11/02/2026
🟥MESSICO SFIDA IL BLOCCO: 814 TONNELLATE A CUBA E UNO SCHIAFFO A WASHINGTON
Nel pieno dell’ennesimo irrigidimento del blocco statunitense contro Cuba, il Messico sceglie di non limitarsi alle dichiarazioni di principio. Oltre 814 tonnellate di aiuti umanitari sono partite dal porto di Veracruz dirette verso l’isola caraibica. Non un gesto simbolico, ma un’operazione logistica concreta, ordinata dalla presidente Claudia Sheinbaum e affidata alla Marina messicana.
Le navi Papaloapan e Isla Holbox hanno lasciato il molo rispettivamente alle 8 e a mezzogiorno, cariche di beni di prima necessità: latte liquido e in polvere, riso, fagioli, tonno, sardine, carne in scatola, olio vegetale, biscotti, prodotti per l’igiene personale. Circa 536 tonnellate sul primo vascello, oltre 277 sul secondo. E non è finita: altre 1.500 tonnellate di latte in polvere e legumi restano pronte per eventuali spedizioni successive.
Washington ha minacciato dazi contro i Paesi che riforniscono Cuba di petrolio, nel tentativo di stringere ulteriormente il cappio energetico. Città del Messico, tuttavia, prosegue i negoziati diplomatici sulle forniture, mentre sul piano umanitario rivendica una linea coerente: cooperazione tra popoli, soprattutto in condizioni di emergenza.
La Cancelleria messicana ha parlato di “principi umanisti” e di una tradizione solidale latinoamericana che non si piega ai diktat geopolitici. Non è retorica isolata: negli ultimi mesi il Messico ha inviato aiuti anche a California e Texas colpite da incendi e inondazioni, oltre che al Cile. Ma il caso cubano ha un peso politico diverso, perché tocca un nervo scoperto dell’ordine regionale.
In Parlamento e nella società civile messicana – dal partito Morena al Partido del Trabajo – si moltiplicano le voci che definiscono il blocco “ingiusto e anacronistico”. Parole forti, certo. Ma i numeri delle navi in partenza parlano ancora più chiaro.
La domanda è se questa iniziativa inauguri una nuova stagione di cooperazione latinoamericana o resti un gesto isolato in un continente ancora troppo frammentato. Intanto, mentre Washington alza barriere economiche, dal Golfo del Messico salpano navi cariche di latte e riso. E, forse, di un’idea diversa di sovranità.