22/02/2026
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Il piede non “cede”. Si adatta. E a volte lo fa troppo.
Quando vedi questo disegno, la sentenza è quasi automatica:
“Arco crollato.”
“Navicolare che scende.”
“Piede piatto da correggere.”
Sembra semplice.
Ed è proprio questo il problema. Pensa al piede come a un ammortizzatore intelligente, non a una colonna rigida. Quando carichi, deve abbassarsi. Quando spingi, deve restituire energia. Se resta sempre basso o sempre rigido, non sta funzionando: sta compensando.
Ora la lettura clinica.
Il cosiddetto navicular drop non è un difetto in sé. È una risposta del sistema, di come gestisci il carico, di come controlli la tibia, di come dialogano piede, ginocchio, bacino, di quanto il sistema nervoso si fida di quella base.
Un piede che “scende” può farlo perché non sa più risalire, non perché è sbagliato.
Ed ecco la semplificazione da smontare:
“È collassato”
“È debole”
“Serve sostegno”
Sostenere senza capire perché scende è come puntellare una porta che si muove:
non risolvi il meccanismo, lo congeli.
Micro-esperimento.
15 secondi.
In piedi.
Senti il peso sotto l’alluce e sotto il tallone.
Ora piega leggermente le ginocchia e torna su, lento, senza “stringere” il piede.
Rifallo una seconda volta.
Domande oneste: l’arco è cambiato? Più vivo? Più reattivo?
Stai correggendo una forma.. o stai rieducando una funzione?
Qui emerge il criterio. C’è chi guarda una misura statica. E chi osserva come il piede cambia sotto carico, formula un’ipotesi funzionale, la verifica nel movimento, misura se il sistema risponde meglio.
Il piede non chiede etichette.
Chiede strategia.
Un piede che scende non è rotto. È un piede che sta facendo troppo lavoro al posto di qualcun altro.
Post divulgativo a scopo educativo. Non sostituisce una valutazione fisioterapica personalizzata.