Dott.ssa Rosa D'Agostino psicoterapeuta

Dott.ssa Rosa D'Agostino psicoterapeuta Psicoanalista, Specialista in Neupsichiatria Infantile, in Pediatria e in Psicosomatica

21/02/2026

Addio al piccolo Domenico.

10/02/2026

La morte di uno scienziato non chiude un capitolo: lo rende permanente. Ci sono menti che continuano a lavorare anche quando il corpo tace, perché hanno insegnato un metodo, non solo una teoria. Zichichi ha incarnato l’idea che la conoscenza non sia accumulo, ma responsabilità: verso i giovani, verso il linguaggio pubblico della scienza, verso il futuro. Ha difeso il rigore quando era scomodo e la complessità quando era impopolare. In un’epoca che semplifica tutto, resta l’eredità di chi ha scelto la profondità. Non come privilegio, ma come dovere.

Charlize Theron,  ambasciatrice di Pace dell'ONU, ricorda un messaggio di Pace di Nelson Mandela alla cerimonia di apert...
07/02/2026

Charlize Theron, ambasciatrice di Pace dell'ONU, ricorda un messaggio di Pace di Nelson Mandela alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici. Momento emozionate.

Interessante lettura sulla perversione
28/01/2026

Interessante lettura sulla perversione

Nel pensiero psicoanalitico la perversione può essere considerata una configurazione del funzionamento psichico che, nel suo sviluppo storico, ha progressivamente spostato il proprio baricentro dalla teoria della pulsione alla clinica del trauma e della relazione, trasformandosi da esito possibile della sessualità infantile a organizzazione difensiva del Sé: in Sigmund Freud la perversione è inscritta nella sessualità infantile polimorfa e nei destini pulsionali, e diviene clinicamente rilevante quando la fissazione e il diniego della castrazione irrigidiscono il funzionamento, come nel feticismo, dove l’oggetto assume la funzione di preservare l’illusione di integrità del Sé di fronte a una perdita non mentalizzabile; con Sándor Ferenczi si produce uno spostamento decisivo dal piano intrapsichico a quello relazionale, poiché il trauma viene pensato come evento reale e intersoggettivo e la perversione come risposta adattiva a una seduzione traumatica che impone al bambino un linguaggio eccitato, favorendo processi dissociativi, identificazioni con l’aggressore e una precoce erotizzazione difensiva degli affetti; è tuttavia con Masud Khan che questa linea trova una formulazione clinica sistematica, attraverso la concettualizzazione della perversione come “soluzione perversa”, vale a dire come organizzazione difensiva relativamente stabile che si struttura a partire da un trauma cumulativo e da un fallimento ambientale precoce, spesso silenzioso, in cui la dipendenza dall’oggetto è risultata intollerabile e ha dovuto essere evitata, con la conseguenza che l’eccitazione prende il posto dell’esperienza emotiva e il controllo dell’atto sostituisce la possibilità dell’incontro; in tale configurazione ciò che colpisce clinicamente è l’assenza o la profonda compromissione del desiderio, poiché il perverso non desidera l’oggetto ma è costretto a usarlo, e l’atto, svuotato di apertura verso l’altro, diventa l’unico modo possibile per regolare stati interni altrimenti intollerabili, dando luogo a una ripetizione coatta che non conduce a trasformazione né a esperienza, ma solo a una temporanea conferma di esistenza; la perversione non è dunque orientata primariamente alla ricerca del piacere, bensì alla regolazione di angosce primitive di frammentazione, di annientamento e di perdita di realtà, e il ricorso compulsivo a oggetti, pratiche o assetti feticistici può essere inteso come un tentativo, spesso disperato, di garantire la continuità dell’esistenza psichica e di evitare il vuoto, in una direzione che trova una significativa risonanza nella lettura di Joyce McDougall, quando descrive le configurazioni perverse come teatri dell’atto e del corpo, chiamati a mettere in scena ciò che non ha potuto accedere alla simbolizzazione; nella clinica delle perversioni parzialmente fallite, che sono quelle che più frequentemente giungono all’osservazione analitica, emerge un uso difensivo e marcatamente narcisistico dell’affetto, sottratto alla funzione comunicativa e trasformativa e rinchiuso in un circuito ripetitivo e immobilizzante, nel quale la libido perde la sua funzione legante e organizzatrice delle relazioni intrapsichiche e oggettuali e viene messa al servizio delle difese contro angosce primitive, con una conseguente riduzione dell’oggetto a funzione di protesi e una difficoltà persistente a riconoscere una realtà esterna indipendente dal controllo onnipotente del soggetto; tale assetto, come è noto, si riproduce in modo pregnante nella relazione analitica e investe pienamente l’analista, esponendolo a un controtransfert complesso e spesso faticoso, fatto non solo di irritazione, noia o senso di essere usato, ma anche di stati di confusione, di impoverimento del pensiero, talora di un sottile svuotamento affettivo, come se la ripetizione senza esperienza tendesse a colonizzare il campo analitico stesso; la difficoltà maggiore per l’analista non risiede tanto nella gestione dell’atto o del comportamento, quanto nel mantenere una posizione psichica sufficientemente viva e pensante di fronte a un funzionamento che tende a immobilizzare, a evacuare il significato e a ridurre il legame a pura funzione, e proprio in questa tenuta, spesso lunga e costosa, del setting e del lavoro controtransferale può talvolta aprirsi uno spazio minimo ma decisivo, in cui la soluzione perversa non venga immediatamente smantellata, ma perda gradualmente il suo carattere di unica difesa possibile e renda pensabile, per la prima volta, una dipendenza non vissuta come annientante.
da Prolegomeni alla psicoanalisi
Matteo De Simone psichiatria psicoanalista didatta Associazione Italiana di Psicoanalisi AIPsi/I.P.A docente Istituto di Formazione AIPsi docente ASNEA socio onorario ASSIA (associazione siciliana per lo studio dell'infanzia e dell'adolescenza)
ph Francesca Tilio

L'ultimo, grande imperatore della moda.
23/01/2026

L'ultimo, grande imperatore della moda.

"È arrivato il cuore". Le parole emozionate del bambino che aspettava un cuore per fare il trapianto all'ospedale Bambin...
01/01/2026

"È arrivato il cuore". Le parole emozionate del bambino che aspettava un cuore per fare il trapianto all'ospedale Bambino Gesù di Roma. È visibile non solo l'emozione del bambino, ma anche la sua incredulità dovuta a tante sofferenze fisiche e psichiche. Anche e soprattutto i bambini ammalati vivono l'angoscia della morte che a questa età si tramuta in trauma che dovrà essere elaborato a guarigione avvenuta. È il più bel regalo di Natale non solo per il bambino e la sua famiglia, ma per tutti noi che possiamo contare su una sanità eccellente.

22/11/2025

Addio a Ornella Vanoni, ironica e irriverente, gigante della musica italiana.

09/11/2025
"Perché ci siamo lasciati solo Dio e Freud potrebbero capirlo": lo struggente ricordo di Woody Allen
14/10/2025

"Perché ci siamo lasciati solo Dio e Freud potrebbero capirlo": lo struggente ricordo di Woody Allen

𝐖𝐨𝐨𝐝𝐲 𝐀𝐥𝐥𝐞𝐧 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐧𝐞 𝐊𝐞𝐚𝐭𝐨𝐧
(The Free Press, 13.10.2025)

È grammaticalmente scorretto dire “la più unica”, ma tutte le regole grammaticali, e suppongo qualsiasi altra regola, vengono sospese quando si parla di Diane Keaton. Come nessun’altra persona che il pianeta abbia conosciuto o che sia probabile rivedere, il suo volto e la sua risata illuminavano qualsiasi spazio in cui entrasse.
La vidi per la prima volta durante un’audizione e pensai: “Se Huckleberry Finn fosse stata una giovane donna bellissima, sarebbe stata Keaton”. Appena uscita dalla Contea di Orange, volò a Manhattan per recitare, trovò lavoro come guardarobiera e fu assunta per un piccolo ruolo nel musical “Hair”, in cui alla fine ebbe il ruolo principale.

Nel frattempo, David Merrick ed io stavamo facendo audizioni per attrici al Morosco Theatre per il mio spettacolo “Provaci ancora, Sam”. Sandy Meisner teneva un corso di recitazione e parlò a Merrick di un’attrice emergente straordinaria. Venuta a leggere per noi, ci lasciò entrambi senza parole. Un piccolo problema era che sembrava più alta di me, e non volevamo che questo influisse sulle battute. Come due scolari, ci mettemmo schiena contro schiena sul palco del Morosco per misurarci. Per fortuna avevamo la stessa altezza e Merrick la assunse.
Durante la prima settimana di prove non ci rivolgemmo mai una parola. Lei era timida, io ero timido, e con due persone timide le cose possono diventare piuttosto noiose. Finalmente, per caso, prendemmo una pausa nello stesso momento e finimmo per condividere un pasto veloce in un locale sull’Eighth Avenue. Fu il nostro primo contatto personale. In breve, era così affascinante, così bella, così magica, che misi in dubbio la mia sanità mentale. Pensai: “Posso innamorarmi così in fretta?”

Quando lo spettacolo debuttò a Washington, D.C., eravamo amanti. Circa in quel periodo le mostrai il mio primo film in privato e la preparai al disastro che era, quanto fosse terribile, un completo fallimento. Lei guardò Prendi i soldi e scappa e disse che il film era molto divertente e molto originale. Le sue parole. Il successo del film dimostrò che aveva ragione, e non dubitai mai più del suo giudizio. Dopo di allora le mostravo ogni film che realizzavo e mi importava solo del suo parere.
Col tempo, realizzai film per un pubblico di una sola persona: Diane Keaton. Non lessi mai una sola recensione del mio lavoro e contava solo ciò che Keaton ne pensava. Se le piaceva, consideravo il film un successo artistico. Se era meno entusiasta, cercavo di usare le sue critiche per rieditare il film e ottenere qualcosa di cui si sentisse più soddisfatta. A quel punto convivevamo e vedevo il mondo attraverso i suoi occhi. Aveva un enorme talento per commedie e drammi, ma sapeva anche ballare e cantare con sentimento. Scriveva libri, faceva fotografie, creava collage, arredava case e dirigeva film. Infine, era una fonte inesauribile di risate.

Nonostante la sua timidezza e il suo atteggiamento umile, era totalmente sicura del proprio giudizio estetico. Che stesse criticando un mio film o una commedia di Shakespeare, giudicava entrambi secondo lo stesso metro. Se riteneva che Shakespeare avesse sbagliato—non importava chi o quanti ne lodassero le opere—seguiva solo il suo sentire, senza esitazioni a criticare il Bardo.

Il suo senso della moda era, ovviamente, uno spettacolo da vedere. Le sue combinazioni sartoriali erano paragonabili ai marchingegni di Rube Goldberg: abbinava capi che sfidavano la logica, ma funzionavano sempre. Negli anni successivi, il suo stile divenne più elegante.
Durante i pochi anni in cui convivemmo, mi insegnò tantissimo. Ad esempio: prima di incontrarla non avevo mai sentito parlare di bulimia. Andavamo alle partite dei Knicks e poi da Frankie and Johnnie’s per una bistecca. Lei mangiava un sirloin, hash browns, cheesecake marmorizzata al cioccolato e caffè. Tornati a casa, pochi minuti dopo, si metteva a tostare waffle o a preparare un enorme pork taco.. Io restavo lì, sbalordito. Questa minuta attrice mangiava come Paul Bunyan. Solo anni dopo, quando scrisse le sue memorie, raccontò del disturbo alimentare, ma all’epoca pensavo solo che non avevo mai visto nessuno mangiare così al di fuori di un documentario sulle balene.

Un punto interessante: nonostante il suo genio e la sua profondità nel teatro e nell’arte (collezionava dipinti ed era una delle prime sostenitrici di Cy Twombly), Diane Keaton era anche un po’ una provinciale, un’inguaribile campagnola. Avrei dovuto capirlo fin dall’inizio. Quando la frequentavo, la guardavo negli occhi alla luce di una candela e le dicevo quanto fosse bella. Lei mi guardava e chiedeva: “Davvero, sinceramente?” Davvero, sinceramente? Chi parla così se non in una commedia di Our Gang?

E poi c’è stato il momento in cui mi fece conoscere la sua famiglia durante il Ringraziamento nella sua casa della Contea di Orange: mamma e papà, sorella e fratello, Grammy Keaton e Grammy Hall (Grammy?), e un curioso omino non identificato che aveva ottenuto il tacchino gratis grazie al sindacato. Dopo cena e chiacchiere su mercatini e vendite di cortile, il tavolo fu liberato e vennero distribuiti centesimi mentre tutti, me compreso, giocavamo a poker spicciolo. Giocavamo a cinque e sette carte, ma le puntate erano di pochi centesimi. All’epoca ero un grande appassionato di poker e abituato a giochi con giocatori disciplinati e puntate alte, e lì ero io a scommettere, bluffare e intimidire Grammy Hall e Grammy Keaton per piatti da 10 centesimi. Keaton, la figlia attrice, giocava e puntava ferocemente come se ogni mano valesse mille dollari. Alla fine fui il grande vincitore, con circa 80 centesimi. Credo che i Grammy non abbiano mai voluto rivedermi. Pensavano che li stavo truffando.
Questo era il mondo di Keaton, la sua gente, le sue origini. Era incredibile che questa splendida campagnola diventasse un’attrice premiata e un’icona sofisticata della moda. Abbiamo vissuto alcuni grandi anni insieme e poi ci siamo separati; perché ci siamo lasciati, solo Dio e Freud potrebbero capirlo.

Ha poi frequentato uomini affascinanti, tutti più interessanti di me. Io ho continuato a cercare di realizzare quel grande capolavoro che ancora sto inseguendo. Scherzavo con Keaton dicendole che saremmo finiti—lei come Norma Desmond, io come Erich von Stroheim, una volta suo regista, ora suo chauffeur. Ma il mondo è in continua evoluzione, e con la scomparsa di Keaton, viene ridefinito ancora una volta. Fino a pochi giorni fa, il mondo includeva Diane Keaton. Ora è un mondo che non la include più. Di conseguenza, è un mondo più triste. Rimangono però i suoi film. E la sua risata travolgente risuona ancora nella mia mente.

28/09/2025
Addio a Claudia Cardinale
24/09/2025

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Indirizzo

Via Taro, 9
Rome
00199

Orario di apertura

Lunedì 12:00 - 20:00
Martedì 12:00 - 20:00
Mercoledì 12:00 - 20:00
Giovedì 12:00 - 20:00
Venerdì 12:00 - 20:00

Telefono

+393356365428

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