Psiche attiva

Psiche attiva 🔸️Psicologa - Gestalt counselor a mediazione artistica
🔸️Benessere, creatività, genitorialità
🔸️Facilitatrice in percorsi di:
📸

FABIANA CAPUZZI

Psicologa

Gestalt Counselor a mediazione artistica

Attività:
- Consulenza individuale, sostegno e supporto psicologico
- Counseling individuale e di gruppo a mediazione artistica
- Laboratori di arteterapia e fotografia terapeutica

Contatti:
fabiana.capuzzi@gmail.com
Cell. 3403898475

* Primo colloquio gratuito

Questo è lo spazio in cui accolgo le persone che scelgono di iniziare un percorso con me.Uno studio pensato per offrire ...
23/02/2026

Questo è lo spazio in cui accolgo le persone che scelgono di iniziare un percorso con me.
Uno studio pensato per offrire ascolto, calma e riservatezza.

Un luogo in cui potersi fermare, respirare e dare voce a ciò che spesso resta dentro.
Qui l’incontro psicologico si intreccia, quando necessario, con strumenti espressivi e creativi: immagini, scrittura, fotografia. Non come performance, ma come possibilità di raccontarsi in modo autentico.

Ogni percorso nasce dall’ascolto e si costruisce insieme, nel rispetto dei tempi e della storia di ciascuno.

Ricevo in presenza a Roma, adiacente al Parco degli Acquedotti, in Via A. Viviani 10.

Fabiana CapuzziPsicologaServizi• Percorsi di supporto psicologico individuale e di coppia• Mediazione artistica e percor...
23/02/2026

Fabiana Capuzzi
Psicologa

Servizi

• Percorsi di supporto psicologico individuale e di coppia
• Mediazione artistica e percorsi creativi
• Fotografia terapeutica
• Spazi di ascolto individuali e di gruppo

Uno spazio per raccontarti e ritrovarti!

Sono Fabiana Capuzzi, psicologa.Accompagno le persone in percorsi di ascolto, consapevolezza e cambiamento, integrando l...
23/02/2026

Sono Fabiana Capuzzi, psicologa.

Accompagno le persone in percorsi di ascolto, consapevolezza e cambiamento, integrando la psicologia con la mediazione artistica e creativa.
Nel mio lavoro utilizzo strumenti come fotografia terapeutica, scrittura creativa, collage e linguaggi espressivi, che diventano mezzi per raccontarsi, esplorare le proprie risorse e dare voce a ciò che spesso non trova parole.

Credo in una psicologia che accoglie e dà uno spazio sicuro in cui fermarsi, riconoscersi e ripartire, rispettando i tempi e la storia di ciascuno.

Lavoro con adulti, coppie e gruppi, offrendo percorsi individuali e laboratori esperienziali orientati al benessere, all’autenticità e alla crescita personale.

Nella vita sociale impariamo presto a indossare maschere. Le maschere accompagnano tutte le nostre fasi evolutive. Un ba...
16/02/2026

Nella vita sociale impariamo presto a indossare maschere. Le maschere accompagnano tutte le nostre fasi evolutive. Un bambino, per esempio, può adattarsi ai bisogni del genitore, piuttosto che esprimere i suoi, per mantenere il legame e sentirsi al sicuro. Un adolescente può indossare maschere per essere riconosciuto e accettato dal gruppo. Sono tentativi profondamente umani di appartenenza.

Nell’età adulta, la relazione con le nostre maschere diventa un vero compito evolutivo. Possiamo iniziare a sceglierle con più consapevolezza, oppure abbandonarle, cioè capire quando ci proteggono e quando invece rischiano di allontanarci da ciò che sentiamo autentico.

Durante un’esperienza di formazione ho lavorato proprio con una maschera che copriva completamente il mio volto. Ed è stato lì che è successo qualcosa di inatteso. Protetta dall’anonimato, ho potuto dare spazio a emozioni che, a volto scoperto, forse non mi sarei permessa, ovvero rabbia e vulnerabilità.
La maschera, paradossalmente, non mi stava nascondendo, ma mi stava rivelando.

Dunque, le maschere possono essere ambivalenti. Possono diventare gabbie, ma anche essere risorse, strumenti temporanei che ci aiutano ad avvicinarci a parti di noi ancora difficili da guardare direttamente.

Forse il punto non è smettere di indossare maschere a tutti i costi, ma chiederci:
👉 questa maschera mi sta proteggendo o mi sta soffocando?
👉 mi allontana da me o mi aiuta, per ora, a conoscermi meglio?
L’autenticità non è sempre nudità immediata. A volte passa proprio da una maschera. 🎭✨

Un primo colloquio conoscitivo gratuito, un’ora per esplorare le difficoltà che stai vivendo e valutare insieme se intra...
13/02/2026

Un primo colloquio conoscitivo gratuito, un’ora per esplorare le difficoltà che stai vivendo e valutare insieme se intraprendere un percorso psicologico.

📅 Disponibilità: Lunedì 16 Febbraio, dalle 10.00 alle 13.00
📞 Info e prenotazioni: 3403898475
✉️ Mail: fabiana.capuzzi@gmail.com

Prenditi questo momento per te!

👉 Per questo lunedì, 9 febbraio, offro un primo colloquio conoscitivo gratuito, un’ora per esplorare le difficoltà che s...
07/02/2026

👉 Per questo lunedì, 9 febbraio, offro un primo colloquio conoscitivo gratuito, un’ora per esplorare le difficoltà che stai vivendo, per confrontarci su un obiettivo e valutare insieme se intraprendere un percorso psicologico.

Se senti il bisogno di prenderti questo momento per te, contattami ai recapiti indicati per prenotare il tuo colloquio.

📅 Lunedì 9 Febbraio, dalle 10.00 alle 15.00
📞 Info e prenotazioni: 3403898475
✉️ Mail: fabiana.capuzzi@gmail.com

Ti aspetto.

Il lutto è un’esperienza universale e allo stesso tempo profondamente unica per ognuno. Nessuno può farsi maestro del lu...
25/01/2026

Il lutto è un’esperienza universale e allo stesso tempo profondamente unica per ognuno. Nessuno può farsi maestro del lutto. Non esistono manuali universali per il dolore che si prova e ogni persona lo vive a modo suo, secondo la propria storia, i propri legami e il proprio momento di vita. Non esiste un modo giusto o sbagliato di viverlo. C’è chi piange, chi si chiude, chi continua a funzionare e chi si sente perso. Tutte le reazioni sono umane e legittime.

Quando perdiamo un genitore, perdiamo un riferimento e, nel bene o nel male, una parte della nostra storia, che non se ne va, ma si allontana stranamente.
Ho da poco perso mio padre e anche per me, il lutto si sta presentando con tutta la sua inaspettata complessità. Ci sono momenti di tristezza profonda, di silenzi, di ricordi che emergono all’improvviso e di quella sensazione difficile da spiegare di vuoto e solitudine. Il lutto non è un percorso lineare, è un processo che richiede tempo, ascolto e rispetto.

Parlare del lutto, dargli spazio e dignità, è uno dei primi passi per integrarlo nella propria storia, senza che definisca tutto ciò che siamo.
Il dolore per una perdita non si apprende, non si anticipa, non si controlla. Nella nostra cultura, però, il tema della morte è spesso evitato e rimosso. Viviamo come se la morte fosse sempre altrove, di qualcun altro, rimandabile o del tutto astratta. Quando arriva ci coglie spesso impreparati, nudi di parole e di strumenti emotivi.
La morte reale è quella che irrompe nella quotidianità, che spezza le abitudini, che lascia un’assenza concreta. È lì che emerge quanto siamo poco educati a stare nel dolore, nostro e altrui, senza soluzioni.

Forse parlarne di più e farlo con rispetto e verità, potrebbe renderci un po’ meno soli quando il lutto ci attraversa. Non per diventare “bravi” a soffrire, ma per essere più umani.

Un anno fa tornavo al lavoro dopo la maternità con un misto di entusiasmo e timore. Rimettersi in pista non è stato scon...
05/01/2026

Un anno fa tornavo al lavoro dopo la maternità con un misto di entusiasmo e timore. Rimettersi in pista non è stato scontato, soprattutto quando la vita ti ha cambiata profondamente e senti addosso una nuova responsabilità, enorme e meravigliosa.
Oggi posso dire che le aspettative non solo sono state rispettate, ma ampiamente superate. Sono stata ricontattata da quasi tutte le realtà con cui avevo collaborato prima della gravidanza. Un segnale forte, che mi ha ricordato quanto valore abbiano la costanza, le relazioni curate nel tempo e il lavoro fatto con serietà e passione. Significa che ho seminato bene e che quel lavoro ha lasciato un segno.
Questo anno non è stato solo un ritorno, ma una vera costruzione. Concretamente, ho iniziato un nuovo lavoro all’interno di una cooperativa solida e significativa nel campo della disabilità.
Ho ideato e condotto tre progetti di mediazione artistica di gruppo, nati da una visione personale e trasformati in esperienze condivise, vive e partecipate.
Inoltre, ho riaperto e consolidato lo studio in presenza, uno spazio reale di incontro, ascolto e lavoro, che per me rappresenta una conquista importante.
Questo primo anno di ripresa è stato un anno di conferme, di fiducia ritrovata e di crescita.
Ora se ne apre uno nuovo, più consapevole e più maturo. Un anno in cui voglio continuare a costruire, insieme ai contatti di sempre e a quelli che verranno, dare forma a nuovi progetti e posizionarmi con sempre maggiore chiarezza verso ciò che desidero realizzare.
C’è anche una motivazione più profonda che mi guida ogni giorno: vorrei che mia figlia crescesse vedendo un esempio concreto di realizzazione dei propri sogni. Non di perfezione, ma di impegno, coraggio e autenticità. Perché credo che il messaggio più potente che possiamo lasciare sia questo, cioè che è possibile costruire la propria strada, anche quando fa un po’ paura cominciare o ri-cominciare...

Finalmente sono riuscita a vedere “Angel- A” dopo tanto tempo… e per la prima volta il sonno non ha avuto la meglio, anc...
02/01/2026

Finalmente sono riuscita a vedere “Angel- A” dopo tanto tempo… e per la prima volta il sonno non ha avuto la meglio, anche se ammetto che ho faticato parecchio! 😅

Una delle scene più potenti, perché passaggio psicologico cruciale, è quella in cui il protagonista, accompagnato dal suo angelo custode, si ferma davanti allo specchio.
Lo specchio è spesso uno spazio di confronto evitato, in cui lo sguardo su di sé se avviene è carico di giudizio, vergogna e distanza emotiva.

La presenza dell’angelo custode svolge una funzione simbolica chiara: rappresenta una guida interna, una voce regolatrice e non giudicante, capace di sostenere il protagonista mentre entra in contatto con parti di sé rimaste a lungo trascurate. Non lo forza a cambiare, né gli offre soluzioni immediate. Rimane accanto, creando le condizioni perché possa vedersi davvero.

In termini psicologici, questa scena richiama il tema dell’auto-rispecchiamento e della compassione verso di sé. Guardarsi allo specchio, in questo contesto, non significa valutarsi, ma riconoscersi. È l’inizio di un movimento interno: dal rifiuto all’accettazione, dalla durezza alla possibilità di un nuovo dialogo interiore.

Questa scena ci ricorda che l’amore per se stessi nasce da piccoli atti di presenza. A volte basta uno sguardo sostenuto, reale o simbolico, per riaprire uno spazio di cura. Ed è spesso da lì che può iniziare un cambiamento autentico.

Un invito a riconoscere se stessi, a trovare un po’ di amore e accettazione verso chi siamo, anche nei momenti più difficili.

Gennaio arriva sempre con un elenco invisibile in tasca.Buoni propositi, versioni migliori di noi, promesse fatte di cor...
01/01/2026

Gennaio arriva sempre con un elenco invisibile in tasca.
Buoni propositi, versioni migliori di noi, promesse fatte di corsa tra un brindisi e sicuramente almeno un “quest’anno basta”...
Ma la psiche non funziona per decreti.
Non cambia perché lo decide il calendario, né perché dovrebbe...

L’inizio dell’anno, in realtà, è un ottimo alibi per fermarsi a osservare senza giudizio:
🔸️ le abitudini che ci proteggono anche quando ci limitano
🔸️le resistenze che non sono pigrizia ma paura
🔸️i sintomi che non sono nemici ma messaggi

Forse il vero augurio non è “diventare qualcuno di nuovo”, ma smettere di fare guerra a ciò che siamo stati finora.
Capire cosa ci ha tenuti in piedi.
E da lì, eventualmente, scegliere altro.
Questo non è l’anno in cui devi farcela.
È l’anno in cui puoi iniziare a capirti meglio.
E da un punto di vista psicologico, è già tantissimo.

Buon anno nuovo! ✨️

Illustrazione dal web

25/12/2025

Il fuoco non corre.
Resta. Vibra. Trasforma.

Per gli antichi non era solo calore o difesa, era centro. Attorno al fuoco si pensava, si narrava, si guariva. Era guida silenziosa, maestro senza parole. Come la psiche umana, non spiegava, ma mostrava.

Il fuoco illumina solo fino a dove serve. Oltre, lascia ombra. Così fa la mente: non chiede di essere forzata, ma ascoltata. Se la osservi, il fuoco diventa meditazione. Ti ancora al presente, ipnotizza il respiro, scioglie il superfluo. Non giudica ciò che brucia: trasforma tutto.

Dentro ogni essere umano c’è un fuoco.
Può scaldare o distruggere, dipende da come lo custodiamo.
Se lo temiamo, divampa.
Se lo ignoriamo, si spegne.
Se restiamo con lui, diventa coscienza.

Forse il "lavoro" psicologico è proprio questo:
tornare a sedersi davanti al proprio fuoco interiore
e imparare, lentamente, a stare.




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