01/07/2025
L’Archetipo di Giocasta
la Madre che ama troppo, che non sa lasciare andare.
È colei che ha conosciuto il vuoto
e che ha deciso di riempirlo, proprio come la contadina di De Gregori
che è curva sul tramonto, che sembra una bambina
Non è cattiva, Giocasta.
È ferita. Ferita nel suo amore, tradita dai legami e delusa dagli uomini,
sazia solo nel silenzio della sua casa dove tutto è sotto il suo diretto controllo.
Ama, sì.
Ama Giocasta
Ma il suo è un amore che stringe, che soffoca
Ama aggrappandosi, copre di cure per non sentire il vuoto.
Ama suo figlio più della propria libertà, perché ne ha bisogno.
Ama perché è sola.
E in quel figlio, cerca un senso, una compagnia, una fedeltà che nessun uomo le ha mai dato.
Era sola Giocasta
E lo guarda crescere, ma non lo lascia andare.
Lo guarda amare un’altra donna, e si sente tradita. Umiliata
Perché, in fondo, lei c’era prima.
Lei lo conosce meglio.
Lei lo ha amato per prima.
E lei no, non vuole sparire.
Il complesso di Giocasta nasce così:
quando la madre smette di accompagnare
e inizia a trattenere.
Quando il figlio non è più un figlio, ma un sostegno. Una compagnia.
Un amore surrogato.
Nel corpo, Giocasta è ventre che trattiene,
braccia che non mollano,
petto chiuso per paura dell’assenza.
È ansia mascherata da premura.
È dolore travestito da cura.
Sta sempre male, e davanti al figlio peggiora
È desiderio sepolto che si aggrappa a chi resta.
Nel figlio, tutto questo diventa peso.
Senso di colpa.
Paura di ferire.
Incapacità di scegliere.
Difficoltà a essere uomo senza sentirsi in debito.
Giocasta ha paura del vuoto.
E per riempirlo invade il suo spazio, e per lei non è mai sazio.
Giocasta guarisce quando smette di trattenere
e impara a lasciare andare senza sentirsi abbandonata.
Guarisce quando riconosce il vuoto,
non lo teme più, lo abita.
Non lo riempie col figlio, lo onora con sé stessa.
Quando smette di chiedere amore e inizia ad offrirlo senza catene,
senza bisogno di essere scelta.
Quando si perdona per aver amato troppo,
per aver cercato nel figlio ciò che mancava in sé.
Quando torna a essere donna,
non solo madre.
Intera, viva, presente.
Allora il figlio può andarsene senza colpa,
sapendo che l’amore resta, anche a distanza.
Alessandro Catanzaro
Blog IL BOSCO FEMMINA