Il Benessere comincia dalla Mente

Il Benessere comincia dalla Mente ”Le persone sono turbate non dalle cose
ma dalle opinioni che hanno delle cose”
Epìtteto (50-135 d.C. Ed.Firera Liuzzo – Rm
- Merenda M.T., Poerio V. Ed.

CHI SONO

Dr. Maria Teresa Merenda

Laurea in Psicologia (110/110 con lode) presso l’Università di Roma La Sapienza, 1980

Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale (50/50 con lode)

Associazione Italiana Analisi e Modificazione del Comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva (AIAMC)

Titolo europeo di “Honour Ambassador against Shame Practices” nell’ambito del progetto omonimo avente per oggetto la violenza fondata sull’onore (Honour Related Violence – HRV)


Pubblicazioni
- Poerio V., Merenda M.T. (2008). “La psicoterapia cognitivo
comportamentale nella pratica clinica”. (2003). “Il benessere comincia dalla mente”. Franco Angeli – Mi

LA SINDROME DELL’IMPOSTORE     Col termine SINDROME DELL’IMPOSTORE si fa riferimento a un fenomeno descritto alla fine a...
27/02/2022

LA SINDROME DELL’IMPOSTORE

Col termine SINDROME DELL’IMPOSTORE si fa riferimento a un fenomeno descritto alla fine anni ‘70 dalle psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes.
Consiste nella PERCEZIONE DI UN’ESPERIENZA INTERNA DI NON MERITEVOLEZZA DEL SUCCESSO PERSONALE.

In questa condizione, le capacità e le abilità personali sono costantemente sottostimate e si sperimenta la sensazione di NON MERITARE I RISULTATI POSITIVI RAGGIUNTI.

Il nome deriva da un elemento centrale: la sensazione, più o meno generalizzata, di INGANNARE GLI ALTRI.

Il fenomeno, in origine, è stato studiato come caratteristico di donne che ricoprivano posizioni di successo ma, attualmente, le differenze di genere non appaiono particolarmente rilevanti: è comune riscontrare tale condizione in persone che rivestono posizioni sociali e lavorative importanti.

Il paradosso tipico della Sindrome dell’Impostore riguarda proprio il fatto che, qualunque sia il successo raggiunto, questo non sarà mai abbastanza per mettere in discussione il vissuto di “immeritevolezza” soggettiva di base sperimentato.
Tale convinzione risulta impermeabile alle evidenze contrarie per la presenza di distorsioni cognitive che comportano una COSTANTE MINIMIZZAZIONE NELLA PERCEZIONE DEL SENSO DI COMPETENZA E VALORE PERSONALI.
Comune è la tendenza di ATTRIBUIRE I SUCCESSI conseguiti, seppur notevoli e ripetuti, a FATTORI ESTERNI.
Tipicamente, si individuano tra tali fattori la fortuna o la sovrastima delle proprie capacità da parte degli altri.
La Sindrome dell’Impostore è associata a BASSI LIVELLI DI AUTOSTIMA E SENSAZIONI DI SCARSO VALORE PERSONALE E INADEGUATEZZA.
Di conseguenza, coloro che ne soffrono temono costantemente di essere “smascherati” nella loro vera natura e, in tal modo, di poter perdere da un momento all’altro tutto quello che hanno guadagnato o costruito in termini di successo personale.

Per timore dell’esposizione, la persona può arrivare ad agire numerosi evitamenti (ad esempio, di specifiche mansioni o sfide lavorative) che possono condurla a costruire un’esistenza al di sotto delle proprie possibilità, col solo scopo di preservarsi dal rischio dello “smascheramento”.

Caratterizzano questa sindrome:
-elevato perfezionismo
-severa autocritica
-intenso timore del giudizio
-costante confronto con gli altri
-paura del fallimento
-colpevolizzazione, anche in presenza di piccoli errori
-paura, ansia e angoscia
-frustrazione, con possibili esiti di sintomi depressivi

La terapia

Un buon intervento di psicoterapia di orientamento cognitivo comportamentale può aiutare a raggiungere risultati positivi.
Una terapia farmacologica può essere associata in presenza di elevati livelli di depressione.

IPSICO - Fi

27/01/2022
Nel mese di novembre, in collaborazione con la rivista “Elisir di Salute” il mio Studio di Psicologia e Psicoterapia par...
28/10/2021

Nel mese di novembre, in collaborazione con la rivista “Elisir di Salute” il mio Studio di Psicologia e Psicoterapia partecipa alla campagna di Informazione e Prevenzione
“SOS MAL DI TESTA” - Mese per la prevenzione e cura delle Cefalee.

Circa 10 milioni di persone in Italia soffrono di Mal di testa o Cefalea, un disturbo spesso invalidante che può condizionare negativamente la qualità della vita. Esistono molti tipi di Cefalea e, in particolare per le cefalee primarie (cioè non conseguenti ad altra patologia o condizione medica), è possibile limitarne l’insorgenza seguendo alcune indicazioni che riguardano principalmente lo stile di vita e l'alimentazione.

Presso le strutture sanitarie che partecipano alla Campagna promossa dalla rivista saranno attive alcune promozioni che consentiranno di effettuare visite specialistiche di consulenza (neurologiche, ortopediche, dietologiche, psicologiche, ecc.)

Chiamando il numero 349 1969209, o inviando una mail a studiopsico@virgilio.it, è possibile prenotare, presso il mio Studio, una CONSULENZA PSICOLOGICA gratuita (un incontro) o iscriversi a corsi di TECNICHE DI RILASSAMENTO a prezzi agevolati.

09/10/2021

Alcune cose rimangono nascoste perché fanno troppa paura. Quando ciò che ci tormenta diventa difficile da gestire, è il momento di rivolgersi a uno psicologo ➡️ bit.ly/metti-ordine

26/07/2021

La psicologa: «Si ha paura del mondo esterno a cui non siamo più abituati, proviamo un senso di spaesamento». Come affrontare il disagio

PICAAllotriofagia     La PICA è un “Disturbo della nutrizione e dell'alimentazione”:consiste essenzialmente nel PORTARE ...
30/05/2021

PICA
Allotriofagia

La PICA è un “Disturbo della nutrizione e dell'alimentazione”:
consiste essenzialmente nel PORTARE ALLA BOCCA E INGERIRE ripetutamente per un periodo di tempo prolungato (almeno un mese) SOSTANZE DEL TUTTO PRIVE DI CONTENUTO ALIMENTARE E NON COMMESTIBILI, come carta, stoffa, sapone, capelli, lana, terra, gesso, talco, vernice, gomma, metallo, ciottoli, carbone, creta oppure ghiaccio.

Per poter formulare una diagnosi di Pica, l'ingestione della sostanza non alimentare non deve far parte di tradizioni rituali caratteristiche della cultura di una specifica popolazione e deve essere effettuata da adulti o da bambini con più di due anni di età, dal momento che prima di questa età l'istinto di portare oggetti di qualunque tipo alla bocca fa parte del normale processo di sviluppo psicosensoriale del bambino.

- Incidenza e fattori di rischio
L'esatta incidenza del Disturbo non è nota.
Esso tende a insorgere più spesso nell'infanzia rispetto all'età adulta e più frequentemente in persone affette da ritardo mentale o da un'altra patologia psichiatrica, in particolare l'autismo e la schizofrenia.
In quest'ultimo caso, la diagnosi di Pica viene presa in considerazione soltanto se le manifestazioni sono chiaramente distinte da quelle del disturbo psichiatrico principale, persistenti e meritevoli di trattamento specifico.

La Pica però può manifestarsi TRANSITORIAMENTE DURANTE LA GRAVIDANZA, in concomitanza con desideri incontrollati specifici (mangiare ghiaccio o gesso): in questo caso il Disturbo va curato soltanto se le sostanze assunte possono mettere in pericolo la salute della donna o del bambino.

- Complicanze della Pica
Chi soffre di Pica può andare incontro a complicanze mediche anche gravi in relazione al grado di tossicità della sostanza assunta e ai possibili danni meccanici/occlusivi a carico dell'apparato gastroenterico (lesioni a stomaco ed esofago, blocchi intestinali ecc.).
Spesso la diagnosi di Pica viene emessa in contesti di emergenza (Pronto Soccorso), a seguito di eventi avversi di questo tipo.

- Trattamento della Pica
In un bambino, privo di altri disturbi specifici, questo Disturbo va affrontato con un approccio psico-comportamentale compatibile con lo stadio evolutivo.
In presenza di ritardo mentale o di un disturbo psichiatrico più rilevante (tipici nei pazienti con Pica in età adulta), il trattamento dovrà essere individuato caso per caso in relazione al quadro clinico complessivo e all'età della persona interessata.
Vanno poi sempre monitorati lo stato nutrizionale e l'eventuale presenza di deficit organici specifici.

Harmoniamentis

GLI PSICOFARMACI CREANO SEMPRE DIPENDENZA?La dipendenza da psicofarmaci si verifica solo in seguito ad UN USO SCORRETTO ...
03/05/2021

GLI PSICOFARMACI CREANO SEMPRE DIPENDENZA?

La dipendenza da psicofarmaci si verifica solo in seguito ad UN USO SCORRETTO DEL FARMACO:
- uso protratto (>6 mesi) senza controllo medico
- dosaggio elevato
- auto somministrazione con dosi e tempi inadeguati
- brusca interruzione della cura
- associazione con sostanze d’abuso quali alcol e droghe.

Gli psicofarmaci sono medicine che agiscono su specifiche sostanze chimiche presenti nel nostro cervello e sono in grado di curare o di attenuare i sintomi di molti Disturbi psichici ma, come per qualsiasi trattamento farmacologico, debbono essere PRESCRITTI CON COMPETENZA, sulla base di corrette indicazioni diagnostiche ed UTILIZZATI SOTTO CONTROLLO MEDICO.

Il loro utilizzo è legato a particolari situazioni di gravità delle condizioni mentali o per aumentare l’efficacia della psicoterapia.

Importante, inoltre, è sottolineare che farmaci appartenenti ad una stessa categoria possono essere tra loro profondamente diversi con anche indicazioni terapeutiche diverse.

Gli psicofarmaci che possono dare fenomeni di DIPENDENZA sono gli ANSIOLITICI (i più conosciuti sono le benzodiazepine), mentre gli ANTIDEPRESSIVI possono dare crisi di ASTINENZA.
Gli ANTIDEPRESSIVI, tra i farmaci agenti sul sistema nervoso, sono quelli più frequentemente impiegati.
Rientrano nella stessa classe anche gli stabilizzanti dell’umore (utilizzati nel disturbo bipolare) e agli antipsicotici (utilizzati nella schizofrenia).

Vari studi indicano comunque ampi spazi di miglioramento dell’appropriatezza d’uso degli psicofarmaci nella pratica clinica quotidiana.

Istituto Superiore Sanità

CORONAVIRUSI MECCANISMI MENTALI CHE SPINGONO ALCUNI A NON VACCINARSI     Una trappola mentale che può subdolamente condu...
08/03/2021

CORONAVIRUS
I MECCANISMI MENTALI CHE SPINGONO ALCUNI A NON VACCINARSI

Una trappola mentale che può subdolamente condurre a decisioni irrazionali riguardo al vaccino anti Covid-19 è quella dell’OMISSIONE.

Non rendersi cioè conto che decidere di non decidere è di per sé una decisione e in questo caso sbagliatissima.

A ciò contribuisce certo la disinformazione sul web e sui social network.
Una persona confusa, in conflitto decisionale, tende a non agire.
Se vaccinarsi è data come una possibile scelta al pari di non vaccinarsi, le persone possono più facilmente tendere a non vaccinarsi.
Preferiscono cioè omettere un’azione invece di commetterla. La causa di ciò va ricercata nell’umanissima EMOZIONE DEL RIMPIANTO.
E per come funziona la nostra mente, soprattutto nel breve termine, tendiamo a dolerci maggiormente per gli atti di COMMISSIONE (“se solo se non avessi agito così”) che per gli atti di OMISSIONE, cioè per quello che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto.

Trappola dell’omissione e della procrastinazione:
se vaccinarmi deve essere una scelta attiva, cioè un atto di commissione, tenderò a concentrarmi maggiormente sui rischi della vaccinazione stessa, che sono qui e ora, piuttosto che sul rischio di contrarre una malattia (anche gravissima) in futuro.
Il peso dell’anticipazione dell’emozione negativa del rimpianto, in questo modo, gioca tutta a sfavore della decisione di vaccinarmi.
Non potrei infatti mai perdonarmi – così “ragiona” la mente in balia del futuro rimpianto – di aver “provocato” un possibile esito avverso.
Molto meglio non fare niente, non decidere (cioè di fatto decidere di non vaccinarmi subito) e procrastinare la scelta.

La nostra mente è miope. Capisce subito le cose che ci stanno vicino, ma vede sfuocato quelle lontane.
Qual è il rischio del vaccino? Infinitesimamente basso. Qual è quello di contrarre il Covid-19 se non vaccinati? Ben più alto.
Peccato che questa evidenza non sia sempre così saliente per la nostra mente. Essa vede continuamente attorno a sé tantissime persone – anche colpevolmente senza mascherina – in ottima salute ma ancora relativamente pochi suoi conoscenti che si sono gravemente malati o sono morti a causa del Covid-19 (fanno eccezione alcune aree drammaticamente colpite del nostro Paese).
Il punto è che il timore per il vaccino è qui dentro di me ... mentre le statistiche, fredde e astratte, sui suoi benefici sono là fuori dalla finestra.

Del resto, come è noto, i rischi che ci spaventano e quelli che sono veramente causa di morte sono due cose spesso distinte nella nostra mente.

E i rischi che crediamo di poter controllare attraverso i nostri comportamenti fanno molto meno paura di quelli che dipendono da fattori fuori dal nostro controllo.

(Matteo Motterlini - Ordinario di Filosofia della scienza Università Vita-Salute San Raffaele, MI)
www.medicalfacts.it

IL GIOCO D'AZZARDO È UN VIZIO?     Il DISTURBO DA GIOCO D'AZZARDO non è un vizio ma una malattia (chiamata anche LUDOPAT...
18/02/2021

IL GIOCO D'AZZARDO È UN VIZIO?

Il DISTURBO DA GIOCO D'AZZARDO non è un vizio ma una malattia (chiamata anche LUDOPATIA) caratterizzata dal mancato controllo dell’impulso ad impegnare ripetutamente somme di denaro in giochi il cui risultato è basato sul caso.

Tale patologia rappresenta una condizione molto seria che può arrivare a distruggere la vita.
Il giocatore d'azzardo non riesce a smettere di giocare, cerca in tutti i modi di procurarsi (a volte illecitamente) il denaro per scommettere, alza sempre di più la posta, insegue le proprie perdite tentando di rifarsi e nega a sé e agli altri la propria condizione riuscendo anche a compromettere relazioni importanti e il lavoro.

L'insorgenza della malattia può essere facilitata da alcune situazioni, come lo stress e la sensazione di solitudine, ma può anche capitare che la permanenza in sale da gioco, casinò e bar avvicini il giocatore ad alcune sostanze (alcool o droghe) che riducono il proprio autocontrollo.

Il disturbo da gioco d’azzardo si può trattare con la psicoterapia, la terapia farmacologica e con gruppi di auto-aiuto.
Il primo passo è però RICONOSCERE LA MALATTIA!
Poiché spesso chi ne è affetto non è in grado di farlo, è necessario l’aiuto e il supporto di familiari e amici affinché venga indirizzato presso specialisti o centri specializzati in grado di trattarlo.

Secondo stime americane, la ludopatia può interessare fino al 2-4% della popolazione, con tassi maggiori (fino al 6-9%) tra i giovani.

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Rome

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La nostra storia

”Le persone sono turbate non dalle cose ma dalle opinioni che hanno delle cose” Epìtteto (50-135 d.C.) CHI SONO E DI COSA MI OCCUPO

Sono specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

Iscrizione Ordine Psicologi Lazio n. 3873 Laurea in Psicologia (110/110 con lode) presso l’Università di Roma La Sapienza, 1980 Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale (50/50 con lode) Socio ordinario dell'Associazione Italiana Analisi e Modificazione del Comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva (AIAMC) Titolo europeo di “Honour Ambassador against Shame Practices” nell’ambito del progetto omonimo avente per oggetto la violenza fondata sull’onore (Honour Related Violence – HRV)

Specializzazione su “L’intervento psicologico sulla violenza nelle relazioni intime”, corso di 80 ore (legge Regione Lazio n.23 del 25 febbraio 1992) cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo