30/12/2025
𝗗𝗼𝗻𝗻𝗲 𝗮𝗹 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿𝗲, 𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗮 𝗶𝗻 𝗮𝗿𝗺𝗶: 𝗶𝗹 𝘁𝗿𝗮𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘃𝗼𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗳𝗲𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝗹𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗮𝗰𝗲
di Laura Tussi
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Foto di Archivio Disarmo
Negli ultimi tempi, spesso l’Europa parla con voce di donna, ma purtroppo non con un cuore di donna. Ai vertici delle istituzioni europee siedono infatti figure femminili di massimo rilievo – la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, quella del Parlamento Roberta Metsola, l’alta rappresentante Kaja Kallas, e la nostra premier Giorgia Meloni – che, sostenendo il piano di riarmo continentale noto come Rearm Europe e la linea politica del Rearm Europe Now, di fatto promuovono un’Europa sempre più militarizzata, ostacolano percorsi di negoziato e irrigidiscono il dialogo con la Russia.
In nome della deterrenza e di una narrazione russofoba, l’Europa ha smesso di essere madre politica e si è fatta arsenale geopolitico. Una scelta che stride con la vocazione più profonda del pianeta donna: ripudiare la guerra, rigettare la violenza, proteggere i figli di tutte come propri. La politica riarmista non difende i figli: li espone alla guerra, o li massacra – con le loro madri – a Gaza, in Yemen, in Siria, in Sudan. Un neofemminismo autentico, al contrario, dovrebbe fare della pace la propria bandiera morale, culturale e politica.
In direzione opposta al Papa
Nei giorni in cui la voce del Pontefice si alza contro la mentalità della guerra, in Europa chi dovrebbe incarnare l’alternativa femminile alla violenza promuove invece il suo contrario.
Von der Leyen parla di “sicurezza europea” e “rafforzamento della difesa”, Metsola di “unità e deterrenza”, Meloni di “ruolo atlantico dell’Italia” e “interessi strategici”, ma tutte convergono su un punto: l’Europa deve armarsi, spendere, produrre, competere militarmente. Una scelta che tradisce la differenza come valore e la donna come soggetto di pace.
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