30/03/2026
Dove inizia l’evitante…
Dove inizia l’evitante
✒️ Dr. Carlo D’Angelo — Voce delle Soglie
La domanda non è semplice: da dove può partire un evitante per prendersi il permesso di osare e di stare? Perché chi evita non è qualcuno che non sente, ma qualcuno che ha imparato molto presto che sentire troppo espone, destabilizza, mette a rischio. L’evitamento non è un difetto. È una strategia.
Una strategia che ha funzionato. Ha protetto, ha contenuto, ha permesso di non essere travolti. Ma ciò che protegge, nel tempo, limita. E ciò che limita, a un certo punto, chiede di essere visto. Il primo passaggio non è osare. È riconoscere. Riconoscere che si sta evitando. Che si esce dalle situazioni quando diventano troppo intense. Che si resta in superficie quando qualcosa chiede profondità. Che si preferisce il controllo al coinvolgimento.
Senza questo riconoscimento, ogni tentativo di cambiamento resta esterno. Ma riconoscere non basta. Serve un secondo movimento: smettere di giudicare ciò che si è costruito. Perché l’evitamento porta spesso con sé vergogna, senso di inadeguatezza, l’idea di “non essere capaci”. E questo rinforza il meccanismo. Non si esce dall’evitamento
attaccandolo. Si esce iniziando a comprenderlo. Il punto allora cambia: non “devo essere diverso”, ma “posso iniziare a fare piccoli passaggi diversi”. Osare, per un evitante, non significa esporsi completamente. Significa restare un attimo in più. Non chiudere subito. Non scappare al primo segnale interno. È un lavoro minimo. Ma reale.
Stare non è naturale all’inizio. È una posizione che si costruisce. E si costruisce nel corpo: nel respiro che accelera, nella tensione che sale, nella voglia di uscire. È lì che si apre la soglia. Non dopo. Il permesso non arriva dall’esterno.
Nasce quando si inizia a tollerare un po’ di più ciò che si sente. E ogni volta che si resta, anche poco, accade qualcosa: si scopre che non tutto travolge, che non tutto distrugge, che si può stare senza perdersi. Da lì nasce una fiducia diversa. Non teorica. Esperita.
E allora osare non è più un salto nel vuoto. È un passo dentro ciò che si può reggere. Perché l’evitante non deve diventare altro. Deve scoprire che può restare. E questo non è un cambiamento improvviso. È un apprendimento lento che, nel tempo, diventa possibilità di vivere.
✒️ Dr. Carlo D’Angelo — Voce delle Soglie