18/06/2016
L'elefante e la cordicella.
Nel sud est asiatico è consuetudine addomesticare gli elefanti che vengono utilizzati in svariati lavori pesanti.
Questi mastodontici mammiferi, studiati dagli scienziati per le loro impressionanti abilità mentali e sociali, vengono addestrati ad ubbidire ai loro padroni fin dall'infanzia. Le lezioni impartite ai piccoli elefantini si radicano a tal punto nella loro mente, che difficilmente vengono messe in discussione una volta che l'elefante raggiunge l'età adulta.
L'addestramento prevede che, appena nati, i cuccioli di elefante vengano legati con catene molto pesanti ad un palo saldamente conficcato al suolo. I piccoli cercano di liberarsi in ogni modo, ma sono troppo deboli per spezzare le loro catene. Se necessario queste catene vengono rinforzate man mano che l'elefantino cresce. Perché l'elefante sia davvero addomesticato è infatti necessario eliminare qualsiasi briciolo di speranza.
Con il passare dei mesi, i piccoli di elefante iniziamo a convincersi che non esista via di uscita e si arrendono. La resa del piccolo elefante decreta di fatto la fine dell'addestramento.
Non è un caso che gli elefanti adulti vengono legati con funi leggere: hanno finalmente la forza necessaria per liberarsi, ma non lo faranno, perché le esperienze vissute durante l'infanzia li hanno convinti che tentare di fuggire è uno sforzo vano.
Spesso ci comportiamo come quegli elefanti adulti: abbiamo finalmente la forza per liberarci dalle catene invisibili che si sono attorcigliate intorno alla nostra mente, ma non lo facciamo, perché siamo intimamente convinti che non sia possibile, che, come successo ogni volta che ci abbiamo provato in passato, nulla cambierà, noi non cambieremo mai. (Efficacemente)
postato by Patrizia De Sanctis