27/01/2026
Da Bologna a Corleto Monforte. Da una delle più grandi farmacie d'Italia nel centro di una città che non lesina opportunità e divertimenti (passando per la periferia di Roma e Carovigno in Puglia) a un paesino di poco più di 400 abitanti. Sorriso e coraggio. E che coraggio: aprire l'11 marzo 2020, quando l'Italia era chiusa da due giorni per ripararsi dal Covid, con un macigno di mutuo sulle spalle e un orizzonte che definire incerto è andare oltre l'ottimismo. Antonella Gioia, originaria di Teggiano in provincia di Salerno, laurea all'Alma Mater e amore per il farmaco, la sua strada l'aveva decisa proprio a Bologna: a lei interessava il rapporto umano con il paziente che, in ambienti più grandi, non si può coltivare.
«Lì - racconta - non devi far fare la fila, qui devi essere vicino al paziente». Farmacia: non c'è paese - anche lillipuziano - che non ne abbia una. Può non esserci il medico di base (quello di Corleto riceve in un paese a pochi chilometri), ci possono non essere le scuole (qua i bambini delle medie frequentano in un paese vicino), l'ufficio postale magari non è aperto tutti i giorni, in alcuni comuni non ci sono manco i carabinieri (qua ci sono i forestali). Ma la farmacia non manca mai. Antonella a Corleto ha la "sua" farmacia comprata con molto sacrificio dopo dieci anni di lavoro come dipendente e scelta qui: «L'ho voluta con tutte le mie forze, l'ho voluta qui e lo rifarei cento volte». E come tutte le farmacie dei piccoli comuni è qualcosa di più: una sorta di luogo della salute.
IL PASSO DELLA SENTINELLA
Non è facile fare il farmacista in un piccolissimo paese di montagna che ha tante persone anziane. Non è facile farlo, perché bisogna dare risposte che rassicurano e spiegano con semplicità senza trascurare il rigore. Non è facile farlo, perché anche la logistica che in città è semplice, qui lo è molto meno. Non è facile perché bisogna conciliare il lavoro con la vita familiare e un ragazzino che - ci saranno pure i sorrisi ma anche i controlli da mamma - e quindi, via tutti i giorni quattro volte sopra e sotto da Corleto a Teggiano superando il Passo della Sentinella dove il Cilento diventa Vallo di Diano (e viceversa, così non si offende nessuno). «Ma io per tutti sono Antonella, non la dottoressa. A me interessa il rapporto umano».
Ecco dunque la preoccupatissima ragazza che fa il test Covid (sì, ancora si fa!) prima del ricovero in ospedale per un intervento chirurgico a cui consegnare con il sorriso un pizzico di tranquillità. L'anziano indisciplinato con la pressione ballerina da ricondurre all'ordine con il sorriso ma anche con una certa fermezza. E poi la scelta degli occhiali da lettura che oltre al consiglio sulla gradazione ha necessità dell'indispensabile femminile supporto estetico. E così via: perché saranno pure 464 i residenti di Corleto Monforte ma sembra che siano tutti in fila in questa farmacia. A tutti un consiglio tendente all'ordine accompagnato da un sorriso e alla richiesta di moneta spicciola.
L'ARRIVO
«Non c'ero mai venuta qui. Per me dopo San Rufo c'era solo la montagna» racconta la farmacista. Poi l'occasione dell'anziano farmacista che, conclusa la vita professionale, voleva vendere e contemporaneamente l'occasione di una parafarmacia «con ottimo fatturato» a Salerno. «Sui grandi numeri avevo già dato, volevo un luogo piccolo per fare la mia esperienza come intendevo: cioè stare vicino ai pazienti». Fatto il mutuo, ottenuto il permesso della Regione, l'avventura è cominciata l'11 marzo 2020: qualche giorno prima, in attesa degli adempimenti burocratici, Antonella Gioia, accompagnata dal papà aveva fatto la sua prima visita a Corleto Monforte. Arrivo in paese e caffè al bar: «Sono la nuova farmacista, aiutatemi».
Caffè offerto e subitanea generale simpatia. L'11 marzo 2020 l'esordio: «Migliaia di tamponi, le tute integrali per andare a casa degli anziani per i test, la preoccupazione per una malattia che uccideva», ricorda Antonella che ammette qualche momento di debolezza. «Mi sono chiesta: ce la farò?». Testa bassa e lavoro: qualche piccolo ritocco al locale («Ma senza stravolgere nulla perché volevo che le persone non perdessero la familiarità del luogo»), poi l'assortimento dei farmaci dove è evidente che ha fatto premio l'esperienza maturata nei dieci anni precedenti, la costruzione della rete dei fornitori (non lo pensiamo ma quando una farmacia è sprovvista di un farmaco, il sistema di distribuzione riesce a farlo arrivare anche a Corleto Monforte in poche ore e dietro c'è un'organizzazione di una rara efficienza). E il sorriso.
Rassicurare, spiegare, accogliere. Anche la mattina di Natale, quando non si è di turno, prendere l'auto per aprire e dare un farmaco per un bambino febbricitante. Poi qualcosa in più: per la piccola comunità la farmacia e la sua dottoressa che non si fa chiamare dottoressa questo luogo è un confessionale laico. Tanto apprezzato dal titolare del servizio religioso: «mi stai aiutando», ha constatato il sacerdote. Perché Corleto è sì fuori mano, non avrà la vita mondana dei centri più grandi (ma la sua bella figura la fa pienamente con la natura, la torre medievale e l'orologio di Canonico come quello del Teatro San Carlo sul campanile), ma ha il senso dei rapporti umani che fanno superare le difficoltà e che inducono una professionista a sceglierlo come posto dove sviluppare la sua attività. Perché, come dice l'entusiasta paziente Ersilio, «teniamo una farmacia bellissima».
Pubblicato da Il Mattino e firmato da Gianni Molinari