11/11/2020
IL MITO DI FILEMONE E BAUCI.
"Dopo lunghe ricerche, ho trovato la casetta in campagna che ha davanti una grande aiuola di tulipani in fiore e in cui abitano il mago ΦΙΛΗΜΩΝ [Philemon] e sua moglie BΑΥKΙΣ [Baukis]. ΦΙΛΗΜΩΝ è un mago..."
Libro Rosso, il Mago, cap.XXI, libro II.
Nelle Metamorfosi, Ovidio, nel Libro Ottavo, racconta di Filemone e Bauci: il racconto dell'Amore, quello con la A maiscula.
E' la storia di una coppia di anziani coniugi Frigi. Giunti alla vecchiaia attendevano sulla soglia di casa il tramonto del sole che ben presto si sarebbe anche trasformato nel tramonto della loro vita. Vivevano in una povertà serena e rassegnata, godendo della reciproca compagnia e della compagnia di una grossa oca che avevano allevato, la loro unica ricchezza. Accade che Zeus desideroso di esperienze terrene e in compagnia di suo figlio Ermes, si recò in visita sulla terra. Travestiti da comuni mortali, giunsero in una città della Frigia. A causa dell'aspetto miserrimo in cui si presentarono, al momento di chiedere ospitalità ai ricchi cittadini trovarono sempre gli usci chiusi, così come chiuso alla pietà era il cuore di questa gente. Dopo aver bussato invano a tutte le porte della città, videro in lontananza una miserevole casupola fatta di canne e con il tetto ricoperto di paglia.
Non hanno nulla, nessuna ricchezza tranne l'oca, che essi accudiscono come se fosse una loro figliola, ma a ben guardare sono ricchissimi, di una ricchezza fatta non di palazzi o tesori, ma l'autentica ricchezza che deriva dalla comunione dei loro cuori e dei loro intenti, sono ricchi dentro, è l'amore che li sostiene, li conforta facendo di loro un corpo e un'anima sola.
In quella povera casa, gli Dei hanno trovato finalmente un rifugio. Cortese il vecchio Filemone li accoglie, per farli riposare dalle fatiche del viaggio, sollecito porta due sgangheratissimi sgabelli, traballanti e semidivorati dai tarli che la buona Bauci ricopre premurosamente con due vecchie e logore pelli.
Accende il fuoco, soffiando con il poco fiato che ha per ravvivare le ceneri e presto si sprigionano le fiamme che vanno a scaldare il paiolo di rame appeso alla catena del focolare che ben presto sarà riempito del cavolo che Filemone è andato a raccogliere nell'orticello insieme al tenero radicchio che servirà per l'insalata.
Appesa ad una catena del soffitto pende una spalla di maiale affumicata, Filemone ne stacca un pezzo lo ripulisce ben bene prima di offrirlo agli ospiti insieme con il formaggio alle olive secche e a tutto quello che la povera dispensa può offrire.
Bauci dopo aver scaldato l'acqua, la porta agli ospiti per permettere loro di lavarsi e rimuovere dal corpo e dai piedi la polvere del viaggio.
Allestisce appositamente per gli ospiti un giaciglio affinché possano mangiare comodamente sdraiati, sarà anche un misero giaciglio, ma le lenzuola di rozza tela sono fresche di bucato.
Viene servita la rustica cena, innaffiata da una piccola quantità di vino che i due vecchi avevano offerto ai due dei. Ma prodigio dei prodigi, nonostante i bicchieri vengano svuotati più e più volte, il livello di liquido nella brocca non scende mai.
Rendendosi conto di trovarsi di fronte a Dei, provano vergogna del misero desco preparato per gli ospiti e allora decidono di sacrificare quanto avevano di più prezioso l'oca. Con un coltello Filemone si avvicina all'oca, ma questa svolazza di qua e di la poco propensa a trasformarsi nella cena della serata, mentre il povero Filemone rallentato dal peso degli anni, ansimante rincorre l'oca che trova rifugio nel grembo di Zeus. Giove commosso dal gesto del vecchio Filomene, gli dice di fermarsi, il sacrificio dell'oca non sarà necessario. Riacquistato insieme al figlio, lo splendore della divinità, chiede ai due coniugi di recarsi in cima al monte. La città, sarà presto sommersa dalle acque, è la punizione divina riservata agli empi abitanti della città.
I due vecchietti appoggiandosi al bastone e sostenendosi l'uno con l'altra obbediscono, a fatica raggiungono la cima del monte. Uno sguardo rivolto all'indietro e lentamente la città che scompare inghiottita dalle acque. Della ricca e inospitale cittadina, resta solo la loro misera capanna. Nella città sommersa, è emerso un piccolo isolotto con al centro la loro casa che si sta trasformando in tempio, dove c'erano le canne ora si innalzano alte colonne marmoree, il tetto di paglia è rilucente come l'oro.
I due vecchi tutti tremanti di fronte al prodigio cadono in ginocchio chiedendo perdono.
Ma Giove, prima di tornare all'Olimpo, desidera esprimere la sua gratitudine ai due vecchietti, vuole ringraziarli esaudendo un desiderio.
I due vecchi ringraziano ed esprimono ben due desideri, il primo è quello di poter dedicare quanto resta della loro vita al culto della divinità come sacerdoti e custodi del tempio. L'altro desiderio è quello di poter chiudere gli occhi nello stesso momento, in modo da non vedere la morte del compagno e della compagna di tutta una vita
Furono esauditi e vissero insieme ancora a lungo, rendendo grazie agli Dei, finché giunse il momento del distacco terreno; sul finire del giorno mentre erano sulla porta del tempio Bauci vide i bianchi capelli di Filemone trasformarsi in fronde e Filemone vide Bauci mettere radici.
Il buon Filemone fu infatti trasformato in quercia e la mite Bauci in una florida pianta di tiglio.