12/02/2026
In occasione della ricorrenza dei 200 anni dalla nascita di Carlo Collodi, Il Messaggero ha intervistato la Presidente del Cnop Maria Antonietta Gulino.
𝐶𝑜𝑚𝑖𝑛𝑐𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑑𝑎 𝑝𝑖𝑐𝑐𝑜𝑙𝑖, 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑑𝑎 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑖, 𝑠𝑝𝑒𝑟𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖𝑟𝑒 𝑏𝑢𝑔𝑖𝑒 𝑐𝑖 𝑠𝑎𝑙𝑣𝑖 𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑖 𝑟𝑒𝑛𝑑𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑛𝑒𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑟𝑖𝑠𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑟𝑟𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑑𝑖 𝑎𝑙𝑙𝑜𝑛𝑡𝑎𝑛𝑎𝑟𝑐𝑖 𝑑𝑎𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖. 𝐴𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝑐𝑎𝑚𝑝𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑒𝑐𝑐𝑒𝑙𝑙𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑒𝑛𝑧𝑜𝑔𝑛𝑎, 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑓𝑖𝑛𝑒 𝑙𝑜 𝑐𝑎𝑝𝑖𝑠𝑐𝑒: 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑠𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑑𝑖𝑟𝑒 𝑏𝑢𝑔𝑖𝑒, 𝑖𝑙 𝑏𝑢𝑟𝑎𝑡𝑡𝑖𝑛𝑜 𝑃𝑖𝑛𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑡𝑜𝑟𝑛𝑎 𝑢𝑚𝑎𝑛𝑜. 𝐷𝑖 𝑙𝑢𝑖 𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑠𝑢𝑜 𝑐𝑟𝑒𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒, 𝐶𝑎𝑟𝑙𝑜 𝐶𝑜𝑙𝑙𝑜𝑑𝑖 (𝑝𝑠𝑒𝑢𝑑𝑜𝑛𝑖𝑚𝑜 𝑑𝑖 𝐶𝑎𝑟𝑙𝑜 𝐿𝑜𝑟𝑒𝑛𝑧𝑖𝑛𝑖), 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑖 𝑠𝑖 𝑐𝑒𝑙𝑒𝑏𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡'𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑖 𝑑𝑢𝑒 𝑠𝑒𝑐𝑜𝑙𝑖 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑖𝑡𝑎, 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑀𝑎𝑟𝑖𝑎 𝐴𝑛𝑡𝑜𝑛𝑖𝑒𝑡𝑡𝑎 𝐺𝑢𝑙𝑖𝑛𝑜, 𝑝𝑠𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜𝑔𝑎 𝑒 𝑝𝑠𝑖𝑐𝑜𝑡𝑒𝑟𝑎𝑝𝑒𝑢𝑡𝑎, 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑐𝑜𝑟𝑠𝑜 𝑎𝑝𝑟𝑖𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑜𝑛𝑠𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑛𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙'𝑂𝑟𝑑𝑖𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑃𝑠𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖.
𝐋'𝐞𝐭𝐚̀ 𝐥𝐚 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐢𝐫𝐞?
«Ci mancherebbe che mentissi su questo: a luglio sono 60»
𝐈𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐢 𝐝𝐢 𝐟𝐚𝐤𝐞 𝐧𝐞𝐰𝐬, 𝐩𝐨𝐬𝐭-𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐚̀ 𝐦𝐮𝐥𝐭𝐢𝐩𝐥𝐞, 𝐡𝐚 𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐢 𝐛𝐮𝐠𝐢𝐚𝐫𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐢?
«La bugia accompagna il bambino fin da piccolo, è una strategia evolutiva dello sviluppo, una modalità autoprotettiva, non nasce patologica. Il bambino è creativo, inventa storie e addolcisce la verità».
𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐚 𝐩𝐚𝐭𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚?
«Quando mentire diventa un modus vivendi. Non racconto in modo trasparente come sono, ma modifico la realtà per muovermi meglio. Così facendo metto l'altro in posizione ambigua e altero il processo relazionale. Noi lo chiamiamo il falso sé, usato per adattarsi ad ambienti poco accoglienti, che siano scuola, casa, lavoro».
𝐂𝐨𝐧𝐬𝐚𝐩𝐞𝐯𝐨𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞?
«Non sempre. Se invento parti di me che non esistono ma sono funzionali, mi sento meno vulnerabile, più forte. Questo però, come accade appunto col naso di Pinocchio che cresce, fa aumentare la distanza tra noi e gli altri».
𝐄 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐥𝐯𝐞?
«Pinocchio capisce che per diventare veri non bisogna essere perfetti, ma accettare la propria vulnerabilità. Quando succede, diventa finalmente un bambino "di ciccia", in carne e ossa. Ma c'è una bella differenza tra sociale e social».
L'asino insomma, anche quello di Pinocchio, casca sempre su internet «In questo mondo fatto di nickname, performance e autopromozione, in cui si è portati a estetizzare la propria figura e a essere sempre più piacevoli, è complicato gestirsi. Il falso sé si rafforza e il resto del mondo si allontana».
𝐌𝐞𝐧𝐭𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞.
«Già. Come si sta bene con i like e i follower che sembrano veri. Ma non sono una stretta di mano, un abbraccio, l'incontro nel sociale Vedo l'analogia con il Paese dei Balocchi. Il problema della distanza tra essere e apparire riguarda soprattutto gli adolescenti».
𝐏𝐢𝐮̀ 𝐦𝐚𝐬𝐜𝐡𝐢 𝐨 𝐟𝐞𝐦𝐦𝐢𝐧𝐞?
«Nei social ci sono entrambi, magari poi ragazze e ragazzi cercano cose diverse.
Ma soprattutto l'utilizzo è sempre più precoce e se si pensa a come è fragile il bambino».
𝐀𝐧𝐭𝐢𝐝𝐨𝐭𝐢 𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐝𝐞?
«Intanto bisogna intervenire con gli adulti, perché il cellulare lo usano anche loro e se lo danno in mano a bambini di tre anni non va bene. Poi agire nelle scuole e spiegare agli adolescenti quali sono i rischi e come proteggersi dai pericoli della rete, un mondo non monitorato».
𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐞𝐭 𝐡𝐚 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐠𝐢?
«Col filtro del pc o del cellulare non ho un feedback che mi condiziona, mentre le competenze relazionali possono maturare solo nella realtà. Nel vis-à-vis ci sono più deterrenti, sui social il bugiardo si nasconde meglio».
𝐌𝐚 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐨𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐦𝐞𝐧𝐳𝐨𝐠𝐧𝐞 "𝐚 𝐟𝐢𝐧 𝐝𝐢 𝐛𝐞𝐧𝐞"?
«Sono le cosiddette bugie bianche, quelle che mi piacciono perché sanno di umano.
Sono un po' omissione, un po' mezze verità, quelle che diciamo per non far male a qualcuno, o perché pensiamo che l'altro non possa capire. Se il figlio torna a casa alle 5 di notte, ma aveva concordato le 2, dice alla madre di essere rincasato alle 2, per proteggere entrambi».
𝐌𝐚 𝐯𝐨𝐢 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢 𝐫𝐢𝐮𝐬𝐜𝐢𝐭𝐞 𝐚 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐢 𝐛𝐮𝐠𝐢𝐚𝐫𝐝𝐢?
«Non abbiamo la macchina della verità e nel nostro lavoro non ci interessa smascherarli. Chi dice una bugia ha un motivo per farlo e noi abbiamo l'onore e l'onere di capirlo. Anche perché è rischiosa la vita di chi dice sempre frottole».
𝐈𝐧 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨?
«Che le persone si isolano dal contesto. A Pinocchio cresce il naso ma cresce anche la sua solitudine, lo abbandona perfino la Fata Turchina. Ogni relazione, d'amore o d'amicizia, si basa su fiducia e lealtà. Cerco di trattare te come tratterei me, con onestà, per usare una bella parola che non va più di moda».
𝐄 𝐥𝐨 𝐬𝐯𝐞𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐚𝐫𝐞?
«Certo. Se l'altro ti smaschera non è la fine del mondo, ma può essere l'inizio di una presa di coscienza. Ne ho raccontate troppe, magari mi rivolgo a un professionista che mi può aiutare a vivere senza maschere. Lo sguardo dell'altro aiuta sempre, che sia quello di un genitore, di un fratello o una sorella, del professore di scuola».