RespiroEmozioni- dott.ssa AnnaLisa Bertoletti

RespiroEmozioni- dott.ssa AnnaLisa Bertoletti Sono psicologa-psicoterapeuta e guida mindfulness. Ascolto grandi e piccini per coltivare presenza, emozioni, accompagnando in un percorso di cura.

Valutazioni e diagnosi DSA. Sedriano e online. Consulenza e sostegno psicologico per adulti, adolescenti e bambini. Sostegno alla genitorialità e CTP in caso di separazioni / divorzi. Valutazione dei disturbi specifici dell'apprendimento, aiuto nel metodo di studio. Formazione per insegnanti ed enti pubblici/privati.

"Se sono impegnata/o tutto è tranquillo, quando mi fermo, mi sale l'ansia."In molti raccontano questo, e per tanti sembr...
13/03/2026

"Se sono impegnata/o tutto è tranquillo, quando mi fermo, mi sale l'ansia."

In molti raccontano questo, e per tanti sembraun paradosso, ma in realtà è più logico di quanto credi:

Quando siamo costantemente attivi, la nostra attenzione è rivolta sempre al “fare” ,
e ciò funziona come regolatore: distrae, organizza, contiene.
Nel momento in cui ci fermiamo, l’attenzione si sposta verso l’interno.
E qui: sensazioni, tensioni, pensieri, diventano più chiare.

Se il sistema di minaccia è già sensibile, maggiore consapevolezza viene interpretata come- apparentemente- pericolosa.

Restare sempre occupati può diventare una strategia di evitamento.
MA ...funziona solo nel breve termine.Nel lungo termine mantiene l’ipersensibilità del sistema e può portare a stress cronico.

Se quando ti fermi l’ansia aumenta, non significa che stai sbagliando.
Significa che stai iniziando a sentire.
Ti succede quando rallenti?

La sensazione di non essere abbastanza,spesso non è un limite personale,ma un adattamento a contesti relazionali signifi...
11/03/2026

La sensazione di non essere abbastanza,
spesso non è un limite personale,
ma un adattamento a contesti relazionali significativi.

L’autocritica attiva il sistema di minaccia.

La self-compassion attiva il sistema di sicurezza.
Non è debolezza.
È regolazione neurofisiologica.

Ti capita di parlarti in modo più critico o più comprensivo?
Ti aspetto nei commenti.

Il silenzio in seduta viene a volte vissuto con disagio: incertezza, fastidio, vuoto, per alcuni addirittura rifiuto. Og...
09/03/2026

Il silenzio in seduta viene a volte vissuto con disagio: incertezza, fastidio, vuoto, per alcuni addirittura rifiuto. Ogni persona si porta la sua storia e i suoi significati.
Eppure, dal punto di vista clinico, il silenzio è uno spazio di elaborazione.

Quando il dialogo si interrrompe, spesso il sistema nervoso sta facendo qualcosa di importante:

- attiva l’integrazione;
- modula l’attivazione (arousal);
- fa emergere altri contenuti

Una relazione terapeutica sufficientemente sicura, favorisce la regolazione attivando processi di co-regolazione. Non diventa un vuoto relazionale, ma dove la propria esperienza può essere sentita, ancora prima di essere spiegata.

Non tutto ciò che è terapeutico passa dalle parole.
E tu, come vivi i silenzi?

sedriano legnano

l silenzio in seduta viene a volte vissuto con disagio: incertezza, fastidio, vuoto, per alcuni addirittura rifiuto. Ogn...
09/03/2026

l silenzio in seduta viene a volte vissuto con disagio: incertezza, fastidio, vuoto, per alcuni addirittura rifiuto. Ogni persona si porta la sua storia e i suoi significati.
Eppure, dal punto di vista clinico, il silenzio è uno spazio di elaborazione.

Quando il dialogo si interrrompe, spesso il sistema nervoso sta facendo qualcosa di importante:

- attiva l'integrazione;
- modula l’attivazione (arousal);
- fa emergere altri contenuti

Una relazione terapeutica sufficientemente sicura, favorisce la regolazione attivando processi di co-regolazione. Non diventa un vuoto relazionale, ma dove la propria esperienza può essere sentita, ancora prima di essere spiegata.

Non tutto ciò che è terapeutico passa dalle parole.
E tu, come vivi i silenzi?

A volte dimentichiamo quanto sia importante concederci uno spazio di respiro.In questo momento storico così complesso, p...
07/03/2026

A volte dimentichiamo quanto sia importante concederci uno spazio di respiro.

In questo momento storico così complesso, pieno di preoccupazioni e stimoli continui, prendersi cura di sé diventa una necessità, per accompagnare e accompagnarsi.

Stamattina sono andata a un corso di tornio, da .ceramica , lo desideravo da tantissimo tempo.

Al liceo artistico, discipline plastiche era la mia materia preferita, e tornare a mettere le mani nell’argilla mi ha riportato a una dimensione che avevo quasi dimenticato.

Non ho fatto nemmeno una foto.
Sono semplicemente STATA nell’esperienza.

E mi ha stupito sentire quante cose si sovrapponevano alla mindfulness.
Respirare.
Non trattenere il respiro mentre le mani lavorano.
Andare piano, con presenza.
Senza fretta, ma con costanza.
Restare consapevole del corpo, del gesto, di ciò che si sta facendo.
Accorgersi quando arriva la frustrazione, quando nasce l’impulso di velocizzare il processo… e scegliere di tornare al respiro.

È stata un’esperienza meravigliosa.
E chissà che questo spazio creativo non torni a trovare posto nella mia vita.
A volte la cura di sé passa anche da qui:
dal permetterci di tornare a qualcosa che ci fa sentire, essere presenti.

Quante volte arriva la tua voce critica che dice:“Non sei abbastanza.”- “Dovresti fare meglio.” etcLa nostra parte razio...
06/03/2026

Quante volte arriva la tua voce critica che dice:
“Non sei abbastanza.”- “Dovresti fare meglio.” etc

La nostra parte razionale sa che non è così.
Questa parte critica è una strategia di protezione, ovvero un modo in cui abbiamo imparato a provare ad anticipare il giudizio, evitarci errori, minimizzare le volte in cui ci sentiamo esclusi.

🧠 A livello neuro: il senso di inadeguatezza attiva il sistema di minaccia. Il corpo reagisce con tensione, ipercontrollo, autocritica. Per il nostro sistema nervoso, perdere appartenenza è una minaccia reale.

La self-compassion, ci aiuta ad attivare il sistema calmante, aiuta nell'autoregolazione, accompagna a creare condizioni di sicurezza dove poi il cambiamento diventa possibile, con calma e pazienza.
La pratica crea uno spazio per poterti dire " anche così, posso restare dalla mia parte"

Quella voce critica prova a proteggerti, ma hai notato come ti fa sentire?

In terapia si arriva con un bisogno forte di aiuto e , a volte, tanto caos in testa. Accompagnati così dal desiderio (ir...
04/03/2026

In terapia si arriva con un bisogno forte di aiuto e , a volte, tanto caos in testa. Accompagnati così dal desiderio (irrealistico), di ricevere consigli, risposte su come fare per …

Nel tempo, nella relazione, scopri che trovi altro: spazio, emozioni che speravi non arrivassero e
a volte anche la possibilità di rimanere in silenzio.

Il cambiamento non è lineare, non è una lista di cose da fare bene.
A volte è più lento di quanto vorremmo, altre ci sembra di fare passi indietro, ma in realtà ognuno prosegue nei suoi tempi e dinamiche .

Non vi sono mai indicazioni preconfezionate.
Ci sono fatiche, processi che si costruiscono nel tempo. Con una guida accanto, ma senza che nessuno possa farlo al posto tuo.

🧠 A livello neuro: spesso vengono nominate le emozioni, perché riconoscerle accompagna verso una futura regolazione più efficace, un’integrazione del nostro sentire.

Molte persone iniziano a praticare mindfulness per calmarsi.E rimangono  inevitabilmente deluse.Perché?Quando si fermano...
02/03/2026

Molte persone iniziano a praticare mindfulness per calmarsi.

E rimangono inevitabilmente deluse.
Perché?

Quando si fermano… sentono di più.
Più pensieri.
Più tensione.
Più irrequietezza.

🧠 Vi è una base neurofisiologica: quando interrompi l’attività continua, può emergere l’attivazione del sistema nervoso simpatico ( che preparata " attacco-fuga").

Non perché l’ansia stia aumentando, ma perché la stai percependo con più precisione.
La calma non è il primo passo.
Il primo passo è accorgersi.

Occhio, come avvertimento. “Attento/a!!”Avere occhio, come capacità di vedere oltre.Occhio, come scelta di osservare dav...
09/02/2026

Occhio, come avvertimento. “Attento/a!!”
Avere occhio, come capacità di vedere oltre.
Occhio, come scelta di osservare davvero.

Siamo bravissimi a guardare.
Molto meno ad osservarci.

Questa mattina, con , ho lavorato sul mio ruolo lavorativo e su come mi accomodo , e provo a scomodarmi, dentro di esso.

Perché il cambiamento passa spesso dall’essere “nell’occhio del ciclone”. Dal restare lì, abbastanza a lungo, da diventare più fedeli a noi stessi e ai nostri bisogni.

Ed è scomodo. Sempre.

La psicoterapia mi ha insegnato ad “aprire gli occhi” sulla mia storia, a farci pace, a trasformarla in risorsa.

La mindfulness mi invita ad aprirli proprio quando li chiudo: a restare, osservare, ascoltare. A lasciare che il flusso vada, con fiducia, pazienza e non giudizio.
È semplice? No, non lo è mai, per nessuno.

La self-compassion mi accompagna con uno sguardo gentile.
Mi insegna a chiudere un occhio , solo su quella parte rigida, severa, che giudica.
E ad aprirne uno nuovo, più umano, verso di me.

E per te che significato assume? Com è il tuo sguardo?

Negli ultimi mesi il mio corpo ha iniziato a lanciare segnali che non sapevo più interpretare. Ti è mai capitato?
Mi sen...
07/12/2025

Negli ultimi mesi il mio corpo ha iniziato a lanciare segnali che non sapevo più interpretare. Ti è mai capitato?

Mi sentivo dire: “È solo stress”, ma sapevo non era così, eppure non mi fidavo del mio corpo.

Ho continuato, come facciamo tutti: a lavorare, ad esserci, a portare avanti responsabilità.

Finché, dopo due mesi, una risposta più chiara mi ha costretta a fare ciò che evitavo: fermarmi.

Da lì è iniziato un percorso che ha richiesto di rallentare, di rinunciare per mesi alle abitudini alimentari che mi davano piacere.

Questa strada ha però fortificato sempre più il bisogno di ascoltarsi.

Ho capito che la cura non è un obiettivo, un ruolo da ricoprire, una perfezione da mostrare.

La cura è un movimento interno.

È presenza.
È consapevolezza.
È dare al corpo lo spazio di cui ha bisogno, anche quando la mente vorrebbe correre.

La mindfulness mi ha aiutata a restare nel momento presente, senza giudicare ciò che sentivo. A ricordarmi l’essere e non solo il fare.
La self-compassion mi ha ricordato la gentilezza verso di me, soprattutto quando ero in difficoltà e arrivava l’autocritica.

Oggi so che sarà un cambiamento graduale, fatto di pazienza e ascolto.
E va bene così.
Siamo umani. È questo che ci permette di prenderci cura di noi stessi… e degli altri.

Se ti va di condividere la tua esperienza, senti anche tu il bisogno di rallentare, ascoltarti e ritrovare spazio dentro di te, ti racconto dei percorsi di mindfulness, commenta qui sotto ASCOLTO.

29/10/2025

Ogni gruppo di mindfulness è un nuovo inizio.
C’è chi arriva curioso, chi un po’ scettico, chi solo stanco di correre.

Nel primo incontro si respira un silenzio diverso…
quello del provare a stare.
Si sente la voglia di esserci,
ma anche la fatica, la mente che scappa via,
la frustrazione di accorgersi di non riuscire.

Ed è proprio lì che comincia la pratica, e la settimana continua a casa.
Non perché “si insegni” la mindfulness,
ma perché la si incontra, passo dopo passo,
nelle pieghe della vita quotidiana.

E quando qualcuno dice:
“Non ho tempo…”
sorrido, e lə invito a notare, a stare anche solo per un attimo. 

Nel fare il caffè,
nel chiudere una porta piano,
nel guardare la luce cambiare sul muro,
nei dettagli mentre si è in coda.

Perché anche questo è mindfulness.

Ogni respiro è un luogo dove tornare.
Per notare, esserci, 
Anche solo per un momento

Oggi, durante l’incontro di mindfulness in azienda con .it da  , abbiamo toccato un tema che non è facile da nominare, f...
20/10/2025

Oggi, durante l’incontro di mindfulness in azienda con .it da , abbiamo toccato un tema che non è facile da nominare, figuriamoci da vivere: l’autenticità.

Parlarne in un contesto professionale può sembrare strano, quasi fuori luogo.
Eppure… è proprio lì che spesso ci perdiamo.

Nelle relazioni formali.
Nei ruoli.
Nel “come dovremmo essere”.
Ci siamo chiesti:
Cosa mostriamo davvero di noi?

Io per prima ho dovuto lavorarci tanto.
Non è stato un percorso lineare.
Quando vivi esperienze che ti segnano — traumi, relazioni che ti insegnano a trattenere, ad adattarti, a non disturbare — finisci per dimenticare chi sei.
Impari a stare nel mondo “funzionando” bene. Ma non sempre in modo vero.

La mindfulness, la terapia, l’ascolto del corpo, mi insegnano ogni giorno come ascoltarmi.

Ho imparato a riconoscere quando indosso una maschera…
E quando invece sono davvero io.

Oggi, durante l’incontro, l’ho sentito forte:
l’autenticità non è una cosa che “si fa”.
È qualcosa che si contatta.
Nel silenzio.
Nel respiro.
Nel sentire.

E quando cominci a portarla anche sul lavoro, perché le persone non sentono solo cosa dici.
Sentono chi sei, come arrivi.
Sentono se sei lì davvero.

E no, non è sempre comodo.
Portare la versione più autentica di me è uno dei regali più grandi che mi sto facendo.
E oggi, in quell’incontro, ho visto in molti rifletterci profondamente.
Forse proprio perché, in fondo, tutti desideriamo la stessa cosa:
essere visti per ciò che siamo, non solo per ciò che facciamo.

Indirizzo

Via Negrelli 3A
Sedriano
20018

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Dott.ssa Bertoletti Annalisa

Sono una psicologa regolarmente iscritta all’Albo; specializzanda in psicoterapia breve integrata a indirizzo cognitivo comportamentale e dinamico.

Mi occupo di psicopatologia dell’apprendimento ( DSAe BES, diagnosi e rinnovo diagnosi), aiuto nel metodo di studio.

Sostegno alla genitorialità.

Consulenza e sostegno psicologico per adulti, adolescenti e bambini.