11/04/2026
Ocse:
la spesa per la non autosufficienza crescerà fino al 2050, in alcuni Paesi anche oltre il 2% del Pil
Un nuovo rapporto prevede un aumento significativo della long-term care in tutti i Paesi Ocse: la spesa pubblica potrebbe crescere in media tra +1 e +2 punti di Pil entro il 2060, spinta dall’invecchiamento e dal calo dell’assistenza familiare
La spesa per l’assistenza a lungo termine è destinata a crescere in modo strutturale e continuo nei prossimi decenni in tutti i Paesi OCSE, diventando una delle principali sfide per la sostenibilità dei sistemi di welfare. È quanto emerge dal rapporto “Future long-term care expenditure trajectories across OECD countries”, che analizza l’evoluzione della domanda e dei costi fino al 2050-2060. Secondo le proiezioni, la spesa pubblica per la long-term care aumenterà in media tra +1 e +2 punti percentuali di Pil entro il 2060, con forti differenze tra Paesi. In alcuni scenari, quelli con maggiore invecchiamento della popolazione, l’incremento può essere ancora più elevato. L’aumento è guidato da tre fattori principali: crescita della popolazione anziana, aumento della quota di persone non autosufficienti e riduzione del supporto informale familiare, che oggi copre ancora una parte significativa dei bisogni assistenziali.
Il rapporto segnala che in molti Paesi Ocse oltre un terzo dell’assistenza agli anziani non autosufficienti è ancora fornita da caregiver informali, un modello destinato a ridursi nei prossimi decenni per effetto dell’invecchiamento dei caregiver stessi e della maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro. Sul piano economico, la spesa per la long-term care è destinata a diventare una voce sempre più rilevante dei bilanci pubblici: in diversi Paesi passerà da valori attorno all’1-2% del Pil attuale a livelli prossimi o superiori al 3-4% entro il 2060, a seconda degli scenari demografici e di policy.
Il documento sottolinea inoltre che senza riforme strutturali, la pressione sul sistema rischia di aumentare rapidamente già nei prossimi vent’anni, con un’accelerazione significativa dopo il 2035, quando la quota di popolazione over 80 crescerà in modo più marcato.
Entro il 2050, si prevede che la spesa pubblica per le pensioni aumenterà dall’8,8% al 10% del PIL, mentre la spesa pubblica per la sanità passerà dal 5,5% all’8,8% del PIL. Date queste pressioni prevedibili, i governi necessitano di strategie a lungo termine per garantire la sostenibilità dei sistemi di LTC. Tra le priorità principali figurano la previsione della domanda futura, l’espansione e il sostegno della forza lavoro, il miglioramento della produttività e l’allineamento delle riforme dell’assistenza a lungo termine con gli sforzi più ampi volti a gestire l’aumento dei costi pensionistici e sanitari. L’analisi degli scenari – che comprende le pressioni sui costi, l’invecchiamento in salute e i guadagni di produttività – evidenzia l’importanza delle scelte politiche nel plasmare le traiettorie di spesa.
Tra le leve indicate per contenere l’impatto economico figurano l’innovazione organizzativa dei servizi, l’integrazione tra assistenza sanitaria e sociale, e l’aumento della produttività del lavoro di cura, storicamente uno dei settori meno automatizzabili. Nel complesso, l’Ocse delinea uno scenario in cui la long-term care passerà da componente relativamente stabile del welfare a uno dei principali driver della spesa pubblica, con implicazioni profonde per la sostenibilità dei sistemi sanitari e sociali europei