11/03/2026
"La rinuncia al gas e petrolio russo è sempre più suicida"
(di Gabriele Guzzi, Il Fatto Quotidiano)
La politica energetica di un paese si può fondare su una combinazione di due criteri. Il primo è una difesa dell’interesse nazionale: accaparrarsi fonti di energia al minor prezzo possibile. Era la linea dei Mattei. Il secondo è la sudditanza acritica all’egemone.
Ora che persino il Ministro della Difesa riconosce che gli USA agiscono al di fuori del diritto internazionale, emerge con chiarezza il vincolo esterno come l’elemento centrale – ma del tutto taciuto – della vita politica italiana. Un vincolo esterno – ovvero la dipendenza della politica a condizionamenti internazionali – che c’è sempre stato, ma che negli ultimi decenni è divenuto assoluto, degradando spesso la dialettica politica a palcoscenico teatrale per dare una parvenza di legittimità al “pilota automatico”.
Se seguissimo il principio di non finanziare atti che violano il diritto internazionale, infatti, dovremmo interrompere subito l’acquisto del GNL statunitense, che copre un decimo del nostro fabbisogno. Se, invece, seguissimo un principio di prudente realismo, dovremmo continuare ad avere rapporti energetici con tutti quei paesi che ci possono assicurare risorse. Inclusa la Russia.
La desertificazione manifatturiera dell’Europa (-10% in Germania; -6% in Italia) è invece dovuta al fatto che nessuna di queste due scelte è stata compiuta. Anzi, si è fatto l’esatto opposto, a causa di un conformismo suicidario e spesso patetico. Con la mano destra si rinunciava a forniture per non finanziare violazioni del diritto internazionale; con la mano sinistra si aumentavano le importazioni da chi quel diritto lo aveva violato e aveva in programma di rifarlo a breve.
Ma quanto ci è costato? Fare stime esatte è difficile, ma si può fornire un ordine di grandezza tra i due regimi di prezzo, sapendo che altre variabili sono in gioco. Il gas dalla Russia, i contratti a lungo termine, i costi marginali bassi: il prezzo europeo del gas si aggirava in media sui 16€/MWh tra il 2015 e il 2020. Oggi, è a 53 euro. Considerando che l’Italia consuma annualmente 61,7 miliardi di metri cubi, l’aggravio potenziale può essere considerato sui 18-20 miliardi. Un bel regalo per difendere il diritto del più bullo.
Attenzione, non ci sono i buoni e i cattivi, ma i furbi e i fessi. Per qualche strana punizione del destino, i secondi sembrano concentrarsi tutti nell’UE.