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MIP LAB MIP LAB (PSICOLOGIA E STORIE) di Andrea Battantier

Il MIP, con il supporto di Psicologi abilitati, individua i talenti

IL CORPO, LA MENTE E LA RICERCA DELLA VERITÀIl corpo  registra, trattiene e infine esprime ciò che la psiche, per difesa...
10/02/2026

IL CORPO, LA MENTE E LA RICERCA DELLA VERITÀ

Il corpo registra, trattiene e infine esprime ciò che la psiche, per difesa o adattamento, ha relegato nell’ombra.

La tensione cronica nei muscoli, il respiro contratto, la postura difensiva non sono semplici inconvenienti fisici, ma la cristallizzazione somatica di emozioni inespresse: vergogna, desiderio represso, paura antica.

Quando questa tensione accumulata supera una soglia di sopportazione, il corpo "rompe la diga".

Questo movimento non è un cedimento, ma un atto di salute: è il ritorno dell’energia vitale bloccata, il primo passo verso l’integrazione.

Tuttavia, il risveglio del corpo segna solo l’inizio di un processo più profondo.

Esiste un pericolo fondamentale: che il corpo proceda verso una verità -quella del desiderio, dell’intensità, della vita piena- mentre la mente razionale e sociale continui a percorrere il sentiero tracciato delle convenzioni, degli impegni e delle identità consolidate.

Questa scissione tra l’esperienza vissuta dal corpo e la realtà ufficialmente abitata dalla mente genera una frattura psicosomatica.

Il corpo, divenuto custode di un segreto, viene nuovamente chiamato a sopportare il peso della doppiezza, trasformandosi da canale di liberazione in campo di battaglia, dove l’ansia e nuovi blocchi si insediano come guardiani del non detto.

Un’esperienza intensa, una relazione o un evento significativo, il dolore e l’eccitazione frammentaria possono subire un’alchimia, divenendo esperienza dotata di senso e quindi integrabile. Questo è il nucleo della crescita psicologica.

Eppure, se questo contenitore viene segregato, isolato dal resto della vita emotiva e relazionale, diventa una realtà parallela.

La scissione, inizialmente un meccanismo di difesa necessario per sopravvivere all’intensità dell’esperienza, se si cristallizza, impedisce l’integrazione.

La verità necessaria, allora, non risiede necessariamente in una confessione esteriore, ma in un lavoro interiore di pensiero: la capacità di pensare l’esperienza nella sua interezza, di esaminarne le conseguenze, di tenerne insieme le contraddizioni senza fuggire.

Senza questo lavoro, l’esperienza rimane un nucleo non metabolizzato, potenzialmente distruttivo perché opera nelle tenebre dell’inconscio.

Il segreto non è una questione morale, ma una violenza alla coscienza.
Divide l’essere in entità separate: un sé che vive un’esperienza totale e un altro che recita una parte in un altro teatro esistenziale.
Questa divisione è conflitto.
E il conflitto interiore consuma un’enorme quantità di energia psichica, sottraendola alla presenza pura, all’osservazione non giudicante, all’amore che non sia fuga.

C’è il rischio di scambiare il risveglio, che è un ampliamento della coscienza, con un nuovo, potente attaccamento: l’estasi come evasione dalla grigia quotidianità.

La ricerca della verità, quindi, si rivela una necessità biopsichica. Non un dovere imposto dall’esterno, ma un imperativo interno di coerenza e integrità.

La verità è uno spazio di osservazione silenziosa del movimento interno totale: del desiderio, della paura, della gioia, della responsabilità.
Da questo spazio di consapevolezza può sorgere un’azione che non nasce dalla paura delle conseguenze o dalla brama di possesso, ma da una profonda accoglienza di ciò che è.

Onorare la vita che si risveglia significa rifiutare di tradirla abitando una menzogna, per quanto seducente e luminosa essa appaia nelle sue fasi iniziali.

La sfida è rimanere integri: permettere al corpo di essere ascoltato, alla mente di pensare con coraggio, alla coscienza di osservare senza fuga.

L’obiettivo non è la felicità garantita, ma la presenza integra. Nella totalità dell’essere presente, senza scissioni, l’esperienza può essere pienamente vissuta e trasformata in consapevolezza, anziché consumata in conflitto.

La prossima mossa deve essere a favore di questa totalità.

(A. Battantier, Mip Lab, 2/26, Il corpo, la mente e la ricerca della verità. Art by Stephen Stadif)



SOLE INGANNATORE Pioggia sui vetri, il tempo è scivolato via senza fare rumore. Cara Flavia, non credevo che potesse avv...
08/02/2026

SOLE INGANNATORE

Pioggia sui vetri, il tempo è scivolato via senza fare rumore. Cara Flavia, non credevo che potesse avvolgersi così in poco tempo. Non ce ne siamo quasi accorti, presi come eravamo a crescere. Per fare cosa? Per seguire una via che oggi non sappiamo nemmeno se sia quella che volevamo.
Abbiamo imboccato una strada per abitudine, o facile entusiasmo, forse per stanchezza. Magari il desiderio vero era altrove, in un vicolo che abbiamo ignorato. Chissà, il desiderio forse era un'altra via, ma il tempo non aspetta. Restano i ricordi: quelli belli, il sapore dolciastro della malinconia, l'odore della polvere nelle stanze chiuse.
Se siamo bravi a custodirli, nei momenti più bui ci danno un poco di tepore quando fuori il freddo si fa sentire.
Il sogno è un sole ingannatore, ma te ne accorgi dopo.
Il sogno è un sole ingannatore, Flavia. È un riflesso che inganna l'occhio. Ma è un trucco che si capisce solo alla fine, quando la luce inizia a calare.

(A. Battantier, Memorie di un amore, Mip Lab, 2/26. Art by Stephen Stadif)



CHI PARTE SA DA COSA FUGGE MA NON SA CHE COSA CERCA (Prenderla come viene o cercare disperatamente una rotta? Forse, que...
07/02/2026

CHI PARTE SA DA COSA FUGGE MA NON SA CHE COSA CERCA (Prenderla come viene o cercare disperatamente una rotta? Forse, quello che cerchiamo è la conferma di non essere soli in questa ricerca)

Lo ammetto, ho sorriso anche io, come Marta, quando Gaetano ha risposto con quella frase. Anche a me capita di cercare le parole degli altri quando le mie non bastano.

"Chi parte sa da cosa fugge ma non sa che cosa cerca."

Che sia detta da Lello o da Montaigne, in questa ricerca del "senso", credo che siamo tutti un po' dei fuggiaschi.

Si fugge dalla noia, dalla paura di non essere niente, dall'ansia che tutto scorra senza che tu riesca a prenderne un pezzetto in mano.

Si fugge dall'idea di un destino già scritto, come un copione che non hai scelto.

E poi arrivava mia madre, con la sua saggezza che ti spiazzava sempre al momento giusto: "La vita va presa come viene".

E io, naturalmente, rispondevo: "Allora io sono scemo. La piglio come viene ma, guarda caso, mi viene sempre una schifezza!".

Da una parte, l'accettazione, il prendere la vita come viene, il non farsi troppi problemi perché, in fondo, il mare è grosso e noi siamo in tanti a remare con le nostre barchette di cartone.

Dall'altra, la protesta, la ribellione di chi guarda quello che gli è capitato e sospetta che il destino, con lui, abbia un po' il senso di una commedia un po' ingiusta e un po' surreale.

E allora, che senso ha? Prenderla come viene o cercare disperatamente una rotta?
Il senso è nella destinazione da raggiungere, o nel modo stesso di viaggiare?

È in quel continuo, malinconico movimento tra l'accettazione e la protesta.
Tra il sorridere di ciò che sei e il sognare, appena appena, ciò che potresti essere.

Rosaria, la mia prof di storia dell'arte, parlava di malinconia attiva. Una tristezza che non è rassegnazione, ma un sentire profondamente le ferite del mondo, le sconfitte, le ingiustizie, e portarle addosso non come un peso morto, ma come una materia magmatica, che brucia e può trasformarsi in qualcos'altro. In un'arte, in una battuta, in un gesto d'amore.

In un modo per dire:
"Sì, forse è una schifezza, ma io ci faccio almeno una battuta a preparare la rivoluzione che prima o poi arriverà.
Anche quando tutto sembra suggerire di chiudersi.

L'amore come motore di cambiamento sociale.
Cercare il senso nelle relazioni, negli sguardi, nelle parole rubate.

Il senso della vita come atto creativo quotidiano, una poesia in movimento.
Prendi quello che viene, sì, ma non passivamente.
Prendilo, osservalo con i tuoi occhi ironici e dolenti, fallo tuo, trasformalo.

Anche se è solo per dire, a te stesso e a chi ti sta accanto: "Guarda che assurdo, guarda che bello, guarda che fatica. Siamo qui, comunque".

Forse, alla fine, quello che cerchiamo non è una risposta definitiva. È la conferma di non essere soli in questa ricerca.

È scoprire che Lello, Montaigne, mia madre e io, e te, stiamo tutti remando nella stessa direzione, anche se non abbiamo una mappa.

Basta sapere che l'altra barca è lì, e a volte ci si scambia un cenno, una frase rubata, un sorriso.

È lì, in quel riconoscimento, che per un attimo il senso si mostra.
E poi torna a nascondersi, lasciandoci quel brivido di malinconia e di vita, stretti insieme.

È un pensiero un po' sgangherato, lo so. Ma come diceva Gaetano, a volte si parla con le frasi degli altri. Perché le nostre, da sole, non bastano mai a contenere tutto il mistero.

(A. Battantier, Memorie di un amore, Memorie di un adolescente, Mip Lab, 2/26)

***
Marta:
Senti, ma come mai sei venuto via da Napoli?

Gaetano:
Ma sai, in fondo in fondo...sai...chi parte sa da cosa fugge ma non sa che cosa cerca.

Marta [sorridendo]:
Ma che fai, parli con le frasi degli altri?

Gaetano:
Perché, conosci a Lello, tu?

Marta:
E chi è Lello?

Gaetano:
Lello Sodano, chillu là bassino, 'nu poco... cu 'na faccia, tene 'nu [cerca di mimare le sue fattezze]...cioè la frase che hai detto…

Marta:
È di Montaigne!

(Ricomincio da tre, 1981, esordio alla regia di Massimo Troisi)




“Chi ha un perché per vivere può sopportare quasi ogni come.” (F. Nietzsche)
31/01/2026

“Chi ha un perché per vivere può sopportare quasi ogni come.” (F. Nietzsche)

17/01/2026

La tua stanza è vuota. Quel silenzio tra le pareti assorbe ogni cosa, persino il rumore del tuo respiro. Hai guardato fuori dalla finestra, il cielo è grigio, uniforme. E hai scritto quella frase. Non per dramma, ma come si constata un fatto: oggi piove. Non ci sono dei a tenderti la mano, né un disegno più grande in cui ogni tuo fallimento trova un senso. C'è solo questo: il freddo del vetro contro la tua fronte, il peso delle tue ossa, l’amaro in gola che sa di fine. Tu lo chiami fallimento. Io vedo solo l’estremo, disperato coraggio di una persona che è rimasta in piedi più a lungo di quanto credesse possibile. Non ti dirò che tutto andrà bene. Le bugie consolatorie sono monete false. Ti dirò invece che, in questo preciso istante, non devi essere forte. Puoi lasciare che la stanchezza ti travolga. Puoi sederti sul pavimento e aspettare che l’onda passi. L’importante è non stare lì, da sola, nell’odore di quella stanza. Chiama un amico. Non per parlare, se non ne hai voglia. Chiama qualcuno che venga a sedersi in silenzio, a scaldare l’aria con la sua semplice presenza. Che porti un tè, o un bicchiere di vino, e non faccia domande. L’abbraccio non è una promessa di salvezza. È solo calore contro il freddo. È un fatto, tangibile e bruto come il legno del pavimento sotto le tue dita. I tuoi genitori, che hai amato, sono assenti. Ma altri corpi, altre voci, esistono. Sono qui, adesso. Usali. Come un riparo temporaneo dalla tempesta. Domani sarà un altro giorno, forse uguale, forse diverso. Ma per stasera, concediti questo: farti semplicemente compagnia. Lascia che qualcuno ti stia vicino, nella comune, fragile condizione di essere vivi. (A. Battantier, Memorie di un amore, Mip Lab, 1/2026)

Indirizzo

Studio Corso Trieste: Via Bolzano 15 ; Studio Balduina: Via Lattanzio 15; Studio Formello: Via Monti Di Marvaiata 34
Rome
00198

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Laddove tutto è partito - Il racconto che ha dato vita al MIP

“Questa è la storia di un gruppo di ragazzini tra i 9 e gli 11 anni, che seppero creare una sfida per i boschi, trascorrendo l'estate tra il divertimento di cose perdute. Uno di loro, Emanuele Sepe, diventerà, in età adulta, un noto cronista sportivo. Biagio Verdini un avvocato di successo. Guido Guinetti, detto Guinness, un valente medico chirurgo nelle zone di guerra. I gemelli Pagliaccio hanno dato vita a una catena di ristoranti in America, creando alcune tra le app più note nel settore ristorazione. Azzurro, per tutti Azzù, diverrà una celebre cantante e violinista; a 30 anni cambierà sesso, ma non la sua genialità, regalando successi musicali in tutta Europa. Pion, infine, la ragazzina ecuadoriana con un solo paio di scarpe, conquisterà, per 4 volte consecutive, il titolo di campionessa mondiale dei 10 mila metri, rappresentando l'Italia. Ma come hanno fatto questi ragazzini a conquistare le vette più alte in ciascun campo? Quella del 1977 fu un'estate indimenticabile. Fu quando incontrarono il vecchio e burbero Mario Thompson Nati il quale, un poco alla volta, saprà guidarli verso il loro Modello Ideale di Persona". (M. Thompson Nati e i talenti nel bosco: storia di 6 ragazzini che entrarono nella leggenda, A. Battantier, 1996).