23/01/2026
Questa storia è una vergogna dall’inizio alla fine.
A novembre la Camera approva all’unanimità una riforma sul reato di violenza sessuale.
Maggioranza e opposizione insieme. Un testo che introduce un principio semplice, già scolpito nelle sentenze della Cassazione: senza consenso libero e attuale, è stupro.
Giorgia Meloni ci mette la faccia. Elly Schlein pure. Tutte e tutti d’accordo.
Doveva essere approvato al Senato il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
E invece no.
Arriva al Senato e la Lega fa marcia indietro, minacciando di far saltare il testo.
Perché? Qual è il problema?
Il problema, dicono, è che le donne potrebbero usare il consenso per vendicarsi. Per incastrare qualche povero innocente.
Ecco. Questo è il livello.
Evidentemente questi signori non hanno la più pallida idea di cosa significhi affrontare un processo per stupro in questo Paese.
Significa mesi, anni, di domande. Centinaia, migliaia di domande.
Cosa indossavi?
Quanto avevi bevuto?
Perché sei uscita con lui?
Perché non hai urlato?
Perché non sei scappata?
Perché non l’hai denunciato subito?
Perché ci hai messo tre giorni, una settimana, un mese?
Significa essere trattate da imputate mentre sei la vittima.
Significa sentirti chiedere se magari, in fondo, un po’ te la sei cercata.
Questo è un processo per stupro in Italia.
E secondo la Lega il problema sono le donne che si inventano tutto per vendetta.
Ma andiamo avanti. Perché il peggio deve ancora ve**re.
Dopo mesi di attesa, oggi arriva il nuovo testo. Riscritto da Giulia Bongiorno, senatrice leghista, presidente della commissione Giustizia.
E sapete cosa hanno fatto?
Hanno tolto la parola consenso e il consenso libero e attuale.
Non esistono più. Spariti, via.
Ora si parla di “dissenso” e di “volontà contraria”, che deve essere “valutata tenendo conto della situazione e del contesto”.
Capite cosa significa?
Significa che se vieni stuprata, sta a te dimostrare che hai detto no. Che hai detto no abbastanza forte. Che il contesto permetteva di dire no. Che la situazione era tale per cui avresti potuto dire no.
Ma non è finita.
Perché oltre a togliere il consenso, hanno pure abbassato le pene rispetto alla versione originaria del testo.
Prima: da 6 a 12 anni.
Ora: da 4 a 10 anni.
A meno che non ci sia minaccia, violenza o abuso di autorità.
Tradotto: se non ti hanno picchiata, se non ti hanno puntato un coltello alla gola, se non eri sotto ricatto, allora lo stupro è di serie B. E la pena si riduce.
Tutto questo firmato da una donna, Giulia Bongiorno.
E benedetto dal silenzio di un’altra donna, Giorgia Meloni, che oggi, di fronte a questo scempio, tace.
Allora la domanda è una sola.
A cosa serve avere una presidente del Consiglio donna se sulle donne fa come o peggio degli uomini?
A cosa serve se quando la Lega smonta una legge contro lo stupro, lei non dice una parola?
A cosa serve se l’unica eredità del suo governo sulle donne sarà aver tolto la parola consenso da una legge contro la violenza?
Questa è una resa. Totale, incondizionata.
Una resa agli stupratori. A chi pensa che in fondo, se non hai urlato abbastanza, un po’ te la sei cercata.
E la firmano due donne.
Vergogna.