Luca Picciuto - Logopedia e Neuropsicologia

Luca Picciuto - Logopedia e Neuropsicologia Laurea con lode in psicologia clinica per infanzia e adolescenza. Laurea in Logopedia.

Consulenze psicologiche in età evolutiva e adolescenziale
Orientamento scolastico e professionale
Consulenza familiare e di coppia
Diagnosi e Consulenze Individuali
Esperto del processo luttuoso e/o di separazione
Tecniche comportamentali per la risoluzione, depressione, stati d'ansia e Attacchi di panico

16/12/2025

Regressione o evoluzione?

Siamo la nazione della Montessori, di Malaguzzi, delle sorelle Agazzi, Pizzigoni, Lodi, Zavalloni, Chiari, Lombardo Radice, Don Milani e siamo anche quella nazione che si è convinta che sia opportuno avere schermi giganti interattivi nelle aule della scuola dell'infanzia.

14/12/2025

AUTISMO A SCUOLA

🔴Approccio sistemico all’inclusione:
l’autismo richiede interventi integrati neuropsicologici, comportamentali e pedagogici, non azioni frammentarie.

🟢Lettura funzionale del comportamento:
i comportamenti problema vanno analizzati in base alla loro funzione (comunicativa, regolativa, di evitamento), non corretti in modo punitivo.

🟡Gestione intenzionale dell’attenzione: l’attenzione è un’abilità da insegnare e sostenere tramite strutturazione ambientale, supporti visivi e riduzione del carico sensoriale.

🔵Centralità delle funzioni esecutive: pianificazione, inibizione, flessibilità e monitoraggio necessitano di mediazione didattica esplicita e strumenti operativi.

🟣Routine come fattore regolativo: prevedibilità e struttura riducono ansia e disorganizzazione cognitiva, favorendo l’apprendimento.

🟠Comunicazione funzionale: ogni comportamento è comunicazione; il compito della scuola è fornire codici comunicativi efficaci e multimodali.

⚫Costruzione graduale della flessibilità: la flessibilità cognitiva si sviluppa progressivamente all’interno di contesti stabili e prevedibili.

🔴Controllo istituzionale competente: la qualità dell’intervento dipende dalla coerenza del sistema scuola, dalla formazione del personale e dalla condivisione del progetto educativo.

🟠Inclusione come adattamento del sistema: l’obiettivo non è normalizzare l’alunno, ma r rendere contesto e alunno capaci di avvicinarsi. È necessario ragionare da entrambe le direzioni. Da una parte allenare abilità, gestire comportamenti e dall' altra rendere il contesto flessibile e consapevole.

13/12/2025

Educare è sperare

Educare è azione determinante del fluire della vita. Atto e cammino capace di modificare il presente e il divenire. Educare è stare lì, in quel momento, osservatore profondo e se, capace davvero, coraggioso. Capace di creare e ricreare il qui ed ora ed il domani. Educare è incoraggiare, anche nel no. Forse soprattutto nel no. Poiché è quello che ti pone nel desiderio di uscire, di credere, di superare te stesso. Educare nel dramma è un profondo atto di speranza, a volte rabbiosa, determinata, ostinata. Educare nel caos mantenendo la quiete e l'orizzonte. Educarsi è un atto di profonda rivoluzione e di fiducia nella vita.

12/12/2025

Equilibri o squilibri?

Le soluzioni squilibrate che molte famiglie adottano per fronteggiare le difficoltà educative nascono spesso da un bisogno urgente di allontanare tristezze, paure e rabbie. Nel tentativo di ristabilire un equilibrio immediato, si cercano scorciatoie che placano il disagio nell’immediato ma non affrontano le radici del problema.
Concessioni eccessive, iperprotezione, rigidità improvvise o deleghe totali diventano così strategie di emergenza che offrono un sollievo apparente, mentre nel tempo amplificano le fragilità relazionali ed emotive.
Riconoscere questo meccanismo non significa colpevolizzarsi, ma stare nel cammino, affrontare passo dopo passo, piccolo obiettivo dopo piccolo obiettivo. Prendere consapevolezza che il bambino/a impara velocemente delle soluzioni che sono storture e poi non è giusto chiedere solo a loro di risolvere.

08/12/2025

Regolazione

Sempre più spesso sembra che i bambini debbano “già sapersi calmare”, “comportarsi bene”, “non fare scenate”.
Ma la verità è che la regolazione emotiva non è un’abilità innata: i bambini la imparano attraverso gli adulti.
Eppure molti genitori tendono a delegare o a sentirsi poco responsabili di questa parte. Perché?

👉 Perché sono stanchi e sovraccarichi.
Meno reti familiari, tanto lavoro, poco tempo: se l’adulto è stressato, regolare un’emozione del bambino diventa difficile.

👉 Perché non hanno avuto modelli emotivi da piccoli.
Se nessuno ti ha insegnato a nominare le emozioni, contenerle o viverle in sicurezza, è naturale non sapere come farlo con tuo figlio.

👉 Perché la società è focalizzata sul comportamento, non sulla relazione.
Si guarda al “stare buoni”, non a come il bambino arriva a quella calma.

👉 Perché si teme di sbagliare.
Con così tante informazioni online e pareri di esperti, molti genitori pensano di non essere “abbastanza competenti” e delegano a figure esterne.

👉 Perché si parla troppo presto di autonomia.
Si pretende che il bambino si regoli da solo, quando invece la coregolazione con un adulto è il vero punto di partenza.

I bambini imparano a calmarsi venendo calmati.
Imparano a gestire la frustrazione con un adulto che li accoglie.
Imparano la loro emotività dalla nostra.

Non servono tecniche perfette.
Serve un adulto che prova ad educarsi, che prova a rimanere regolato, che offre sicurezza e ascolto. Con calma, passo dopo passo.

07/12/2025

Stare

Facciamo tanta fatica a stare nella calma. Non perché ci manchi la volontà, ma perché la calma è un luogo interiore che spesso non abbiamo mai davvero abitato. Non è acquistabile, non è firmato. Siamo cresciuti imparando a reagire, a correre, a controllare. E quando diventiamo genitori, tutta questa frenesia si riflette nei nostri figli: loro assorbono il nostro stato emotivo molto più delle nostre parole.

Riuscire a restare nella calma con i nostri bambini non significa non arrabbiarsi mai, ma saper tornare a noi stessi. È un gesto di cura verso di loro e verso di noi. La calma non è un lusso né un carattere: è un obiettivo fondamentale per la salute psichica. È la base da cui nasce la connessione, l’ascolto, la presenza. La calma come dono costante da proteggere e produrre.

E forse il primo passo è proprio riconoscere questa difficoltà. Perché da lì inizia la possibilità di riscrivere il modo in cui stiamo con noi stessi e con i nostri figli.

10/11/2025

🧘Il riposo come momento attivo per il cervello

Contrariamente a quanto si pensa, il cervello non smette di lavorare quando ci riposiamo. Durante le pause, il sonno o i momenti di calma apparente (come quando un bambino fantastica o “si perde nei pensieri”), il cervello entra in una modalità detta default mode network.

Cos’è il default mode network📈🧠

Il default mode network è una rete di aree cerebrali che si attivano quando non siamo concentrati su compiti specifici. Invece di elaborare stimoli esterni, questa rete si occupa di:

- rielaborare le esperienze recenti,
- consolidare i ricordi,
-integrare le nuove informazioni con quelle già acquisite,
-immaginare e pianificare scenari futuri.

Nei bambini, questi processi sono fondamentali per lo sviluppo cognitivo, perché permettono di trasformare ciò che hanno imparato in conoscenza stabile e personale.

💭Perché le pause migliorano memoria e concentrazione

Durante il sonno e il riposo mentale, il cervello:

-rinforza le connessioni neuronali create durante l’apprendimento;
-elimina quelle inutili, rendendo la rete più efficiente;
-prepara il terreno per nuove esperienze cognitive.

Ecco perché i bambini che hanno tempo per riposare, giocare liberamente o annoiarsi spesso mostrano maggiori capacità di attenzione e creatività rispetto a quelli sempre impegnati.

In sintesi🟢

Il riposo non è tempo perso, ma una fase attiva dell’apprendimento.
Quando un bambino ha spazio per la calma, il suo cervello riorganizza le conoscenze, rinforza la memoria e costruisce le basi per nuove scoperte.
Per questo, nel percorso educativo, il silenzio, la pausa e la lentezza sono alleati tanto importanti quanto lo studio e le attività strutturate.

09/11/2025

Bambini e chat di gruppo: serve la presenza dell’adulto

Sempre più spesso (purtroppo), gruppi di bambini di 9-10 anni aprono chat su WhatsApp o altre piattaforme per “restare in contatto”(siamo proprio sicuri?).
Un gesto che può sembrare innocuo, ma che in realtà richiede una maturità emotiva e sociale che a questa età non è ancora completamente sviluppata.

A 9 o 10 anni i bambini stanno ancora imparando a:

- comprendere il peso delle parole;
- gestire conflitti e fraintendimenti;
- riconoscere i limiti tra scherzo e offesa;
- regolare emozioni come rabbia, gelosia, esclusione.

In una chat, dove tutto passa per messaggi scritti (spesso fraintesi) e dove manca la guida di un adulto, basta poco per creare dinamiche di gruppo spiacevoli o addirittura situazioni di disagio.

Per questo l’osservazione e la presenza discreta ma attenta dell’adulto sono fondamentali. Non per “controllare”, ma per educare all’uso consapevole, accompagnare, spiegare, aiutare a riflettere.

Il digitale può essere un’opportunità solo se è mediato da relazioni educative vere.
Lasciare un gruppo di bambini soli in una chat è come lasciarli insieme e soli, (per giorni, per mesi, 24h su24h) senza punti di riferimento. Le relazioni mature si costruiscono parallelamente allo sviluppo di specifiche abilità.

Serve la nostra voce, la nostra guida, la nostra attenzione.

17/10/2025

Dialogo

È uno dei veri grandi malati del momento. "Parola che passa attraverso" il pensiero, l'ascolto reciproco, l'attenzione condivisa, il rispetto. Il dialogo è il vero obiettivo per provare ad arginare le derive fondamentaliste, l'astensionismo, il malessere, la solitudine, l'isolamento, le dipendenze. A scuola e in famiglia non è in ottima forma. Non è convincere l'altro, non è ascoltare quando c'è un problema, non è dare consigli. Il dialogo nasce nel silenzio, nella quiete emotiva, nell'atmosfera di curiosità reciproca. Il dialogo non ha giudizio, non è unidirezionale, non ha fretta. È incredibile quanto venga sottovalutato, ma è solo la capacità di connettere i nostri cervelli che permette di mantenerci a galla. Come mi disse un amico di nove anni, incredibilmente appassionato di insetti, le formiche di fuoco hanno capito bene che solo se fanno una rete tra loro riescono a superare i fiumi nelle foreste tropicali. In effetti fanno delle zattere da paura e noi invece ci ritroviamo a scappare, in modo sparso e confuso, da paure che ci costruiamo a vicenda.

16/10/2025

Un decalogo di banalità fondamentali per chi si occupa di bambini con iperattività, disattenzione o caratteristiche oppositive-provocatorie

1. Cambiare prospettiva: comprendere la funzione del comportamento
Il comportamento provocatorio non è “contro” il genitore, ma spesso è un modo per:
ottenere attenzione (anche negativa);
evitare richieste o situazioni difficili;
sentirsi in controllo in un contesto percepito come imprevedibile.
Prima di reagire, chiediti: “Cosa sta cercando di ottenere o evitare?”
2. Mantenere la calma e non entrare nel conflitto
I bambini con DOP tendono a “nutrirsi” delle reazioni emotive dell’adulto.
Mantieni voce calma e neutra.
Evita minacce, urla o discussioni logiche durante la crisi.
Se senti che ti stai irritando, pausa breve: “Ne parliamo dopo, ora mi calmo un attimo.”
3. Stabilire regole chiare e poche
3–5 regole semplici e sempre uguali, formulate in positivo (es. “Si parla con rispetto”, non “Non gridare”).
Ripetile spesso, e assicurati che siano comprensibili e realistiche.
Usa routine prevedibili (orari, sequenze, rituali) per ridurre l’incertezza.
4. Rinforzare i comportamenti positivi
Nota e premia anche i piccoli comportamenti adeguati (“Mi è piaciuto come hai risposto calmo”).
Usa un sistema di premi immediati (adesivi, punti, privilegi).
Evita punizioni eccessive o tardive: spesso aumentano la sfida.
5. Ignorare selettivamente le provocazioni lievi
Se la provocazione è “a bassa intensità” (es. tono ironico, borbottii), ignora senza reagire.
Quando il comportamento si calma, rinforza subito il ritorno alla calma (“Ora che parli tranquillo, posso ascoltarti meglio”).
6. Dare scelte controllate
Offrire una sensazione di controllo riduce la necessità di opporsi:
“Preferisci iniziare i compiti ora o tra 10 minuti?”
“Vuoi sederti a questo tavolo o all’altro?”
7. Modellare la regolazione emotiva
I bambini imparano osservando.
Mostra come gestisci la frustrazione (“Sono arrabbiato, ma respiro e mi calmo”).
Valida le sue emozioni senza approvare il comportamento (“Capisco che sei arrabbiato, ma non va bene urlare”).
8. Coerenza tra adulti
Tutti i caregiver devono seguire le stesse regole e reazioni.
Incoerenza = spazio per opposizione e confusione.
9. Collaborare con professionisti
Un percorso con uno psicologo cognitivo-comportamentale specializzato in disturbi del comportamento può includere:
Parent Training (per i genitori);
training sulle abilità sociali ed emotive per il bambino;
collaborazione scuola–famiglia.
10. Rinforzare il legame positivo
Ogni giorno, dedica tempo esclusivo al bambino in attività piacevoli (10–15 minuti).
Durante questo tempo:
non dare ordini né correggere;
ascolta e partecipa positivamente.
→ Rafforza la relazione, riducendo il bisogno di provocare per ottenere attenzione.

15/10/2025

I bambini non si "sbloccano", non migliorano se non abbiamo la capacità di una visione basata su piccoli obiettivi. Una visione basata sulla nostra capacità di porci obiettivi, giorno per giorno. Se facciamo sempre le stesse cose o se "reagiamo" solo ai loro comportamenti chiediamoci chi sta educando chi. Il timone e la bussola sono nelle nostre mani. Il loro comportamento non è il loro comportamento, è nostro. Chiediamoci cosa stiamo facendo noi per migliorare.

08/10/2025

La specificità logopedica nei disturbi del linguaggio nello spettro autistico

Nel trattamento logopedico dei bambini nello spettro autistico, la presa in carico del linguaggio non può limitarsi alla dimensione comunicativa o lessicale: richiede una visione integrata che rispetti la complessità neurocognitiva e motoria del profilo autistico.

👉 Gerarchia fonotattica

L’intervento deve considerare la sequenza naturale di acquisizione dei fonemi e delle combinazioni sillabiche. Lavorare sulla fonotassi significa promuovere la costruzione progressiva di pattern sonori stabili, riducendo la variabilità e sostenendo la prevedibilità fonologica che facilita la pianificazione motoria dello speech.

👉 Caratteristiche motorie dello speech

Molti bambini con ASD presentano difficoltà nella coordinazione dei movimenti articolatori o nella programmazione motoria verbale. È fondamentale integrare esercizi che coinvolgano consapevolezza orale, ritmo, e transizioni tra fonemi, con approcci dinamici che rispettino i tempi individuali e il feedback sensoriale.

👉 Funzioni esecutive e linguaggio

Il linguaggio si appoggia su abilità cognitive complesse: attenzione condivisa, memoria di lavoro, inibizione, flessibilità cognitiva. Un intervento logopedico efficace tiene conto di questi aspetti, strutturando attività che stimolino la pianificazione e la regolazione dell’azione linguistica.

La logopedia come ponte tra il comportamento verbale e il funzionamento neuro-senso- motorio sottostante. Non si può ignorare come funziona il nostro cervello e il nostro corpo per sviluppare abilità.

Indirizzo

Via Traversa Circonvallazione, 9
San Bartolomeo In Galdo
82028

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