro. Questa immagine mostra la classica andatura di Trendelenburg.

Ed è uno di quei casi in cui il corpo ci ricorda una cosa semplice ma potentissima: non sempre il problema è dove senti il movimento strano.

Cosa sta succedendo davvero? Quando sollevi una gamba per fare un passo, il tuo corpo deve evitare che il bacino cada verso il lato della gamba sollevata.

Chi lo impedisce?

Principalmente due muscoli: medio gluteo e piccolo gluteo. Sono loro che stabilizzano il bacino durante l’appoggio.

Se questi muscoli sono deboli o non lavorano bene, succede questo: il bacino scende dal lato opposto e iil tronco si inclina verso la gamba in appoggio, con tutto il corpo che cerca di compensare per non cadere.

Ed ecco comparire l’andatura di Trendelenburg.

Esempio lampante: immagina di portare una borsa pesante con una sola mano.

Cosa succede?

Il corpo si inclina dall’altra parte per compensare il peso. Con il bacino succede qualcosa di simile: se i muscoli laterali dell’anca non tengono il bacino in equilibrio,
il corpo si sposta lateralmente per non cadere.

Non è un errore.
È una strategia di sopravvivenza.

Per chi non è del mestiere, se quando cammini senti l’anca instabile, vedi il bacino oscillare oppure ti dicono che “dondoli” mentre cammini, potrebbe essere semplicemente un muscolo dell’anca che non sta facendo bene il suo lavoro.

Non significa per forza che l’anca sia “rotta”.

Spesso significa solo che il sistema di stabilizzazione è in difficoltà.

Il Trendelenburg gait riflette tipicamente insufficienza del medio gluteo, disfunzione del piccolo gluteo, alterazioni del nervo gluteo superiore, instabilità dell’anca e compenso con lateral trunk lean.

Il tronco si inclina verso il lato in appoggio per ridurre il momento torcente sull’anca e diminuire la richiesta ai muscoli abduttori.

È un classico esempio di compenso biomeccanico intelligente.

E quindi?

Quando vediamo questo tipo di cammino non dobbiamo limitarci a dire: “Cammina male.”

Dobbiamo chiederci: chi sta lavorando troppo? Chi sta lavorando troppo poco? Quale strategia sta usando il corpo per non cadere?

Perché il corpo non sbaglia quasi mai.

Sta solo cercando il modo più economico per sopravvivere al problema.

Molti pensano che camminare storto significhi avere un problema dove si vede il movimento. In realtà spesso è l’opposto. Il corpo non cade dal lato debole. Cade dal lato opposto a quello che dovrebbe tenerlo su.

E come sempre ricordiamolo: sui social i paroloni li lasciamo alle interrogazioni universitarie. Qui ci interessa una cosa sola: che quando guardi il tuo corpo muoversi, tu possa finalmente capire cosa sta succedendo davvero.

Nella spalla si tende spesso a isolare il tendine doloroso come se fosse un problema indipendente. Ma sovraspinato e cap...
28/03/2026

Nella spalla si tende spesso a isolare il tendine doloroso come se fosse un problema indipendente. Ma sovraspinato e capo lungo del bicipite condividono spazio, funzione e carichi.. e spesso anche la patologia.

In questo articolo si analizza una revisione sistematica sulla relazione tra le patologie croniche di questi due tendini, chiarendo cosa emerge dalla letteratura e perché considerare l’interazione tra strutture è fondamentale nel ragionamento clinico.

Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia. Leggi i nostri articoli su EduCare Fisio.

Ed eccoci nuovamente alle porte del fine settimana, per un nuovo episodio di "Patologie Spiritose: tra curiosità e legge...
28/03/2026

Ed eccoci nuovamente alle porte del fine settimana, per un nuovo episodio di "Patologie Spiritose: tra curiosità e leggerezza!"

Oggi parliamo di una condizione poco conosciuta ma curiosa: il morbo di Ledderhose.
Se sotto la pianta del piede senti comparire delle piccole palline dure, come dei sassolini sotto la pelle, potresti pensare a una semplice callosità.. ma a volte la spiegazione è un’altra!

Cos’è e dov’è?

Il morbo di Ledderhose è una condizione in cui si formano noduli fibrosi nella fascia plantare, la struttura che collega il tallone alle dita del piede. Questi noduli sono piccoli ispessimenti del tessuto connettivo che si sviluppano proprio nella parte centrale dell’arco plantare.

All’inizio possono essere solo palpabili, ma in alcuni casi diventano dolorosi quando si cammina o si appoggia il piede.

Curiosità divertente

Il morbo di Ledderhose è considerato il “cugino del piede” del morbo di Dupuytren, che colpisce invece il palmo della mano. In entrambe le condizioni il tessuto fibroso diventa più rigido e forma dei noduli.

Insomma: la stessa famiglia ma in quartieri diversi del corpo!

Come si sviluppa?

La causa esatta non è sempre chiara, ma si pensa che possano contribuire predisposizione genetica, microtraumi ripetuti al piede, alcune patologie metaboliche con ispessimento progressivo della fascia plantare.

Con il tempo il tessuto della fascia può diventare più denso e formare piccoli noduli fibrosi.

Nella vita di tutti i giorni

Molte persone si accorgono del problema toccando la pianta del piede e sentendo una piccola pallina dura. All’inizio spesso non fa male, ma se i noduli aumentano o vengono compressi durante la camminata, possono comparire fastidio sotto il piede, dolore alla pressione e difficoltà con alcune scarpe.

Parole complicate, spiegate semplici

Fascia plantare: una robusta fascia di tessuto che sostiene l’arco del piede.

Fibromatosi: crescita eccessiva di tessuto fibroso.

Nodulo fibroso: piccolo ispessimento duro del tessuto connettivo.

Accenni di fisioterapia

La fisioterapia può aiutare a ridurre la tensione della fascia plantare, migliorare la distribuzione dei carichi sul piede, lavorare sulla mobilità del piede e della caviglia e utilizzare plantari o strategie di scarico quando necessario.

L’obiettivo è ridurre il dolore e migliorare la funzione del piede.

Curiosità scientifica

Il morbo di Ledderhose è relativamente raro e viene classificato come fibromatosi plantare. Può comparire in una sola pianta del piede o in entrambe, e spesso si associa proprio al morbo di Dupuytren della mano.

Conclusione

Il morbo di Ledderhose dimostra che anche la pianta del piede può sviluppare piccoli cambiamenti del tessuto che meritano attenzione. Se senti comparire noduli sotto il piede, non ignorarli: spesso basta una valutazione corretta per capire cosa sta succedendo e trovare la soluzione migliore.

A sabato prossimo per il prossimo episodio di Patologie Spiritose! 🤗

Nella capsulite adesiva si ricorre spesso alla terapia fisica strumentale come prima scelta. Ma gli strumenti da soli no...
27/03/2026

Nella capsulite adesiva si ricorre spesso alla terapia fisica strumentale come prima scelta. Ma gli strumenti da soli non modificano la storia naturale della patologia.. se non inseriti in un percorso strutturato.

In questo articolo si analizza il ruolo della terapia fisica strumentale nella spalla congelata, chiarendo quando può avere senso e quali limiti va considerato nel trattamento.

Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia. Leggi i nostri articoli su EduCare Fisio.

Benvenuti al fantastico gioco del “TROVA LO SPAZIO GIUSTO!”No, non stiamo parlando di parcheggio né di mindfulness.Stiam...
27/03/2026

Benvenuti al fantastico gioco del “TROVA LO SPAZIO GIUSTO!”
No, non stiamo parlando di parcheggio né di mindfulness.
Stiamo parlando di tre spazi anatomici.. che sembrano forme geometriche ma custodiscono passaggi nervosi e vascolari da brividi!

1. Il QUADRANGOLARE – The VIP Lounge
Questo è lo spazio riservato agli ospiti speciali: nervo ascellare e arteria circonflessa posteriore dell’omero.

Lo trovi tra piccolo rotondo sopra, grande rotondo sotto, collo chirurgico dell’omero lateralmente, capo lungo del tricipite medialmente.

E se lo schiacci?
Il nervo ascellare si incavola e il deltoide dice ciao ciao alla forza.
(Indovina chi ha l’atrofia del deltoide e dorme sul fianco?)

2. Il TRIANGOLARE SUPERIORE – L’Area relax
Ci passa l’arteria circonflessa della scapola.

Delimitato da piccolo rotondo sopra, grande rotondo sotto e capo lungo del tricipite lateralmente.

Nessun nervo famoso, ma guai a trascurarlo: qui si gioca la vascolarizzazione profonda della scapola. (Spoiler: se sei un bodybuilder e tiri con scapole bloccate, potresti non sapere che esiste.. ma lui sì che sente te!)

3.L'INTERVALLO TRIANGOLARE – Il tunnel misterioso!
Qui sfreccia il nervo radiale verso l’epico destino dell’avambraccio, insieme all’arteria brachiale profonda.

Lo formano il grande rotondo sopra, il capo lungo del tricipite medialmente e l'omero lateralmente.

Compressione? Benvenuto nel club del "radial tunnel syndrome".
(Tradotto: il tuo tricipite è felice, il tuo avambraccio meno.)

MA ATTENZIONE!
Per memorizzarli.. Fate come nell’immagine: usate le dita per simulare la posizione dei muscoli. Sì, potreste sembrare matti in palestra.. ma anche anatomicamente illuminati.

E ora la domanda finale da un milione di dollari: quanti di voi sapevano che esistono davvero questi spazi.. e che possono essere la chiave di dolori misteriosi alla spalla e al braccio? 😜

Ma non sono gli unici passaggi segreti della spalla..

https://educarefisio.com/2025/02/24/lintervallo-dei-rotatori/

Quando si parla di scoliosi, spesso si pensa a esercizi generici per rinforzare la schiena. In realtà esistono approcci ...
26/03/2026

Quando si parla di scoliosi, spesso si pensa a esercizi generici per rinforzare la schiena. In realtà esistono approcci specifici e strutturati.. come il metodo SEAS.

In questo articolo si approfondiscono i principi degli Esercizi Scientifici di Approccio alla Scoliosi, chiarendo cosa li distingue da un semplice programma di ginnastica e perché la personalizzazione è centrale nel trattamento.

Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia. Leggi i nostri articoli su EduCare Fisio.

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!" 🎉Oggi saliamo ne...
26/03/2026

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!" 🎉

Oggi saliamo nel lato del collo per incontrare uno dei muscoli meno conosciuti del gruppo degli scaleni: lo scaleno posteriore. Piccolo, profondo.. ma importante per la respirazione e la stabilità cervicale.

Dettagli anatomici

Lo scaleno posteriore è il più piccolo dei tre muscoli scaleni (anteriore, medio e posteriore). Si trova nella regione laterale del collo, posteriormente rispetto allo scaleno medio. Origina dai tubercoli posteriori dei processi trasversi delle vertebre cervicali C4–C6 e si inserisce sulla seconda costa, sulla sua faccia esterna.

Innervazione: rami anteriori dei nervi spinali C6–C8

Funzioni principali

Eleva la seconda costa durante l’inspirazione forzata, contribuendo alla flessione laterale del collo e stabilizzando il rachide cervicale durante i movimenti della testa.

Tipi di dolore

Lo scaleno posteriore può essere coinvolto nella sindrome dello stretto toracico (compressioni neurovascolari tra scaleni e prima costa), nel dolore laterale al collo con possibile irradiazione alla spalla, nella tensione cervicale in posture con testa in avanti e nel dolore durante la respirazione profonda o nei movimenti bruschi del collo.

Può lavorare in eccesso nei soggetti con respirazione toracica alta.

Funzione quotidiana

Lo scaleno posteriore interviene quando inspiri profondamente (sforzo respiratorio), inclini la testa di lato, stabilizzi il collo durante movimenti delle braccia e mantieni posture prolungate davanti al computer.

È uno dei muscoli che collegano respirazione e postura cervicale.

Esercizio di allungamento (Stretching degli scaleni)

1. Siediti con la schiena dritta.
2. Inclina lentamente la testa verso il lato opposto al muscolo da allungare.
3. Porta leggermente il mento verso l’alto.
4. Mantieni la posizione per 20–30 secondi respirando profondamente.

Aiuta a ridurre tensione laterale del collo e migliorare la mobilità cervicale.

Esercizio di rinforzo (Stabilizzazione cervicale laterale)

1. Appoggia la mano destra sul lato destro della testa.
2. Prova a inclinare la testa verso destra mentre la mano oppone una leggera resistenza.
3. Mantieni la contrazione per 5 secondi.
4. Ripeti 8–10 volte per lato.

Migliora la stabilità dei muscoli laterali del collo.

Curiosità scientifica

Gli scaleni sono considerati muscoli respiratori accessori. Nei soggetti con difficoltà respiratorie o stress cronico, la loro attività può aumentare notevolmente, contribuendo a rigidità cervicale e affaticamento del collo.

Conclusione

Lo scaleno posteriore è un piccolo muscolo che collega collo, torace e respirazione. Quando lavora troppo può creare tensioni cervicali, ma quando funziona bene aiuta a mantenere equilibrio tra postura e respiro.

Ci vediamo giovedì prossimo per un nuovo episodio di Muscolandia.. perché ogni muscolo ha una storia da raccontare! 🤗

Il sottoscapolare è spesso il grande dimenticato quando si parla di cuffia dei rotatori. Eppure una sua sofferenza può a...
25/03/2026

Il sottoscapolare è spesso il grande dimenticato quando si parla di cuffia dei rotatori. Eppure una sua sofferenza può alterare forza, stabilità e controllo della spalla.. passando facilmente inosservata.

In questo articolo si analizzano i principali test diagnostici per il tendine del sottoscapolare, chiarendo come interpretarli e perché una valutazione mirata cambia completamente l’approccio clinico.

Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia. Leggi i nostri articoli su EduCare Fisio.

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