31/12/2025
Intorno al fuoco
Da sempre l’essere umano si è raccolto.
Prima ancora di saper dare un nome alle cose, prima delle parole ordinate, prima delle leggi e dei confini.
Ci siamo raccolti perché il corpo lo sapeva.
Perché la pelle riconosceva il bisogno dell’altro.
Così sono nati i villaggi.
Non da un progetto, ma da una necessità profonda.
Così sono nate le città, molto prima dei muri: da cerchi umani che si stringevano per resistere, per raccontarsi, per non perdersi.
Il fuoco è stato il primo centro.
Non un oggetto, ma una presenza.
Attorno al fuoco si imparava a stare.
A stare svegli.
A stare insieme.
Questo gesto — raccogliersi intorno a una fiamma — non è un’abitudine:
è una memoria.
Una memoria inscritta nelle cellule, più antica del linguaggio, più fedele della storia scritta.
Le nostre mani la conoscono.
I nostri occhi la ricordano.
Il nostro sistema nervoso si calma quando la fiamma danza, perché sa che non è solo.
Intorno al fuoco si condividevano i sogni, prima ancora che fossero interpretati.
Si raccontavano le paure, prima che diventassero vergogna.
Si parlava dell’irrequietezza, senza doverla spiegare.
Si dava voce a ciò che non aveva ancora forma.
Intorno al fuoco si trasmetteva la vita.
Le storie degli antenati, i fallimenti, le speranze non compiute, i nomi di chi non c’era più ma continuava a vivere nei gesti.
Era lì che il passato trovava un posto.
Era lì che il futuro veniva immaginato.
Oggi siamo qui.
E non è un caso.
Ogni volta che ci raccogliamo così, qualcosa di antico si riattiva.
Un sapere silenzioso che ci ricorda che non siamo nati per camminare soli,
che l’essere umano è un essere di legame,
che la comunità non è un’idea sociale, ma una struttura profonda dell’anima.
In questo cerchio non siamo individui separati.
Siamo portatori di storie.
Siamo l’esito di mille fuochi accesi prima di questo.
Siamo figli e figlie di mani che hanno cercato calore, senso, appartenenza.
E mentre l’anno si chiude, non siamo chiamati a “fare bilanci”,
ma a riconoscere.
Riconoscere ciò che è stato vissuto.
Ciò che è stato taciuto.
Ciò che non ha trovato spazio e ora chiede di essere visto.
Il fuoco non giudica.
Trasforma.
Brucia ciò che è pronto a finire
e scalda ciò che deve restare vivo.
Intorno a questo fuoco possiamo lasciare andare ciò che non ci serve più portare da soli.
Possiamo affidare alla fiamma le paure che non hanno più bisogno di governarci.
Possiamo riconsegnare agli antenati ciò che non ci appartiene.
E possiamo, insieme, immaginare.
Non grandi promesse, ma piccoli gesti di verità.
Non perfezione, ma presenza.
Perché da sempre è così che l’essere umano attraversa i passaggi:
insieme,
in cerchio,
con una luce viva al centro
e il coraggio di guardarsi negli occhi. Con amore Giorgia