26/06/2025
FOCUS GNATOLOGIA : Giugno, 2025
L’approccio clinico parte sempre da una fase di ascolto. «Il dolore è la chiave d’ingresso. Il primo atto è ascoltare attentamente il paziente, che fornisce una quantità enorme di informazioni. Se possibile, faccio compilare subito anche un questionario specifico e, solo dopo
passo alla visita gnatologica. Se emerge un sospetto di problematica occlusale o articolare, allora si apre un’indagine più ampia». È in questo momento che
entra in gioco la posturologia, con la sua capacità di leggere il corpo in modo sistemico.
La scuola AIROP definisce i focolai
patologici come “attrattori”, zone in cui si evidenzia e si manifesta il problema primario.
Non mancano i casi complessi, in cui le componenti psicologiche giocano un ruolo determinante. Lo stress cronico , la vita frenetica ,lascia segni visibili sul sistema stomatognatico».
A fianco del supporto psicologico, le
terapie devono essere personalizzate e reversibili. «Lavoro molto
con esercizi fisioterapici del distretto cranio-cervicomandibolare che aiutano a trasformare la tensione muscolare in energia costruttiva.
L’obiettivo è guidare il paziente dal caos all’ordine.
Uso i bite, ma solo quando sono realmente indicati e progettati su misura. La presa dell’impronta, l’analisi
radiografica e la rielaborazione clinica e il confronto con l’odontotecnico di riferimento sono passaggi obbligati. Perché un bite realizzato male può
peggiorare la situazione».
In casi selezionati, anche la terapia farmacologica può offrire un supporto iniziale. «Farmaci miorilassanti o antalgici con un orientamento fitoterapico e low-dose, assunti per brevi periodi, possono alleggerire il carico muscolare e favorire una migliore risposta alle terapie fisiche».
Particolarmente interessante è l’analisi delle relazioni tra occlusione e postura. «Possiamo trovare pazienti con un’occlusione perfetta, ma con
dolori altrove.
La terapia deve essere individuale.
Una mandibola o un palato alterati possono avere effetti a cascata su tutta la catena miofasciale : ho esplorato l’ipotesi che un corretto assetto di bocca, collo e schiena possa
migliorare le performance atletiche. «Molti sportivi intervengono sull' occlusione o palati per ottimizzare le
proprie prestazioni».
Oggi, esiste maggiore consapevolezza tra pazienti e operatori sull’efficacia dell’approccio integrato.
«Negli anni passati era tutto più frammentato, ma ora la scienza sta progredendo, anche grazie a intuizioni
cliniche supportate da dati oggettivi.
Rimane valida però una regola d’oro: se non c’è dolore, non si
interviene. L’equilibrio va rispettato: disturbare un sistema che ha trovato un nuovo bilanciamento può
essere più dannoso che utile».
Alessandro Nanussi