Io Non Mi Stresso

Io Non Mi Stresso Psicoterapeuta per passione �
Sorridente per natura �
Insieme capiremo come affrontare ansia, pa Un martedì ogni 15 giorni esce un nuovo TeaPost sul blog.

Ogni giorno lancio un sassolino qui sui social sperando apra nuovi spunti di riflessione. Mi trovate in studio a Saronno, ma grazie a Skype faccio sedute in tutto il mondo!

Spesso, quando stiamo male, abbiamo un bisogno disperato di dare un nome a quello che ci succede. Vogliamo sapere che no...
23/03/2026

Spesso, quando stiamo male, abbiamo un bisogno disperato di dare un nome a quello che ci succede. Vogliamo sapere che non siamo "pazzi", che qualcun altro ha provato le stesse cose, che esiste una spiegazione scientifica per il nostro dolore.
Poi però, quando la diagnosi arriva, andiamo in tilt perché sembra un’etichetta stampata in fronte, che descrive la nostra identità.

A cosa serve una diagnosi?
Serve a capire come si sono organizzati i nostri sintomi, a orientare la cura, a legittimare la sofferenza e a togliere quel senso di colpa paralizzante che ci fa sentire "sbagliati".

⚠️ Il rischio però è l'identificazione.
C'è una sottile differenza tra dire "Soffro di un disturbo d'ansia" e "Sono un ansioso". La prima frase descrive una condizione, la seconda definisce un'identità.
Il manuale clinico è uno strumento di lavoro, non è la nostra biografia. Descrive i sintomi, ma non può descrivere la nostra storia, i nostri sogni, la nostra resilienza o il modo unico in cui reagiamo alle difficoltà.

In terapia, usiamo la diagnosi come una bussola, non come una carta di identità.

20/03/2026

Ti è mai capitato, durante un momento di forte stress o un litigio, di sentirti improvvisamente distante? Come se le voci diventassero ovattate e tu fossi un’osservatrice esterna della tua stessa vita.

In clinica, la chiamiamo dissociazione.

Non è un errore della tua mente e non significa che tu stia impazzendo. È il "salvavita" del tuo sistema nervoso: quando il dolore o la paura superano la tua soglia di sopportazione, la mente stacca la spina per proteggerti. È un'anestesia psicologica che si attiva in automatico.

Spesso, questo diventa uno schema rigido: se da piccola/o scappare internamente era l'unica via d'uscita possibile da una situazione intollerabile, oggi il tuo cervello continua a usare quella stessa via di fuga ogni volta che si sente in pericolo. Anche quando, nel presente, saresti al sicuro.

È una strategia creativa e potente, che però ha un costo: quando spegniamo il dolore, finiamo per spegnere anche la vitalità, la connessione con gli altri e con noi stessi.

In questa "infusione clinica" diamo un nome a questa nebbia.
Il lavoro della terapia non è combatterla, ma costruire insieme un terreno abbastanza sicuro da permetterti di restare, un pezzetto alla volta.

E a te capita mai di sentirti "dietro un vetro"?

In terapia capita spesso un momento di crisi: iniziamo a stare meglio, ma ci sentiamo stranamente male. Sembra un parado...
16/03/2026

In terapia capita spesso un momento di crisi: iniziamo a stare meglio, ma ci sentiamo stranamente male. Sembra un paradosso, eh? Eppure, è frequentissimo lavorare si questa cosa, con i pazienti.

Ci manca quella versione di noi che conoscevamo così bene, anche se ci faceva soffrire.

Spesso restiamo legati ai nostri vecchi sintomi perché ci davano un’identità, un modo di stare al mondo, una protezione. Lasciarli andare sembra quasi un tradimento.

💡 Il punto è questo:
Guarire non è un processo lineare che cancella il passato. È un lutto. Dobbiamo avere la pazienza di salutare chi eravamo, ringraziando quella versione di noi per averci protetto durante la tempesta e darci il permesso di scoprire chi siamo oggi, alla luce del sole.

Vi e mai capitato di sentirvi così, di stare male quando sembrava andare meglio?

13.03.2026 - GIORNO DI NEWSLETTER 📬La realtà esterna, anche quella globale, entra sempre in terapia. Ci sono periodi, pe...
13/03/2026

13.03.2026 - GIORNO DI NEWSLETTER 📬
La realtà esterna, anche quella globale, entra sempre in terapia. Ci sono periodi, però, in cui entra in modo più prepotente e ci destabilizza.

Nella newsletter di questo mese troverete:
🛋️ Appunti dal divano
Spunti che ho messo insieme dalle sedute di terapia. Li appoggio sul tavolo e li trasformo in spunti di riflessione.

📬La posta che non stressa
Una vostra lettera e qualche sassolino di riflessione, senza soluzioni pronte.

📺 L’angolo TV Therapy
Le serie come specchio. Prendiamo una serie e la usiamo come spunto per capire meglio noi stessi, stando sul tema del mese.

☕️ Il tutto arriva, come sempre, dritto nella vostra casella mail all’ora del the.

ℹ️📬 La newsletter che non stressa arriva una volta al mese.
Nasce dalle lettere che mi scrivete e prova a fare una cosa semplice: tenervi compagnia mentre ci pensate.
Se non siete iscritti, trovate il link in bio o su Substack.

10/03/2026

Non dire a un bambino arrabbiato di calmarsi (ma manco a un adulto!). Non solo non risolve la rabbia, ma non centra il punto: il punto è capire dove canalizzarla.
In terapia usiamo il corpo per arrivare alla mente.

Lo “Schiacciapensieri” funziona per due motivi clinici:
1. Dà un nome all'invisibile: Dire sono arrabbiato è difficile. Indicare una pallina rossa e dire "questo è il litigio con Marco" è molto più facile (in psicologese: rende concreto un pensiero astratto).
2. Scarica la tensione: Schiacciare con forza un materiale che oppone una morbida resistenza (come il pongo) permette al sistema nervoso di scaricare la tensione muscolare in modo del tutto sicuro e contenuto. Nessun oggetto rotto, nessuna porta sbattuta…senza tuttavia annullare l’emozione.

C’è poi il bonus della condivisione con l’adulto e, magari, di una risata insieme!

Qual è la pallina più grande che tuo figlio ha bisogno di schiacciare oggi?

Ti è mai capitato di passare intere giornate a cercare di "convincerti" a stare bene? A spingere via i pensieri negativi...
09/03/2026

Ti è mai capitato di passare intere giornate a cercare di "convincerti" a stare bene? A spingere via i pensieri negativi con quelli positivi, come in una specie di tiro alla fune mentale che non finisce mai?

Il problema è che quando lottiamo contro i nostri pensieri, siamo già dentro la battaglia. E in quella battaglia, chiunque vinca, a perdere sei sempre tu: perché sei tu che ti stanchi, tu che ti svuoti, tu che resti bloccato.

Occorre, quindi, cambiare prospettiva: “Tu non sei i tuoi pensieri. Tu sei lo spazio in cui i pensieri avvengono”.
Proprio come uno scacchiere:
♟️ Le pedine bianche sono i pensieri "buoni".
♟️ Le pedine nere sono le paure, l'ansia, i dubbi.
🔲 Tu sei lo scacchiere.

Lo scacchiere non lotta. Non tifa per il bianco e non scaccia il nero. È semplicemente il piano solido che permette al gioco di esistere, restando intatto e imperturbabile qualunque sia l'esito della partita. Non significa che i pensieri ci lascino indifferenti, eh? È naturale che ogni pensiero smuova anche delle emozioni (e viceversa), ma non descrivono chi siamo.

Oggi prova a fare questo piccolo switch mentale: quando arriva un pensiero pesante, non cercare di "mangiarlo" con uno positivo. Osservalo come un pezzo sulla scacchiera, osserva pure la gamma di emozioni che ti scatena. È lì, occupa una casella, ma non può scalfire il legno di cui sei fatto.

Ti capita mai di sentirti "sequestrato" dai tuoi pensieri?

Quando mi chiedono un'immagine che rappresenti la libertà, a me viene subito in mente questa. Non è tanto per il fatto d...
08/03/2026

Quando mi chiedono un'immagine che rappresenti la libertà, a me viene subito in mente questa. Non è tanto per il fatto di essere a piedi scalzi su una strada deserta dell'Arizona (anche. A me i piedi scalzi fanno sentire libera), quanto perché quello era uno dei sogni della mia vita.

E in terapia,così come nella vita,noto che questa faccenda dell'aver avuto la possibilità di sognare, fin da bambine (ma pure da bambini, onestamente), fa la differenza. Molte donne non lavorano, non tanto per ragioni economiche o familiari, quanto perché non hanno mai avuto qualcuno che chiedesse loro: "Cosa ti va di sognare? Se ti va puoi farlo". E come ci insegna Bluey, il punto non è che tutto sia davvero possibile, ma che ci sia qualcuno che ti dica che puoi sognarlo. Il focus è sul sognare, aprire la mente, scoprire, meravigliarsi.

E molte bambine (e bambini, pur in altra maniera) crescono nella disillusione dei genitori e del mondo adulto? Ancora oggi. Non lavorano perché nulla le ha appassionate prima e quindi non hanno un lavoro che hanno l'ardore di con le unghie e con i denti, oggi.E per me il punto sta lì, ancora prima di scontrarsi con i limiti della realtà esterna, glieli confezioniamo noi.Per protezione, per invidia, per paura, per perdita della speranza. Li hanno confezionati anche per (molti di) noi.

Poi si aggiunge il resto, ok. I ruoli di genere, l'economia, le regole del mondo del lavoro... Ma, al netto di tutto questo, ho l'impressione che chi ha avuto (o è riuscito a conquistarsi) la possibilità di sognare, allora è un po' più libero di scegliere. Che per me -ma questo ormai lo sapete- è alla base del benessere mentale, oltre che primo principio della vita!
--
Pensiero estemporaneo,sorto mentre accorciavo i pantaloni,mia figlia giocava con la pista delle macchinine e gli uomini di casa sono usciti confabulando, senza farsi assolutamente sgamare sull'acquisto delle mimose.E pensavo:"Cazzo, che cliché". Invece no, perché per me i pantaloni sono stata una conquista,perché cucirli è una scelta (cioè..fino a un certo punto: sono alta un metro e mezzo!) e perché io sento di essere davvero libera di scegliere.E il punto sta lì: non cosa facciamo, ma come e perché.

06/03/2026

Si ride per non piangere (ma poi in seduta ne parliamo sul serio).

#2026

[Non riesco a ritrovare il credit per questo meme, l'ho beccato una sera scrollando. Era un meme inglese o americano. Se lo trovate, fatemi sapere che lo indico. La caption, invece, è mia].

03/03/2026

"Non sono capace", "Sono sbagliato"... Ti suonano familiari?

Queste sono le convinzioni limitanti: pensieri rigidi e negativi che interiorizziamo e usiamo come lenti per guardare noi stessi. E no, non spariscono magicamente con l'età adulta! Ne soffriamo tutti.

Proprio per questo, esplorarle e smontarle attraverso il gioco è uno strumento terapeutico incredibilmente potente, utilissimo per i bambini ma prezioso anche per i grandi.

🏐 Come funziona il gioco della Palla?
L'esercizio che vedete nel Reel è semplice ma va dritto al punto:
• Ci si lancia a turno la "Palla delle convinzioni limitanti".
• Chi la afferra legge ad alta voce la frase che si ritrova davanti agli occhi.
• Si condivide ad alta voce un momento in cui ci si è sentiti esattamente così.

💡 La dinamica: Come vi mostro all'inizio del video, è normale partire da un esempio molto generale per rompere il ghiaccio. Poi, lancio dopo lancio, si acquisisce sicurezza e si arriva a raccontare episodi sempre più specifici e personali. Proprio come ha fatto Avocado!

🥑 Il segreto di Avocado in Terapia
Avocado è uno dei miei aiutanti preferiti in studio. Quando un bambino affronta un percorso, spesso Avocado "scopre" di avere esattamente le sue stesse paure. Vedere che anche Avocado fa fatica, aiuta il bambino ad avere uno specchio morbido con cui lavorare.

Ma la vera magia avviene con il tempo: man mano che il bambino acquisisce sicurezza e sta meglio, diventa lui stesso la "guida" di Avocado, spiegandogli come fare per superare le difficoltà. E, insegnandolo al suo amico pupazzo, lo fissa meglio anche dentro di sé.

E voi quale convinzione limitante trovate più difficile da allontanare?

Spesso leggiamo che "dire di no è un diritto". Ed è vero (anche se non significa che allora siamo al centro del mondo e ...
02/03/2026

Spesso leggiamo che "dire di no è un diritto". Ed è vero (anche se non significa che allora siamo al centro del mondo e diciamo sì o no solo sulla base del nostro bisogno del momento, mi raccomando!!). In ogni caso, sapere che è un diritto non basta a cancellare quel nodo allo stomaco che proviamo quando rifiutiamo una richiesta.

In terapia, invece di chiederci come "imparare" a dire no, ci chiediamo: di cosa hai paura?

Perché dire di no attiva timori diversi in base alla nostra storia. Bread e Avocado prendono in considerazione due tra le diverse possibilità:

1. Il timore del conflitto: Il dire sempre sì è legato alla paura che l’Altro si arrabbi; in questo caso, si usa la compiacenza come uno scudo. L’obiettivo è la sicurezza.
2. Il timore del giudizio: Il dire sempre sì è legato al fatto di sopportare l’idea che qualcuno ci consideri "egoisti"; stiamo cercando di proteggere la nostra immagine di "persona buona". L’obiettivo, in tal caso, è l'approvazione.

Capire quale tasto viene premuto è il primo passo per smettere di subire il senso di colpa.

Avete mai fatto caso a quale paura trilli dentro di voi, quando non riuscite a dire no?

27/02/2026

Vi sentite mai come se foste una corda di violino tesa al massimo, pronta a spezzarsi al minimo tocco?

Spesso chiamiamo questa sensazione “stress” o “ansia”, ma quando è costante e non ti abbandona mai (nemmeno quando sei al mare o nel tuo letto) ha un nome preciso: iperattivazione.

È l'eredità di quei momenti della vita in cui NON potevi permetterti di rilassarti. Quando dovevi essere pronto a scattare, a rispondere, a difenderti o a compiacere per evitare guai.

Il nostro corpo ha imparato la lezione così bene che ora non sa più come si fa a stare “spenti”.

In terapia, non chiediamo al corpo di smettere di proteggerci. Riconosciamo tutto il lavoro che ha fatto fin qui, ma mettiamo a fuoco che oggi sia possibile attivarsi anche un po’ meno (o comunque non sempre).

Capita anche a voi di sentirvi in colpa (o frustrati) perché non riuscite a godervi il momento, restando sempre sul chi va là?

27/02/2026

Ti senti mai come se fossi una corda di violino tesa al massimo, pronta a spezzarsi al minimo tocco?

Spesso chiamiamo questa sensazione “stress” o “ansia”, ma quando è costante e non ti abbandona mai (nemmeno quando sei al mare o nel tuo letto) ha un nome preciso: iperattivazione.

È l'eredità di quei momenti della vita in cui NON potevi permetterti di rilassarti. Quando dovevi essere pronto a scattare, a rispondere, a difenderti o a compiacere per evitare guai.

Il tuo corpo ha imparato la lezione così bene che ora non sa più come si fa a stare “spenti”.
In terapia, non chiediamo al corpo di smettere di proteggerci. Riconosciamo tutto il lavoro che ha fatto fin qui, ma mettiamo a fuoco che oggi sia possibile attivarsi anche un po’ meno (o comunque non sempre).

Capita anche a voi di sentirvi in colpa (o frustrati) perché non riuscite a godervi il momento, restando sempre sul chi va là?

Indirizzo

Via Piave, 3
Saronno

Orario di apertura

Lunedì 14:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 14:00 - 22:30
Giovedì 09:30 - 15:30
Venerdì 09:30 - 15:30

Telefono

+393454988428

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Aiuto le persone ad affrontare momenti di stress temporanei o prolungati. Insieme cercheremo la tua personalissima soluzione per superare il momento critico. In particolare mi occupo di Ansia, Attacchi di Panico, Fame Nervosa e Stress. Mi trovi in studio a Saronno e a Milano. Attraverso Skype in tutto il mondo!