12/02/2026
Ci sono persone che vivono in un costante stato di iper-vigilanza narcisistica e il controllo è l'unico antidoto alla loro angoscia.
Dietro la "cattiveria" e la maleducazione (che sono i sintomi superficiali), spesso si cela un Sé estremamente fragile. A volte, per esempio, può capitare che queste persone possano escludere altre persone e questo diviene a tutti gli effetti un atto di potere preventivo: "Ti escludo io prima che tu possa rifiutare me". È un modo per gestire l'ansia sociale trasformandola in dominio.
Spesso tagliano i ponti con amici, colleghi o familiari e ciò conferma uno schema di "taglio emotivo". Invece di negoziare i conflitti, loro li recidono. È più facile eliminare l'altro che gestire la frustrazione di non essere confermati nel loro ruolo di "controllante".
MI è capitato di notare che molti di loro utilizzano i social come strumento per apparire vittime e nascondere in questo modo la loro aggressività.
È il meccanismo di difesa principale. Loro non tollerarano l'idea di essere persone "difficili" o "cattive". Quindi, proiettano queste parti d'ombra all'esterno. Se loro escludono te, è perché tu sei una persona inadeguata o malevola. I post "frecciatina" servono a confermare loro stessi: "Io sono nel giusto, il mondo è sporco".
Per mantenere un'immagine di loro integra, devono riscrivere la narrazione. Ogni conflitto diventa una prova della cattiveria altrui. Il social diventa il tribunale dove loro sono gli unici giudici e in questo modo si auto-assolvono.
Comunicare offese tramite i social è un fenomeno molto comune oggi, che potremmo definire "Aggressività Passiva Digitale".
Sui social, loro posdono interpretare contemporaneamente il ruolo di Vittima (degli altri cattivi) e di Persecutore (mandando frecciate pubbliche), sperando di essere visti come Salvatore di loro stessi.
Mandare una frecciata su Facebook è molto più sicuro che affrontare gli altri di persona. È un modo per "colpire" senza rischiare il feedback immediato dell'altro.
In conclusione siamo di fronte a individui che stanno invecchiando in solitudine e che usano l'aggressività come un mantello per non mostrare quanto si sentano, in realtà, minacciati dagli altri.
Il loro comportamento è un microcosmo del loro stesso fallimento relazionale cronico.
Come psicoterapeuta sono consapevole che persone così raramente arrivano in terapia, perché il loro sistema difensivo (la colpa è sempre degli altri) è troppo rigido per permettere l'insight.
Come professionista, sono consapevole che dietro questa maschera di ferro c'è un'incapacità profonda di gestire il dissenso. Le persone iper-vigili non governano, ma dividono, finendo per restare gli unici protagonisti di un teatro vuoto.