Fabio Di Pietro Osteopata

Fabio Di Pietro Osteopata In questo studio si effettuano trattamenti osteopatici e visite posturali, per la ricerca, causa e c

Lo studio si prefigge di trovare attraverso il trattamento manipolativo osteopatico, l'origine del problema e trovarne le cause che l'hanno generato.

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08/12/2025

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Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”

Oggi parliamo di un nervo che vive in una zona affollata e delicatissima. Piccolo, protetto dallo psoas, coinvolto nei movimenti del bacino, nei riflessi e persino.. in alcune sensazioni intime.

È il nervo genitofemorale, il nervo che non si vede, che pochi conoscono davvero.. ma che quando decide di lamentarsi, diventa impossibile ignorarlo.

Dolori inguinali? Fastidi anteriori dell’anca? Formicolii nella zona genitale?
Potrebbe essere proprio lui.

Dove sta?

Il nervo genitofemorale nasce dal plesso lombare, precisamente dalle radici L1–L2.

Il suo percorso è molto caratteristico: perfora il muscolo psoas e decorre sulla sua superficie anteriore, scende verso il legamento inguinale, si divide in due rami principali. Il ramo genitale passa attraverso il canale inguinale, innerva il cremastere e la cute dello scroto (nell’uomo) e le grandi labbra e il monte di Venere (nella donna).

Il ramo femorale scende sotto il legamento inguinale e innerva la cute della parte superiore e anteriore della coscia.

Anatomia complessa, zona delicata, clinica spesso ingannevole.

Che cosa fa?

Il genitofemorale è misto: sia sensitivo, sia motorio (parzialmente).

La funzione sensitiva si presenta nella cute del triangolo femorale, nella regione inguinale, e nello scroto/grandi labbra.

Tramite la funzione motoria innerva il muscolo cremastere (solo nell’uomo), responsabile del riflesso cremasterico (sollevamento del testicolo).

Quando funziona bene, mantiene sensibilità fine nella regione inguinale e partecipa a riflessi protettivi.

Come si lamenta?

La sofferenza del nervo genitofemorale può essere sorprendentemente intensa.. e confusa con molte altre condizioni.

Sintomi principali: dolore o bruciore nella zona inguinale, formicolio nella parte anteriore e superiore della coscia, sensazioni alterate nelle grandi labbra o nello scroto, ipersensibilità al contatto con indumenti stretti, dolore accentuato da estensione dell’anca e trigger sul decorso dello psoas.

Segno clinico famoso: assenza o riduzione del riflesso cremasterico (nell’uomo).

È tipicamente aggravato da iperestensione lombare, posture in accorciamento dello psoas, cicatrici addominali/inguinali, compressione da ernia inguinale, interventi chirurgici (ernia, taglio cesareo).

Ruolo nella vita quotidiana

Il genitofemorale partecipa a molte funzioni.. senza che ce ne accorgiamo: sensibilità della zona inguinale, equilibrio tra psoas e bacino, riflessi protettivi dei genitali, stabilità del movimento durante estensione dell’anca, percezione fine della parte alta della coscia.

È uno di quei nervi di cui non parli mai.. finché non si irrita.

Patologie e disfunzioni

Nevralgia genitofemorale (post-chirurgica o idiopatica), irritazione da psoas teso o ipertrofico, compressione da ernia inguinale, trauma diretto nella zona inguinale, complicanze post-cesareo, sindromi dolorose pelviche e neuropatie da stiramento o microtraumi.

Clinicamente è molto simile alle neuropatie del nervo ileoinguinale e ileoipogastrico, per questo la diagnosi differenziale è fondamentale.

Curiosità neurologica

Il nervo genitofemorale è uno dei rari nervi che passa davanti allo psoas, partecipa a un riflesso unico (cremasterico), cambia funzione tra uomo e donna, è frequentemente coinvolto in dolori inguinali.. ma quasi mai viene ricordato dai pazienti.

È la classica “diagnosi mancata” del bacino.

Approccio fisioterapico

Qui il fisioterapista può dare tantissimo: lavora sullo psoas con rilascio miofasciale indiretto, mobilità lombare, decompressione locale e controllo motorio. Con tecniche di neurodinamica del nervo, ovvero movimento combinato di anca, colonna lombare e inguine. Attraverso mobilizzazione del bacino per ridurre tensioni compressive.

Utile un piano di rieducazione posturale per evitare iperlordosi e ridurre compressione inguinale, con educazione e gestione del carico fondamentali dopo interventi chirurgici o cicatrici.

Il lavoro è spesso multidisciplinare con chirurgo generale, urologo, ginecologo, fisiatra.

Conclusione

Il nervo genitofemorale è uno dei più “timidi” del plesso lombare, ma quando si irrita sa diventare incredibilmente rumoroso.

Dolori inguinali, fastidi anteriori della coscia, riflessi alterati: a volte il protagonista è proprio lui.

Un piccolo nervo in un grande crocevia anatomico.

Ci vediamo martedì prossimo su Neurolandia.. perché quando i nervi parlano, noi impariamo ad ascoltarli. 🤗

Nota bene

Anche se a Neurolandia i nervi parlano.. la diagnosi medica la fa il medico. Quindi, se i sintomi ti fanno compagnia da troppo tempo, ascolta i segnali e confrontati con un neurologo o uno specialista medico. Noi siamo qui per spiegarti come funzionano le cose, ma la cura parte sempre da una valutazione sanitaria. E spesso, il fisioterapista è proprio il primo professionista sanitario a intercettare quei segnali e indirizzare nel modo giusto. 👏

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08/12/2025

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È lunedì.. ed eccoci pronti con un nuovo episodio di “Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorriso!” 😁

Oggi entriamo in un tunnel.. uno vero, anatomico, profondo e importantissimo: il canale di Hunter, noto anche come canale degli adduttori!

Non si vede, non si sente, non lo nomina quasi nessuno.. eppure è una delle vie di passaggio più importanti del nostro corpo. È come un tunnel nascosto in una città: tutti ci passano, nessuno se ne accorge. Benvenuto nel canale degli adduttori!

Cos’è e dov’è?

Il canale di Hunter è un corridoio fibro-muscolare situato al centro della coscia, nella regione antero-mediale.

È delimitato sul lato anteriore dal vasto mediale, sul lato posteriore dall'adduttore lungo e adduttore grande e sul tetto dalla lamina sartoriale (fascia del sartorio)

Parte dal triangolo femorale e arriva fino allo iato adduttorio, lo sbocco nel popliteo. In pratica: un tunnel che porta la circolazione dalla parte anteriore della coscia.. dietro il ginocchio.

Cosa contiene?

Dentro ci passa una vera “carovana VIP”: arteria femorale superficiale, che diventa poplitea dopo il tunnel, vena femorale, nervo safeno e ramo del nervo femorale al vasto mediale.

È il punto chiave di transito tra sistema vascolare anteriore e posteriore della gamba.

Funzionamento buffo

Immagina il canale di Hunter come il tunnel del Gran Sasso: entra da una parte, esce dall’altra, ma sotto c’è mezzo mondo che lavora. E se si crea traffico (compressioni), si blocca tutto: circolazione, sensibilità, perfino forza muscolare!

Curiosità scientifica

In chirurgia vascolare, qui si trattano aneurismi o stenosi dell’arteria femorale. In anestesia, il blocco del nervo safeno viene fatto proprio nel canale di Hunter. In fisioterapia, la compressione del nervo safeno può dare dolore o parestesie alla parte interna del ginocchio e della gambe e spesso viene scambiata per tendinite della zampa d’oca.

Nella vita di tutti i giorni

Il canale di Hunter lavora quando cammini, corri, fai squat, ti inginocchi e sali le scale.. perché la circolazione deve adattarsi ai continui cambi di posizione tra anca e ginocchio. Un piccolo tunnel con una grande responsabilità!

Parole complicate, spiegate semplici

Iato adduttorio: apertura distale del canale da cui esce l’arteria.

Vasto mediale: parte interna del quadricipite.

Adduttore lungo e grande: muscoli che avvicinano la coscia alla linea mediana.

Nervo safeno: ramo sensitivo del femorale per la gamba interna.

Come può soffrire?

Compressione del nervo safeno (formicolii interni al ginocchio), ischemie dell’arteria femorale (sintomi da sforzo o claudicatio), esiti post-traumatici (cicatrici che restringono il canale) e tensioni fasciali (limitano il gliding dei vasi).

Momento educativo leggero

Mantieni morbida la zona dell’adduttore e mobile l’anca. Lavora sul vasto mediale in modo funzionale. Evita pressioni eccessive sull’interno coscia. Se senti “punture” o “correnti” mediali al ginocchio.. ricordati del nervo safeno nel canale di Hunter.

Conclusione con sorriso

La prossima volta che pensi al femore, agli adduttori o al ginocchio.. ricordati che sotto tutto questo c’è un tunnel nascosto che fa scorrere vita, sangue e segnali.
Il canale di Hunter: il “metro” interno della coscia che non si ferma mai!

Ci vediamo lunedì prossimo con un’altra meraviglia anatomica.. sempre con il sorriso!😁

18/11/2025

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!” 🤩

Oggi vi portiamo a conoscere un nervo.. che ama viaggiare. Un po’ cervello, un po’ cuore, un po’ intestino.

È il nervo vago, il decimo nervo cranico, e attraversa il corpo come una lunga autostrada che collega la mente al corpo.. e viceversa.

È il simbolo dell’equilibrio, della calma, della connessione profonda tra respiro, emozione e salute. E sì.. quando è in forma, ci fa vivere meglio. Quando è stressato, ce lo fa sentire ovunque.

Dove sta?

Il nervo vago (X nervo cranico) nasce nel bulbo (midollo allungato), all’interno del tronco encefalico.

Da lì, inizia il suo viaggio discendente: esce dal cranio attraverso il forame giugulare. Scende nel collo, all’interno della guaina carotidea, insieme a carotide e giugulare interna. Entra nel torace, dove invia rami al cuore e ai polmoni. Prosegue nel mediastino, attraversa il diaframma e raggiunge i visceri addominali (stomaco, intestino, fegato, pancreas).

Un vero viaggio viscerale, e il suo nome, vagus, significa proprio “errante”.

Che cosa fa?

Il nervo vago è misto, ma la sua funzione principale è parasimpatica, cioè quella che calma, rallenta e regola.

Funzioni principali

Rallenta il battito cardiaco e regola la pressione arteriosa. Favorisce la digestione stimolando la secrezione gastrica e la motilità intestinale. Regola la respirazione (controllo del ritmo respiratorio). Trasmette informazioni dai visceri al cervello (afferente viscerale). Partecipa alla deglutizione e fonazione (innervando faringe e laringe). Modula le emozioni, grazie ai suoi collegamenti con il sistema limbico.

In altre parole: il nervo vago è il cavo USB tra corpo e cervello.

Come si lamenta?

Quando il nervo vago è irritato, compresso o disfunzionale, può dare sintomi multisistemici, perché.. ovunque vada, regola qualcosa.

A livello cardiaco: tachicardia o bradicardia, palpitazioni, senso di svenimento. A livello respiratorio: sensazione di “respiro corto”, difficoltà a fare respiri profondi. A livello digestivo: nausea, gonfiore, digestione lenta, reflusso, stitichezza. A livello emotivo: ansia, agitazione, disturbi del sonno, iperattivazione da stress. A livello faringeo/laringeo: difficoltà nella deglutizione, voce rauca o affaticata.

In caso di irritazione cervicale o disfunzioni fasciali toraciche, anche il vago può risentirne.

Ruolo nella vita quotidiana

Il nervo vago è il protagonista del “sistema nervoso della calma”. Si attiva quando respiri profondamente, mediti o ti rilassi, ti senti al sicuro o in connessione con qualcuno, ridi o canti (sì, anche questo stimola il vago!) e quando ti sdrai dopo un pasto e senti “il corpo che digerisce”.

È anche l’asse della cosiddetta teoria polivagale, secondo la quale il vago regola il nostro stato di sicurezza, difesa o collasso.

Patologie e disfunzioni

Disautonomie vagali (tachicardia, ipotensione, sincopi vasovagali), dispepsie e reflusso vagale, alterazioni del tono vagale da stress cronico, disturbi della deglutizione o fonazione per coinvolgimento del ramo laringeo, disturbi viscerali funzionali (colon irritabile, gastrite da stress).

Curiosità neurologica

Il nervo vago è il principale attore della connessione mente-corpo. Non a caso, stimolarlo (anche con dispositivi medici) è oggi una terapia per l’epilessia, la depressione e l’emicrania cronica.

E sì: anche ridere, cantare, respirare profondamente o abbracciare sono forme di “stimolazione vagale naturale”. Quando dici “mi sento in pace”, spesso è il tuo nervo vago che ti ringrazia.

Approccio fisioterapico

Il fisioterapista può agire sul nervo vago in modo indiretto ma potente, tramite educazione respiratoria e posturale per favorire il tono vagale, tecniche di respirazione lenta e diaframmatica, terapie manuali sul collo, torace e diaframma.

Utili anche esercizi cranio-cervicali e mobilità fasciale, lavoro sullo psoas e sul diaframma, con cui il vago condivide una stretta connessione neurofasciale, rieducazione somato-emozionale, per integrare stress, postura e respiro.

Conclusione

Il nervo vago è il filosofo del corpo umano: ascolta tutto, collega tutto e sa riportare calma dove c’è caos. È il motivo per cui un respiro profondo può cambiare un’emozione.. e un’emozione può cambiare il battito.

Quindi, la prossima volta che ti senti agitato, fai un respiro profondo e pensa al vago: probabilmente è già lì, che lavora per te. 🫶

Ci vediamo martedì prossimo su Neurolandia.. perché quando i nervi parlano, noi impariamo ad ascoltarli. 🤗

Nota bene

Anche se a Neurolandia i nervi parlano.. la diagnosi medica la fa il medico. Quindi, se i sintomi ti fanno compagnia da troppo tempo, ascolta i segnali e confrontati con un neurologo o uno specialista medico. Noi siamo qui per spiegarti come funzionano le cose, ma la cura parte sempre da una valutazione sanitaria. E spesso, il fisioterapista è proprio il primo professionista sanitario a intercettare quei segnali e indirizzare nel modo giusto. 👏

05/11/2025

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”

Oggi ci occupiamo di un nervo che.. fa respirare! Letteralmente.

È il nervo frenico, il vero “direttore d’orchestra” del diaframma, quel muscolo tanto amato dai fisioterapisti (e anche dai polmoni). Senza di lui, il respiro si ferma. Ma spesso non lo conosce quasi nessuno.

Preparati a un tuffo nel torace.. e a scoprire un nervo più vitale di quanto pensi.

Dove sta?

Il nervo frenico nasce dal plesso cervicale, più precisamente dalle radici spinali C3, C4 e C5 (ricordino utile: “C3, 4, 5 keep the diaphragm alive”).

Decorre anteriormente al muscolo scaleno anteriore, nel collo; scende verso il torace, attraversando lo sbocco superiore del torace. Entra nel mediastino, passa davanti all’ilo polmonare e raggiunge il diaframma, dove si divide in rami terminali.

Ha due nervi simmetrici (destro e sinistro), ma con decorso leggermente diverso per via della posizione del cuore e del fegato.

Che cosa fa?

Il nervo frenico è prevalentemente motorio, con qualche ramo sensitivo. Controlla il diaframma, principale muscolo della respirazione. Invia segnali motori per ogni inspirazione attiva. I rami sensitivi innervano pleura, pericardio, peritoneo diaframmatico e capsula epatica (in parte).

Senza il suo comando, il diaframma non si muove: addio respiro spontaneo.

Come si lamenta?

Una lesione o irritazione del nervo frenico può causare paralisi diaframmatica (monolaterale o bilaterale), difficoltà respiratoria (dispnea soprattutto da sdraiati), singhiozzo persistente (spasmo riflesso del nervo), dolore riferito alla spalla o al collo (per via dell’origine cervicale e dell’innervazione della pleura).

Attenzione: il dolore diaframmatico può “ingannare” e sembrare un dolore cervicale o scapolare.

Ruolo nella vita quotidiana

Ogni tuo respiro passa da lui. Anche adesso, mentre leggi. Quando respiri profondamente, sbadigli, tossisci, fai un esercizio diaframmatico o ti emozioni.. il nervo frenico è lì, al lavoro.

E quando è disturbato, ogni movimento toracico può diventare faticoso.

Patologie e disfunzioni

Paralisi del diaframma per trauma, chirurgia toracica, patologie neurologiche (es. sclerosi laterale amiotrofica) ma anche irritazione da processi infiammatori (pleurite, pericardite, subfrenite), compressione cervicale (ernie, spondilosi, traumi a livello C3–C5) e singhiozzo cronico per irritazione riflessa.

Curiosità neurologica

Il nervo frenico può essere stimolato manualmente in alcuni approcci fisioterapici per facilitare la respirazione diaframmatica, specialmente dopo interventi chirurgici toracici o in riabilitazione post-COVID.

E.. il singhiozzo è un’aritmia respiratoria causata proprio da scariche involontarie del frenico!

Approccio fisioterapico

Il lavoro sul nervo frenico può essere indiretto ma efficace, attraverso la rieducazione respiratoria (respirazione diaframmatica guidata), alcune tecniche manuali di mobilizzazione toracica e viscerale, il trattamento della cervicale alta (zona di origine del nervo) mobilità del torace e del diaframma post-chirurgica e anche lavorando sullo psoas, con cui condivide stretti rapporti fasciali.

In caso di paralisi monolaterale, si lavora sul compenso respiratorio e sulla postura globale.

Conclusione

Il nervo frenico non si vede.. ma si sente, eccome se si sente! Ogni respiro è un suo piccolo capolavoro.

Se un giorno il respiro ti sembra più corto o fatichi a inspirare profondamente, forse il nervo frenico ti sta chiedendo attenzione. Non ignorarlo.

Respira, ascolta, rallenta.

Ci vediamo martedì prossimo su Neurolandia.. perché quando i nervi parlano, noi impariamo ad ascoltarli. 🤗

Nota bene

Anche se a Neurolandia i nervi parlano.. la diagnosi medica la fa il medico. Quindi, se i sintomi ti fanno compagnia da troppo tempo, ascolta i segnali e confrontati con un neurologo o uno specialista medico. Noi siamo qui per spiegarti come funzionano le cose, ma la cura parte sempre da una valutazione sanitaria. E spesso, il fisioterapista è proprio il primo professionista sanitario a intercettare quei segnali e indirizzare nel modo giusto. 👏

24/10/2025

Tutti pensano che gli adduttori servano solo per chiudere le gambe.

Falso: il grande adduttore è il muscolo più frainteso del corpo, perché fa molto di più che “stringere le cosce”.

Guarda l’immagine: non è un solo muscolo, ma due in uno. La porzione pubofemorale (in blu) è più anteriore e lavora da flessore, la porzione ischiocondilare (in rosso) è più posteriore e agisce da estensore. In pratica, è un muscolo che cambia funzione a seconda della posizione dell’anca.

Per chi non è del mestiere: è come un elastico con due anime opposte, che decide se spingerti o tirarti in base a come ti muovi.

Per i colleghi clinici: parliamo di un muscolo biarticolare con duplice innervazione (otturatorio e tibiale del nervo sciatico), ponte funzionale tra catene anteriori e posteriori, fondamentale nella stabilità pelvica e nel controllo eccentrico durante l’appoggio monolaterale.

E quindi? Significa che dolore inguinale, pubalgia o tensione posteriore non vanno mai letti in modo isolato: dietro c’è un muscolo camaleontico che lavora su due fronti.

Qualcuno dirà: “parli di catene miofasciali, di doppia innervazione.. paroloni”.

Tradotto: il grande adduttore è il muscolo che non sa scegliere da che parte stare, e proprio per questo tiene insieme il bacino.

La buona notizia? Se impari a farlo lavorare bene, la tua anca ringrazia, la schiena respira e la camminata diventa finalmente.. simmetrica.

19/10/2025

Finalmente è martedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”

Avete mai pensato a quante volte al giorno sorridete, sbadigliate, strizzate gli occhi, oppure fate una smorfia di fastidio? Ecco: dietro a tutto questo c’è un solo nervo. Il nervo facciale. Il più teatrale tra i nervi cranici.

Dirige la mimica, orchestra il pianto e.. condisce la lingua di sapore. Ma attenzione: è anche delicato, e quando si blocca.. si nota subito.

Dove sta?

Il nervo facciale (VII nervo cranico) nasce nel tronco encefalico, più precisamente nel ponte, e da lì esce dal meato acustico interno insieme al nervo vestibolo-cocleare,, attraversa il canale facciale all’interno dell’osso temporale (un labirinto osseo delicatissimo!). Emerge dal forame stilomastoideo, si ramifica nella parotide (senza innervarla!), e si divide in 5 rami terminali: temporale, zigomatico, buccale, mandibolare, cervicale.

Che cosa fa?

Il nervo facciale è motore, ma anche sensitivo e parasimpatico.

Funzione motoria principale

Controlla tutti i muscoli della mimica facciale, innerva anche muscoli come stapedio (orecchio medio), ventre posteriore del digastrico, muscolo stiloioideo, permettendo di chiudere l’occhio, sorridere, gonfiare le guance, arricciare il naso, ecc.

Funzione sensitiva speciale

Porta le fibre gustative dei 2/3 anteriori della lingua (tramite la corda del timpano).

Funzione parasimpatica

Stimola le ghiandole lacrimali, sottomandibolari e sottolinguali, contribuendo alla produzione di lacrime e saliva.

Come si lamenta?

Quando il facciale soffre, non passa inosservato.

Paralisi facciale periferica (es. di Bell): metà volto che “cade”, occhio che non si chiude, bocca che pende, iperacusia (suoni percepiti più forti), se è coinvolto il muscolo stapedio, alterazione del gusto nei 2/3 anteriori della lingua, occhio secco o lacrimazione continua, a seconda della lesione, difficoltà a sorridere, arricciare il naso, gonfiare le guance, esprimere emozioni col volto.

Se la lesione è centrale (es. ictus), i segni sono diversi: la fronte si salva, perché riceve fibre bilaterali.

Ruolo nella vita quotidiana

Il facciale è il nostro biglietto da visita emozionale: comunica felicità, rabbia, tristezza, disagio, permette di mangiare e gustare, ci protegge (strizzando gli occhi o chiudendoli), aiuta nella fonazione e nell’articolazione di alcune consonanti, stimola lacrimazione e salivazione.. mica poco per un solo nervo!

Patologie e disfunzioni

Paralisi di Bell (idiopatica o post-virale): forma più comune, spesso a insorgenza acuta, generalmente monolaterale, recuperabile.

Neurite da Herpes Zoster (Sindrome di Ramsay Hunt): paralisi associata ad eruzione vescicolare auricolare.

Tumori del parotide o neuromi acustici: compressione del nervo nel suo decorso.

Traumi cranici o chirurgici (parotidectomie, otiti croniche, fratture temporali).

Ictus: colpisce solo la parte bassa del volto controlaterale.

Curiosità neurologica

Il nervo facciale non innerva la parotide, anche se ci passa dentro! È uno dei nervi più lunghi e tortuosi tra i cranici: il suo decorso osseo è davvero articolato. È l’unico nervo cranico ad avere una funzione così espressiva e visibile. In alcune culture, la paralisi del facciale è vissuta con forte impatto sociale ed emotivo, perché toglie la “voce” del volto.

Approccio fisioterapico

Nel trattamento delle paralisi facciali periferiche (es. di Bell), l’intervento fisioterapico può includere: educazione al recupero spontaneo (80-85% dei casi migliorano entro 3 mesi), taping neuromuscolare e stimolazione propriocettiva del volto, massaggio facciale drenante e mobilizzazioni dolci dei muscoli mimici, esercizi mirati di simmetria, coordinazione e movimento facciale (smorfie controllate, mirror therapy), tecniche di rilassamento e controllo dell’ansia, lavoro sulla chiusura palpebrale, importante per prevenire danni alla cornea.

In alcuni casi, stimolazione elettrica mirata, ma con grande cautela.

Attenzione: evitare movimenti forzati e gesti ripetitivi errati che possano favorire sinchinesie (movimenti involontari anomali) o peggiorare l’asimmetria.

Conclusione

Il nervo facciale è il regista silenzioso di ogni nostra emozione. Lavora senza rumore.. ma quando manca, lo si nota. È il nervo del sorriso, della lacrima, del sapore e del pianto.

Rispettiamolo, ascoltiamolo, e se smette di recitare.. diamogli il tempo e gli strumenti per tornare in scena.

Ci vediamo martedì prossimo su Neurolandia.. perché quando i nervi parlano, noi impariamo ad ascoltarli. 🤗

Nota bene
Anche se a Neurolandia i nervi parlano.. la diagnosi medica la fa il medico. Quindi, se i sintomi ti fanno compagnia da troppo tempo, ascolta i segnali e confrontati con un neurologo o uno specialista medico. Noi siamo qui per spiegarti come funzionano le cose, ma la cura parte sempre da una valutazione sanitaria. E spesso, il fisioterapista è proprio il primo professionista sanitario a intercettare quei segnali e indirizzare nel modo giusto. 👏

07/10/2025

Finalmente è martedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”

Ci sono nervi che controllano muscoli potenti.. e poi ci sono quelli che osservano tutto e non dicono niente, finché non li tocchi. Il nervo surale è uno di questi: silenzioso, ma presente. Sensibile, ma resistente. E quando lo pizzichi.. lo senti eccome.

Dove sta?

Il nervo surale è un nervo puramente sensitivo, che nasce dalla fusione di due rami: il ramo comunicante del nervo tibiale (ramo surale mediale) e il ramo comunicante del nervo peroniero comune (ramo surale laterale).

Dopo la loro unione (spesso a livello del terzo distale di gamba), il nervo surale decorre lungo il versante posteriore-laterale del polpaccio, attraversa il tendine di Achille e si dirige verso la regione laterale del piede, terminando vicino al malleolo laterale.

Che cosa fa?

Il nervo surale è un nervo cutaneo sensitivo, che si occupa della sensibilità tattile e termica della regione postero-laterale della gamba, della sensibilità della caviglia laterale e della parte esterna del piede, contribuendo al riconoscimento di stimoli nocicettivi e termici in queste zone.

Non controlla alcun muscolo, ma è essenziale per dare feedback sensoriale su pressione, dolore, freddo, calore e contatto.

Come si lamenta?

Quando il nervo surale è irritato, intrappolato o leso, può causare sintomi come formicolio, bruciore o dolore urente nella parte posteriore o laterale del polpaccio, parestesie attorno al malleolo esterno e al margine esterno del piede, ipoestesia o anestesia parziale lungo il suo territorio, e fastidio che peggiora con scarpe strette, appoggio prolungato o compressione diretta.

Un dolore al margine esterno del piede non sempre è un problema di appoggio plantare: a volte è una voce sensitiva inascoltata.

Ruolo nella vita quotidiana

Ogni volta che cammini a piedi nudi su ghiaia, indossi calzature strette o rigide, allacci scarpe da trekking o da calcio, hai crampi o tensioni al polpaccio, o fai un massaggio profondo sul tricipite surale.. il nervo surale potrebbe intervenire, protestare o segnalare qualcosa.

È spesso coinvolto in sport di endurance (running, ciclismo, calcio), e viene anche usato come nervo donatore in alcuni interventi di microchirurgia nervosa.

Patologie e disfunzioni

Ce ne sono diverse, come l'intrappolamento o compressione del nervo surale (es. da aderenze fasciali, cicatrici o tendiniti), sindrome compartimentale della gamba posteriore, neuroma del surale (trauma o lesioni iatrogene), neurite sensitiva idiopatica o post-infettiva, conseguenze chirurgiche (sutura del tendine d’Achille, prelievi nervosi, fratture perone distale), e disordini sensitivi post-allenamento (DOMS con componente nervosa associata).

🔬 Curiosità neurologica

Il nervo surale è spesso usato come punto di riferimento per studi di conduzione nervosa (ENG). Viene anche usato come nervo donatore in chirurgia ricostruttiva per innervare altre aree. In anatomia, la sua origine può variare molto: a volte la fusione dei due rami avviene molto prossimalmente, altre volte non avviene affatto!

Approccio fisioterapico

Il trattamento fisioterapico per disturbi legati al nervo surale può includere mobilizzazioni neurodinamiche (nervo surale glide/sliders), tecniche fasciali e miofasciali mirate alla zona gastrocnemio-laterale e regione peronea.

Importante eseguire una valutazione biomeccanica del piede e della scarpa (es. drop troppo alto o basso), lavoro di decompressone posturale del polpaccio, educazione al carico, al recupero e all’uso di calzature ergonomiche, rinforzo e stretching del tricipite surale solo se non irritativo.

Conclusione

Il nervo surale è il testimone sensitivo silenzioso della tua camminata. Non si muove, ma sente tutto. Non comanda muscoli, ma ti avverte quando qualcosa non va.
Trattalo bene, liberalo da pressioni inutili, e lui ti ricambierà con una percezione chiara, sicura e funzionale.

Ci vediamo martedì prossimo su Neurolandia.. perché quando i nervi parlano, noi impariamo ad ascoltarli. 🤗

Nota bene

Anche se a Neurolandia i nervi parlano.. la diagnosi medica la fa il medico. Quindi, se i sintomi ti fanno compagnia da troppo tempo, ascolta i segnali e confrontati con un neurologo o uno specialista medico. Noi siamo qui per spiegarti come funzionano le cose, ma la cura parte sempre da una valutazione sanitaria. E spesso, il fisioterapista è proprio il primo professionista sanitario a intercettare quei segnali e indirizzare nel modo giusto. 👏

01/10/2025

“Devo rinforzare l’addome.”

Ma l’addome non è il centro. È la conseguenza.

Ci hanno insegnato a fare addominali, plank, crunch e vacuum.. ma nessuno ci ha mai spiegato chi tiene davvero in piedi il corpo quando stai fermo.

Spoiler: non è il “six pack”. È una rete profonda, silenziosa, multidirezionale.

Questa immagine, se la guardi bene, mostra il cuore nascosto della postura.

Cosa vediamo?

Multifido: l’anello di sicurezza tra una vertebra e l’altra.
Trasverso dell’addome: la fascia naturale che tiene dentro gli organi e fuori la pressione.
Quadrato dei lombi: il ponte tra torace, pelvi e diaframma.
Ileo-psoas: il cavo di trazione che collega il tronco alle gambe.
Diaframma: il tetto del core.
Pavimento pelvico: il pavimento del core.
Obliqui, interni ed esterni: le guide rotazionali della stabilità.

Questa non è una mappa muscolare.
È l’impalcatura che tiene insieme il tuo respiro, il tuo bacino e il tuo dolore lombare.

Doppia lettura

Livello 1 – per pazienti

Non devi “avere gli addominali”.
Devi attivare il core profondo, quello che non si vede allo specchio ma si sente quando respiri, ti alzi dal letto o resti in piedi per ore.
Allenare solo il retto dell’addome è come mettere un bel tappeto.. in una casa senza fondamenta.

Livello 2 – per clinici

Questa immagine parla chiaro: la stabilità non è una questione di forza ma di integrazione. Il core non è un distretto, è un sistema di gestione pressoria e di continuità mio-fasciale. Parlare di “rinforzo del core” senza coinvolgere diaframma, pavimento pelvico, multifido, trasverso e lavorare sulla strategia pressoria.. è allenamento estetico travestito da posturale.

E quindi?

Quando un paziente ha dolore lombare o instabilità pelvica, chiediti: "quanti di questi muscoli sono coinvolti nella strategia di compenso?" E soprattutto: "gli sto insegnando a lavorare.. o solo a contrarsi?"

“Ma io faccio già gli addominali a fine allenamento.”

Certo.

Come mo***re l’airbag su una macchina senza freni. La vera sicurezza posturale è nascosta, profonda, intelligente.

E si attiva quando respiri, non quando spingi. 🤗

Indirizzo

Via Marco Celio Rufo 65, Via Dei Due Ponti, 115 Roma
Rome
00175ROMA

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