16/02/2026
Il problema è che guardi questa immagine e pensi: “Ecco il muscolo, ecco il colpevole”. Fibre, tessuto, carne. Fine della storia.
È qui che nasce l’errore più comodo di tutti: credere che se fa male, allora quel tessuto è rovinato. Ma questo non è un pezzo di corda che si sfilaccia. È tessuto vivo, adattabile, progettato per cambiare in base a quello che gli chiedi ogni giorno. E se diventa rigido, dolente o “sensibile”, spesso non è perché si è rotto, ma perché è stato usato sempre allo stesso modo, troppo poco o troppo sotto stress.
Tu invece continui a cercare l’esercizio perfetto per “sistemarlo”, come se bastasse stimolarlo nel modo giusto.
Spoiler: non esiste.
Perché il muscolo non lavora mai da solo e non decide lui quando farti male. Risponde a segnali, contesto, carico, recupero, respiro, paura. E quindi? Significa che trattare il dolore muscolare come un difetto del tessuto è un modo elegante per non guardare il quadro più grande.
Qualcuno dirà “eh ma a me fa male proprio lì”.
Certo.
Ma sentire dolore in un punto non vuol dire che il problema sia quel punto. Vuol dire che quel muscolo sta parlando più forte degli altri. E se continui a zittirlo invece di ascoltare perché urla, continuerà a farlo. Sempre meglio.