22/11/2025
Natura Madre
Erano i primi anni ‘60 e molto piccola venivo portata in “vacanza” nella campagna siciliana. L’eredità di mio padre che si prestava ad un sipario estivo di circa tre mesi, consisteva in un diroccato casolare ad un piano con annessa stalla. Per lo stato dell’immobile si poteva avere una certa difficoltà a distinguere i due ambienti.
Non era presente l’acqua corrente, né l’energia elettrica e… non c'erano i servizi igienici. Alla prima mancanza si sopperiva con lunghe (ma gioiose) camminate muniti di taniche, il prezioso fluido veniva poi smistato secondo gli usi e l’acqua da bere immediatamente spostata negli otri di terracotta dove si manteneva freschissima a lungo. Era il lume a gas a rischiarare le fresche serate all’aperto ed un secchio con tenda faceva le veci di pronto-wc, quando non il libero terreno sotto la vigna.
In seguito il casolare si trasformò in una villa, ma un po’ come nella fiaba di Cenerentola... non fu più di mia pertinenza. Ma questa è un’altra storia.
Di fatto quei tre selvaggi mesi estivi che si sono ripetuti sino al mio ottavo anno di età, sono stati il meglio della mia formazione infantile. Tornavo in città scura di tanto sole ed inselvatichita nell’animo e cioè libera, pura, con l’istinto a fior di pelle. Oggi riconosco quanto la Natura da sola possa insegnare e lo fa nutrendo il mondo emotivo con le tinte dei cieli, dando voce all’umano nel dialogo con le Forze naturali, facendoci misurare con la forza e la velocità… favorendo l’introspezione con qualche disagio esterno così come il pieno godimento delle sue meraviglie esteriori.
Il mio augurio di cuore è che la “famiglia nel bosco” delle nostre cronache si riunisca presto ed in una rinnovata scelta, si ritrovi nella Natura.