25/02/2026
Negli ultimi tempi circolano sui social affermazioni nette come:
“I genitori imperfetti non hanno figli ansiosi.”
Frasi ad effetto, perfette per un reel su Instagram, ma problematiche dal punto di vista clinico.
Come psicoterapeuti sappiamo che l’ansia non nasce mai da un solo fattore.
Ridurre l’origine dell’ansia infantile esclusivamente alla genitorialità significa perdere di vista la complessità dello sviluppo emotivo.
È vero, un genitore può trasmettere, anche involontariamente, il proprio assetto ansioso. Il clima emotivo familiare, i modelli di regolazione affettiva, l’ipercontrollo o l’evitamento sono elementi importanti.
Ma non sono gli unici.
L’ansia è il risultato di un’interazione dinamica tra più fattori che si influenzano reciprocamente, tra cui:
1. Predisposizione temperamentale e sensibilità individuale.
2. Esperienze relazionali significative.
3. Contesto scolastico (insegnanti eccessivamente severi) con clima prestazionale rigido, aspettative elevate.
4. Relazioni difficili con i pari.
5. Fattori ambientali ed eventi di vita, come:
• un lutto
• un trasloco
• un trasferimento scolastico
• una separazione
• cambiamenti familiari improvvisi
Anche eventi che gli adulti considerano “gestibili” possono essere vissuti dal bambino come fortemente destabilizzanti, soprattutto in alcune fasi dello sviluppo.
Un bambino può crescere con genitori sufficientemente buoni, presenti e riflessivi, e sviluppare comunque un disturbo d’ansia.
Così come può attraversare periodi di intensa ansia senza che questo indichi una “colpa educativa”.
C’è un effetto collaterale di cui si parla poco, ma che in clinica osserviamo spesso.
Messaggi così semplificati rischiano di
far sentire i genitori inermi e inadeguati,
spingerli a monitorare ossessivamente ogni proprio comportamento,
indurli a interpretare ogni difficoltà del figlio come prova di un proprio errore.
Paradossalmente, questo tipo di narrazione può generare ansia proprio nei genitori, favorendo vissuti di colpa, ipercontrollo e insicurezza educativa.
E sappiamo quanto un genitore che dubita costantemente di sé rischi di diventare meno spontaneo, meno presente, meno fiducioso.
L’elemento decisivo non è la perfezione, ma la capacità di riflettere, di riconoscere il disagio e di chiedere aiuto quando serve.
In psicoterapia non esistono genitori perfetti o genitori colpevoli.
Esistono storie, contesti e relazioni da comprendere.
Parlare in modo complesso non confonde, ma protegge.
Protegge i bambini dalla semplificazione,
protegge i genitori dal senso di colpa,
protegge il lavoro clinico dalla superficialità.