Italia Felice: Istituto APRE per la Formazione e la Psicoterapia

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Italia Felice: Istituto APRE per la Formazione e la Psicoterapia Centri per consulenza e alta formazione per genitori, insegnanti, psicologi, medici, assistenti soci

I centri "Italia Felice" offrono consulenza, sostegno e formazione psicologica a genitori, adolescenti, insegnanti, assistenti sociali e tutti quanti operano nella relazione educativa. Si svolgono anche attività di orientamento (scolastico, professionale, universitario, esistenziale) e consulenza per i giovani. I centri sono un'emanazione dell'Ass.ne di Psicoanalisi della Relazione Educativa - APRE e sono stati fondati in onore della "maestra di vita" Italia Bonavita

08/12/2024

19° convegno Associazione di Psicoanalisi della Relazione Educativa APRE-20: 𝗟𝗮 𝗦𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗖𝘂𝗿𝗮. 𝗟𝗮 𝗣𝗼𝗹𝗶𝘀𝗔𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻𝗮 𝗺𝗲𝘁𝗮𝗺𝗼𝗿𝗳𝗼𝘀𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗘𝗱𝘂𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.

📅 Lunedì 9 dicembre
📍 Camera dei deputati, Sala Matteotti (Piazza Del Parlamento, 19 - Roma)

Presentazione del libro 𝗨𝗻 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗾𝘂𝗮𝘀𝗶 𝗽𝗲𝗿𝗳𝗲𝘁𝘁𝗼. 𝗔𝘀𝗰𝗼𝗹𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻𝘀𝗶𝗲𝗺𝗲 di Filippo Pergola.

Partecipano:
Filippo Pergola, Viviana Langher, Santa Parrello, Simona Rotondi, Cesare Moreno, Carla Ciaravella, Monica Fontana, Maria Catapano, Carlo Fermani, Claudia Scipioni, Anna Fucile, Manuela Tomai, Claudia Chiarolanza, Cristiano Ciferri, Giulia Proietti

Su iniziativa dell’On. Carmen Di Lauro, con Società di PolisAnalisi

Fa' attenzione quando incontri una persona gentile perché ti trovi davanti al più fragile dei capolavori. Fa' attenzione...
18/04/2022

Fa' attenzione
quando incontri una persona gentile
perché ti trovi davanti al più fragile dei capolavori.

Fa' attenzione
quando incontri una persona umile
perché stai assistendo al più grande valore umano mai esistito.

Sii attento
quando passi di fronte a una persona che ha imparato l'ascolto perché ti trovi vicino al segreto più prezioso del mondo.

Sii attento
quando incroci una persona che sorride senza conoscerti, perché sei esattamente accanto a chi conosce i metodi per cambiare la società.

Fa' attenzione
quando incontri un persona buona
educata, paziente, generosa, amorevole perché quella bontà ha dovuto combattere ogni forma di ingiustizia, quell'educazione ha dovuto superare un milione di urla
quella generosità ha dovuto affrontare disgrazie e quell'amore, quell'amore vive..nonostante questo mondo.

Gio Evan

20/01/2022

Il cuore guarisce quando capisce... non quando dimentica.
Ed io non dimentico perché dimenticare è fuggire dalla mia storia.
E allora io resto.
Resto accanto alla mia sofferenza.
Il tempo che serve per accettare un dolore, una sconfitta, una delusione, un addio.
Il tempo che serve per farmi una carezza.

Perché ho imparato che alla fine non si muore.
No... alla fine, si rinasce.

Andrew Faber

IL MITO DI FILEMONE E BAUCI."Dopo lunghe ricerche, ho trovato  la casetta in campagna che ha davanti una grande aiuola d...
11/11/2020

IL MITO DI FILEMONE E BAUCI.

"Dopo lunghe ricerche, ho trovato la casetta in campagna che ha davanti una grande aiuola di tulipani in fiore e in cui abitano il mago ΦΙΛΗΜΩΝ [Philemon] e sua moglie BΑΥKΙΣ [Baukis]. ΦΙΛΗΜΩΝ è un mago..."

Libro Rosso, il Mago, cap.XXI, libro II.

Nelle Metamorfosi, Ovidio, nel Libro Ottavo, racconta di Filemone e Bauci: il racconto dell'Amore, quello con la A maiscula.

E' la storia di una coppia di anziani coniugi Frigi. Giunti alla vecchiaia attendevano sulla soglia di casa il tramonto del sole che ben presto si sarebbe anche trasformato nel tramonto della loro vita. Vivevano in una povertà serena e rassegnata, godendo della reciproca compagnia e della compagnia di una grossa oca che avevano allevato, la loro unica ricchezza. Accade che Zeus desideroso di esperienze terrene e in compagnia di suo figlio Ermes, si recò in visita sulla terra. Travestiti da comuni mortali, giunsero in una città della Frigia. A causa dell'aspetto miserrimo in cui si presentarono, al momento di chiedere ospitalità ai ricchi cittadini trovarono sempre gli usci chiusi, così come chiuso alla pietà era il cuore di questa gente. Dopo aver bussato invano a tutte le porte della città, videro in lontananza una miserevole casupola fatta di canne e con il tetto ricoperto di paglia.

Non hanno nulla, nessuna ricchezza tranne l'oca, che essi accudiscono come se fosse una loro figliola, ma a ben guardare sono ricchissimi, di una ricchezza fatta non di palazzi o tesori, ma l'autentica ricchezza che deriva dalla comunione dei loro cuori e dei loro intenti, sono ricchi dentro, è l'amore che li sostiene, li conforta facendo di loro un corpo e un'anima sola.

In quella povera casa, gli Dei hanno trovato finalmente un rifugio. Cortese il vecchio Filemone li accoglie, per farli riposare dalle fatiche del viaggio, sollecito porta due sgangheratissimi sgabelli, traballanti e semidivorati dai tarli che la buona Bauci ricopre premurosamente con due vecchie e logore pelli.

Accende il fuoco, soffiando con il poco fiato che ha per ravvivare le ceneri e presto si sprigionano le fiamme che vanno a scaldare il paiolo di rame appeso alla catena del focolare che ben presto sarà riempito del cavolo che Filemone è andato a raccogliere nell'orticello insieme al tenero radicchio che servirà per l'insalata.

Appesa ad una catena del soffitto pende una spalla di maiale affumicata, Filemone ne stacca un pezzo lo ripulisce ben bene prima di offrirlo agli ospiti insieme con il formaggio alle olive secche e a tutto quello che la povera dispensa può offrire.

Bauci dopo aver scaldato l'acqua, la porta agli ospiti per permettere loro di lavarsi e rimuovere dal corpo e dai piedi la polvere del viaggio.

Allestisce appositamente per gli ospiti un giaciglio affinché possano mangiare comodamente sdraiati, sarà anche un misero giaciglio, ma le lenzuola di rozza tela sono fresche di bucato.

Viene servita la rustica cena, innaffiata da una piccola quantità di vino che i due vecchi avevano offerto ai due dei. Ma prodigio dei prodigi, nonostante i bicchieri vengano svuotati più e più volte, il livello di liquido nella brocca non scende mai.

Rendendosi conto di trovarsi di fronte a Dei, provano vergogna del misero desco preparato per gli ospiti e allora decidono di sacrificare quanto avevano di più prezioso l'oca. Con un coltello Filemone si avvicina all'oca, ma questa svolazza di qua e di la poco propensa a trasformarsi nella cena della serata, mentre il povero Filemone rallentato dal peso degli anni, ansimante rincorre l'oca che trova rifugio nel grembo di Zeus. Giove commosso dal gesto del vecchio Filomene, gli dice di fermarsi, il sacrificio dell'oca non sarà necessario. Riacquistato insieme al figlio, lo splendore della divinità, chiede ai due coniugi di recarsi in cima al monte. La città, sarà presto sommersa dalle acque, è la punizione divina riservata agli empi abitanti della città.

I due vecchietti appoggiandosi al bastone e sostenendosi l'uno con l'altra obbediscono, a fatica raggiungono la cima del monte. Uno sguardo rivolto all'indietro e lentamente la città che scompare inghiottita dalle acque. Della ricca e inospitale cittadina, resta solo la loro misera capanna. Nella città sommersa, è emerso un piccolo isolotto con al centro la loro casa che si sta trasformando in tempio, dove c'erano le canne ora si innalzano alte colonne marmoree, il tetto di paglia è rilucente come l'oro.

I due vecchi tutti tremanti di fronte al prodigio cadono in ginocchio chiedendo perdono.

Ma Giove, prima di tornare all'Olimpo, desidera esprimere la sua gratitudine ai due vecchietti, vuole ringraziarli esaudendo un desiderio.

I due vecchi ringraziano ed esprimono ben due desideri, il primo è quello di poter dedicare quanto resta della loro vita al culto della divinità come sacerdoti e custodi del tempio. L'altro desiderio è quello di poter chiudere gli occhi nello stesso momento, in modo da non vedere la morte del compagno e della compagna di tutta una vita

Furono esauditi e vissero insieme ancora a lungo, rendendo grazie agli Dei, finché giunse il momento del distacco terreno; sul finire del giorno mentre erano sulla porta del tempio Bauci vide i bianchi capelli di Filemone trasformarsi in fronde e Filemone vide Bauci mettere radici.

Il buon Filemone fu infatti trasformato in quercia e la mite Bauci in una florida pianta di tiglio.

18/09/2020

Chi è Amato non conosce morte

Chi è amato non conosce morte,
perché l'amore è immortalità,
o meglio, è sostanza divina.

Chi ama non conosce morte,
perché l'amore fa rinascere la vita
nella divinità.

EMILY DICKINSON

29/08/2020

PolisAnalisi Per una clinica del sociale libro di Filippo Pergola pubblicato da FrancoAngeli Editore nel 2020

01/08/2020

"Chi ama è un creatore.

Se ama con il corpo genererà un figlio. Se ama con la mente genererà un’opera dell’intelletto.

E se ama con il cuore, oltre ai figli e alle opere, genererà i frutti del proprio talento: perché tutti ne hanno uno, anche chi si è convinto (o è stato convinto) del contrario.

Ecco il messaggio immortale di Platone: ogni essere umano viene al mondo per creare qualcosa attraverso l’amore. Basta che si svegli, si sciacqui il viso e vada incontro con la passione curiosa di un Socrate alla giornata che nasce".


(M. Granellino)

16/04/2020

Portale di Roma Capitale. Servizi, novità, informazioni e guide per l'orientamento nella Pubblica Amministrazione a Roma.

31/03/2020

Messaggio dall'APRE (Associazione di Psicoanalisi della Relazione Educativa) ad allievi, genitori e insegnanti delle scuole del Municipio VII Per richiedere ...

24/03/2020

Trattare una malattia come fosse una guerra ci rende ubbidienti, docili e, in prospettiva, vittime designate. I malati diventano le inevitabili perdite civili di un conflitto e vengono disumanizzati appena “perdono il loro diritto di cittadinanza da sani per prendere il loro oneroso passaporto da malati”.
"La guerra è una delle poche attività umane a cui la gente non guarda in modo realistico; ovvero valutandone i costi o i risultati. In una guerra senza quartiere, le risorse vengono spese senza alcuna prudenza. La guerra è pura emergenza, in cui nessun sacrificio sarà considerato eccessivo".
Così si esprime, nel suo saggio "Malattia come metafora", Susan Sontag.
Alla metafora della guerra Sontag sostituisce quella della cittadinanza:
"Appena nasciamo abbiamo una doppia cittadinanza, nel regno dei sani e nel regno dei malati. Sebbene tutti preferiremmo usare sempre il passaporto buono, presto o tardi saremo obbligati, anche se per breve tempo, a identificarci come cittadini di quell’altro posto".

Sontag ha smontato con acume critico ed empatia questo modo di rappresentare, e rappresentarsi, il male. Si concentra anche sulla figura del malato che è la prima vittima delle metafore della malattia. Ammalarsi vuol dire essere invasi dal nemico e morire è una sconfitta.
Liberarsi da una malattia, superarla per tornare a vivere “tra i sani”, non è una questione di valore militare, di forza, di costanza, di eroismo del singolo; è una questione di essere ben curati, di risorse sanitarie e anche, purtroppo, di fortuna. Applicare la metafora della guerra e della sconfitta a una malattia significa caricare il malato di sensi di colpa e, dice Sontag, ostacolarlo nel suo percorso di guarigione.

Indirizzo

Via Claudio Asello, 13
Rome
00175

Sito Web

http://apreonline.net/, http://psychoedu.org/

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