06/01/2026
COME IL PROFITTO COSTRUISCE UNA TRAPPOLA PERFETTA (L’importante è fare profitto. Le regole, la sicurezza, le persone sono secondarie)
Una trappola costruita con specchi luccicanti, musica assordante, bottiglie che brillano e la promessa di una notte indimenticabile. La porta si chiude alle vostre spalle. Solo allora, quando il fumo inizia a salire, vi accorgete che le finestre sono bloccate, le uscite sono strette e chi ha costruito quella gabbia è scappato con i vostri soldi, lasciandovi dentro.
Questo è ciò che è successo la notte di Capodanno a Crans-Montana, a “Le Constellation”.
Una trappola perfetta, progettata non da un mostro, ma da un sistema.
Un sistema che mette il profitto prima delle persone, che vede in giovani pieni di vita dei portafogli ambulanti, da spremere fino all’ultimo centesimo.
La trappola ha tre diversi ingranaggi.
Primo ingranaggio: L’avidità che restringe le porte. I proprietari del locale, schiacciati da affitti altissimi (40.000 franchi al mese!) in una città che vuole solo apparire ricca ed esclusiva, hanno fatto una scelta: invece di dire “basta”, hanno trasformato il locale in una bomba. Hanno allargato i tavoli per far entrare più gente. Per farlo, hanno ristretto la scala principale, fino a farla diventare un cunicolo di poco più di un metro. Perché? Per far posto a più clienti che spendono. La sicurezza è stata sacrificata sull’altare del fatturato. Quelle scale, dove i ragazzi si sono ammassati per scappare dal fuoco, sono state deliberatamente ridotte per fare più soldi.
Secondo ingranaggio: Le regole? Solo per finta.
La legge che vieta l’ingresso ai minorenni in certi locali dovrebbe proteggerli. Ma qui è stata usata come un’esca. “Portate un documento di un maggiorenne e vi facciamo entrare”, dicevano. Oppure: “Comprate una bottiglia di champagne da 250 franchi in otto e siete dentro!”.
Hanno trasformato una regola di sicurezza in un trucco per vendere. Hanno fatto sentire i ragazzi furbi, trasgressivi, mentre li portavano dentro come pecore al macello. Gli hanno fatto credere che valesse la pena di mettere 30 franchi a testa per un sorso di champagne e un po’ di fumo. Era tutto un teatro per incassare.
Terzo ingranaggio: Lo spettacolo della morte. Poi, lo “show”. Cameriere con elmetti e bottiglie pirotecniche sotto un soffitto di schiuma altamente infiammabile. Una fiammata, e quella schiuma si è trasformata in una pioggia di na**lm. Non c’era un estintore. L’uscita secondaria era sbarrata. Mentre i ragazzi erano lì, ubriachi dal ritmo, dall’alcol e dall’eccitazione, loro sapevano (o avrebbero dovuto sapere) che quel soffitto era una miccia. Ma le bottiglie pirotecniche facevano “figo”, attiravano gente. E la gente fa soldi.
La trappola si chiude.
Quando il fuoco è divampato, la trappola si è serrata. La scala stretta è diventata un collo di bottiglia. La gente in coda fuori, pensando che le fiamme fossero parte dello spettacolo, è addirittura entrata, bloccando ancor più la via di fuga. È il colpo di genio finale del sistema: ha usato lo stesso desiderio di divertimento, la “moda stupida” di essere nel posto giusto, per attirare dentro e impedire di uscire.
Allora, di chi è la colpa?
Non è colpa dei ragazzi se vogliono divertirsi. È umano, è giusto. La colpa è di chi ha costruito quella trappola.
Dei proprietari del locale, che hanno messo i soldi davanti a giovani vite.
Del padrone di casa, che chiedeva un affitto così alto da costringere a quelle follie.
Di un sistema, il liberismo sfrenato, che dice: L’importante è fare profitto. Le regole, la sicurezza, le persone sono secondarie. Se il mercato lo richiede, si stringono le scale. Se i ragazzi vogliono entrare, si chiude un occhio. Tutto è permesso, se si guadagna.
Anche i ragazzi, in questo sistema, sono considerati “consumatori”. Il loro valore è quanto spendono. La loro vita vale meno del rischio di fallire, di non pagare l’affitto, di non fare il soldo in più.
David Meier, 24 anni, sopravvissuto, ha detto una cosa potentissima: “Non meritiamo l’accusa di essere ragazzi. Chi non lo è più, non doveva tradirci”.
Ha ragione. sono stati traditi. Traditi dagli adulti che dovevano controllare. Traditi da un’idea del mondo che dice che il denaro è più importante della dignità umana.
Ragazzi, la prossima volta che andate in un locale, guardatevi intorno. Dov’è l’uscita? È larga? È bloccata? Il posto è troppo pieno? Vi fanno entrare anche se siete minorenni, magari facendovi comprare roba costosa? Quelle non sono “furbizie”, sono segnali d’allarme. Sono i denti della trappola.
Ma soprattutto, capite che quello che è successo in Svizzera non è un incidente. È la logica conseguenza di un mondo che ci spinge a comprare, consumare e apparire a tutti i costi. Un mondo che ci vende bottiglie pirotecniche in un locale di cartapesta.
Divertirsi non è sbagliato. Voler stare insieme non è sbagliato. Ma il sistema che trasforma il vostro desiderio di vita in un’occasione di morte, quello è criminale.
Onorate i vostri amici caduti in quella trappola capendo come è stata costruita. E non entrandoci mai più.
(A. Battantier, Memorie di un adolescente, Mip Lab, 1/25)