24/02/2026
In questi giorni la mia macchina mi ha fatto da specchio.
Si accendevano spie, qualcosa non funzionava. Un meccanico dopo l’altro interveniva su ciò che vedeva: piccoli aggiustamenti, diagnosi veloci, tentativi. Per qualche giorno sembrava andare meglio… poi tutto tornava come prima.
La verità? Stavamo lavorando sugli effetti, non sull’origine.
A un certo punto mi sono accorta che mi stavo adattando: la macchina andava, sì, ma non al suo pieno potenziale. Niente strade di montagna, niente libertà totale. E la cosa più sottile è che iniziavo a considerarlo normale. A muovermi a metà.
Poi mi sono fermata e mi sono detta: io non voglio una macchina che viva a metà delle sue possibilità. E forse nemmeno una vita così.
Quando ho incontrato la persona giusta, mi ha detto: “Finora avete lavorato sugli effetti. Il tempo vero serve per capire l’origine”. E lì ho pensato a quanto questo assomigli ai percorsi di counselling e alle costellazioni.
Spesso cerchiamo soluzioni rapide quando si accende una “spia”: un’emozione, una relazione che si blocca, una stanchezza che ritorna. Ma se la radice resta invisibile, alla prima salita tutto si ripresenta.
Il problema, molte volte, non è il problema. È solo il punto in cui qualcosa di più profondo diventa visibile.
È facile abituarsi a vivere con metà energia, metà libertà. Finché non ci accorgiamo che quella non è prudenza… è adattamento.
E vivere a metà è davvero un grande peccato.
Se senti che continui a “spegnere spie” senza arrivare alla causa, forse è il momento di fermarti e guardare più in profondità.
Nel lavoro che porto apriamo uno spazio gentile, dove le storie rallentano, le radici trovano voce e ciò che è rimasto in attesa può finalmente rimettersi in movimento.
Se queste parole ti sfiorano, scrivimi.
A volte basta un primo passo condiviso perché qualcosa dentro ricominci a respirare ✨