18/02/2026
I terapeuti attraversano abitualmente stati di sofferenza; spesso durante l’interazione diretta con il paziente e con la complessità che rappresenta; non meno spesso fuori dalla stanza della terapia, quando avvertono il retrogusto delle atmosfere affettive negative delle sedute più problematiche. In questi stati critici, è il corpo del terapeuta a soffrire, e spesso a dettare alla mente il ritmo di una ruminazione incessante (“dove ho sbagliato?”; “qual è la strategia di intervento giusta, quella che sceglierebbe un vero esperto?”; “sono davvero capace?”, ecc.).”
I terapeuti hanno bisogno di vie percorribili per regolare questi stati di sofferenza. Esistono due vie complementari: il corpo e l’altro. L’amplificazione della connessione mente-corpo, e la sintonizzazione intersoggettiva con altri membri della comunità di pratica. Il radicamento nella potenza del respiro, e l'elaborazione condivisa, totalmente emancipata dal timore del giudizio e dell’errore, dell’angoscia di non essere abbastanza.
Vi presentiamo il ritiro esperienziale “Coltivare la presenza del terapeuta”, condotto dal prof. Gianpaolo Salvatore.
Per iscriversi consultare il link:
https://formazionecontinuainpsicologia.it/corso/retreat-coltivare-la-presenza-del-terapeuta/?srsltid=AfmBOorVNU0ku4Bz12fgYCsPdA_VSC7N8khLHTH8Ecf0-0N9aAk-pXsv