18/09/2021
Quando sei esasperato (Palombelli cit. 😒) dai comportamenti dell'Altro (troppo spesso "AltrA") e senti di non aver più margini costruttivi di dialogo, le armi a tua disposizione sono la resa e la ritirata - non la sopraffazione e l'annientamento. Ma molto spesso chi è violento non mette a fuoco l'alterità, né sa pensare alcun tipo di dialogo/scambio nella relazione, nel vortice di mancanze, insicurezze celate, ossessioni di potere, crateri di inadeguatezza in cui è immerso.
Serve educazione affettiva sin dall'infanzia, continuare esclusivamente a intervenire a cose fatte sarà sempre utile come svuotare il mare con un bicchiere.
Grazie SARA L'Ostetrica!
Se tutti capissimo che la è uno dei lucchetti che incatenano una donna ad una relazione disfunzionale, smetteremmo di puntare i riflettori sempre dalla parte sbagliata.
Nessun errore da parte di uno deve giustificare un comportamento aggressivo e violento dell'altro. MAI
Chi ti ama, di fronte ad un errore, ti corregge
non ti punisce.
E questo ce lo insegnano i genitori sin da piccoli in base a come si rapportano con noi.
Se anziché spiegarci il mondo -che ovviamente non conosciamo- indicandoci la strada ma soprattutto attraverso il loro esempio,
non fanno altro che punirci e/o aggredirci (verbalmente o fisicamente) ad ogni nostro comportamento "errato",
finiremo per normalizzare e giustificare la da parte di chi ci ama, ogni volta che compiamo un errore.
Il rischio maggiore è che questa normalizzazione acquisita da bambin* venga poi riportata anche nel rapporto di coppia, andando cosi ad aggiungere altri capillari alla grossa arteria della intergenerazionale.
Il continuo scorrere di questo flusso di sangue dipende da ognuno di noi.
La società tutta, ad ogni piano,
dal singolo cittadino alle istituzioni,
ha la responsabilità di contrastare questo fenomeno, arginando la violenza da qualsiasi contesto sociale e diffondendo una cultura educativa in cui la punizione venga vista non come soluzione ma come parte del problema.
È tempo di mettersi a lavoro per gettare nuove basi che includano rispetto e fiducia, perché ormai è evidente che siamo in mezzo alle macerie di una società fondata sullo stereotipo e sul giudizio.
Ognuno di noi, chi più chi meno, ne è complice,
ma una cosa è certa: la vittima non è mai colpevole.