07/03/2026
Dallo stress ossidativo all’healthspan
Inflammaging, hormesis e bio-ottimizzazione nel modello Cellwellness®
Negli ultimi anni la ricerca sull’invecchiamento ha modificato profondamente il paradigma della medicina preventiva. L’età cronologica non rappresenta più il principale indicatore del rischio biologico: ciò che realmente determina la vulnerabilità alle malattie è l’età biologica, cioè lo stato funzionale dei sistemi cellulari e metabolici.
In questo contesto è diventata centrale la distinzione tra longevity e healthspan.
La longevity indica semplicemente la durata della vita, mentre healthspan descrive il periodo della vita trascorso in condizioni di buona salute, autonomia funzionale e integrità metabolica.
La medicina moderna si sta progressivamente orientando proprio verso questo obiettivo: mantenere nel tempo la funzione biologica dell’organismo.
Tra i processi molecolari che guidano l’invecchiamento due fenomeni emergono come determinanti principali: lo stress ossidativo e l’inflammaging.
Stress ossidativo e invecchiamento biologico
Lo stress ossidativo deriva da uno squilibrio tra la produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e la capacità dei sistemi antiossidanti cellulari di neutralizzarle.
La principale fonte di ROS è rappresentata dai mitocondri, dove il metabolismo energetico produce radicali liberi come sottoprodotto della respirazione cellulare. In condizioni fisiologiche queste molecole svolgono anche funzioni di segnalazione intracellulare; tuttavia quando la loro produzione aumenta o i sistemi di difesa diminuiscono si instaura una condizione di danno ossidativo cellulare.
Il danno ossidativo può coinvolgere:
• DNA nucleare e mitocondriale
• membrane lipidiche
• proteine cellulari
• sistemi energetici mitocondriali.
Questo fenomeno è oggi riconosciuto come uno dei principali meccanismi che promuovono senescenza cellulare e degenerazione tissutale (Tan et al., 2018).
Inoltre numerosi studi dimostrano che lo stress ossidativo è strettamente associato allo sviluppo delle principali patologie legate all’età, tra cui malattie cardiovascolari, sarcopenia, diabete e patologie neurodegenerative (Stojanovic et al., 2025).
Inflammaging: l’infiammazione dell’invecchiamento
Uno dei concetti più importanti della geroscienza è quello di inflammaging, definito come uno stato di infiammazione cronica di basso grado che accompagna il processo di invecchiamento.
Diversi fattori biologici contribuiscono allo sviluppo di questa condizione:
• accumulo di cellule senescenti
• disfunzione mitocondriale
• alterazioni del microbiota intestinale
• attivazione cronica del sistema immunitario
• aumento dello stress ossidativo.
Questa condizione determina l’attivazione persistente di vie infiammatorie intracellulari, in particolare quelle mediate dal fattore di trascrizione NF-κB, con conseguente aumento della produzione di citochine pro-infiammatorie.
L’inflammaging è oggi riconosciuto come uno dei principali driver biologici delle malattie croniche dell’invecchiamento (Li et al., 2023; Nguyen et al., 2025).
Il sistema Nrf2: regolatore dell’omeostasi redox
Uno dei meccanismi cellulari più importanti nella difesa contro lo stress ossidativo è rappresentato dal sistema Nrf2 (Nuclear factor erythroid-derived 2-like 2).
Nrf2 è un fattore di trascrizione che regola l’espressione di numerosi geni coinvolti nella protezione cellulare, tra cui:
• superossido dismutasi
• catalasi
• glutatione perossidasi
• enzimi di detossificazione.
Quando attivato, questo sistema aumenta la capacità delle cellule di neutralizzare lo stress ossidativo e mantenere l’equilibrio redox.
Con l’avanzare dell’età tuttavia l’attività del sistema Nrf2 tende a ridursi, favorendo l’accumulo di danno ossidativo e l’attivazione dei processi infiammatori cronici (O’Rourke et al., 2024; Bernatoniene et al., 2026).
Per questo motivo molte strategie terapeutiche orientate alla prevenzione dell’invecchiamento biologico mirano oggi alla modulazione del sistema Nrf2.
Hormesis e mitohormesis
Un principio fondamentale nella biologia dell’adattamento è quello di hormesis.
Questo fenomeno descrive la capacità degli organismi di attivare sistemi di difesa in risposta a stimoli biologici moderati che, se intensi o prolungati, risulterebbero dannosi.
Nel metabolismo energetico cellulare questo processo prende il nome di mitohormesis, cioè la risposta adattativa dei mitocondri a un lieve stress ossidativo.
Diversi stimoli fisiologici sfruttano questo meccanismo:
• esercizio fisico
• restrizione calorica
• esposizione al freddo
• alcune molecole nutraceutiche
• ossigeno-ozonoterapia.
Questi stimoli possono attivare il sistema Keap1-Nrf2-ARE, aumentando la produzione di enzimi antiossidanti e migliorando la resilienza cellulare (Calabrese et al., 2021).
Ozonoterapia e modulazione redox
L’ossigeno-ozonoterapia rappresenta una delle applicazioni cliniche più interessanti del principio di hormesis.
L’ozono medicale non agisce come semplice agente ossidante, ma come modulatore biologico capace di indurre uno stress ossidativo controllato.
A basse concentrazioni l’ozono può attivare diversi meccanismi biologici:
• attivazione della via Nrf2
• aumento della produzione di enzimi antiossidanti
• miglioramento dell’ossigenazione tissutale
• modulazione delle vie infiammatorie
• miglioramento della microcircolazione.
Numerosi studi hanno dimostrato che l’ozonoterapia può ridurre i livelli di mediatori infiammatori e migliorare la risposta antiossidante cellulare (Sagai & Bocci, 2011; Galiè et al., 2019).
Recenti evidenze sperimentali indicano inoltre che l’ozono può modulare l’attività delle cellule microgliali, favorendo una polarizzazione verso un fenotipo anti-infiammatorio (M2) e promuovendo un ambiente neuroprotettivo (Armeli, Businaro, Maggiorotti et al., 2025).
Muscolo, metabolismo e healthspan
Negli ultimi anni è emerso anche il ruolo centrale del muscolo scheletrico nella regolazione della longevità biologica.
Il muscolo non è soltanto un tessuto meccanico, ma un vero e proprio organo endocrino capace di produrre molecole segnale chiamate myokine, che influenzano numerosi sistemi dell’organismo.
Tra gli effetti principali delle myokine troviamo:
• modulazione del metabolismo energetico
• riduzione dell’infiammazione sistemica
• miglioramento della sensibilità insulinica
• protezione cardiovascolare.
L’attività fisica regolare è quindi uno dei più potenti stimoli biologici in grado di contrastare l’inflammaging e migliorare l’healthspan (Severinsen & Pedersen, 2020).
Il Metodo Cellwellness®
Alla luce di queste evidenze scientifiche si inserisce il Metodo Cellwellness®, un modello di medicina funzionale e predittiva orientato alla bio-ottimizzazione dell’organismo.
Il metodo si basa su una valutazione integrata dello stato biologico dell’individuo attraverso strumenti di analisi funzionale che consentono di individuare precocemente segni di disfunzione metabolica, neurovegetativa e cellulare.
L’approccio integra diversi livelli di intervento:
diagnostica funzionale
• analisi della variabilità cardiaca (HRV)
• valutazione del sistema nervoso autonomo
• analisi bioelettrica della composizione corporea e della matrice extracellulare
• valutazioni epigenetiche e metaboliche.
interventi terapeutici integrati
• nutrizione clinica personalizzata
• integrazione nutraceutica mirata
• terapia infusionale con micronutrienti
• ossigeno-ozonoterapia sistemica
• interventi sullo stile di vita.
Questo modello consente di intervenire non soltanto sulla malattia, ma sui processi biologici che precedono la malattia, contribuendo a mantenere nel tempo la funzione cellulare e metabolica.
Verso una medicina della funzione
La medicina del futuro sarà sempre meno centrata sulla sola cura della patologia e sempre più orientata alla gestione della fisiologia.
Comprendere i meccanismi che guidano l’invecchiamento – stress ossidativo, inflammaging, disfunzione mitocondriale – permette di sviluppare strategie capaci di rallentare il declino biologico.
In questo contesto l’integrazione tra nutrizione funzionale, modulazione redox, attività fisica e ossigeno-ozonoterapia, come proposto dal Metodo Cellwellness®, rappresenta una possibile evoluzione della medicina preventiva e predittiva.
L’obiettivo non è soltanto vivere più a lungo, ma vivere più a lungo mantenendo funzione, autonomia e qualità della vita.
Bibliografia
Tan BL et al. Antioxidant and oxidative stress: a mutual interplay in age-related diseases. Front Pharmacol. 2018.
Li X et al. Inflammation and aging: signaling pathways and therapeutic perspectives. Signal Transduct Target Ther. 2023.
Nguyen TQT et al. Targeting immunosenescence and inflammaging. Exp Mol Med. 2025.
Stojanovic B et al. Oxidative stress-driven cellular senescence. 2025.
Chai S et al. Mitochondrial dysfunction and oxidative stress in aging. 2025.
O’Rourke SA et al. The Nrf2-HO-1 system and inflammaging. 2024.
Bernatoniene J et al. Nrf2 modulation in aging and neurodegeneration. 2026.
Calabrese EJ et al. Hormesis and the Nrf2 pathway. Pharmacol Res. 2021.
Sagai M, Bocci V. Mechanisms of action involved in ozone therapy. Med Gas Res. 2011.
Galiè M et al. The role of Nrf2 in the antioxidant cellular response to ozone exposure. Int J Mol Sci. 2019.
Severinsen MCK, Pedersen BK. Muscle–organ crosstalk: the role of myokines. Endocr Rev. 2020.
Armeli F, Businaro R, Maggiorotti M et al. Ozone saline solution polarizes microglial cells toward an anti-inflammatory phenotype. Molecules. 2025.