Healy

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18/02/2026

"Diciamolo alle persone “troppo furbe”:
esistiamo ancora noi,
quelli che si emozionano davanti alla correttezza,
non davanti alle apparenze.

Essere corretti non è questione di convenienza,
né di paura d’essere scoperti.
È una forma di classe,
uno stile di vita che non tutti possono permettersi.

Essere corretti significa restare se stessi,
anche quando conviene il contrario.
Non per piacere a tutti,
ma per riconoscersi tra simili."
(Angela Benedetti)

07/02/2026

Invidia e arroganza, la trappola che divora la fiducia.

Sì, invidia e arroganza stanno spesso nello stesso circuito, non perché “si assomigliano”, ma perché si compensano a vicenda.

L’invidia, nella sua forma più corrosiva, nasce quando il confronto con l’altro viene vissuto come una ferita di valore personale, non come uno stimolo. In molte ricerche recenti l’invidia viene descritta come emozione che può spingere verso ostilità e condotte aggressive, soprattutto nella versione “malicious”, legata a una spinta a ridurre l’altro, più che a crescere. In parallelo, vari lavori sul narcisismo mostrano che l’invidia può convivere con strategie difensive come disprezzo, superiorità ostentata e aggressività, usate per schermare vulnerabilità e vergogna.

Qui entra l’arroganza. L’arroganza è spesso una protesi: gonfia un Io che sotto si sente esposto. Da fuori sembra forza, da dentro è controllo e rigidità. Alcuni modelli contemporanei parlano proprio di una spirale invidia, disprezzo, superiorità come regolazione emotiva “autoprotettiva”, cioè mi sento meno, allora alzo la voce interna e abbasso l’altro.

Poi c’è il carburante, il desiderio. Se il desiderio viene ridotto a “voglio quell’oggetto”, è semplice. Se invece viene visto come “voglio sentirmi vivo, visibile, riconosciuto”, allora l’oggetto diventa un pretesto sostituibile. Ed è qui che il consumo moderno è geniale e crudele: non vende solo cose, vende micro identità pronte all’uso. La pubblicità lavora moltissimo su processi emotivi e di ricompensa, motivazione, attenzione, e lo fa costruendo stimoli che accendono brama e urgenza, spesso con leve come piacere immediato e paura di restare fuori.

Quando l’invidia diventa “bisogno”, succede una cosa precisa: la sofferenza non viene letta come segnale da capire, viene trattata come prurito da grattare. E se la gratificazione è intermittente, un po’ sì un po’ no, si crea un ciclo di rincorsa. È lo stesso principio per cui certe piattaforme digitali agganciano l’attenzione con ricompense variabili, alimentando anticipazione e delusione in loop.

Cosa capita quando siamo arroganti e invidiosi dentro noi stessi?

Capita che la violenza cambia bersaglio. Non colpisce solo gli altri, colpisce la propria vita.

L’invidia interna fa questo: trasforma ogni gesto in un confronto, ogni giornata in un bilancio, ogni gioia in una prova. Anche quando “va bene”, resta il sospetto di non essere abbastanza. L’arroganza interna aggiunge la frusta: “dovresti essere superiore a tutto questo”, “non ti è concesso essere fragile”, “non devi desiderare così”, e intanto desideri lo stesso, solo di nascosto. Questa doppia pinza produce macerazione, perché la parte che soffre viene umiliata e la parte che umilia non diventa mai soddisfatta.

In quel punto si perde la fiducia reale, quella che nasce dal contatto con i propri bisogni fondamentali e con i propri limiti concreti. Al suo posto entra una fiducia in leasing: “valgo se mi scelgono, se mi notano, se mi compro la prova”. È la logica del mercato applicata all’anima, senza bisogno di dirlo ad alta voce. E si diventa arroganti proprio verso ciò che è essenziale, sonno, corpo, relazioni vere, lavoro fatto bene, tempo non venduto. Si pretende prestazione anche quando servirebbe cura e semplicità, si disprezza la propria fatica, si fa bullismo al proprio cuore.

Il risultato è paradossale: per “emergere” ci si riduce. Per sentirsi vivi ci si rincorre. Per non sentire la ferita la si riapre ogni giorno, perché il confronto continuo la tiene in attività.

Una via d’uscita coerente, spostare il centro dalla logica dell’avere alla logica dell’essere. Non come frase bella, come test pratico. Quando l’invidia sale, la domanda utile non è “cosa mi manca”, è “che bisogno umano sto tentando di comprare in forma travestita”. Riconoscimento, appartenenza, competenza, bellezza, senso, libertà. Se lo vedi, l’oggetto perde magia e torna oggetto.

E quando l’arroganza sale, la domanda utile non è “come li metto a posto”, è “che vergogna sto coprendo”, oppure “che paura sto evitando”. L’arroganza, quasi sempre, protegge un punto infantile che non ha avuto abbastanza sicurezza. Se lo tratti come nemico, aumenta. Se lo tratti come segnale, si riduce.

La cosa più concreta, invidia e arroganza diventano tossiche quando impediscono l’esperienza diretta. Si vive per immagine e confronto, non per realtà. L’antidoto non è moralismo, è recupero di contatto, piccoli atti verificabili, scelta di bisogni veri, e soprattutto sottrarre attenzione alle leve che fabbricano insoddisfazione per mestiere. E sì, è una decisione culturale prima ancora che psicologica.
Sauro Tronconi


07/02/2026

"Quando la vita diventa troppo complicata e ci sentiamo sopraffatti, spesso è utile fare un passo indietro e ricordarci del nostro scopo generale, del nostro obiettivo generale. Quando ci troviamo di fronte a una sensazione di stagnazione e confusione, può essere utile prendersi un'ora, un pomeriggio o anche diversi giorni per riflettere semplicemente su ciò che ci renderà veramente felici, e poi ristabilire le nostre priorità sulla base di ciò. Questo può rimettere la nostra vita nel giusto contesto, offrirci una nuova prospettiva e permetterci di capire quale direzione prendere."
Dalai Lama

01/02/2026

Se sei in conflitto con un’altra persona, la prima cosa che dovresti fare è cercare di capirla a fondo. Guardare in profondità ti farà vedere la sua sofferenza e allora non avrai più voglia di farle del male, di punirla o di farla soffrire, ma accetterai così com’è e cercherai di aiutarla. E’ così che la comprensione contribuisce a rendere possibile l’amore. A sua volta l’amore aiuta la comprensione ad approfondirsi:

Se in te c’è l’energia della compassione, vivi nel più sicuro degli ambienti. La compassione può esprimersi nei tuoi occhi, nel modo in cui agisci o reagisci, nel modo in cui cammini, ti siedi o mangi, nel modo in cui tratti gli altri. È il miglior mezzo di autoprotezione. Può anche essere contagiosa. È davvero meraviglioso stare seduti accanto a qualcuno che ha nel cuore la compassione.

Thích Nhất Hạnh❤️

29/01/2026
23/01/2026

Mi era stato detto di non cogliere le mele perché appartenevano non so bene a chi. Proprio per questo ne ho colta una e mi è piaciuto rubarla e l'ho addentata di nascosto e il sapore era così diverso dagli altri, così nuovo, quasi divino. E
a quel punto, non so chi, mi ha detto che avrei partorito con dolore e che la mia vita non sarebbe stata facile, che avrei dovuto soffrire solo per mostrare la
mia esistenza. E così è stato. Sempre in ombra, sempre comparsa, sempre figlia di un Dio minore. Strega, demonio e poi pu***na: bruciata sui roghi dell'ignoranza, condannata da un credo cieco e deforme, additata da una società isolata nei sui limiti crudeli e abietti. E adesso sono qui, con la mia vita e con la mia mela in tasca che addento, ogni tanto e ogni morso è un passo avanti, ogni morso è una parte di me che esce fuori, con un sorriso .

Molte volte ci sentiamo dire: “Cerca di innalzare le tue vibrazioni”, ma quasi mai ci viene spiegato come si fa. Ecco 10...
18/01/2026

Molte volte ci sentiamo dire: “Cerca di innalzare le tue vibrazioni”, ma quasi mai ci viene spiegato come si fa. Ecco 10 consigli pratici.

1. Impara a rimanere in silenzio nei momenti di grande turbolenza: Pace Mentale e Pazienza sono i tuoi migliori alleati durante le crisi.

2. Evita di giudicare le altre persone: la tua percezione del mondo esterno fa parte del tuo mondo interiore. Quando parli male degli altri, parli male di te stesso. Quindi ama te stesso sospendendo il giudizio.

3. Concentra la tua attenzione sulle cose che ti piacciono di più: ciò a cui resisti, persiste. Se ti concentri sul negativo, lo farai crescere. Se ti concentri sul positivo, lo farai anche crescere. Quindi cosa scegli?

4. Combatti pure le ingiustizie, cambia pure la realtà che puoi cambiare, ma sappi distinguerla da ciò che non puoi cambiare. Considera ogni ostacolo che non puoi abbattere o superare come una prova: stai pagando vecchi debiti per vecchie azioni. Quindi ciò che non puoi cambiare, accettalo e lascialo scorrere. Avrai liberato il tuo karma.

5. Non perdere mai la speranza, ciò che non è accaduto oggi può accadere domani . A volte ciò che sembra reale è solo un cattivo pensiero. Cambialo! I pensieri sono cose. La realtà è creata dal pensiero individuale e dal pensiero collettivo. Cambia percezione o mappa della realtà e cambierai la tua realtà.

6. Perdona, lascia andare e libera: può essere difficile, ma è necessario. Fallo per te. Questi sentimenti negativi sono ciò che sostengono il ciclo del karma. Qualcuno deve romperlo, inizia a farlo da solo!

7. Parla sempre in termini positivi: le parole formano anche la realtà, sia la tua che quella degli altri. Attenzione a quello che dici, sii positivo, affermativo e scegli ogni parola molto bene.

8. Medita almeno due volte al giorno (5 minuti sarebbero un ottimo inizio): è il modo migliore per calmare la mente ed entrare in contatto con il proprio essere spirituale.

9. Visualizza situazioni piacevoli per te e per tutti i tuoi cari: ciò che esiste nella tua mente si manifesterà nella tua realtà. Crea quella realtà per te e per i tuoi cari, creerai felicità.

10. Metti in circolo Amore, non importa cosa ricevi: l'amore costruisce. L'amore guarisce. L'amore ristora. L'amore è una scelta, non una reazione. Dai Amore, sarai più felice .

16/01/2026

Un insegnante ha dato un palloncino a ogni studente, che doveva gonfiarlo, scriverci sopra il proprio nome e lanciarlo nel corridoio. L'insegnante ha poi mescolato tutti i palloncini. Gli studenti hanno avuto 5 minuti per trovare il proprio palloncino. Nonostante una ricerca movimentata, nessuno ha trovato il proprio palloncino. A quel punto, il professore ha detto agli studenti di prendere il primo palloncino che trovava e di darlo alla persona il cui nome era scritto sopra. In 5 minuti, ognuno aveva il proprio palloncino.
L'insegnante ha detto agli studenti: “Questi palloncini sono come la felicità. Non la troveremo mai se tutti cercano la propria. Ma se abbiamo a cuore la felicità degli altri ... troveremo anche la nostra.

14/01/2026

"Non ignorare l'impermanenza. Qualsiasi cosa sembri essere una priorità nella tua vita è in realtà molto temporanea.

Siamo nati soli e nudi non farà alcuna differenza se siamo stati ricchi o poveri. In un cimitero tutti i corpi sono simili.

Il nostro rapporto con gli altri è come l'incontro casuale di due sconosciuti in un parcheggio. Si guardano, sorridono, se ne vanno e non si rivedono mai più. Così è la vita - solo un attimo, un passaggio e poi finisce.

Se lo capisci, non c'è tempo per ve**re a diverbio con qualcuno, spesso ricorrendo a espressioni ingiuriose e a offese.

Il tempo è prezioso. Non aspettare di morire per capire la tua natura spirituale. Se lo fai, scoprirai risorse di gentilezza e compassione che non sapevi possedere.

La compassione è il desiderio che ogni essere, trovi la liberazione della sofferenza, dal nemico al suo amico. Prima esercita la compassione verso coloro che sono vicini; poi estendila agli ignoti e a tutti gli esseri.

Poi indirizza il tuo desiderio verso la loro felicità. Augura che qualsiasi felicità che gli altri possano aver raggiunto possa non diminuire mai. Questo è il significato dell'amore. Gioire della felicità degli altri, porta gioia senza limiti alla nostra stessa esistenza.

Sii amorevole e compassionevole, non importa cosa fanno gli altri.

Questa è la vera spiritualità.

Se indossi un mantello, rasa la testa, preghi in ginocchio, eppure diventi più arrabbiato, orgoglioso, rigido e difficile da gestire, non stai praticando la spiritualità. Pratica l'essenza, che è la compassione e l'amore disinteressato, e da lì cerca di aiutare gli altri come puoi. Che tu sia cristiano, ebreo o buddista, compassione e amore sono uguali.

Vita e morte nel buddismo tibetano" di
Chagdud Tulku Rinpoche.

30/11/2025

«Essere illusi e ignoranti come noi siamo soggetti al karma e quindi vittime del debito karmico.

Tutto ciò che ci accade nella vita e nella morte – i nostri successi, i fallimenti, persino il modo in cui moriamo – avviene come risultato dei nostri debiti karmici. In sostanza, cause e condizioni determinano ogni nostra azione. Perciò, una delle pratiche che possiamo intraprendere a favore di un caro defunto è un rituale di purificazione del debito karmico.

Cos’è il “debito karmico”? Sulla carta possiedi un appartamento, un’auto, armadi pieni di vestiti e accessori costosi. Eppure, se tutto ciò che possiedi è stato acquistato con denaro preso in prestito, tecnicamente tutti i tuoi beni appartengono alla banca. Il debito karmico funziona più o meno allo stesso modo. Tutto ciò che siamo – la nostra situazione di vita, la salute, la ricchezza e persino l’aspetto – si basa su innumerevoli vite di interazioni con gli altri.

Gli insegnamenti buddhisti ci dicono che siamo karmicamente indebitati con ogni essere senziente. Ogni singolo essere, in un tempo o in un altro, è stato nostro padre, madre, figlio, servitore, autista, il cavallo o l’asino che abbiamo cavalcato, il nostro migliore amico e il nostro peggior nemico. Mentre leggi questo libro, potresti essere seduto su un punto che appartiene a un fantasma. Hai chiesto il permesso al fantasma di sederti lì? Costruiamo case senza pensare agli animali che vengono scacciati dalle loro dimore.

Siamo debitori in modo impagabile verso i nostri insegnanti, infermieri, medici, leader e nazioni, e verso le forze di polizia che ci proteggono e portano alla giustizia chi ci deruba o ci ferisce. Alcune persone non pagano le tasse per principio, eppure beneficiano della sicurezza che il loro paese garantisce, vivendo comodamente e al sicuro. Se sei una di queste persone, devi al sistema sociale del tuo paese molto più di chi partecipa pagando le tasse. Tutti questi debiti karmici sono la ragione per cui sperimentiamo malattie, conflitti familiari e fallimenti. E poiché siamo tutti gravati da una quantità colossale di debito karmico, abbiamo quasi nessun controllo su ciò che facciamo, pensiamo, possediamo e su come viviamo.

Oggi puoi essere sano, brillante ed energico, ma in un istante un banale incidente potrebbe cancellare per sempre la tua salute e la tua energia. Esiste un antidoto al debito karmico? Sì. Un antidoto generale, molto efficace, è creare buon karma. Non c’è fine ai modi di creare e accumulare buon karma: dal donare un centesimo a un programma ecologico mondiale al fare volontariato per insegnare matematica a bambini sfruttati in Cambogia.

Ma secondo gli insegnamenti buddhisti, il rimedio migliore al debito karmico è praticare il Dharma. Prendere rifugio, fare il voto del bodhisattva e praticare la bodhicitta. Puoi anche praticare il tonglen: mentre espiri, offri tutto ciò che è buono agli altri; mentre inspiri, assorbi tutto ciò che è negativo.

E dedica sempre i meriti accumulati all’illuminazione degli altri…»

Dzongsar Jamyang Khyentse Rinpoche

Possano tutti gli esseri trovare pace nel cuore e libertà dalla sofferenza.

A beneficio di tutti gli esseri senzienti

Om Namo Buddhaya 🙏🌷

27/11/2025

IL SILENZIO…. INIZIATICO!

Un tempo, e ancora oggi in alcune scuole iniziatiche, ogni volta che un profano veniva iniziato era consuetudine parlargli del silenzio che, per i primi tempi, doveva osservare.

A questo proposito ricordo che dal punto di vista intellettuale, Pitagora che è uno degli uomini più notevoli che siano mai esistiti, sia per la sua sapienza sia per altri aspetti esigeva che chi aspirava ad entrare nella sua comunità che si chiamava Schola Italica doveva osservare due/cinque anni di silenzio (le fonti sono varie); questo ci viene detto anche da Giamblico, il filosofo neoplatonico che scrisse la Vita di Pitagora.

E’ importante chiarire che non viene richiesto al neofita di restare muto, ma di osservare un rispettoso silenzio nell’attesa di una sua maturazione iniziatica. Per questo si potrebbe creare un equivoco fra silenzio e mutismo i quali hanno, invece, significati estremamente differenti; il mutismo invece di aprire una nuova strada tenderebbe a chiuderla.
Il silenzio può essere invece anche essere definito il preludio ad una rivelazione, perché a volte il silenzio dice più della parola.

C’è poi il silenzio di chi non sa e si pone in ascolto o il silenzio di chi osserva per accusare e c’è anche il silenzio ostinato, consapevole, frutto di un cuore indurito.
Spesso Gesù con il Suo silenzio raggiunse il punto più alto della Sua forza espressiva e spesso di fronte alle domande insincere Egli faceva silenzio.
L’esperienza del silenzio come quella del Cristo non parla della debolezza della fede, ma della profondità e dell’umanità della fede; se compreso nel giusto modo il silenzio appare come un diverso modo di parlare portando l’uomo al centro della sua interiorità divina. Il silenzio permette infatti la concentrazione necessaria per guardare nel profondo di noi stessi.

Per rendersi conto dell’importanza del silenzio basta soffermarsi sull’importanza delle pause in un discorso, in uno spartito di musica, in quei brevi intervalli…di silenzio…che rendono un brano armonico e intenso.
Il silenzio può dare alle cose grandezza e maestosità.

Non è un caso che la regola monastica dia al silenzio una grande importanza e tutti coloro che lo praticano sanno che per “ascoltare” Dio c’è bisogno di silenzio dentro la propria anima e la proprio mente, in quanto le chiacchiere creano solo confusione che offuscano l’immagine divina.
Ricordiamoci inoltre che la mente mente… naturalmente il silenzio non deve essere un’ imposizione, ma una libera scelta. D’altra parte l’intelligenza del cuore parla senza parole “dentro” di noi ove giace sopito il tutto/Tutto e se la nostra mente è troppo rumorosa non ode tale voce.

Chi vuole accostarsi alla vera Conoscenza deve pazientare e saper aspettare fin quando non comprende e questo succederà solo se sa ascoltare, riflettere e meditare, in un silente processo introspettivo in cui udire la quiete dell’anima.
Ricordo che era scritto sul Tempio di Apollo a Delfi:
“Conosci te stesso e conoscerai l’universo e gli dei” (Nosce te ipsum).
Diamo dunque il giusto valore al silenzio distinguendo i vari tipi di “silenzio”, da quello positivo e costruttivo, al silenzio negativo di chi mente o vuole nascondere qualcosa, al silenzio distruttivo di chi intende distruggere, demolire, sconsacrare qualcosa o qualcuno, al silenzio iniziatico con cui si intende la riservatezza sui misteri iniziatici.

A volte il silenzio serve anche per recuperare il ‘Verbo iniziale’ quale archetipo delle parole e come si vede non si può parlare solo di ‘silenzio’ come assenza di suoni.

Silenziamo la mente e raccogliamoci nel ‘silenzio’ creativo dell’Anima; impariamo ad ascoltarci e ad ascoltare gli altri.
Come predisporre l’animo e la mente ad affinare la propria consapevolezza? Raggiungendo il Silenzio.

©Tiziana Chierotti

20/11/2025

Quando parli, parla dell'essenza.
Parla con te come se parlassi alla bambina che vive dentro te, parla con il bambino all'interno delle persone, degli alberi ;parla con i bambini più puri delle montagne.
Scoprirai che tutto quello che vive ha un bambino dentro di sé. Forse ha paura, alle volte può essere molto impaurito.
Se è così, abbraccialo con le tue parole, cullalo con il tuo silenzio e ascolta l'immensa Pace che sgorgherà dal tuo cuore.
Quando parli, parla l'essenza e l'essenza verrà a parlare con te.
Ada Luz Márquez

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