Fisioterapia Domiciliare Roma - Dott.ssa Antonella Iadevito

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Fisioterapia Domiciliare Roma - Dott.ssa Antonella Iadevito La fisioterapia è vita !

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DISTANTI ...MA VICINIsono sempre a tua disposizione, chiamami  o scrivimi e cercherò  di aiutarti anche a distanza
05/04/2020

DISTANTI ...MA VICINI
sono sempre a tua disposizione, chiamami o scrivimi e cercherò di aiutarti anche a distanza

13/03/2020
È una metodica che ha come obiettivo finale il ripristino globale dell'equilibrio statico e dinamico del corpo grazie a ...
21/10/2019

È una metodica che ha come obiettivo finale il ripristino globale dell'equilibrio statico e dinamico del corpo grazie a posture che coinvolgono attivamente il paziente.
La peculiarità dell'R.P.G. è di risalire dal sintomo alla causa; l'approccio della terapia è "globale" poiché gli stiramenti imposti si propagano fino alle estremità degli arti e durante la stessa postura vengono messi in tensione tutti i muscoli retratti interessati da una lesione.

Permette di trattare problematiche della colonna negli adulti e nei bambini (scoliosi, iperlordosi, cifosi), correggere la morfologia della ginocchia (varo o valgo) e dei piedi (piattismo, cavismo, alluce valgo), migliorare la postura e ripristinare le condizioni precedenti a traumi.

... forse non tutti sanno...
10/10/2019

... forse non tutti sanno...

È davvero colpa della scuola se ai piccoli alunni fa male la schiena? A sfatare qualche falso mito, alla vigilia della r...
04/09/2019

È davvero colpa della scuola se ai piccoli alunni fa male la schiena? A sfatare qualche falso mito, alla vigilia della ripresa delle lezioni, sono gli esperti dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, che puntano il dito sulla postura.

Nelle ore scolastiche è abbastanza «inutile invitare il bambino a “stare dritto” con la schiena. Non esiste un concetto vero e proprio di postura corretta – affermano – Esiste però la postura che aiuta l’attenzione e facilita la capacità di concentrazione, e che consiste nella modifica continua della posizione sulla sedia; è quindi preferibile non assumere una determinata posizione e mantenerla per ore, ma piuttosto modificarla spesso».

Postura sbagliata poi, spiegano gli esperti ai genitori, non significa maggiore rischio di scoliosi. «La scoliosi è una deformità vertebrale strutturata, caratterizzata da una curvatura e da una rotazione della colonna vertebrale. Nella scoliosi sono le singole vertebre incluse nella curva scoliotica ad essere deformate. La postura sbagliata può invece determinare modificazioni di tipo posturale, il cosiddetto atteggiamento scoliotico, un’alterazione della colonna vertebrale senza segni di strutturazione, ossia senza segni di malattia della colonna vertebrale. L’alterazione si manifesta spesso con la tendenza a portare le spalle in avanti curvando il dorso -la cosiddetta ipercifosi posturale- anch’essa riducibile, ossia correggibile, col movimento dallo stesso bambino e senza segni di malattia della colonna vertebrale».

È giusto, quindi, che un genitore riprenda il bambino sulla postura, ma è importante distinguere le posture sbagliate dalla comparsa della scoliosi. Il primo è un problema di muscolatura, il secondo di colonna vertebrale. In generale, «si consiglia di tenere le seguenti posizioni: in piedi, con le spalle dritte, poggiandosi correttamente sul bacino, distribuendo bene il peso, senza sbilanciarsi su un lato piuttosto che su un altro; seduti con il peso su entrambe le spalle, senza poggiare la testa su un braccio, di lato».

E il peso eccessivo dei libri? Gli zaini sono spesso davvero molto pesanti. Ma «non esiste nessun nesso di causalità tra zaino pesante, anche se portato su una sola spalla, e deformità o deviazione della colonna vertebrale. L’uso abituale dello zaino 20-30 minuti al giorno non crea alcun problema. Però – avvertono gli esperti – c’è da considerare che più tempo si porta un carico, più facile è che insorga una contrattura dolorosa sulla schiena o si assumano posture sbagliate».

Tuttavia è buona norma prendere accordi con gli insegnanti, «di solito disponibili, perché attraverso la programmazione e l’organizzazione del lavoro scolastico il materiale da trasportare venga distribuito nell’arco della settimana».

Zaino in spalla o trolley? L’importante è che «non vi sia un sovraccarico di libri. Non è tanto determinante il mezzo con cui si trascinano, quanto il peso dei libri stessi, che non deve mai essere eccessivo»

L’osteoporosi è una condizione di rischio per le ossa che, indebolite, sono maggiormente esposte al rischio di frattura....
10/09/2018

L’osteoporosi è una condizione di rischio per le ossa che, indebolite, sono maggiormente esposte al rischio di frattura. Ne soffrono nel nostro paese 5 milioni di persone e sebbene sia diffusa l’idea, corretta, che l’osteoporosi possa essere contrastata con un’adeguata alimentazione, è soprattutto dall’esercizio fisico per la salute del sistema muscolo-scheletrico.
Per questa ragione, la Società Italiana dell’Osteoporosi del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS) ha lanciato la campagna informativa «Muoviti anche tu», dedicata in particolare ai cittadini con osteoporosi che dal movimento possono trarre beneficio.

MUOVERSI FA BENE ALLE OSSA

«Per mantenere una condizione di buona salute sono essenziali una buona alimentazione e un esercizio fisico eseguito regolarmente a tutte le età» spiega Giovanni Iolascon, docente di Medicina Riabilitativa e responsabile scientifico del progetto. «È sbagliato pensare che le persone con osteoporosi, essendo a rischio di frattura, non debbano muoversi perché invece vita sedentaria e immobilizzazione favoriscono la malattia».

UN FENOMENO IN CRESCITA

In 10 anni il numero assoluto di fratture di femore da osteoporosi in Italia è cresciuto rispettivamente del 27% e del 36% nel sesso femminile e in quello maschile. Se nella donna la causa principale dell’osteoporosi è legata al deficit estrogenico dopo la menopausa, nel maschio, nella maggior parte dei casi (circa 65-70%), è dovuta per esempio a uso di farmaci, altre patologie che determinano perdita di massa ossea o, infine, abuso di alcol.

DIAFRAMMA :, “MUSCOLI DELLA SERENITA'"Del diaframma si parla davvero poco. Ed è un peccato considerata la sua importanza...
09/09/2018

DIAFRAMMA :, “MUSCOLI DELLA SERENITA'"

Del diaframma si parla davvero poco. Ed è un peccato considerata la sua importanza. Questo particolare muscolo si forma già in fase embrionale ed è formato dal trasferimento di diverse strutture che partono dalla terza alla quinta vertebra cervicale. Ciò fa capire il motivo per cui quando il diaframma è bloccato, fa male anche il collo. Ma i collegamenti tra diaframma e salute sono molto vasti e includono anche il nostro modo di essere.
Oggi viene chiamato anche «muscolo della serenità», frase coniata da Andrew Taylor Still, fondatore dell’osteopatia che, quando si riferiva al diaframma del torace scrisse: «Per mezzo mio vivete e per mezzo mio morite. Nelle mani ho potere di vita e morte, imparate a conoscermi e siate sereni». Secondo lui, infatti, un diaframma bloccato può dar luogo a diversi problemi emozionali.

Abbiamo la possibilità di verificare la nostra libertà diaframmatica attraverso un semplice esercizio. Si pongono i palmi delle mani attorno alla zona costale e si respira normalmente per circa cinque o sei volte. Durante la respirazione bisogna fare molta attenzione se le due arcate costali si espandono esattamente allo stesso modo. È molto frequente, nei disturbi emozionali, che una delle due parti si apra leggermente meno.
Se una delle due parti si apre un po’ di meno possiamo aiutare il diaframma con una respirazione assistita localizzata. Se, per esempio, sentiamo che a destra lo spazio di apertura è minore, possiamo ruotare la testa verso la parte opposta, a sinistra, e respirare con il naso. Si eseguono diverse respirazioni fino a che la zona contratta non inizia a liberarsi e allargarsi. Se la restrizione si avverte a sinistra, si deve eseguire l’esercizio inverso.
Al termine, se gli esercizi sono stati eseguiti correttamente, il diaframma dovrebbe aprirsi correttamente da entrambi i lati. Per verificarlo e per terminare l’esercizio, si respira normalmente con il capo in posizione frontale. Per ogni parte andrebbero eseguite almeno cinque serie, e una finale, da cinque respirazioni per armonizzare la respirazione e le emozioni.

La diagnosi di cancro e la successiva terapia sono eventi che incidono profondamente nella vita del paziente. L’integrit...
07/09/2018

La diagnosi di cancro e la successiva terapia sono eventi che incidono profondamente nella vita del paziente. L’integrità della persona è minacciata e il futuro appare improvvisamente incerto.

Tuttavia, grazie ai progressi compiuti nel campo della ricerca e al miglioramento dell’efficienza delle strategie terapeutiche, l’aspettativa di vita è notevolmente aumentata per pazienti affetti da varie patologie oncologiche, anche se, a seguito delle cure, i pazienti devono affrontare una serie di sintomi e effetti collaterali quali nausea, vomito, dolore, insonnia, perdita di appetito e affaticamento. In particolare, alcune indagini hanno dimostrato che la fatica è tra gli effetti collaterali più frequenti e gravosi indotti dal trattamento chemioterapico e conduce il paziente ad una condizione di inattività fisica, con conseguente perdita di forza e massa muscolare.

La prevenzione e il trattamento farmacologico della fatica è raramente efficace e richiede l’associazione ad altri tipi di intervento. Tra questi, l’attività fisica costituisce un valido approccio nel trattamento della fatica. Infatti, la terapia motoria rientra attualmente tra gli interventi da effettuare nella riabilitazione oncologica.

Tuttavia, le possibilità e i benefici dipendono dalle condizioni del paziente, dallo stadio della malattia e dalla tipologia di cancro.
Uno studio condotto nel 1999 ha valutato l’effetto di specifici protocolli motori sulla fatica in pazienti oncologici di età compresa tra 18 e 60 anni.

L’allenamento proposto prevede l’utilizzo di un ergometro secondo il metodo dell’Interval Training e prevede pedalate di un minuto con un’intensità sufficiente a raggiungere una frequenza cardiaca pari ad almeno il 50% della riserva cardiaca (frequenza cardiaca di riserva), calcolata attraverso la formula di Karvonen (220 – età – frequenza cardiaca a riposo).
L’esercizio viene ripetuto 15 volte con pause di un minuto, per un totale di 30 minuti di allenamento giornalieri

Lo stato psicologico di tutti i soggetti partecipanti allo studio è stato valutato con due questionari, la versione breve del Profilo degli stati dell’umore (Profile of Mood States o POMS) e la Lista di controllo dei sintomi (Symptom Check List o SCL – 90 – R).

L’intervento ha determinato una riduzione dei punteggi dello stato psicologico nel gruppo di intervento, mentre i pazienti del gruppo di controllo hanno mostrato un significativo incremento della fatica e nessun miglioramento dello stato d’animo.
Questi risultati possono essere spiegati da diversi meccanismi.

Il miglioramento delle prestazioni fisiche può aumentare l’indipendenza e l’autostima dei soggetti. Questo miglioramento della fiducia in se stessi può portare a una migliore interazione sociale e una riduzione degli stati d’ansia e della paura.

Uno studio del 2003 ha verificato la fattibilità, i miglioramenti fisici e i benefici per la salute di un programma di allenamento comprendente attività a bassa e alta intensità (associato a esercizi di rilassamento e massaggio).
Tale programma è stato sottoposto per 9 ore settimanali e per un periodo complessivo di 6 settimane a 23 soggetti ammalati di cancro di età compresa tra 18 e 65 anni.

Il programma si è rivelato sicuro e tollerabile, con un tasso di completamento dell’85,2% e ha prodotto sostanziali progressi della capacità fisica, verificati mediante test di una ripetizione massimale (1RM) e valutazione di VO2max. Lo studio dimostra che programmi che combinano esercizi a bassa e alta intensità possono essere usati per prevenire o minimizzare l’inattività fisica, l’affaticamento e la perdita di energia e massa muscolare in pazienti sottoposti a trattamento chemioterapico.

Altri due studi hanno utilizzato un programma di allenamento uguale a quello condotto da Adamsen nel 2003 riscontrando miglioramenti della forza e della funzionalità fisica in generale e dando ulteriore conferma che questo tipo di programma può essere una componente importante nel trattamento complementare di soggetti sottoposti a chemioterapia.

Di recente è stato pubblicato uno studio caso-controllo, volto a verificare gli effetti sulla fatica di un programma di allenamento in soggetti sottoposti a chemioterapia.

Lo studio, condotto tra giugno e luglio del 2013, ha coinvolto 30 soggetti di età compresa tra 12 e 70 anni e con diverse tipologie di cancro, i quali sono stati divisi in due gruppi di egual numero: 15 nel gruppo di controllo e 15 nel gruppo di intervento. Il programma di allenamento consisteva nella pratica di un’attività aerobica.
In particolare i partecipanti dovevano camminare per 10 minuti, due volte al giorno, per un periodo complessivo di 15 giorni. I punteggi di entrambi i gruppi relativi alla fatica, valutati attraverso una scala di gravità della fatica (Fatigue Severity Scale o FSS), sono stati raccolti e confrontati tre volte nel corso dello studio: all’inizio dell’intervento, alla fine dei primi 7 giorni e alla fine dell’intervento.

Questo studio suggerisce che un regime di esercizio di breve durata può ridurre sostanzialmente la fatica in pazienti sottoposti a chemioterapia.
Tuttavia, l’affaticamento fisico è solo l’aspetto più evidente della patologia, dietro il quale si cela una stanchezza mentale e conseguente mancanza di volontà di socializzare, iniziare una nuova attività o anche semplicemente svolgere le normali attività domestiche.

L’attività fisica, quindi, può svolgere un ruolo importante nelle diverse fasi della patologia neoplastica sia a livello preventivo che nella fase del pre-trattamento.
Sintesi della recente produzione scientifica che testimonia l’effetto palliativo dell’attività fisica.
Migliorando la funzionalità fisica infatti, il soggetto può affrontare con minor difficoltà le complicanze dell’eventuale trattamento chirurgico e delle cure chemioterapiche riducendo, inoltre, lo stato di affaticamento fisico e mentale.
Tali effetti si traducono complessivamente in un aumento delle probabilità di sopravvivenza.

CON SCARPE DA CORSA SUPER-AMMORTIZZANTI PIÙ LESIONI A CORRIDORIStudio Usa, maggiore probabilità di fasciti e fratture ti...
27/06/2018

CON SCARPE DA CORSA SUPER-AMMORTIZZANTI PIÙ LESIONI A CORRIDORI

Studio Usa, maggiore probabilità di fasciti e fratture tibia
Un tipo di scarpe da corsa, quelle massimaliste (che aumentano l’ammortizzazione) possono aumentare le lesioni dei corridori. E’ questo il risultato di una ricerca dell’Oregon State University che è stata pubblicata sull’Orthopaedic Journal of Sports Medicine. Le scarpe da corsa massimaliste offrono una maggiore ammortizzazione, in particolare nella regione dell’avampiede a livello dell’intersuola, e hanno guadagnato popolarità da quando sono state introdotte nel 2010.

L’uso di questo genere di scarpe ha portato a una maggiore probabilità di lesioni, come la fascite plantare e le fratture da stress alla tibia.
Nello studio i ricercatori hanno valutato gli impatti sui piedi e sulle gambe dei corridori prima e dopo una corsa simulata di 5.000 metri su un tapis roulant. Ogni soggetto indossava una scarpa da corsa neutra per un test e poi, dopo un periodo di attesa di 7-10 giorni, ripeteva la procedura con una scarpa massimalista.

“Siamo rimasti sorpresi da questi risultati – ha dichiarato Christine Pollard, docente di kinesiologia – Pensavamo di vedere il contrario: in genere, l’aumento dell’ammortizzazione si traduce in una riduzione dell’impatto e della velocità di caricamento della forza di reazione verticale al suolo.
Sospettiamo che la grande quantità di ammortizzazione sull’intera intersuola induca i corridori a fare affidamento più sulla scarpa che sulle proprie strutture interne per attenuare queste forze”. (Ansa)

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