13/08/2023
A proposito del dibattito sugli accessi a pagamento in pronto soccorso
FABRIZIO DE ANDRÈ
E GLI AMBULATORI AD ACCESSO DIRETTO
E i colleghi d'accordo, i colleghi contenti
Nel leggermi in cuore tanta voglia d'amare
Mi spedirono il meglio dei loro clienti
Con la diagnosi in faccia e per tutti era uguale
Ammalato di fame, incapace a pagare
La citazione viene dal Medico di Fabrizio De Andrè: eccessiva, si dirà.
Perché in fondo questa storia del “Pronto Soccorso per ricchi” va ridimensionata.
E i titoli di giornale, si sa, esagerano sempre.
Sicuri?
Gli ambulatori ad accesso diretto trattano solo “codici minori”: quelli che, si dice, dovrebbero essere gestiti dalla sanità territoriale (quindi, per inciso, non sostituiscono il Pronto Soccorso, ma un pezzetto di Medicina Generale).
Legittimo.
Ed era logico che succedesse: bastava una banale indagine di mercato per scoprire la nuova area di sviluppo per il privato, lasciata lì dal servizio pubblico.
Per fare il Pronto Soccorso, quello vero, ci vuole ben altro, lo sappiamo bene.
Anche solo economicamente: quando entri costi pochi euro al Servizio Sanitario Nazionale.
Ma poi, se salta fuori qualcosa, se la questione si fa seria, allora la spesa si dilata fino a dimensioni inconcepibili.
Quanti potrebbero pagare?
Quindi? Allarme esagerato?
Allora è vero che la citazione è eccessiva, e non ha senso parlare di gente che ha fame e non può pagare.
Con tanti saluti a De Andrè.
Fino a ieri, indipendentemente dal tuo conto in banca, se ti tagliavi aprendo la scatoletta del tonno te ne andavi dritto in Pronto Soccorso.
Ma oggi a Milano, a Bergamo, a Brescia hai una vera alternativa.
Costa un po’, ma vuoi mettere con l’attesa, il codice del triage assegnato da un infermiere presuntuoso, il casino e magari la maleducazione di un medico stressato? Per non parlare poi della differenza di qualità…
La questione è tutta qui: in un Paese che continua a vantare al mondo il proprio Servizio Sanitario ora c’è un’alternativa che prima non esisteva.
Abbiamo aperto un’altra strada, diversa, che certo non si ferma qui.
Adesso abbiamo ospedali nei quali, dopo quella maligna scatoletta di tonno, hai davanti due porte.
Puoi scegliere: Pronto Soccorso o ambulatorio a pagamento?
È sbagliato allarmarci oggi per il futuro, quando il POS sarà accanto al computer sul bancone del triage.
È sbagliato perché è già successo: ABBIAMO GIÀ DIVISO I PAZIENTI.
Serie A e Serie B.
E se continueremo su questa strada avremo presto anche medici e infermieri di serie A e serie B (anzi già li abbiamo, in qualche caso).
Scandalizzarsi è inutile, in qualche caso anche ipocrita.
Quel che serve oggi è interrogarci su cosa sia, ogni giorno di più, il Pronto Soccorso.
Fra le tante risposte possibili, ragionate su questa: il Pronto Soccorso è il presidio che resiste contro le disequità.
È il posto che per primo, in questo scassato Servizio Nazionale, va risollevato e salvato.
Non posso pensare all’alternativa.
Alla fine la canzone di De André è tanto inappropriata?
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SIMEU - Società Italiana di Medicina d'Emergenza e Urgenza