Dott.ssa Eleonora Secchi

Dott.ssa Eleonora Secchi Psicologa clinica e dello sport. Amo occuparmi di orientamento ed empowerment personale.

.Ci sono momenti in cui un’emozione arriva e le prime reazioni possono essere:▪️cercare di farla sparire▪️capire perché ...
27/04/2026

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Ci sono momenti in cui un’emozione arriva e le prime reazioni possono essere:
▪️cercare di farla sparire
▪️capire perché è arrivata
▪️sistemarla
▪️tornare “a posto”

Eppure alcune emozioni non chiedono di essere risolte immediatamente, chiedono di essere attraversate

Perché può essere proprio nello spazio in cui non interveniamo subito, che qualcosa cambia forma

🩵 In questi momenti vale la pena chiedersi, cosa succede se resto qui ancora un momento?

salutementale riflessioni benesserepsicologico

.Oggi Anna ha deciso di porre fine alla sua vita e a quella dei suoi tre figli.Oggi Anna ha deciso che era troppo, che i...
22/04/2026

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Oggi Anna ha deciso di porre fine alla sua vita e a quella dei suoi tre figli.
Oggi Anna ha deciso che era troppo, che il peso era diventato insostenibile, che non c’era più spazio per respirare.

Anna forse lottava contro la solitudine, la sopraffazione, le ristrettezze economiche, la stanchezza, l’assenza di un appiglio.
Non lo sappiamo, ma sappiamo che combatteva. Da tempo.

Oggi essere genitori significa muoversi in un mondo che corre troppo veloce, che ti supera, che ti lascia indietro.
Un mondo che non ha tempo di chiederti come stai e ancora meno di fermarsi ad ascoltare la risposta.

Oggi lo dico mentre tengo un neonato tra le braccia.
Un neonato che nelle ultime 24h mi ha concesso a malapena il tempo di andare in bagno.
E io sono fortunata, sono supportata, c’è il babbo, i nonni, le zie, gli amici, eppure quella sensazione di sopraffazione l’ho sentita anch’io.

Perché essere genitori significa amare profondamente i propri figli, ma significa anche continuare ad avere bisogni, identità, amare il proprio lavoro e prendersi cura di sé, significa esistere oltre quel ruolo.

Oggi Anna ha deciso che non poteva più, perché non ne poteva più e questo dovrebbe farci fermare.

Ora resta il domani, oggi è terminato.
Resta la responsabilità di riconoscere i segnali, il coraggio di chiedere aiuto, e ancora di più quello di offrirlo senza aspettare che sia troppo tardi.

Da madre, figlia, amica e psicologa ritengo che abbiamo ancora tanto da costruire.
Abbiamo bisogno di creare spazi reali, accessibili, umani, per sostenere maternità, padri, coppie, famiglie, figli.
Perché crescere un figlio non può essere una prova di resistenza solitaria.

Quando una donna crolla così, non è mai solo una storia individuale è anche qualcosa che intorno non ha retto.

.🐰 Ci sono giornate che sembrano avere un copione già scritto, Pasqua e Pasquetta sono spesso una di queste ➡️ stare ins...
06/04/2026

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🐰 Ci sono giornate che sembrano avere un copione già scritto, Pasqua e Pasquetta sono spesso una di queste ➡️ stare insieme, uscire, ridere, condividere tempo con gli altri, come se fosse scontato che debba essere una giornata leggera!

Eppure non sempre è così, ci sono momenti in cui si è stanchi, anche senza un motivo preciso; in cui stare in mezzo agli altri richiede più energia di quella che si ha; in cui il bisogno sarebbe semplicemente rallentare, o stare da soli.

🌧️ Non è qualcosa che si dice facilmente perché va un po’ contro l’atmosfera del giorno, contro quello che “dovrebbe essere”... ma le giornate non si vivono per tutti allo stesso modo



E tu, in queste giornate, ti prenderai cura delle tue necessità?

.📩 Viviamo in un tempo in cui quasi tutto può ricevere una risposta immediata: un messaggio, un vocale, una domanda invi...
30/03/2026

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📩 Viviamo in un tempo in cui quasi tutto può ricevere una risposta immediata: un messaggio, un vocale, una domanda inviata appena qualcosa si muove dentro. La tecnologia ci ha abituati alla possibilità di essere in contatto in ogni momento.

Una disponibilità continua, in cui le conversazioni non hanno quasi più un confine temporale preciso...

🏃🏼‍♀️ È inevitabile che questo entri anche nelle relazioni di cura.

Il desiderio di condividere subito un pensiero o un momento difficile non è un problema da correggere, né qualcosa da attribuire alla “scarsa capacità di stare nel processo”. Non riguarda neanche la “buona” o la “cattiva” volontà di qualcuno.
⚠️ È, "semplicemente", il contesto relazionale in cui oggi viviamo

Allo stesso tempo, la terapia ha una caratteristica particolare, non lavora solo quando terapeuta e paziente sono in seduta, il tempo tra un incontro e l’altro non è un vuoto o un semplice intervallo. ⏳ È uno spazio psichico in cui le parole continuano a lavorare, le emozioni si trasformano, alcune domande restano aperte abbastanza a lungo da cambiare forma.

In un mondo che ci chiede di essere sempre presenti e sempre pronti a intervenire, può essere utile chiedersi questo ⤵️
- che cosa succede nello spazio tra una seduta e l’altra?
- come utilizziamo quel tempo?

A volte è proprio lì che una parte importante del lavoro prende forma

.Quando si parla di psicologia dello sport, spesso emerge una domanda: perché lo psicologo non accompagna gli atleti all...
23/03/2026

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Quando si parla di psicologia dello sport, spesso emerge una domanda: perché lo psicologo non accompagna gli atleti alle gare?

☝️😌 Una delle ragioni riguarda il ruolo che la gara ha nel sistema sportivo, durante la competizione, la figura di riferimento per l’atleta è l’allenatore.

🏀 È l’allenatore che conosce la preparazione tecnica, la strategia di gara, il momento della stagione, lo stato fisico dell’atleta. È lui/lei che prende decisioni, legge ciò che accade in campo, sulla pista, sul ring, modulando indicazioni e ritmo.

🤓 La/o psicolog* lavora su un altro piano, aiuta l’atleta a sviluppare strumenti mentali ed emotivi che possano essere utilizzati anche quando non c’è nessuno a guidarli
🏃🏽La gara è il luogo in cui queste risorse vengono messe alla prova dentro una relazione già definita, quella tra atleta e allenatore

In questo senso la distanza dello psicologo non è assenza, èuna scelta di ruolo.
Perché nel momento della competizione l’atleta ha bisogno di una guida tecnica chiara, e il lavoro psicologico ha senso proprio quando continua a funzionare anche senza la nostra presenza!

⚠️ In gara l’atleta non ha bisogno di un altro allenatore, neanche se emotivo

.🧠 Negli ultimi anni molte persone arrivano in terapia con una grande consapevolezza, sanno nominare ciò che accade dent...
16/03/2026

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🧠 Negli ultimi anni molte persone arrivano in terapia con una grande consapevolezza, sanno nominare ciò che accade dentro di loro, conoscono le parole giuste, hanno letto, ascoltato, riflettuto.

E questo è un movimento importante, è cultura emotiva, è possibilità di riconoscersi.
Eppure, nella stanza, a volte accade qualcosa di più sottile...

Si può raccontare un trauma senza che il corpo cambi postura.
Si può parlare di abbandono senza che il respiro si modifichi.
Si può spiegare perfettamente la propria storia restando, in qualche modo, al riparo da essa.

Non è finzione, non è superficialità, è spesso una forma intelligente di protezione.
Perché capire è più governabile che sentire.
Sentire espone, disorganizza, fa perdere l’illusione di controllo.

Il punto non è quanta consapevolezza abbiamo, non è nemmeno se le nostre spiegazioni siano giuste o sbagliate.
La domanda, forse, è un’altra ➡️ quando raccontiamo la nostra storia, ci stiamo avvicinando a ciò che proviamo o ci stiamo tenendo al sicuro da esso?

💛 E ancora, cosa succederebbe se, per un momento, lasciassimo completamente le parole e ascoltassimo il nostro corpo?

.1️⃣ Quando si parla di prima seduta, si pensa spesso a cosa verrà detto, molto meno a ciò che si sente...eppure il corp...
09/03/2026

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1️⃣ Quando si parla di prima seduta, si pensa spesso a cosa verrà detto, molto meno a ciò che si sente...eppure il corpo arriva prima delle parole.

👀 C’è chi entra con lo stomaco contratto, chi sente il cuore accelerare, chi si accorge che la voce non esce come al solito. C’è una tensione sottile nelle spalle, un modo diverso di sedersi, di appoggiare le mani, il corpo registra che sta accadendo qualcosa di non abituale.

Arrivare alla prima seduta non è un gesto neutro, è il punto di arrivo di una trattativa interna durata giorni, mesi, a volte anni. Prima di varcare quella soglia, molte persone hanno provato a farcela da sole, hanno minimizzato, hanno rimandato, hanno stretto i denti.

Entrare significa interrompere quella autosufficienza e questo ha un costo psichico.
▫️ Si investe fiducia senza avere ancora esperienza su cui poggiarla
▫️ Si investe vulnerabilità: dire ad alta voce qualcosa che forse è rimasto a lungo nel corpo, prima che nelle parole
▫️ Si investe tempo mentale, energia, attenzione verso parti di sé che erano state tenute ai margini

La prima seduta non è una prova da osservare a distanza, è un atto che coinvolge.

Forse la domanda silenziosa che attraversa quell’ora non è “mi troverò bene?”
↪️È più profonda, più fisica: riesco a restare qui, mentre mi espongo?

La terapia comincia in quel momento preciso, quando il corpo resta seduto, anche se vorrebbe arretrare, quando la voce trema un poco, ma parla

🤍 Entrare costa

🕰️ Nel lavoro clinico, il tempo ha un ruolo centrale, non solo il tempo delle sedute, ma quello che precede l’ingresso i...
02/03/2026

🕰️ Nel lavoro clinico, il tempo ha un ruolo centrale, non solo il tempo delle sedute, ma quello che precede l’ingresso in terapia: l’esitazione, la resistenza, il rimandare, il tentare ancora una volta di farcela da soli.

⚖️ Arrivare in terapia raramente è un gesto immediato, è spesso il risultato di una lunga trattativa interna, di una fatica che si accumula, di un equilibrio che non regge più come prima. Quando una persona entra in stanza, porta con sé non un “problema” da eliminare, ma una storia che chiede di essere ascoltata e tenuta.

😌 Per questo la terapia non nasce come risposta rapida, non è pensata per essere efficiente, né ottimizzata. È uno spazio in cui il cambiamento avviene attraverso la relazione, la continuità, la possibilità di restare con ciò che fa male senza doverlo subito trasformare.

💰 Quando la cura viene tradotta in un linguaggio di consumo, qualcosa si sposta sul piano simbolico e il rischio non è solo una semplificazione, ma una perdita di senso, cioè l’idea che il sostegno possa essere acquistato, che il percorso possa essere scelto come si sceglie un servizio, che il tempo della soggettività possa adattarsi a una logica esterna.

➿ Clinicamente, sappiamo che non funziona così, infatti il processo terapeutico non è lineare, non è prevedibile, non è garantibile, e proprio per questo richiede un patto diverso, un incontro tra due persone che restano nel tempo, senza scorciatoie.

Andare in terapia non è un atto di consumo, è un gesto esistenziale, che riguarda il modo in cui una persona decide di stare con la propria sofferenza e di affidarla, almeno in parte, a un altro.

🤍 Eh...si, la cura pesa, e questo peso non è un difetto da alleggerire, ma una qualità da custodire.

📖 Assistiamo al racconto, a distanza di anni, di un’esperienza affettiva che segna in modo irreversibile la vita emotiva...
23/02/2026

📖 Assistiamo al racconto, a distanza di anni, di un’esperienza affettiva che segna in modo irreversibile la vita emotiva di chi la vive. Non è solo il ricordo di un sentimento giovanile, ma il tentativo di dare senso a un passaggio cruciale, quello in cui l’amore che smette di essere fantasia e diventa incontro con la complessità dell’altro

❤️‍🩹 L’innamoramento adolescenziale appare come un’esperienza totalizzante, disordinata, intensissima. Tutto è amplificato: il desiderio, la gelosia, l’idealizzazione, il bisogno di essere visti. L’altro diventa il centro del mondo e, allo stesso tempo, una fonte costante di inquietudine

🧠 Il cuore del racconto è il processo di idealizzazione. L’oggetto d’amore non è ancora una persona reale, ma una costruzione interna, un’immagine caricata di aspettative, bisogni e fantasie. L’amore non è ancora relazione, è esperienza interna, ed è qui che questo testo diventa potente, mostrando con lucidità come il primo innamoramento parli più di chi ama che di chi è amato

🥴 Il protagonista attraversa un conflitto tipico di questa fase evolutiva, il desiderio di fusione e il primo incontro con la frustrazione quando l’altro non risponde come previsto, non è disponibile o non è controllabile.
Questo scarto tra fantasia e realtà è doloroso, ma necessario, é il momento in cui l’amore smette di essere onnipotente e introduce il limite

🧑‍🧑‍🧒‍🧒 C’è poi un aspetto profondamente clinico, l’intreccio tra amore e figure genitoriali, tra desiderio e identificazione, tra rivalità e perdita. Il primo amore non è mai solo “il primo”, è un luogo psichico in cui si riattivano dinamiche antiche, spesso inconsapevoli, legate al riconoscimento, all’autorità, al bisogno di conferma

Letto dalla stanza di terapia, questo libro parla di quelle relazioni intense e sbilanciate che lasciano una traccia non tanto per ciò che è accaduto, ma per ciò che non è stato possibile essere dentro quel legame. Alcune esperienze restano vive non perché siano state felici, ma perché hanno contribuito a strutturare la nostra identità emotiva.

Questo non è un libro sull’amore romantico ma sulla perdita, la disillusione e la crescita

.😴 C’è una stanchezza che non ha a che fare con il sonno, né con le ore piene dell’agenda.🤫 È una stanchezza più silenzi...
02/02/2026

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😴 C’è una stanchezza che non ha a che fare con il sonno, né con le ore piene dell’agenda.

🤫 È una stanchezza più silenziosa, che si accumula quando teniamo insieme troppe parti di noi: quella che va avanti, quella che regge, quella che non può fermarsi, quella che “adesso non è il momento”.

🫴🏻 A volte non siamo stanchə di fare...
▫️siamo stanchə di trattenere, di contenere emozioni che non trovano spazio
▫️di restare in piedi anche quando dentro qualcosa chiede di appoggiarsi
▫️di funzionare, mentre una parte di noi avrebbe bisogno solo di essere ascoltata

La stanchezza, in questi casi, non è un difetto da correggere, è un segnale...non sempre chiaro, non sempre comodo, ma spesso onesto.

E se invece di domandarci “come faccio a recuperare energie?”

😮‍💨Ci domandassimo "da dove sto spendendo più di quanto posso e cosa succede se smetto, anche solo per un momento, di reggere tutto?"

🥴  Viviamo in un tempo in cui anche le emozioni sembrano dover "funzionare", sembrano doversi piegarsi alla nostra utili...
26/01/2026

🥴 Viviamo in un tempo in cui anche le emozioni sembrano dover "funzionare", sembrano doversi piegarsi alla nostra utilità, sembrano doversi trasformarsi a nostro piacimento.

🔸 La calma è apprezzata
🔸 La resilienza è celebrata
🔸 Il dolore, meglio se breve
🔸 La rabbia, solo se ben direzionata

Eppure non tutte le emozioni nascono per migliorarci, alcune non chiedono gestione, né spiegazioni, chiedono solo spazio.

🫤 Quando anche il sentire diventa una prestazione,
rischiamo di ascoltarci solo a metà, solo finché ciò che proviamo è accettabile.

🤔 Cosa cambia se invece di chiederci come gestire meglio ciò che sentiamo,
ci chiedessimo cosa accade quando smettiamo di ascoltarlo?

.Ⓜ️ Ogni anno, il terzo lunedì di gennaio viene eletto “Blue Monday”, il giorno più triste dell’anno.Ma la verità è che ...
19/01/2026

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Ⓜ️ Ogni anno, il terzo lunedì di gennaio viene eletto “Blue Monday”, il giorno più triste dell’anno.
Ma la verità è che non esiste un’equazione capace di dirci come dobbiamo sentirci.

Le emozioni non seguono un calendario, non si programmano e non dipendono da una formula matematica nata più come trovata pubblicitaria che come evidenza scientifica.

🌀 Quello che possiamo fare, però, è ricordarci che abbiamo un ruolo attivo nel nostro benessere, non nel senso di “decidere di essere sempre felici”, ma nel darci il permesso di ascoltarci, rallentare, fare spazio a ciò che c’è, senza giudicarci.

Se oggi è una giornata pesante, va bene.
Se oggi è una giornata leggera, va bene.
Se oggi è solo un lunedì, va bene lo stesso.

🌬️ Il punto non è negare ciò che proviamo, ma riconoscere che il nostro vissuto non è determinato da un’etichetta e che, in mezzo alle narrazioni che ci dicono come “dovremmo” sentirci, possiamo scegliere di tornare a noi.
Anche solo per un respiro in più.

Indirizzo

Viale Adua 18
Sassari
07100

Orario di apertura

Lunedì 15:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 13:00
Mercoledì 15:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 13:00

Telefono

+393519395074

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