Studio Muller Discipline Olistiche

Studio Muller Discipline Olistiche Trattamenti olistici
Costellazioni Sistemiche
Psicogenealogia
Ascolto, corpo e anima in dialogo. Percorsi per ritrovare radici e luce interiore.

A volte non serve fare di più.Serve qualcuno che ci sia.Studio Discipline Olistiche Muller
03/02/2026

A volte non serve fare di più.
Serve qualcuno che ci sia.

Studio Discipline Olistiche Muller

29/01/2026

C’è un tempo per mostrare.
E un tempo per lasciare entrare luce. Studio Muller Discipline Olistiche

26/01/2026
23/01/2026

corso di KOBIDO

7-8 febbraio
Da Kels, Aquileia (UD)

cinzia Zanuttini

Molte persone arrivano cercando una soluzione.Io, prima di tutto, mi fermo.E chiedo:come ti senti, oggi, nel tuo corpo?È...
21/01/2026

Molte persone arrivano cercando una soluzione.
Io, prima di tutto, mi fermo.
E chiedo:
come ti senti, oggi, nel tuo corpo?
È da lì che inizia il mio lavoro.
Da un ascolto semplice, profondo, senza fretta.

Studio discipline olistiche Muller

Ci sono momenti in cui non serve fare di più.Serve fermarsi.Ascoltare.Mettere radici.Anche questo è un lavoro.Anche ques...
19/01/2026

Ci sono momenti in cui non serve fare di più.

Serve fermarsi.
Ascoltare.
Mettere radici.

Anche questo è un lavoro.
Anche questo è prendersi cura.

con amore
Studio Discipline Olistiche Müller

16/01/2026

Non sempre il malessere arriva con un nome.A volte è solo una stanchezza che non passa,un’irritabilità sottile,una sensa...
11/01/2026

Non sempre il malessere arriva con un nome.

A volte è solo una stanchezza che non passa,
un’irritabilità sottile,
una sensazione di essere “fuori asse”.

In quei momenti non serve capire tutto.
Serve fermarsi abbastanza
da poter ascoltare.

È da lì che inizia il lavoro.

Ci sono persone che arrivano in studio dicendo:"Non so cosa ho, ma so che non sto bene”. Non è confusione. È il corpo ch...
08/01/2026

Ci sono persone che arrivano in studio dicendo:
"Non so cosa ho, ma so che non sto bene”.
Non è confusione. È il corpo che ha iniziato a parlare prima che la mente trovasse le parole.
Succede spesso quando si è stati forti troppo a lungo, quando si è ascoltato tutto e tutti tranne sé stessi.
Il lavoro comincia da lì. Dall’ascolto di ciò che non chiede di essere aggiustato, ma finalmente riconosciuto.
Studio Muller Discipline Olistiche

Epifaniadal greco epipháneia:manifestazione, apparizione, ciò che si mostra.L’Epifania non porta cose nuove.Porta luce s...
05/01/2026

Epifania
dal greco epipháneia:
manifestazione, apparizione, ciò che si mostra.

L’Epifania non porta cose nuove.
Porta luce su ciò che c’era già,
ma non era ancora visibile.

È il tempo in cui qualcosa si rivela
non perché è pronto il mondo,
ma perché è pronto lo sguardo.

Nella tradizione è la fine di un ciclo.
Simbolicamente, è il momento in cui
ciò che è nato nel silenzio
trova finalmente forma.

Non è magia improvvisa.
È riconoscimento.

Riconoscere ciò che ha preso corpo in noi,
ciò che chiede spazio,
ciò che non può più restare nascosto.

Ogni rinascita passa da qui:
da un atto di visione.
Da un “ora lo vedo”.
Da un “ora posso esserci”.

Che questa Epifania sia gentile.
Che mostri senza forzare.
Che accompagni ciò che sta emergendo
a trovare il suo posto nel mondo
Con amore Giorgia

Questo spazio non è per chi ha già tutte le risposte.È per chi sente che qualcosa non torna piùma non sa ancora come nom...
04/01/2026

Questo spazio non è per chi ha già tutte le risposte.

È per chi sente che qualcosa non torna più
ma non sa ancora come nominarlo.

Per chi è stanco di aggiustarsi,
di funzionare,
di tenere insieme pezzi che chiedono altro.

Qui si può arrivare così come si è.
Confusi, in passaggio, in ascolto.
Senza dover dimostrare nulla.

Il lavoro comincia da lì:
da ciò che chiede attenzione,
non da ciò che va corretto.
Con amore Giorgia
Studio discipline olistiche Muller

Intorno al fuocoDa sempre l’essere umano si è raccolto.Prima ancora di saper dare un nome alle cose, prima delle parole ...
31/12/2025

Intorno al fuoco

Da sempre l’essere umano si è raccolto.
Prima ancora di saper dare un nome alle cose, prima delle parole ordinate, prima delle leggi e dei confini.
Ci siamo raccolti perché il corpo lo sapeva.
Perché la pelle riconosceva il bisogno dell’altro.

Così sono nati i villaggi.
Non da un progetto, ma da una necessità profonda.
Così sono nate le città, molto prima dei muri: da cerchi umani che si stringevano per resistere, per raccontarsi, per non perdersi.

Il fuoco è stato il primo centro.
Non un oggetto, ma una presenza.
Attorno al fuoco si imparava a stare.
A stare svegli.
A stare insieme.

Questo gesto — raccogliersi intorno a una fiamma — non è un’abitudine:
è una memoria.
Una memoria inscritta nelle cellule, più antica del linguaggio, più fedele della storia scritta.

Le nostre mani la conoscono.
I nostri occhi la ricordano.
Il nostro sistema nervoso si calma quando la fiamma danza, perché sa che non è solo.

Intorno al fuoco si condividevano i sogni, prima ancora che fossero interpretati.
Si raccontavano le paure, prima che diventassero vergogna.
Si parlava dell’irrequietezza, senza doverla spiegare.
Si dava voce a ciò che non aveva ancora forma.

Intorno al fuoco si trasmetteva la vita.
Le storie degli antenati, i fallimenti, le speranze non compiute, i nomi di chi non c’era più ma continuava a vivere nei gesti.
Era lì che il passato trovava un posto.
Era lì che il futuro veniva immaginato.

Oggi siamo qui.
E non è un caso.

Ogni volta che ci raccogliamo così, qualcosa di antico si riattiva.
Un sapere silenzioso che ci ricorda che non siamo nati per camminare soli,
che l’essere umano è un essere di legame,
che la comunità non è un’idea sociale, ma una struttura profonda dell’anima.

In questo cerchio non siamo individui separati.
Siamo portatori di storie.
Siamo l’esito di mille fuochi accesi prima di questo.
Siamo figli e figlie di mani che hanno cercato calore, senso, appartenenza.

E mentre l’anno si chiude, non siamo chiamati a “fare bilanci”,
ma a riconoscere.
Riconoscere ciò che è stato vissuto.
Ciò che è stato taciuto.
Ciò che non ha trovato spazio e ora chiede di essere visto.

Il fuoco non giudica.
Trasforma.

Brucia ciò che è pronto a finire
e scalda ciò che deve restare vivo.

Intorno a questo fuoco possiamo lasciare andare ciò che non ci serve più portare da soli.
Possiamo affidare alla fiamma le paure che non hanno più bisogno di governarci.
Possiamo riconsegnare agli antenati ciò che non ci appartiene.

E possiamo, insieme, immaginare.
Non grandi promesse, ma piccoli gesti di verità.
Non perfezione, ma presenza.

Perché da sempre è così che l’essere umano attraversa i passaggi:
insieme,
in cerchio,
con una luce viva al centro
e il coraggio di guardarsi negli occhi. Con amore Giorgia

Indirizzo

Via Aquileia, 6
Ronchi Dei Legionari
34077

Sito Web

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