Consulenze Sessuologiche e Psicologiche

Consulenze Sessuologiche e Psicologiche Dottoressa Teresa Cocchiaro - Psicoterapeuta Sessuologa
Richiedi una consulenza Online, via email o Rivolgersi ad un terapeuta richiede coraggio.

La pagina nasce con l’intento di promuovere il benessere psicologico delle persone, con la pubblicazione di post, articoli,link di interesse psicologico e sessuologico. Il fornire materiale che permetta di stimolare le capacità di autoriflessione è di fondamentale importanza in quanto concede ai lettori la possibilità di riflettere sulla propria vita, su cosa ha funzionato e cosa no. La consapevolezza dell’ ombra è alla base di un armonico sviluppo psicologico. Durante l’esistenza può succedere che la persona possa incappare in periodi bui, avvertire il bisogno di rimettere in discussione un equilibrio che non funziona più. In questo caso subentra la necessità di rivolgersi ad un professionista che, con la sua esperienza, accompagni la persona nel suo viaggio introspettivo, cercando di dare un senso a quel dolore, a quell’ansia, a quel panico a quella tristezza che rendono la persona immobile ed incapace di procedere da sola. Il cambiamento è lento e doloroso. Non serve scoraggiarsi, rinunciare. Dobbiamo sempre ricominciare da quel poco o tanto di positivo che rimane. Oltre a problematiche inerenti la sfera psicologica:

- disturbi d’ansia;
- panico;
- depressione;
- dipendenza affettiva;
- problemi di coppia e familiari,

la pagina offre la possibilità di richiedere delle consulenze sessuali. Quando la sessualità si blocca o diventa un problema compromette la vita relazionale emotiva ed affettiva delle persone. I disturbi inerenti la sfera sessuale si dividono in disturbi sessuali maschili:
- disfunzione erettile;
- eiaculazione precoce;
- disturbo del desiderio

e disturbi sessuali femminili:

- disturbi del desiderio sessuale;
- disturbi dell’ eccitazione;
- disturbi dell’orgasmo;

In conclusione questa pagina oltre allo scopo divulgativo ed informativo offre la possibilità di richiedere direttamente delle consulenze sessuologiche e psicologiche o in modalità on line o contattando il terapeuta.

09/02/2026

Cosa distingue il Disturbo Borderline di Personalità dal PTSD e dal C-PTSD?
In risposta ad alcune domande sotto il post sul disturbo Borderline.

◾️Il PTSD, o Disturbo da Stress Post-Traumatico, si sviluppa in seguito ad un evento traumatico chiaramente identificabile, come un incidente, una violenza, una guerra, una catastrofe naturale. La persona, dopo il trauma, continua a riviverlo attraverso flashback, incubi, pensieri intrusivi; tende a evitare tutto ciò che lo richiama e vive in uno stato di costante allerta. Tuttavia, al di fuori dell’area traumatica, l’identità della persona rimane generalmente integra, il senso di sé è coerente, le relazioni possono essere stabili e il funzionamento globale, pur sofferente, non è strutturalmente compromesso. Per questo motivo è assolutamente possibile, ed è anzi molto frequente, avere un PTSD senza avere un disturbo borderline di personalità.

◾️Il Disturbo Borderline di Personalità ha una natura diversa. Siamo di fronte ad un’organizzazione di personalità che si è costruita nel tempo. Nella maggior parte dei casi il trauma è presente, ma è precoce, relazionale, ripetuto e avviene in una fase dello sviluppo in cui si stanno formando le capacità di regolazione emotiva, il senso di identità e il modo di stare in relazione con l’altro. Nel borderline non è solo il ricordo del trauma a essere doloroso, è l’intero funzionamento emotivo e relazionale a risultare instabile e quindi le emozioni sono molto intense e difficili da modulare, il senso di sé è fragile e mutevole, le relazioni oscillano continuamente tra idealizzazione e svalutazione, la paura dell’abbandono è centrale e spesso porta ad agiti impulsivi o autolesivi. In altre parole, il trauma non è solo qualcosa che è accaduto, ma qualcosa che ha contribuito a modellare profondamente la personalità.

◾️Il concetto di C-PTSD, o Disturbo da Stress Post-Traumatico Complesso, nasce proprio per descrivere ciò che accade quando il trauma non è singolo e circoscritto, ma cronico, interpersonale e spesso vissuto in età evolutiva. Oltre ai sintomi classici del PTSD, nel C-PTSD troviamo una difficoltà persistente nella regolazione delle emozioni, un’immagine di sé profondamente negativa e relazioni problematiche.

▪️È qui che la sovrapposizione con il disturbo borderline diventa evidente e comprensibile. Infatti entrambi hanno in comune una storia di traumi relazionali, una forte disregolazione emotiva, il senso di vuoto, la dissociazione e la difficoltà a sentirsi al sicuro nel legame con l’altro, ma dire che C-PTSD e disturbo borderline siano la stessa cosa è una semplificazione che non regge sul piano clinico. Nel C-PTSD l’identità, pur segnata dalla vergogna e dal senso di indegnità, tende a essere più coerente. La persona si percepisce sbagliata, ma in modo relativamente stabile. Nel disturbo borderline, invece, l’identità è frammentata e fluttuante, l’immagine di sé cambia rapidamente in base alle relazioni e agli stati emotivi del momento. Anche il modo di stare in relazione è diverso. Nel C-PTSD prevalgono spesso il ritiro, l’evitamento o la sottomissione, nel borderline, invece, il legame è intenso, ambivalente, carico di dipendenza affettiva e di oscillazioni emotive estreme.
Un altro elemento distintivo riguarda l’impulsività. Nel disturbo borderline l’agito è spesso centrale: comportamenti autolesivi, abuso di sostanze, acting-out relazionali rappresentano tentativi disfunzionali di regolare emozioni intollerabili o di evitare il vuoto. Nel C-PTSD, pur potendo esserci comportamenti disfunzionali, è più frequente una risposta di congelamento, ipercontrollo o ritiro.
È importante anche sottolineare che le due condizioni possono coesistere. Una persona può avere un disturbo borderline di personalità e, allo stesso tempo, un PTSD o un C-PTSD. In questi casi il lavoro terapeutico diventa più complesso e richiede una grande attenzione alla stabilizzazione, alla regolazione emotiva e alla sicurezza prima di affrontare direttamente il trauma.
Ridurre il disturbo borderline a una semplice conseguenza del trauma, o equipararlo al C-PTSD, rischia di essere clinicamente fuorviante. Significa perdere di vista la specificità dell’organizzazione di personalità e, di conseguenza, scegliere interventi terapeutici meno adeguati. Allo stesso modo, negare il ruolo centrale del trauma nel borderline significa non riconoscere una dimensione fondamentale della sofferenza di queste persone. Il trauma può essere presente in entrambe le condizioni, ma ciò che cambia è il modo in cui ha inciso sullo sviluppo dell’identità, della regolazione emotiva e delle relazioni.

Dipinto di Kathleen DiBerardino
"All at once"

09/02/2026

Johnny Depp e la sua riflessione dopo aver superato lo scandalo mediatico che ha colpito duramente la sua carriera.

08/02/2026

Quando parliamo di una donna con tratti narcisistici patologici, la prima cosa da chiarire è che non siamo davanti a una persona “innamorata di sé”. Quella è una caricatura. In realtà siamo davanti a un soggetto strutturalmente fragile, che vive con una sensazione costante di vuoto, di inferiorità e di confronto permanente con gli altri. Un confronto che perde sempre.

Il punto centrale non è l’autostima. È l’invidia.
Ma non l’invidia sana, quella che ti fa dire: “Lei ha qualcosa che io vorrei, provo a lavorare su di me per avvicinarmi”. No. Qui parliamo di un’invidia corrosiva, tossica, distruttiva. Malata.

Per una narcisista patologica, l’esistenza di qualcuno che ha fama, credibilità, successo, riconoscimento sociale o denaro non è uno stimolo, è una ferita narcisistica aperta. È una minaccia intollerabile.
Perché quella persona dimostra, con la sua sola esistenza, ciò che lei sente di non essere e di non poter raggiungere.

E da lì parte il meccanismo patologico.

Non potendo reggere il confronto sul piano reale, sposta la partita sul piano manipolatorio.
Non cerca di costruire, cerca di demolire.

All’inizio lo fa in modo sottile:
• svalutazioni mascherate da preoccupazione,
• allusioni,
• mezze frasi,
• dubbi gettati come semi velenosi.

Poi, quando questo non basta, alza il livello:
• menzogne costruite ad arte,
• narrazioni false ripetute ossessivamente,
• manipolazione di terzi,
• uso strumentale di vittimismo, indignazione morale, accuse ribaltate.

La verità non ha alcuna importanza. Conta solo una cosa ossia distruggere l’immagine dell’altro.
E allora scatta nella mente questo scenario:
“se non posso essere come te, allora devo fare in modo che tu non sia più tu”

E attenzione a un passaggio fondamentale:
la narcisista patologica non vive questo comportamento come scorretto.
Nella sua mente è giustificato. Anzi, è necessario. Si convince di essere stata danneggiata, oscurata, derubata di qualcosa che “le spettava”.
La menzogna diventa uno strumento legittimo. La manipolazione, una forma di “difesa” ossessiva.

Ecco perché queste persone possono arrivare a:
• falsificare eventi,
• riscrivere la realtà,
• costruire accuse gravissime senza alcun fondamento,
• perseverare anche di fronte a smentite evidenti.

Non si fermano perché non cercano la verità, cercano la distruzione simbolica dell’altro.
Fama, reputazione, successo: sono questi gli obiettivi da colpire. Non per ottenerli, ma per annullarli in chi li ha raggiunti.

E l’ultima cosa importante da capire è questa:
non c’è dialogo possibile su questo piano.

Perché non stai parlando con qualcuno che vuole chiarire, ma con qualcuno che ha bisogno che tu cada per sentirsi, anche solo per un attimo, meno vuota, meno fallita, meno inadeguata.

Capire questo non serve a giustificare.
Serve a smettere di illudersi che bastino i fatti, la correttezza o la buona fede.

Con questi soggetti, il problema non è quello che fai.
È ciò che rappresenti. E ciò che rappresenti e’ come sale su una ferita narcisistica che non si potrà mai rimarginare.

08/02/2026

LA TEORIA DELLA SEDIA: SE DEVI SUPPLICARE PER IL TUO POSTO, SEI AL TAVOLO SBAGLIATO 🥹

Tempo fa qualcuno mi spiegò la teoria della sedia, e quella conversazione cambiò per sempre il mio modo di vedere le relazioni umane.

È un concetto semplice ma potente: immagina che ogni persona nella tua vita abbia un tavolo. Quel tavolo rappresenta il suo mondo, la sua cerchia, le sue priorità. E attorno a quel tavolo ci sono delle sedie.

Le persone che ti apprezzano davvero fanno qualcosa di naturale quando arrivi: tirano fuori una sedia per te senza che tu lo chieda. Non esitano, non fanno calcoli, non ti pongono condizioni. Ti fanno semplicemente spazio perché la tua presenza per loro è importante.

Poi esiste un altro tipo di persone. Quelle che, quando arrivi, non spostano di un centimetro la loro sedia. Ti guardano aspettandosi che tu resti in piedi, che ti metta in silenzio in un angolo o che tu debba supplicare per avere un posto. E se insisti, forse — solo forse — ti daranno uno sgabello scomodo, lontano dal centro.

Qui sta la lezione che mi ha fatto male imparare: se devi continuamente supplicare, giustificarti o dimostrare perché meriti di stare lì, non è perché non sei abbastanza. È perché sei seduto a un tavolo tossico.

Per anni ho perso tempo cercando di conquistarmi un posto a tavoli dove ero di troppo. Amicizie in cui ero sempre io a fare il primo passo. Famiglie in cui la mia assenza passava inosservata. Lavori in cui mi chiedevano lealtà ma mi offrivano indifferenza.

Finché ho capito qualcosa di liberatorio: la mia sedia esiste, devo solo trovare il tavolo giusto.

Esistono luoghi dove il tuo arrivo è atteso, celebrato, protetto. Dove non devi spiegare perché meriti rispetto. Dove sei semplicemente il benvenuto.

Smetti di mendicare spazio. Cerca tavoli dove la tua sedia è già pronta.

Diana Urso su Essere Indaco

08/02/2026

Spesso mi vengono chieste informazioni sui sedicenti “esperti” di narcisismo maligno che popolano i social, i video motivazionali, le dirette improvvisate e certi profili molto rumorosi.
E sento il dovere professionale di fare chiarezza, in modo netto.

La stragrande maggioranza di questi soggetti non è laureata in psicologia, non è iscritta ad alcun Albo, non è psicologo, né psicoterapeuta, né psichiatra.
Non ha esperienza clinica reale.
Non ha mai lavorato su casi complessi.
Non ha mai avuto la responsabilità di una valutazione che potesse avere conseguenze sulla vita delle persone.

Quello che fa, nella migliore delle ipotesi, è ripetere slogan, etichette abusate, frasi a effetto e letture grossolanamente semplificate di fenomeni che, in realtà, sono clinicamente complessi, delicati e potenzialmente pericolosi se trattati senza competenza.

Il problema non è solo che dicano cose superficiali.
Il problema è che dicono cose sbagliate, fuorvianti, spesso allarmistiche, e talvolta apertamente deliranti.

Quando si parla di narcisismo maligno, manipolazione patologica, abuso psicologico:
• si entra in ambiti clinici,
• che richiedono formazione universitaria,
• esperienza sul campo,
• supervisione,
• responsabilità professionale,
• e autorizzazione legale a trattare questi temi.

Chi non ha tutto questo non sta informando.
Sta suggestionando, spaventando, manipolando.

Ed è qui che arriva il paradosso più grave:
molti di questi “esperti” che denunciano i manipolatori usano essi stessi tecniche manipolative di bassissimo livello:
• creano dipendenza emotiva,
• alimentano paura e paranoia,
• spingono a vedere narcisisti ovunque,
• si propongono come unici “salvatori”.

Ricevo numerosissime segnalazioni su questi contenuti.
E devo dirlo con estrema franchezza:
molti di quelli che mi vengono mostrati sono farneticanti, clinicamente inconsistenti e potenzialmente dannosi.

Per questo vi dico:
fate molta, molta attenzione.

Quando vi affidate a qualcuno che parla di salute mentale, chiedetevi sempre:
• che titolo ha?
• che esperienza concreta ha?
• risponde a un Ordine professionale?
• si assume una responsabilità reale di ciò che dice?

Perché il narcisismo maligno è una cosa seria.
E non si combatte affidandosi a chi, molto spesso, è solo un manipolatore della pessima categoria.

07/02/2026

Rettifica anagrafica di prenome e genere sull'atto di nascita, senza la necessità di intraprendere una terapia ormonale. A riconoscerla, a una persona non binaria, il Tribunale di Avezzano.
Il riconoscimento - con un provvedimento emesso lo scorso 13 gennaio - è arrivato sulla base di un certificato psichiatrico e di una relazione psicologica, senza accertare trasformazioni fisiche indotte né imporre una «transizione medicalizzata».

Il provvedimento - anticipato su Il Centro - afferma così il diritto a non sottoporsi a trattamenti sanitari non desiderati per ottenere il riconoscimento giuridico della propria identità.

«Una sentenza rivoluzionaria, che può fare da apripista», commenta Silvia Tiburzi, l'avvocata legale della parte ricorrente, parlando all'Ansa del provvedimento. «Si tratta di una persona di sesso femminile alla nascita che si sente non binaria, come attestano le relazioni psicologiche e psichiatriche che ho presentato in Tribunale - spiega Tiburzi - Non disconosce completamente il genere femminile, ma avverte una propensione comportamentale e psicologica più verso il genere maschile.
Proprio per questo, e perché riconosce ancora una parte di sé come femminile, ha scelto di non intraprendere una terapia ormonale».

La persona, dunque, «è biologicamente femminile e non ha effettuato un percorso medicalizzato di transizione verso il genere maschile, mantenendo un assetto ormonale femminile. Nonostante ciò, il Tribunale ha autorizzato il cambio di nome e di genere in senso maschile. È questo l'elemento di maggiore novità della decisione», sottolinea l'avvocata. «Non ho presentato certificazioni endocrinologiche, ma esclusivamente documentazione psicologica e psichiatrica, perché la persona è libera anche di non assumere ormoni, che peraltro possono avere ripercussioni sulla salute».

👉🏻
07/02/2026

👉🏻

Le persone hanno un prezzo, un valore indiscutibile chiamato dignità personale. È una dimensione incondizionata che ci ricorda che siamo liberi

Indirizzo

Via Dei Monti Tiburtini 385 ROMA
Rome
00161

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
18:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
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Giovedì 09:00 - 19:00
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