19/02/2026
Spesso la resilienza viene erroneamente confusa con la capacità di "resistere" agli urti della vita, quasi come se la salute mentale dipendesse da una sorta di invulnerabilità.
Niente di più sbagliato e dannoso.
Nulla va negato, nessun vissuto, nessuna caduta, nessun blocco.
E' solo attraverso un ascolto profondo di noi stessi che possiamo davvero trasformare nel tempo le esperienze, anche le negative in qualcosa di pensabile e utilizzabile nel bagaglio delle nostre esperienze.
In un’ottica psicodinamica, essere resilienti non significa tornare esattamente come si era prima di un dolore o di una crisi.
Al contrario, la resilienza è il risultato di un lento lavoro di integrazione. È la capacità della mente di accogliere la ferita e trasformarla in parte della propria storia, senza permettere che essa occupi l’intero spazio dell’identità. Non si tratta di dimenticare o di "andare avanti" a tutti i costi, ma di dare un nuovo senso a ciò che si è vissuto. Una cicatrice non è solo il segno di una rottura, ma è la prova che un processo di riparazione ha avuto luogo. In psicoterapia, lavoriamo affinché quel processo non sia una semplice chiusura difensiva, ma una nuova apertura verso se stessi.