Bioenergetica Roma - Arianna Orelli Psicologa e Psicoterapeuta

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Bioenergetica Roma - Arianna Orelli Psicologa e Psicoterapeuta Sostegno Psicologico, Psicoterapia- Analisi Bioenergetica, Classi di Esercizi, Salute e Benessere Pagina gestita dalla dott.ssa Arianna Orelli.

Attività terapeutiche, formative e divulgative relative all'integrazione Mente-Corpo-Emozioni-Relazioni in Bioenergetica.

"Il lavoro terapeutico inizia quando una persona smette di chiedersi“di chi è la colpa?” e inizia a domandarsi:“che cosa...
12/02/2026

"Il lavoro terapeutico inizia quando una persona smette di chiedersi
“di chi è la colpa?” e inizia a domandarsi:
“che cosa sto ancora portando che non è mio?” Ricostruire una genealogia diversa
non significa rinnegare le origini. Significa interrompere la trasmissione automatica del trauma. Dare un nome a ciò che era solo destino. Restituire all’umano una forma abitabile."

La genealogia affettiva: ciò che ereditiamo prima delle parole: Come le genealogie affettive producono evitamento, anaffettività e dipendenza
✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Non ereditiamo solo un cognome, una storia familiare o un patrimonio materiale.
Ereditiamo campi affettivi, disposizioni emotive, gerarchie invisibili. Ereditiamo il modo in cui l’amore è stato possibile o impossibile prima di noi.Ogni essere umano nasce dentro una geometria relazionale già data. Uno spazio in cui qualcuno occupa troppo posto, qualcun altro troppo poco.
Uno spazio dove il potere può mascherarsi da cura, e il silenzio da rispetto. Questa è la genealogia affettiva: non ciò che viene raccontato, ma ciò che viene agito, ripetuto, trasmesso. Molti traumi non si trasmettono come eventi, ma come assetti.
Non come ricordi coscienti, ma come posture interiori: chi deve adattarsi,
chi può dominare, chi deve tacere per essere amato.
È per questo che alcune famiglie funzionano come sistemi chiusi, inermi davanti al cambiamento. Non perché manchi l’intelligenza o la buona volontà, ma perché il legame è organizzato attorno a asimmetrie non negoziabili. Padri assenti e madri dominanti. Madri invischianti e padri emotivamente evaporati. Fratelli o sorelle che occupano lo spazio dell’altro, non per cattiveria, ma per continuità sistemica.
Il trauma, in questi contesti, non è solo ciò che accade. È ciò che non può essere detto.
È ciò che non trova parola, limite, contenimento. E così passa di corpo in corpo,
di generazione in generazione. Quando una genealogia affettiva resta sbilanciata,
la vita adulta diventa spesso il tentativo inconsapevole di riparare ciò che non è stato riparato prima. Si cercano relazioni che riproducono lo stesso campo di potere.
Si resta fedeli a ferite antiche scambiandole per destino. Il funerale, in questo senso, non è un evento isolato. È spesso la messa in scena finale di una geometria mai riequilibrata.
Un rito svuotato, amministrativo,
perché la famiglia non ha mai imparato ad accompagnare davvero i passaggi. Ma il punto clinico non è la denuncia.
È la possibilità. Il lavoro terapeutico inizia quando una persona smette di chiedersi
“di chi è la colpa?” e inizia a domandarsi:
“che cosa sto ancora portando che non è mio?” Ricostruire una genealogia diversa
non significa rinnegare le origini. Significa interrompere la trasmissione automatica del trauma. Dare un nome a ciò che era solo destino. Restituire all’umano una forma abitabile. Questo capitolo non parla di famiglie “sbagliate”. Parla di sistemi feriti.
E del coraggio possibile di non consegnare alle generazioni successive le stesse geometrie che ci hanno tenuti piccoli. Come le genealogie affettive producono evitamento, anaffettività e dipendenza
Le genealogie affettive non trasmettono solo storie, ruoli o valori. Trasmettono assetti relazionali, cioè modi di stare in relazione prima ancora di scegliere come farlo.
Quando una famiglia è attraversata da geometrie sbilanciate di potere — un genitore dominante, uno assente, fratelli schiacciati o iper-responsabilizzati — ciò che passa non è un trauma “episodico”, ma un campo affettivo deformato. Da lì nascono tre grandi organizzazioni difensive. Evitamento
Nasce dove la relazione è stata intrusiva, controllante o imprevedibile. Il bambino impara presto che: avvicinarsi espone al controllo, esprimere bisogni attiva richieste o punizioni, l’intimità non è sicura. L’evitamento non è freddezza. È una distanza appresa per restare integro. Nelle genealogie sbilanciate, l’evitante è spesso colui che: ha visto troppo, ha sentito troppo, ha dovuto chiudersi per non soccombere. Anaffettività. Nasce dove l’affetto non è stato assente, ma non mentalizzabile. Famiglie in cui: si “faceva il proprio dovere” ma non si sentiva, l’emozione non trovava linguaggio, il corpo veniva ignorato o disciplinato. L’anaffettività non è mancanza di sentimenti. È un congelamento protettivo del sentire. Spesso è l’eredità di genealogie in cui: sentire era un lusso, il dolore non poteva essere accolto, la vulnerabilità non aveva testimoni. Dipendenza affettiva. Nasce dove l’amore è stato condizionato, intermittente o competitivo. Qui il bambino impara che: l’amore va meritato, l’attenzione è scarsa, l’altro è il luogo della sopravvivenza emotiva. La dipendenza non è bisogno eccessivo. È fame antica non saziata. Nelle genealogie sbilanciate, il dipendente è spesso colui che: ha dovuto contendersi l’amore, è stato usato come regolatore emotivo dell’adulto, ha imparato che senza l’altro non esiste. Queste organizzazioni non sono scelte. Sono adattamenti intelligenti a contesti non abitabili. Il problema non è che si siano formate. Il problema è quando vengono scambiate per identità: “Io sono così” invece di “ Io sono diventato così per sopravvivere”. Il lavoro clinico (e umano ) Non consiste nel correggere i comportamenti,
ma nel ricostruire la genealogia affettiva:. vedere da dove viene quella postura,
restituirle dignità, e poi, lentamente, dismetterla. Solo così l’evitamento può diventare scelta, l’anaffettività può tornare sensibilità, la dipendenza può trasformarsi in legame. Non si guarisce tradendo la propria storia. Si guarisce smettendo di esserne prigionieri.
✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Repost! :) "La bioenergetica si propone l'obiettivo di aiutare la gente a riconquistare la sua natura primaria - la cond...
09/02/2026

Repost! :)

"La bioenergetica si propone l'obiettivo di aiutare la gente a riconquistare la sua natura primaria - la condizione di libertà, lo stato di grazia e la qualità della bellezza. Libertà, grazia e bellezza sono gli attributi naturali di ogni organismo animale. La libertà è l'assenza di repressione interiore del flusso delle sensazioni, la grazia è l'espressione di questo flusso nel movimento e la bellezza è una manifestazione dell'armonia interiore generata dal flusso. Sono indice di un corpo sano e, perciò, di una mente sana.
La natura primaria di tutti gli esseri umani è di essere aperti alla vita e all'amore. Nella nostra cultura l'atteggiamento di difesa, la corazza, la diffidenza e la chiusura sono diventati una seconda natura. Sono i mezzi che adottiamo per proteggerci dalle offese; ma, quando diventiamo caratteriologici o strutturati nella personalità, questi atteggiamenti costituiscono un'offesa più grave e una mutilazione maggiore di quelle sofferte in origine."

da "Bioenergetica" di

(foto )

"La bioenergetica si propone l'obiettivo di aiutare la gente a riconquistare la sua natura primaria - la condizione di libertà, lo stato di grazia e la qualità della bellezza. Libertà, grazia e bellezza sono gli attributi naturali di ogni organismo animale. La libertà è l'assenza di repressione interiore del flusso delle sensazioni, la grazia è l'espressione di questo flusso nel movimento e la bellezza è una manifestazione dell'armonia interiore generata dal flusso. Sono indice di un corpo sano e, perciò, di una mente sana.
La natura primaria di tutti gli esseri umani è di essere aperti alla vita e all'amore. Nella nostra cultura l'atteggiamento di difesa, la corazza, la diffidenza e la chiusura sono diventati una seconda natura. Sono i mezzi che adottiamo per proteggerci dalle offese; ma, quando diventiamo caratteriologici o strutturati nella personalità, questi atteggiamenti costituiscono un'offesa più grave e una mutilazione maggiore di quelle sofferte in origine."

da "Bioenergetica" di Alexander Lowen

(foto Gregory Colbert)

Uuuuuhhhh "non c'è chimica!"Quante volte si sente dire...una frase che spesso parla di difese.
23/01/2026

Uuuuuhhhh "non c'è chimica!"
Quante volte si sente dire...una frase che spesso parla di difese.

«Non è scoccata la scintilla»: quando l’assenza di chimica diventa una difesa

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

“ Non è scoccata la scintilla.” “ Non ho sentito le farfalle nello stomaco.” “ Mancava la chimica.” Frasi comuni, apparentemente innocue, spesso pronunciate come se dicessero tutto. Come se bastassero a spiegare una scelta, una rinuncia, una chiusura. Ma cosa stiamo davvero dicendo quando le usiamo? Nel linguaggio contemporaneo la “chimica” è diventata un criterio sovrano. Se c’è, si va avanti.
Se non c’è, si chiude. Il problema non è riconoscere le sensazioni corporee, sono informazioni preziose, ma trasformarle in giudizio definitivo, senza interrogarsi. Perché la chimica non è una verità neutra. È una reazione. E ogni reazione ha una storia.
Le “farfalle nello stomaco” sono spesso segnali di: eccitazione, attivazione, aspettativa, allarme sottile. In molte persone non indicano sicurezza, ma riattivazione di schemi conosciuti: instabilità, distanza, imprevedibilità. Ciò che ci accende subito non è sempre ciò che ci fa bene. A volte è ciò che ci è familiare. Esiste un aspetto meno detto: per alcune persone, la mancanza di scintilla non è mancanza di interesse, ma mancanza di difesa. Una relazione che non scatena subito intensità può: sembrare “piatta”, sembrare “noiosa”, sembrare “senza magia”. In realtà può essere semplicemente non caotica. E per chi è abituato a legami attivati dall’ansia o dall’attesa, la quiete può essere vissuta come vuoto. Dire “non ho sentito la chimica” permette di: non esporsi, non restare,non attraversare il tempo dell’incontro.
È una frase che chiude senza conflitto apparente. Ma spesso chiude prima che qualcosa possa prendere forma. Non tutto ciò che conta nasce immediatamente. Alcuni legami non scoppiano: crescono. La domanda non è: “ C’è stata la scintilla?” La domanda è: Che tipo di attivazione cerco. Cosa confondo con attrazione? Cosa mi spaventa della calma? Quanto tollero il tempo dell’altro? Senza queste domande, la chimica diventa un alibi elegante. Certo, a volte l’assenza di attrazione è reale. Non tutto va forzato. Ma c’è una grande differenza tra: non sentire nulla, e non reggere ciò che non è immediatamente intenso. Confondere le due cose porta a ripetere sempre la stessa storia, con volti diversi. La maturità affettiva inizia quando smettiamo di chiederci solo:
“Cosa sento subito?” e iniziamo a chiederci: “ Cosa potrei sentire se restassi?” Non per dovere. Non per calcolo. Ma per verità. Perché non tutta la vita arriva come un colpo di fulmine. Alcune cose bussano piano. E se non siamo capaci di ascoltare ciò che non fa rumore, continueremo a chiamare “chimica” solo ciò che ci scuote, anche quando ci consuma.

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

TESTA, CUORE E GENITALI: UNITA' E SCISSIONE."In effetti, non abbiamo fatto altro che separare i tre segmenti maggiori de...
09/12/2025

TESTA, CUORE E GENITALI: UNITA' E SCISSIONE.

"In effetti, non abbiamo fatto altro che separare i tre segmenti maggiori del corpo e della personalità. La mente e i genitali non hanno niente a che vedere con il cuore o tra di loro. La mente è per fare soldi, i genitali per fare baldoria, e il cuore, il povero cuore, ha perso la sua unione con il mondo perché è stato allontanato dalla mente e dai genitali. ...
L'unità del corpo si mantiene a un livello profondo, biologico; la separazione sopra descritta incide sulla coscienza di sé, distruggendo il senso di essere un tutt'uno, di interezza, di completezza. In tale situazione la coscienza di sé è confinata alla testa, la sede dell'Io. L'identità soggettiva che risiede nel cervello possiede ancora un cuore e gli organi genitali, ma non si identifica con essi, perché quando si vive con la testa, si considera il corpo uno strumento di sé o dell'Io. L'attività sessuale si riduce allora a una prestazione diretta a dare dimostrazione di abilità maschile o femminile. Non viene vissuta come espressione d'amore.
Questa scissione funzionale dell'unità del corpo...separa la consapevolezza della mente e le sue funzioni dai sentimenti del cuore e dall'attività sessuale degli organi genitali. La separazione di questi tre aspetti della personalità avviene attraverso un restringimento delle vie di passaggio: il collo, che congiunge la testa al torace, e la vita, che congiunge il torace al bacino.
L'effetto di queste divisioni è di isolare il cuore. Il cuore è bloccato nella cassa toracica come in una forma di custodia protettiva: nessuno lo può raggiungere e così nessuno può fargli del male."

tratto da "Amore, Sesso e Cuore" di Alexander Lowen

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09/12/2025

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TESTA, CUORE E GENITALI: UNITA' E SCISSIONE.

"In effetti, non abbiamo fatto altro che separare i tre segmenti maggiori del corpo e della personalità. La mente e i genitali non hanno niente a che vedere con il cuore o tra di loro. La mente è per fare soldi, i genitali per fare baldoria, e il cuore, il povero cuore, ha perso la sua unione con il mondo perché è stato allontanato dalla mente e dai genitali. ...
L'unità del corpo si mantiene a un livello profondo, biologico; la separazione sopra descritta incide sulla coscienza di sé, distruggendo il senso di essere un tutt'uno, di interezza, di completezza. In tale situazione la coscienza di sé è confinata alla testa, la sede dell'Io. L'identità soggettiva che risiede nel cervello possiede ancora un cuore e gli organi genitali, ma non si identifica con essi, perché quando si vive con la testa, si considera il corpo uno strumento di sé o dell'Io. L'attività sessuale si riduce allora a una prestazione diretta a dare dimostrazione di abilità maschile o femminile. Non viene vissuta come espressione d'amore.
Questa scissione funzionale dell'unità del corpo...separa la consapevolezza della mente e le sue funzioni dai sentimenti del cuore e dall'attività sessuale degli organi genitali. La separazione di questi tre aspetti della personalità avviene attraverso un restringimento delle vie di passaggio: il collo, che congiunge la testa al torace, e la vita, che congiunge il torace al bacino.
L'effetto di queste divisioni è di isolare il cuore. Il cuore è bloccato nella cassa toracica come in una forma di custodia protettiva: nessuno lo può raggiungere e così nessuno può fargli del male."

tratto da "Amore, Sesso e Cuore" di Alexander Lowen

20/11/2025

GIORNATA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI DELL' INFANZIA E DELL' ADOLESCENZA

Essere volut3 bene.
In ogni caso.
Incondizionatamente.
Ad ogni latitudine.

20/11/2025

L'EFFETTO RISUCCHIO E COME COMBATTERLO!

09/10/2025

ISTERIA OGGI (e non è il titolo di una rivista😂😂)

L'isteria oggi esiste ancora o è un fenomeno sociale e psicodiagnostico ascrivibile ad una società ormai andata, che non esiste più? Le isteriche di Freud e di Breuer sono davvero scomparse? E sul serio è un fenomeno che riguarda solamente le donne?

Lowen ci spiega che l'isteria nasce nella fase dello sviluppo infantile in cui ci si inizia a manifestare come soggetti erotici, e che la nostra nascente sessualità viene fortemente determinata dalle risposte dei nostri genitori e dall' atmosfera emotiva che si respira in famiglia e nella coppia genitoriale.
L' isteria dunque per Lowen rientra nella più ampia e sfaccettata descrizione del carattere rigido, che fatica ad integrare o meglio vive numerosi conflitti fra: sentimenti e sessualità, piacere e dovere, orgoglio e apertura tenera all' altr3.

In questo video un passo del libro "Corpo Umano" di Vittorio Lingiardi mi offre lo spunto per fare qualche riflessione sull' attualità clinica di questo costrutto.

SPOILER: ovviamente no, non riguarda solamente le donne, con buona pace di Ippocrate 😜

PREGHIERA IPOCONDRIACA"Corpo mionon mi tradireanche se sono io che ti ho traditocon i velenile droghe le ferite al cuore...
24/09/2025

PREGHIERA IPOCONDRIACA

"Corpo mio
non mi tradire
anche se sono io che ti ho tradito
con i veleni
le droghe le ferite al cuore
le urla forti
per non aver saputo dire
per non aver saputo andare.

Corpo mio sorreggimi
perché io possa ancora sostenere il mio bambino
lui ha bisogno di me
ed io non me lo so immaginare
corpo bambino
ti prometto
ti ascolto
non mi arrabbierò più
solo una o due volte
ormai le braccia tengono
le gambe sono lunghe il giusto
adulte
so stenderle
ma anche piegarle
al bisogno
al piacere
alle scuse
alla terra.

Amico corpo
non vorrai mica scappare dalla festa?
È noiosa a tratti
ma ci sono fuochi d'artificio
e tanti occhi e mani a sfiorarmi...

non li vedevo da una vita intera."

Uno scritto figlio dell' insonnia, della preoccupazione, forse dell' ipocondria (che non c'è niente di più nevrotico di pensare di aver risolto ogni nevrosi, anche e soprattutto come psicoterapeuta).
Dedicato al nostro corpo che è la nostra casa.
Al mio e a quello dell3 pazienti, trascurato, paralizzato dalla paura o dal conflitto, iperattivato dall'allarme, gaudente, aperto e rilassato, eccitato, piacevolmente attivo, performante, modificato, stanco, malato, spento, maltrattato, bisognoso, teso, accogliente, stupefatto, riempito, svuotato, avvolto, toccato.
Siamo corpi d' amore e di dolore.
Tutte le nostre memorie sono conservate nel corpo.
Sentire il corpo significa sentire la vita in profondità.

Ripetiamo insieme: noi siamo il nostro corpo.

Tutto ciò che esiste a livello psichico ha un correlato nel soma e viceversa.
Siamo mente incarnata, corpo senziente.
L' analisi bioenergetica aiuta ad avvicinare, integrare ed armonizzare ciò che difensivamente abbiamo imparato a separare: la mente dal corpo, le cognizioni dalle emozioni, il mondo interno dalla realtà.

La patria è l’umanità"La mela è un meloe il melo è un vetroun vetro è un sognoe il sogno un magarii magari sanno di futu...
17/09/2025

La patria è l’umanità

"La mela è un melo
e il melo è un vetro
un vetro è un sogno
e il sogno un magari
i magari sanno di futuro
e il futuro è calamita
la calamita è una patria
la patria è l’umanità

il dolore è un assaggio
della morte che verrà
e la morte è una ragione
per nascere e continuare
e nascere è un sentiero
che porta ai chissà
i chissà sono la mia patria
la patria è l’umanità

la mia memoria sono i tuoi occhi
e i tuoi occhi sono la mia pace
la mia pace è quella degli altri
e non so se la vorremo
quegli altri e noi
e gli altri molti di più
tutti siamo una patria
la patria è l’umanità

una tavola è una casa
e la casa una finestra
le finestre hanno nuvole
ma solo sul vetro
il cristallo appanna il cielo
quando il cielo è vero
la verità è una patria
la patria è l’umanità

io con le mie mani d’osso
tu con il tuo ventre di pane
io con il mio germe di gloria
tu con la tua terra vivida
tu con i tuoi seni boreali
io con la mia carezza australe
inventiamo una patria
la patria è l’umanità".

Mario Benedetti

C’è una poesia di Mario Benedetti che oggi dovremmo rileggere tutti insieme.
Soprattutto oggi.

Parte da una famosa frase di José Martí: «La patria è l’umanità».
Chi è stato a Cuba, quella frase l’avrà vista dappertutto, scritta sui muri.

Ma Benedetti non si accontenta di ripeterla: la reinventa.

Lo fa con una catena di metafore che sembrano rincorrersi l’una nell’altra: la mela è un melo, il melo è una vetrata, la vetrata un sogno, il sogno un magari…
È come se dicesse: nulla è mai solo sé stesso, tutto è connessione.

È come se ci dicesse che nulla resta isolato: ogni cosa trabocca, diventa qualcos’altro.
Ed è qui la magia.

Non sono solo metafore, sono una specie meta-metafora: la dimostrazione che anche le cose più lontane hanno un legame segreto. Che un sogno può corrispondere a una finestra, e che anche io, così diverso da te, posso contenere qualcosa che mi unisce a te.

La poesia ci svela che la metafora non è soltanto un gioco della lingua o un abbellimento della pagina: è una chiave di lettura dell’universo.

Ci mostra che il mondo non è fatto di confini rigidi, ma di ponti invisibili.

E allora ecco il senso più profondo del verso finale: la patria è l’umanità.

Perché se ogni cosa è legata a un’altra, se ogni diversità nasconde una corrispondenza, allora anche noi, con tutte le nostre differenze, apparteniamo alla stessa patria.

Non più bandiera o confine.
Ma memoria negli occhi di chi amiamo.
Non più terra chiusa.
Ma tavola condivisa, finestra aperta, cielo che resta vero.

La patria è quel luogo che inventiamo insieme: io con le mie mani fragili, tu con il tuo ventre fecondo, insieme a tutti gli altri.

Eccola qui

La patria è l’umanità

La mela è un melo
e il melo è un vetro
un vetro è un sogno
e il sogno un magari
i magari sanno di futuro
e il futuro è calamita
la calamita è una patria
la patria è l’umanità

il dolore è un assaggio
della morte che verrà
e la morte è una ragione
per nascere e continuare
e nascere è un sentiero
che porta ai chissà
i chissà sono la mia patria
la patria è l’umanità

la mia memoria sono i tuoi occhi
e i tuoi occhi sono la mia pace
la mia pace è quella degli altri
e non so se la vorremo
quegli altri e noi
e gli altri molti di più
tutti siamo una patria
la patria è l’umanità

una tavola è una casa
e la casa una finestra
le finestre hanno nuvole
ma solo sul vetro
il cristallo appanna il cielo
quando il cielo è vero
la verità è una patria
la patria è l’umanità

io con le mie mani d’osso
tu con il tuo ventre di pane
io con il mio germe di gloria
tu con la tua terra vivida
tu con i tuoi seni boreali
io con la mia carezza australe
inventiamo una patria
la patria è l’umanità

NOI (NON) SIAMO CARNE CRUDAUn film visto la settimana scorsa, settimana sospesa fra vacanza e lavoro, fra una Roma ancor...
08/09/2025

NOI (NON) SIAMO CARNE CRUDA

Un film visto la settimana scorsa, settimana sospesa fra vacanza e lavoro, fra una Roma ancora lenta ed una già pronta a scattare. Grazie a Raiplay che custodisce perle rare.
"Calcinculo"è un film di Chiara Bellosi di qualche anno fa che narra l’incontro fatale fra Benedetta (un'inaspettata Gaia Di Pietro) e Amanda (il sublime Andrea Carpenzano), quindicenne lei, ex adolescente giostraia l'altra, il cui nome (colei da amare) identifica la sua identità di donna trans.
Al primo incontro fra le due Amanda mostra subito un'accoglienza vivace, calda, ma anche tagliente all'adolescente: "Benedetta...da chi?!" e lascia intendere quello che sarà il leitmotiv di tutta la pellicola: la vita bisogna strapparsela da sé. L'esistenza dispensa per lo più calcinculo, e non si può scendere dalla giostra, ma bisogna imparare a girare, magari sperando di vincere, ogni tanto.
Certo, se c'è qualcuno a spingerci è meglio.
L'ambientazione del film è un luogo tanto periferico quanto poetico: lo stretto pezzo di terra fra la casa in cui vive Benedetta con i genitori e le due sorelline, e la roulotte dimora di Amanda arrivata con le giostre itineranti. In mezzo un prato pieno di disagio e fiori colorati che Benedetta sembra attraversare ogni giorno senza realmente vedere.
Ed è così che la ragazzina obesa e la trans disillusa avviano una relazione fatta di intimità estrema e distanze improvvise, in cui ognuna ha qualcosa che l'altra desidera.
Benedetta meravigliosi occhi felini, capelli e bocca da donna, anche se ancora bambina, anche se ancora non lo sa.
Amanda la grazia e la sensualità propria di chi vuole sentirsi bella. E vuole che altr3 la vedano come tale.
Le farfalle che Amanda confeziona, semplici, povere e colorate: "campano una settimana...vivono solo pe' fasse belle" sembrano il loro animale totem.
Benedetta rimane affascinata da quei lampi di bellezza, che le indicano una strada per una femminilità adulta apparentemente impossibile da raggiungere fino a quel momento.
Perché la ragazza è figlia di una donna schiacciata dalla vita, che non sorride se non falsamente o amaramente (la toccante Barbara Chichiarelli).
Benedetta la inchioda con poche semplici frasi dirette: "ma io ti piaccio?" "ma tu non t'accorgi mai di niente?" "se non era pe' me tu stavi là dentro" (riferendosi alla carriera di danzatrice interrotta dalla madre all'epoca incinta di lei).
E’ una famiglia in difficoltà quella di Benedetta, piena di una disperante tenerezza e di una sottile violenza, con entrate precarie, i sogni infranti dei due genitori, l'infedeltà del padre e le tre figlie da crescere.
La pellicola si apre con una visita medica: Benedetta pesa troppo, Benedetta, scopriremo, si abbuffa. In quelle orge alimentari agisce l’aggressività nei confronti di una madre a tratti anaffettiva e controllante, che inconsciamente la incolpa di non aver avuto l'esistenza che desiderava, che la osserva con distacco, senza riconoscerla. Nel cibo consumato di nascosto l’adolescente riversa il dolore per quel corpo giudicato, schernito, non amato, ma anche per le tensioni fra i genitori, le loro grandi frustrazioni personali, e quell’incomunicabilità vissuta sulla propria pelle, condivisa con la sua migliore amica, in un’alleanza permeata di solitudine, disagio e distanza dal mondo.
Fino a quando non arriva Amanda, con il suo corpo da fenicottero, il suo sguardo complice, il rispecchiamento benevolo. Le scene che mi hanno colpito di più non sono quelle di danza (fil rouge fra Anna la mamma, Amanda e Benedetta), né quelle di volo, ma le scene “crude”: Benedetta e il pollo, il bacio fra le due donne (un bacio che al tempo stesso droga, lega ed apre alla vita), i corpi che si cercano, si desiderano, si rifiutano, si amano senza sesso, senza violazione. Con tenerezza, vicinanza, amicizia.
In quest’epoca così segnata dalla ridefinizione delle identità di genere e delle relazioni trovo questa pellicola di grande attualità: una persona non binaria può essere modello di femminilità più di una madre “sorda e cieca”, un'attrazione sessuale spinta da curiosità e bisogno può trasformarsi in un'alleanza nutriente ai fini della costruzione identitaria, un corpo non conforme può essere depositario di una grande vitalità, di un ambizioso desiderio, di Eros.
Ma anche se i corpi sono al centro dell'obiettivo non sono mai scrutati voyeuristicamente, mai ridotti ai loro dettagli, scissi, parcellizzati, perché la narrazione ruota in fondo attorno alle relazioni, lo sguardo dell’altro è importante perché crea un’immagine di noi che interiorizziamo, un’immagine che può essere amorevole, depressa, grandiosa o modesta, sono gli affetti che muovono tutto. Perché il corpo è la nostra casa, il veicolo della nostra comunicazione affettiva, un corpo che sente, riceve, mostra e dice, non semplice carne da osservare, pesare, manipolare, usare.
Ed è per questo che un’altra scena importante è quella in cui le due bruciano le farfalle, perché in fondo farsi bell3 per l’altr3 è sempre una fregatura...l’unico sguardo che conta, crescendo, è il nostro.
Contano sicuramente l’affetto, la fiducia, la spinta dell’altr3 e nell’altr3, ma, come rivela l’ultima battuta di Benedetta: “io me pensavo che me volevi bene” ad un’Amanda che ha ceduto alla sfiducia e al cinismo, crescere significa soprattutto trovare il bene dentro di sé, imparare a volare oltre le illusioni e le delusioni, da sol3, con grinta, apertura e coraggio. E danzare, da sola, fra l3 altr3 (ho scoperto che la bravissima attrice esordiente che interpreta Benedetta all'epoca del film ballava hip-hop nella vita reale, ed è sua la coreografia della scena in cui inaspettatamente danza in famiglia, con le sorelline che la seguono ed i genitori che la guardano stupefatti ed emozionati. E' il primo segno di cambiamento, di scelta, di libertà, di autodeterminazione. Ed è da questo momento che in effetti il film abbandona un tono depressivo a favore di uno scarto in avanti).
Una menzione speciale per la roulotte di Amanda, location di molte sequenze e luogo di viaggio e convivenza delle due nella seconda metà del film: un vero e proprio spazio transizionale paragonabile allo studio d’analisi, un luogo sospeso d’incontro intimo, esplorazione, desiderio, sofferenza e crescita.
I “calcinculo” del titolo sono una giostra iconica, che può essere spietata e al tempo stesso eccitante, ha il fascino del proibito, ad ogni giro si rischia la nausea, il vomito, ma anche l'ebbrezza vera, ipomaniacale del volo e del possibile successo, raggiungibile solo tramite la spinta aggressiva dell'altr3.
Per associazione alcuni film che ho amato molto: il mio adorato “Rosetta” dei fratelli Dardenne, “A Chiara” di Jonas Carpignano, “Indivisibili” di Edoardo De Angelis. Racconti di formazione dolenti, storie di corpi, adolescenze, vite al margine alla ricerca disperata di un'adultità “diversa”.

ANDAR PER BOSCHI (E PER LAGHI) "Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti esse...
27/08/2025

ANDAR PER BOSCHI (E PER LAGHI)

"Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto."
Henry David Thoreau

"Mai come oggi l’uomo che vive in Paesi industrializzati sente la mancanza di ‘natura’ e la necessità di luoghi: montagne, pianure, fiumi, laghi, mari dove ritrovare serenità ed equilibrio; al punto che viene da pensare che la violenza, l’angoscia, il mal vivere, l’apatia e la solitudine siano da imputare in buona parte all’ambiente generato dalla nostra civiltà."
Mario Rigoni Stern

"Vi è un incanto nei boschi senza sentiero.
Vi è un’estasi sulla spiaggia solitaria.
Vi è un asilo dove nessun importuno penetra
in riva alle acque del mare profondo,
e vi è un’armonia nel frangersi delle onde.
Non amo meno gli uomini, ma più la natura
e in questi miei colloqui con lei io mi libero
da tutto quello che sono e da quello che ero prima,
per confondermi con l’universo
e sento ciò che non so esprimere
e che pure non so del tutto nascondere."
Lord Byron

Uscire da se stess3.
Ritrovarsi nella natura.
Dove il corpo abbraccia la mente, cullandola.
Dove alberi, nuvole, rocce ed acque sussurrano verità silenziose.

Indirizzo

Via Luigi Fincati 13
Rome
00154

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