18/12/2025
Caro Babbo Natale, 🎅
lo so che sono grande ormai, ma mi manchi tanto, dunque provo a scriverti, nella speranza che mi leggerai anche se non sono una bambina.
Diventare grande è stato difficile ed a volte non mi ci sento ancora. Ma ho davvero tutto, non mi manca niente, mi hai già dato tanto negli anni passati.
Solo una cosa ti chiedo: se ce l’hai ancora “un pizzico di quella magia del Natale che portavi sempre in tasca”, ma non per me! Una manciatina per ogni bambino, dai figli di Gaza, a quelli negli ospedali, ai miei. Voglio vederli sorridere, ridere di gusto e i loro occhi brillare, come solo tu sai!
Sempre tua…Bibi❤️
FINE
E aggiungo il mio pensiero per voi:
L’unica cosa buona che noi mezzi adulti, venuti fuori da anni di vecchi Natali possiamo fare, è dare forma ad un nuovo Natale, più inclusivo, più laico, più in ascolto, più onesto e sincero, meno chiassoso, strabordante, arrogante e ipocrita, più arcobaleno e meno oro e argento.
Mettiamoci di lato e mettiamoci in ascolto e in godimento di quelle risate chiassose e di quegli occhi illuminati. Senza commenti, senza strizzatine di guance e ricatti perbenisti, senza foto forzate e abbracci non desiderati, liberi di giocare a fare finta che Babbo Natale esista, con la nostra complicità!
Vengo dagli anni 90, e non ho mai fatto religione a scuola. Esisteva già la materia alternativa (con il sostegno pedagogico del buon senso) e nel mio caso la cara Maestra Lella in questo periodo dell’anno nell’ora di alternativa ci faceva fare gli addobbi e il presepe. Mi piaceva tanto, perché eravamo i più fortunati, Filippo ed io, gli unici che potevano in libertà sperimentare l’unica forma di arte e artigianato artistico concessa nella scuola primaria degli anni Novanta: un lusso! E anche se non credevo nel Santo Natale, credevo in tutto questo gioco e nella magia che inevitabilmente si creava.
Bè, tuttora per me è così ed è questo che provo a comunicare alle mie figlie per vivere al meglio questo bellissimo e difficile periodo dell’anno.
senigalliesi