26/03/2026
Come faccio a mantenere questa pratica accessibile, senza difendermi — senza riservare questa trasmissione solo a chi già conosce il linguaggio?
Questa domanda mi arriva nei giorni in cui sono sulla difensiva. La versione più profonda e radicale è un’altra: cosa deve essere già presente in chi incontro, affinché io possa accompagnarlo ad attraversare i suoi limiti?
Perché se ho di fronte una persona completamente analfabeta dal punto di vista della grammatica sensoriale, il suo sistema nervoso risponderà prima di riaprire la memoria delle parole concordate insieme nel colloquio. Anche se ha capito tutto. Anche se ha accettato tutto.
Il corpo sa solo ciò che ha vissuto. Si muoverà da lì. Non per malizia. Per alfabeto.
Per questo al telefono cerco tre ingredienti: fiducia, curiosità, e la capacità di entrare in un corpo in nudità non associato alla s€ssualità. Non come concetti — come attitudini gia’ abitate, anche solo in parte.
Quando arriva qualcuno con un vocabolario sensoriale ed emotivo ristretto la lentezza diventa maestra. Il tocco si fa minimo. Abbasso al minimo la luce, e l’ascolto diventa respiro che mi ancora alla danza.
Cerco la fessura — quel secondo in cui il sistema smette di organizzarsi secondo lo schema noto e diventa permeabile. Anche solo per un secondo perché il corpo integra attraverso questa immersione.
Qualcosa accade, ne sono testimone, tuttavia ho imparato che un sistema molto condizionato ha bisogno di un altro lavoro, prima di entrare qui.
E va bene cosi.
Non metto mai in discussione questa pratica. Oscillo nella mia umanità — ma su un perno fermo: la trasmissione dello Yoga del Tocco, del Ta**ra non-duale. Portarla a tutti i livelli è anche la mia atikrama — andare oltre il senso del giudizio, il mio incluso.
La mia disponibilità verso l’altro parte da dentro. È la bussola più importante che ho.
Con tanta gratitudine,
Alessia Lus
Www.Ilrisvegliodishakti.com
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