Roberto Zanardo - Fisioterapista

Roberto Zanardo - Fisioterapista Fisioterapista per disturbi muscoloscheletrici e dolore cronico. Per potersi muovere liberi e sicuri.

🎄A Natale ci chiediamo sempre se possiamo concederci qualcosa senza pagarne le conseguenze. Il BMJ ha provato a risponde...
23/12/2025

🎄A Natale ci chiediamo sempre se possiamo concederci qualcosa senza pagarne le conseguenze. Il BMJ ha provato a rispondere analizzando i dessert natalizi: ha confrontato i singoli ingredienti con i dati delle ricerche e ha visto che, presi uno per uno, dicono poco. Non è lo zucchero o la frutta a fare la differenza: è il contesto.

Nel corpo succede lo stesso.
Il dolore non nasce da un singolo fattore. E il recupero non dipende da una sola scelta. Cambia tutto quando consideri la combinazione: movimento, carico, riposo, stress, abitudini. Nessuna variabile, da sola, racconta davvero come stai.

La fisioterapia si muove qui: dentro l’insieme, non dentro il dettaglio isolato.
Si lavora sull’equilibrio, non sulla “cosa perfetta”.

E allora gli auguri:
che queste feste ti portino un momento in cui le cose smettono di essere “tutto o niente”, e diventano semplicemente gestibili.
Un po’ più morbide, un po’ più tollerabili.
Come spesso accade anche nel corpo, quando gli si dà lo spazio giusto. ✨



Wallach JD, Gautam A, Ramachandran R, Ross JS. Association of health benefits and harms of Christmas dessert ingredients in recipes from The Great British Bake Off: umbrella review of umbrella reviews of meta-analyses of observational studies. BMJ. 2023;383:e077166.

19/12/2025

Nel rapporto tra dolore e autismo, ci sono ancora molte domande aperte, anche quando a parlarne sono donne autistiche (lo studio usa questo termine).

Uno studio pubblicato nel 2025 ha riportato che, nel campione coinvolto, oltre il 65% delle partecipanti riferiva dolore nelle 24 ore precedenti. Molte descrivevano un impatto sulla vita quotidiana (sonno, umore, lavoro, relazioni) e livelli elevati di ansia legata al dolore, con pensieri ricorrenti e uno stato di allerta.

La fisioterapia non risolve da sola questi aspetti. Può però contribuire con un percorso in cui:

*il dolore viene preso sul serio
*obiettivi, comunicazione e carichi di lavoro vengono concordati e adattati
*si lavora in modo progressivo, rispettando tempi e confini

Non è una questione di “soglia del dolore”, ma di rispetto e di cura costruita insieme.



Haid NW, Failla MD, Sturm A. Autistic women report high levels of pain, pain-related anxiety, and pain interference. Pain Rep. 2025;10:e1346. doi:10.1097/PR9.0000000000001346

Nel rapporto tra dolore e autismo, ci sono ancora molte domande aperte, anche quando a parlarne sono donne autistiche (l...
19/12/2025

Nel rapporto tra dolore e autismo, ci sono ancora molte domande aperte, anche quando a parlarne sono donne autistiche (lo studio usa questo termine).

Uno studio pubblicato nel 2025 ha riportato che, nel campione coinvolto, oltre il 65% delle partecipanti riferiva dolore nelle 24 ore precedenti. Molte descrivevano un impatto sulla vita quotidiana (sonno, umore, lavoro, relazioni) e livelli elevati di ansia legata al dolore, con pensieri ricorrenti e uno stato di allerta.

La fisioterapia non risolve da sola questi aspetti. Può però contribuire con un percorso in cui:

*il dolore viene preso sul serio
*obiettivi, comunicazione e carichi di lavoro vengono concordati e adattati
*si lavora in modo progressivo, rispettando tempi e confini

Non è una questione di “soglia del dolore”, ma di rispetto e di cura costruita insieme.



Haid NW, Failla MD, Sturm A. Autistic women report high levels of pain, pain-related anxiety, and pain interference. Pain Rep. 2025;10:e1346. doi:10.1097/PR9.0000000000001346

12/12/2025

Può far male il ginocchio. Ma anche la schiena, la bocca, il petto.
Il problema è che, con l’avanzare della demenza, dirlo diventa sempre più difficile.

Il dolore è frequente tra le persone con demenza, ma spesso non viene riconosciuto. Non perché non ci sia. Ma perché le parole si perdono, i segnali si confondono, e il dolore rimane inascoltato.

Chi non riesce a spiegarsi può iniziare a camminare agitato, ad avere crisi d'ansia o a isolarsi. Sono reazioni comuni, che possono essere fraintese. Ma in molti casi, alla radice, c’è una sofferenza fisica che può (e deve) essere trattata.

La fisioterapia può avere un ruolo centrale:

*nell’osservare e interpretare i segnali del corpo,
*nel proporre interventi non farmacologici sicuri (come il movimento guidato, il contatto umano, il rilassamento),
*nel collaborare con la rete di cura per ridurre il dolore e migliorare la qualità della vita.

Le persone con demenza non sentono meno il dolore. Anzi, spesso lo sentono di più.
Sta a noi imparare ad ascoltarlo, anche quando non viene detto.



Achterberg W, Lautenbacher S, Husebo B, Erdal A, Herr K. Pain in dementia. Pain Reports. 2020;5(1):e803. doi:10.1097/PR9.0000000000000803

Può far male il ginocchio. Ma anche la schiena, la bocca, il petto.Il problema è che, con l’avanzare della demenza, dirl...
12/12/2025

Può far male il ginocchio. Ma anche la schiena, la bocca, il petto.
Il problema è che, con l’avanzare della demenza, dirlo diventa sempre più difficile.

Il dolore è frequente tra le persone con demenza, ma spesso non viene riconosciuto. Non perché non ci sia. Ma perché le parole si perdono, i segnali si confondono, e il dolore rimane inascoltato.

Chi non riesce a spiegarsi può iniziare a camminare agitato, ad avere crisi d'ansia o a isolarsi. Sono reazioni comuni, che possono essere fraintese. Ma in molti casi, alla radice, c’è una sofferenza fisica che può (e deve) essere trattata.

La fisioterapia può avere un ruolo centrale:

*nell’osservare e interpretare i segnali del corpo,
*nel proporre interventi non farmacologici sicuri (come il movimento guidato, il contatto umano, il rilassamento),
*nel collaborare con la rete di cura per ridurre il dolore e migliorare la qualità della vita.

Le persone con demenza non sentono meno il dolore. Anzi, spesso lo sentono di più.
Sta a noi imparare ad ascoltarlo, anche quando non viene detto.



Achterberg W, Lautenbacher S, Husebo B, Erdal A, Herr K. Pain in dementia. Pain Reports. 2020;5(1):e803. doi:10.1097/PR9.0000000000000803

05/12/2025

Dolore persistente, stanchezza che non passa, diagnosi che arrivano tardi.
Chi convive con la fibromialgia si sente spesso sospeso in un limbo: c’è qualcosa che non va, ma non si vede. Nessun esame che “dimostri” il dolore. Nessun marcatore che dica: ecco cos’hai.

Per molti anni si è pensato che fosse “tutto nella testa”. Poi che fosse solo genetica.
🧬 Oggi sappiamo che la realtà è molto più complessa.

La fibromialgia è il risultato di un’interazione costante tra predisposizione genetica, esposizione a fattori ambientali (come traumi fisici o stress importanti) e cambiamenti nei meccanismi di regolazione del dolore.
🧠 Il sistema nervoso si “risetta” su livelli di allerta più alti, e anche stimoli normali possono diventare dolorosi.

💡 La fisioterapia non cambia il DNA.
Ma può aiutarti a lavorare su ciò che è ancora in movimento: il tuo corpo, la risposta allo stress, la regolazione del dolore.
Interventi come esercizio e educazione attivano meccanismi neurofisiologici importanti, anche nel cervello: migliorano il controllo centrale del dolore, potenziano la resilienza e, in alcuni casi, modulano l’espressione genica.

Un approccio che rispetta la complessità, senza semplificare né colpevolizzare.

✨ La fisioterapia non cancella il dolore. Ma può cambiare davvero il modo in cui il tuo sistema nervoso lo vive.



Ablin JN. Fibromyalgia: are you a genetic/environmental disease? PAIN Reports. 2025;10:e1256. doi:10.1097/PR9.0000000000001256.

Dolore persistente, stanchezza che non passa, diagnosi che arrivano tardi.Chi convive con la fibromialgia si sente spess...
05/12/2025

Dolore persistente, stanchezza che non passa, diagnosi che arrivano tardi.
Chi convive con la fibromialgia si sente spesso sospeso in un limbo: c’è qualcosa che non va, ma non si vede. Nessun esame che “dimostri” il dolore. Nessun marcatore che dica: ecco cos’hai.

Per molti anni si è pensato che fosse “tutto nella testa”. Poi che fosse solo genetica.
🧬 Oggi sappiamo che la realtà è molto più complessa.

La fibromialgia è il risultato di un’interazione costante tra predisposizione genetica, esposizione a fattori ambientali (come traumi fisici o stress importanti) e cambiamenti nei meccanismi di regolazione del dolore.
🧠 Il sistema nervoso si “risetta” su livelli di allerta più alti, e anche stimoli normali possono diventare dolorosi.

💡 La fisioterapia non cambia il DNA.
Ma può aiutarti a lavorare su ciò che è ancora in movimento: il tuo corpo, la risposta allo stress, la regolazione del dolore.
Interventi come esercizio e educazione attivano meccanismi neurofisiologici importanti, anche nel cervello: migliorano il controllo centrale del dolore, potenziano la resilienza e, in alcuni casi, modulano l’espressione genica.

Un approccio che rispetta la complessità, senza semplificare né colpevolizzare.

✨ La fisioterapia non cancella il dolore. Ma può cambiare davvero il modo in cui il tuo sistema nervoso lo vive.



Ablin JN. Fibromyalgia: are you a genetic/environmental disease? PAIN Reports. 2025;10:e1256. doi:10.1097/PR9.0000000000001256.

“Devo imparare a conviverci.”“Non voglio arrendermi.”“Ci sarà pure qualcosa che posso fare.”Chi convive con un mal di sc...
28/11/2025

“Devo imparare a conviverci.”
“Non voglio arrendermi.”
“Ci sarà pure qualcosa che posso fare.”

Chi convive con un mal di schiena persistente ha pensato almeno una di queste frasi.
C’è chi cerca un modo per controllarlo.
Chi lo ignora finché può.
Chi lo combatte ogni giorno, anche quando sembra inutile.

In tutti questi casi, una cosa è certa: serve un percorso che aiuti a gestire il dolore, senza subirlo e senza far finta che non ci sia.

Una recente revisione ha analizzato gli interventi di autogestione che includono anche l’esercizio fisico.
I dati mostrano miglioramenti concreti su dolore e disabilità, nel breve e nel lungo termine.

Ma la qualità del percorso fa la differenza:
📌 i programmi più efficaci erano quelli personalizzati, adattati alla persona, supportati da professionisti.

➡️ La fisioterapia, in questo senso, non si limita a “prescrivere esercizi”, ma aiuta a costruire un piano realistico, sostenibile, centrato su ciò che puoi fare e recuperare, giorno dopo giorno.

🎯 Autogestione non è resa, è riprendere un ruolo attivo nella propria salute, con strumenti concreti, guidati da evidenze scientifiche.



Rathnayake APS, Sparkes V, Sheeran L. What is the effect of low back pain self-management interventions with exercise components added? A systematic review with meta-analysis. Musculoskelet Sci Pract. 2021;56:102469. doi:10.1016/j.msksp.2021.102469

21/11/2025

Quando il dolore diventa una presenza costante, come nella fibromialgia o nel dolore diffuso cronico, può sembrare che ogni miglioramento dipenda da qualcosa “fuori da noi”: un farmaco, un trattamento, una giornata fortunata.

Eppure, la ricerca mostra che parte della chiave è già nelle nostre mani.

In fisioterapia, questo significa lavorare sull’autogestione: percorsi che combinano movimento, educazione e consapevolezza del corpo.
Approcci che, secondo la letteratura, migliorano la funzione fisica e riducono il dolore nel tempo.

Non si tratta di “fare da soli” o di negare la complessità del dolore, ma di allenare corpo e cervello a gestirlo meglio, con il supporto costante dei professionisti.

È un processo lento, ma concreto: comprendere il proprio dolore, tornare a muoversi in sicurezza, affrontare le paure legate al movimento, recuperare spazio e autonomia nella vita quotidiana.

La fisioterapia diventa così un lavoro condiviso, dove chi cura e chi ha cura di sè procedono nella stessa direzione.



Geraghty AWA, Maund E, Newell D, et al. Self-management for chronic widespread pain including fibromyalgia: A systematic review and meta-analysis. PLoS ONE. 2021;16(7):e0254642. doi:10.1371/journal.pone.0254642

Quando il dolore diventa una presenza costante, come nella fibromialgia o nel dolore diffuso cronico, può sembrare che o...
21/11/2025

Quando il dolore diventa una presenza costante, come nella fibromialgia o nel dolore diffuso cronico, può sembrare che ogni miglioramento dipenda da qualcosa “fuori da noi”: un farmaco, un trattamento, una giornata fortunata.

Eppure, la ricerca mostra che parte della chiave è già nelle nostre mani.

In fisioterapia, questo significa lavorare sull’autogestione: percorsi che combinano movimento, educazione e consapevolezza del corpo.
Approcci che, secondo la letteratura, migliorano la funzione fisica e riducono il dolore nel tempo.

Non si tratta di “fare da soli” o di negare la complessità del dolore, ma di allenare corpo e cervello a gestirlo meglio, con il supporto costante dei professionisti.

È un processo lento, ma concreto: comprendere il proprio dolore, tornare a muoversi in sicurezza, affrontare le paure legate al movimento, recuperare spazio e autonomia nella vita quotidiana.

La fisioterapia diventa così un lavoro condiviso, dove chi cura e chi ha cura di sè procedono nella stessa direzione.



Geraghty AWA, Maund E, Newell D, et al. Self-management for chronic widespread pain including fibromyalgia: A systematic review and meta-analysis. PLoS ONE. 2021;16(7):e0254642. doi:10.1371/journal.pone.0254642

14/11/2025

Cosa c'entra la rabbia con il dolore?

Chi convive con dolori cronici, come lombalgie, emicranie, fibromialgia, sa quanto può essere frustrante sentirsi bloccati, incompresi, a volte traditi da un corpo che non risponde più come prima.

Quello che spesso ignoriamo è che emozioni come rabbia, frustrazione, senso di ingiustizia non sono solo una reazione al dolore.
Sono risposte umane, lecite, comprensibili.
Ma in alcune persone, possono diventare una delle componenti che alimentano un circolo complesso: il dolore attiva emozioni intense, queste emozioni influenzano il sistema nervoso, che diventa più reattivo. E il dolore può continuare, anche quando i tessuti non sono, o non sono più, danneggiati.

È solo uno dei tanti meccanismi che possono contribuire al dolore persistente, non l’unico, né il più importante per tutti. Ma riconoscerlo può aprire nuove strade nel percorso di cura.

❌ Questo non vuol dire che il dolore è nella testa.
✅ Vuol dire che mente e corpo si parlano di continuo, e che anche la fisioterapia, può tenerne conto.

Io non sono uno psicologo. Sono un fisioterapista, e come tale lavoro nel rispetto delle mie competenze.
Ma ogni giorno, con i miei pazienti, incontro persone vere, con il loro dolore, la loro storia, le loro emozioni. E non posso far finta che non esistano.

Per questo, quando necessario, collaboro con colleghi psicologi, in un’ottica di rispetto reciproco e presa in carico integrata.

La fisioterapia non “cura le emozioni”, ma può offrire un percorso che tiene conto della persona, anche quando il dolore sembra parlare con la voce della rabbia.



Adachi T, Yamada K, Fujino H, Enomoto K, Shibata M. Associations between anger and chronic primary pain: a systematic review and meta-analysis. Scand J Pain. 2022;22(1):1–13. doi:10.1515/sjpain-2021-0154

Cosa c'entra la rabbia con il dolore?Chi convive con dolori cronici, come lombalgie, emicranie, fibromialgia, sa quanto ...
14/11/2025

Cosa c'entra la rabbia con il dolore?

Chi convive con dolori cronici, come lombalgie, emicranie, fibromialgia, sa quanto può essere frustrante sentirsi bloccati, incompresi, a volte traditi da un corpo che non risponde più come prima.

Quello che spesso ignoriamo è che emozioni come rabbia, frustrazione, senso di ingiustizia non sono solo una reazione al dolore.
Sono risposte umane, lecite, comprensibili.
Ma in alcune persone, possono diventare una delle componenti che alimentano un circolo complesso: il dolore attiva emozioni intense, queste emozioni influenzano il sistema nervoso, che diventa più reattivo. E il dolore può continuare, anche quando i tessuti non sono, o non sono più, danneggiati.

È solo uno dei tanti meccanismi che possono contribuire al dolore persistente, non l’unico, né il più importante per tutti. Ma riconoscerlo può aprire nuove strade nel percorso di cura.

❌ Questo non vuol dire che il dolore è nella testa.
✅ Vuol dire che mente e corpo si parlano di continuo, e che anche la fisioterapia, può tenerne conto.

Io non sono uno psicologo. Sono un fisioterapista, e come tale lavoro nel rispetto delle mie competenze.
Ma ogni giorno, con i miei pazienti, incontro persone vere, con il loro dolore, la loro storia, le loro emozioni. E non posso far finta che non esistano.

Per questo, quando necessario, collaboro con colleghi psicologi, in un’ottica di rispetto reciproco e presa in carico integrata.

La fisioterapia non “cura le emozioni”, ma può offrire un percorso che tiene conto della persona, anche quando il dolore sembra parlare con la voce della rabbia.



Adachi T, Yamada K, Fujino H, Enomoto K, Shibata M. Associations between anger and chronic primary pain: a systematic review and meta-analysis. Scand J Pain. 2022;22(1):1–13. doi:10.1515/sjpain-2021-0154

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Via Alcide De Gasperi, 63/A
San Vendemiano
31020

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Chi sono

“Riabilitazione è mostrare a qualcuno cosa può fare per sé stesso” - Karel Lewit

Ciao, sono Roberto! Il mio obiettivo quando lavoro è aiutare le persone a conoscere meglio il loro corpo. Ho provato sulla mia pelle cosa significa attraversare degli infortuni, e questo mi ha portato a capire quanto sia importante mantenere in salute il nostro corpo, e come il movimento sia un pilastro di questa salute.

Ognuno di noi, qualunque sia il nostro punto di partenza può migliorare il proprio modo di muoversi. Io lavoro per questo cambiamento!