Fondazione Altopiano della Giara

Fondazione Altopiano della Giara Pagina ufficiale della Fondazione Altopiano della Giara Da qui parte anche il percorso di Fra’ Nicola.

La FONDAZIONE ALTOPIANO DELLA GIARA è un soggetto di diritto privato senza scopo di lucro, costituito nel 2021 dai Comuni di GENONI, GESTURI, SETZU e TUILI allo scopo di perseguire finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio. L’attività della Fondazione consiste nella gestione diretta di tutti i servizi inerenti alla salvaguardia e alla valorizzazione delle zone di interesse culturale e turistico dei quattro Comuni Fondatori, con particolare riferimento all’Altopiano della Giara, il cui territorio ricade appunto tra i Comuni di Genoni, Gesturi, Setzu e Tuili dai quali, inoltre, si diramano le
principali quattro strade di accesso. Il nostro personale, che presidia i quattro accessi all’Altopiano della Giara 365 giorni all’anno, é a vostra disposizione nei quattro info point per fornire informazioni e indicazioni sui percorsi e sulle bellezze naturalistiche dell’Altopiano della Giara. La Fondazione si occupa, inoltre, dell’organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche e ricreative di interesse sociale, di diffusione della cultura con l’intento di promuovere lo sviluppo e la tutela del territorio di competenza e di operare quale organismo di indirizzo, di
programmazione, di coordinamento e di propulsione delle iniziative volte al rinnovamento economico, sociale e culturale dell’area dell’Altopiano della Giara. Sull’Altopiano della Giara, la Fondazione gestisce anche il giardino botanico Morisia, esteso per cinque ettari: è un vero e proprio Museo a cielo aperto, dove è possibile scoprire le principali specie floristiche dell'Altopiano, le orchidee e gli undici endemismi. La Fondazione Altopiano della Giara gestisce i musei di Gesturi, Setzu e Tuili ed è partner dei musei di Genoni. Tutti i musei sono collegati con la gestione dei quattro ingressi alla Giara al fine di creare un’offerta unica e integrata volta a promuovere il territorio in maniera sinergica e coordinata. Il Museo della Giara di Gesturi è situato al centro del paese in un edificio storico noto come Municipiu becciu. Il percorso museale si sviluppa lungo tre sale espositive ricche di contenuti e un’apprezzata aula didattica. Il Museo “Filo di memoria” di Setzu è legato alla Domus de Janas Sa Domu 'e s'Orku presente sull’Altopiano della Giara. Il filo della memoria lega concettualmente il museo agli attrattori significativi del territorio: archeologia, antropologia, natura e storia. L’inserimento di Villa Asquer di Tuili nel circuito museale diventa strategico sia perché è di per sé un monumento storico, opera dell'Arch. Gaetano Cima, sia perché al suo interno ospita ben due musei: il Museo degli Strumenti Musicali e il Museo dell’Olivo e dell’Olio. Anche Genoni conta due musei: il Museo PARC, Paleo Archeo Centro, un luogo privilegiato per lo studio dei fenomeni paleontologici e archeologici, e il Museo del Cavallino della Giara, che ha il compito di raccogliere le testimonianze del paese. Il fine ultimo della Fondazione è quello di creare un polo turistico-culturale capace di intrattenere il visitatore per più giorni grazie a un’offerta rivolta a diverse utenze: bambini e scuole, famiglie e coppie di adulti, anziani, amanti della natura e della cultura, escursionisti e sportivi.

🪴 𝐋𝐀 𝐏𝐈𝐀𝐍𝐓𝐈𝐍𝐀 𝐃𝐀𝐋 𝐍𝐎𝐌𝐄 𝐁𝐈𝐙𝐙𝐀𝐑𝐑𝐎 🪴🍃 Se si è appassionati di botanica capita abbastanza spesso di imbattersi in qualche pi...
08/02/2026

🪴 𝐋𝐀 𝐏𝐈𝐀𝐍𝐓𝐈𝐍𝐀 𝐃𝐀𝐋 𝐍𝐎𝐌𝐄 𝐁𝐈𝐙𝐙𝐀𝐑𝐑𝐎 🪴

🍃 Se si è appassionati di botanica capita abbastanza spesso di imbattersi in qualche pianta dal nome curioso, talvolta persino misterioso.
Quasi sempre dipende dallo/a studioso/a che l’ha classificata, magari andando ad attingere da notizie e leggende antiche, da epopee, da utilizzi tramandati nella tradizione popolare, da caratteristiche particolari etc. etc.

🍃 Nel caso in questione parliamo di una specie poco diffusa, endemica di Sardegna e Corsica, riconoscibile da altre consimili più comuni per via delle striature verdognole presenti sulla pagina inferiore dei petali.
Sulla Giara in questo periodo si cominciano a vedere i primi esemplari, la fioritura proseguirà fino a tutto aprile, ma sarà ben visibile solo nelle giornate luminose, dal momento che quando non c'è il sole e minaccia pioggia i fiori restano chiusi a protezione del polline.

🍃 Ha un nome a dir poco strano: “𝐋𝐚𝐭𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐠𝐚𝐥𝐥𝐢𝐧𝐚” (o anche stella di Betlemme o giglio dei campi), “𝐎𝐫𝐧𝐢𝐭𝐡𝐨𝐠𝐚𝐥𝐮𝐦 𝐜𝐨𝐫𝐬𝐢𝐜𝐮𝐦" è il suo nome scientifico, “𝐥𝐢𝐥𝐥𝐢𝐬𝐜𝐞𝐝𝐝𝐮 𝐚𝐫𝐞𝐬𝐭𝐢” è il suo nome sardo locale.

🍃 Il nome del genere: “𝑂𝑟𝑛𝑖𝑡ℎ𝑜𝑔𝑎𝑙𝑢𝑚” deriva dal greco antico “𝑜𝑟𝑛𝑖𝑠” (uc***lo) e “𝑔𝑎𝑙𝑎” (latte) traducibile con “latte di uc***lo” adattato poi a “latte di gallina” nel nome volgare.

🍃 Probabilmente l’origine dello strano nome è da ricercare nel latice bianco che fuoriesce dai piccoli fusti se spezzati, molto simile, per colore e consistenza, al latte.

🍃 L’etimologia dell’altro nome comune della piantina: “𝑆𝑡𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖 𝐵𝑒𝑡𝑙𝑒𝑚𝑚𝑒” nasce dalla leggenda che vede la cometa rifiutarsi di lasciare la terra dopo aver accompagnato i magi e per questo trasformata in un candido fiore bianco a forma di stella con sei petali e il cuore dorato.

🍃 La pianta è altamente tossica per via dei glicosidi cardioattivi di cui è ricca, soprattutto nel suo piccolo bulbo piriforme, ed è per questo rifiutata dagli animali, che ben riconoscono le specie pericolose e si guardano bene dal cibarsene.

(📸: foto e testo di Antonello Piras)

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07/02/2026

Un meraviglioso scenario naturale dal versante di 𝐺𝑒𝑛𝑜𝑛𝑖 🌊✨🍃

(🎥: video di Stefano Soddu)

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06/02/2026

✨Una 𝑉𝑖𝑙𝑙𝑎, un’𝑎𝑛𝑖𝑚𝑎 𝑎𝑛𝑡𝑖𝑐𝑎✨

🌾 𝑉𝑖𝑙𝑙𝑎 𝐴𝑠𝑞𝑢𝑒𝑟 è un luogo unico in Sardegna, sospeso nel tempo, situato nel piccolo borgo di Tuili, nel cuore della Marmilla.

🫒 Al suo interno potrete visitare ben due Musei: il Museo dell’Olivo e dell’Olio e il Museo degli Strumenti Musicali Sardi.

🕰️ Nel percorso di visita, però, non fatevi sfuggire i dettagli, i quali rendono questa Villa un vero e proprio tempio di ciò che è stato, fra Settecento e Ottocento: il 𝑝𝑖𝑎𝑛𝑜𝑓𝑜𝑟𝑡𝑒, lo 𝑠𝑡𝑒𝑚𝑚𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑎 𝑅𝑖𝑝𝑜𝑙𝑙, lo 𝑠𝑡𝑖𝑙𝑒 𝑎𝑟𝑐ℎ𝑖𝑡𝑒𝑡𝑡𝑜𝑛𝑖𝑐𝑜 𝑛𝑒𝑜𝑐𝑙𝑎𝑠𝑠𝑖𝑐𝑜 del celebre architetto cagliaritano Gaetano Cima.

✨ Vi abbiamo incuriositi?

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🌾 𝐒𝐄𝐓𝐙𝐔: 𝐒𝐀𝐍𝐓’𝐈𝐒𝐈𝐃𝐎𝐑𝐎 𝐓𝐄𝐒𝐓𝐈𝐌𝐎𝐍𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐓𝐎𝐑𝐈𝐀 🌾✨ Il piccolo paese di Setzu custodisce ancora oggi le tracce di un evento ...
05/02/2026

🌾 𝐒𝐄𝐓𝐙𝐔: 𝐒𝐀𝐍𝐓’𝐈𝐒𝐈𝐃𝐎𝐑𝐎 𝐓𝐄𝐒𝐓𝐈𝐌𝐎𝐍𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐓𝐎𝐑𝐈𝐀 🌾

✨ Il piccolo paese di Setzu custodisce ancora oggi le tracce di un evento drammatico risalente alla Seconda guerra mondiale.

✨ Il 𝟐𝟔 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟏𝟗𝟒𝟑, a pochi giorni dalla fine del conflitto in Italia, una bomba di circa 800 kg,
sganciata dalle truppe anglo – americane, cadde a pochi metri dalla 𝐂𝐡𝐢𝐞𝐬𝐚 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧 𝐋𝐞𝐨𝐧𝐚𝐫𝐝𝐨, tra il piazzale e l’attuale sede del Municipio.

✨ La deflagrazione causò danni ingenti in tutto il paese. La struttura e le mura della parrocchia furono lesionate e i pilastri conservano,ancora oggi, i segni delle schegge esplose. L’onda d’urto si propagò fino al vicino comune di Tuili, testimoniando la violenza del conflitto anche nei centri più piccoli e apparentemente lontani dai fronti principali. Vicino alla Chiesa, in località Riu ‘e Procus,
era presente un ospedale da campo tedesco non contrassegnato dalla croce rossa, il che potrebbe aver indotto l’equipaggio dell’aereo a colpire la zona, forse scambiandola per il più strategico obiettivo dell’officina tedesca sita a Baradili.

✨ Tra le testimonianze più suggestive della memoria storica di Setzu c’è la 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐮𝐚 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧𝐭’𝐈𝐬𝐢𝐝𝐨𝐫𝐨, che ancora oggi porta i segni materiali di quell’esplosione, come se il Santo stesso avesse assistito impotente alla devastazione del suo territorio riportando” ferite visibili” nella fronte e parte del volto; essa non è stata mai restaurata proprio per ricordare, in modo silenzioso, il peso della
guerra sulla comunità setzese che riportò effetti distruttivi significativi. La statua di Sant’isidoro, ferita ma ancora in piedi, è il simbolo della forte resilienza di un piccolo paese e mònito sempre attuale del fatto che la guerra e la violenza lasciano segni indelebili non cancellabili.

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04/02/2026

🥛 “𝐒𝐚 𝐦𝐞𝐱𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐞 𝐬’𝐨𝐠𝐮 𝐩𝐢𝐠𝐚𝐮” – 𝐔𝐧 𝐫𝐢𝐭𝐨 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐡𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐢 𝐠𝐮𝐚𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐬𝐚𝐫𝐝𝐢 🥛

✨ “Sa mexina de s’ogu pigau” è un rituale che ha radici antiche, anzi antichissime, le sue origini si perdono in tempi lontani, e in antiche credenze pagane e religiose.

✨ A Gesturi è ancora molto praticato e richiesto, ci sono tanti “guaritori”, per la maggioranza donne ricercate proprio per le loro capacità di togliere il malocchio.

✨ In antichità era una sorta di assistenza medica dovuta alle credenze popolari e alla scarsa presenza di medici e farmaci. Si tratta di un rito che viene tramandato di generazione in generazione e solo quando le persone sono molto anziane possono tramandarla ai più piccoli dei figli o nipoti e mai il contrario e fino a tre persone. Il “dono” ricevuto deve essere gestito in una determinata maniera e secondo alcune regole ferree:

✨ Le preghiere o formule apprese per eseguire il rituale dette in sardo “Is Brebus” non devono mai essere rivelate o condivise con nessuno, ma solo insegnate e tramandate alla persona scelta. Sa mexina de s’ogu si fa esclusivamente a titolo gratuito, mai sotto compenso economico. Se il maleficio è troppo potente e anche il terzo tentativo fallisce, bisogna ripeterla il giorno successivo o rimandare ad altre due persone esperte che la eseguano nella stessa giornata. Una volta terminato il rituale, la medicina viene somministrata “al malato” facendogli dei segni della croce nelle giunture e sulla fronte, facendogliene bere un sorso. Dopo di che, ciò che rimane deve essere gettato in un posto dove la persona colpita non passerà mai più in vita sua.

✨ Il rituale viene preceduto dalla benedizione, ossia il segno della croce accompagnata dalla recita delle formule-preghiere. In un bicchiere d’acqua, si buttano uno alla volta i nove chicchi di grano seguiti dal segno della croce recitando le formule con una voce appena percettibile. Infine, si osserva il contenuto del bicchiere, se i chicchi scendono sul fondo, il malessere è passeggero, se invece si forma una bolla sul chicco di grano e questo resta a galla posizionandosi in verticale, allora è certo che lo sfortunato è “pigau de ogu”. Quindi si procede eseguendo di nuovo il rituale, sempre seguendo, finché tutte le bolle saranno sparite.

✨ Ringraziamo una delle “guaritrici” gesturesi, Maria Giuseppa Orrù, per averci svelato la preparazione del rito.

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🌼 𝐈𝐋 𝐅𝐈𝐎𝐑𝐄𝐋𝐋𝐈𝐍𝐎 𝐕𝐀𝐍𝐈𝐓𝐎𝐒𝐎 🌼🌱 Qualche esemplare di questa bella piantina comincia timidamente fare capolino e a fiorire in...
01/02/2026

🌼 𝐈𝐋 𝐅𝐈𝐎𝐑𝐄𝐋𝐋𝐈𝐍𝐎 𝐕𝐀𝐍𝐈𝐓𝐎𝐒𝐎 🌼

🌱 Qualche esemplare di questa bella piantina comincia timidamente fare capolino e a fiorire in mezzo ai giunchi e nelle vicinanze delle paludi della Giara.
È una delle prime, insieme all’anemone dei campi, che con il suo risveglio e la sua fioritura annuncia che la primavera non è poi così lontana.

🌱 È il 𝐧𝐚𝐫𝐜𝐢𝐬𝐨, 𝐍𝐚𝐫𝐜𝐢𝐬𝐬𝐮𝐬 𝐭𝐚𝐳𝐞𝐭𝐭𝐚 è il suo nome scientifico, 𝐜𝐢𝐜𝐜𝐚𝐫𝐚 𝐞 𝐩𝐫𝐚𝐭𝐭𝐢𝐠𝐥𝐢𝐮 è il suo nome sardo locale.

🌱 Abbastanza diffusa in tutto il bacino mediterraneo, predilige i terreni umidi e soleggiati come, appunto, gli specchi d’acqua naturali del nostro altopiano.
Ha un profumo molto intenso e piacevole che ricorda un poco il miele e che ha effetti blandamente calmanti e, secondo alcuni, addirittura soporiferi.

🌱 La forma del fiore è molto particolare, con una piccola coppa centrale arancione a forma di tazza, come richiamato dal nome scientifico della specie: “𝐭𝐚𝐳𝐞𝐭𝐭𝐚”.
Il nome sardo è, in questo caso, ancora più preciso: dove “𝐜𝐢𝐜𝐜𝐚𝐫𝐚“ è la piccola tazza e “𝐩𝐫𝐚𝐭𝐭𝐢𝐠𝐥𝐢𝐮“ indica una sorta di piatto o piccolo vassoio, alludendo alla corolla bianca di petali che è alla base del fiore e sembra sorreggere la “tazza”.

🌱 Il nome del genere “𝐍𝐚𝐫𝐜𝐢𝐬𝐬𝐮𝐬“ e il nome volgare “𝐧𝐚𝐫𝐜𝐢𝐬𝐨“ hanno probabile origine dall’antica mitologia Greca, dove si narra di un giovane molto bello e vanitoso di nome Narciso che un giorno, vedendosi per la prima volta riflesso in uno specchio d’acqua, s’innamorò perdutamente della sua immagine, al punto che rimase immobile ad ammirarla e a desiderarla senza neanche più sentire il bisogno di nutrirsi e dissetarsi. Fintanto che si lasciò morire d’inedia.

🌱 Il mito vuole che poi, nel punto esatto dove morì Narciso, nascesse la nostra piantina che, in effetti, spesso la si ritrova ai bordi delle zone umide con i fiori rivolti verso il basso che sembrano proprio specchiarsi sull’acqua.

(📸: foto e testo di Antonello Piras)

31/01/2026

Veduta da 𝑍𝑒𝑝𝑝𝑎𝑟𝑎 𝑀𝑎𝑛𝑛𝑎 (versante di Genoni) 🌳

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🏛️ 𝐏𝐨𝐥𝐨 𝐌𝐮𝐬𝐞𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐕𝐢𝐥𝐥𝐚 𝐀𝐬𝐪𝐮𝐞𝐫, 𝐓𝐮𝐢𝐥𝐢 🏛️"𝐿𝑎 𝑏𝑒𝑙𝑙𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑠𝑎𝑙𝑣𝑒𝑟𝑎̀ 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜” da " L'idiota" di Dostoevskij ✨Non aspiriamo a ...
30/01/2026

🏛️ 𝐏𝐨𝐥𝐨 𝐌𝐮𝐬𝐞𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐕𝐢𝐥𝐥𝐚 𝐀𝐬𝐪𝐮𝐞𝐫, 𝐓𝐮𝐢𝐥𝐢 🏛️

"𝐿𝑎 𝑏𝑒𝑙𝑙𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑠𝑎𝑙𝑣𝑒𝑟𝑎̀ 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜” da " L'idiota" di Dostoevskij ✨

Non aspiriamo a tanto, ma nel nostro piccolo vi proponiamo un momento di condivisione di quella che è la nostra storia nell'Arte, nella Musica e nelle Tradizioni.
Perché la creatività dell' anima ci riconcilia col mondo! ✨

⏱️ Orari: tutti i giorni 9-13; 15-18.30.
Chiuso il lunedì e martedì mattina.

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🌹 𝐺𝐼𝑂𝑅𝑁𝐴𝑇𝐴 𝐷𝐸𝐿𝐿𝐴 𝑀𝐸𝑀𝑂𝑅𝐼𝐴 🌹Oggi, martedì 27 gennaio, ricorre un importante data per la Storia dell’Umanità, che parla al ...
27/01/2026

🌹 𝐺𝐼𝑂𝑅𝑁𝐴𝑇𝐴 𝐷𝐸𝐿𝐿𝐴 𝑀𝐸𝑀𝑂𝑅𝐼𝐴 🌹

Oggi, martedì 27 gennaio, ricorre un importante data per la Storia dell’Umanità, che parla al nostro passato ma anche al nostro presente: la 𝐺𝑖𝑜𝑟𝑛𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑀𝑒𝑚𝑜𝑟𝑖𝑎.

È un nostro dovere 𝑛𝘰𝑛 𝑑𝘪𝑚𝘦𝑛𝘵𝑖𝘤𝑎𝘳𝑒, per fare in modo che gli orrori di quell’oscuro periodo storico non si ripetano.

“𝘕𝑜𝘯 𝘱𝑒𝘯𝑠𝘰 𝘢 𝘵𝑢𝘵𝑡𝘢 𝘭𝑎 𝑚𝘪𝑠𝘦𝑟𝘪𝑎, 𝘮𝑎 𝑎𝘭𝑙𝘢 𝘣𝑒𝘭𝑙𝘦𝑧𝘻𝑎 𝑐𝘩𝑒 𝑟𝘪𝑚𝘢𝑛𝘦 𝘢𝑛𝘤𝑜𝘳𝑎” (Anna Frank, “Diario”, 1947) ✍🏻

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🌳 𝐋𝐄 𝐎𝐑𝐈𝐆𝐈𝐍𝐈 𝐃𝐈 𝐌𝐎𝐑𝐈𝐒𝐈𝐀 🌳🍃 Ricordo spesso, e sempre con un sorriso, un episodio capitatomi sulla Giara una mattina di fi...
25/01/2026

🌳 𝐋𝐄 𝐎𝐑𝐈𝐆𝐈𝐍𝐈 𝐃𝐈 𝐌𝐎𝐑𝐈𝐒𝐈𝐀 🌳

🍃 Ricordo spesso, e sempre con un sorriso, un episodio capitatomi sulla Giara una mattina di fine febbraio del lontano 1999.

🍃 Mi stavo recando al neonato giardino botanico della Giara “Morisia” che noi soci dell'allora cooperativa “Sa Jara Manna” stavamo allestendo in collaborazione con l’allora XXVma Comunità Montana della Giara e con il Comune di Tuili.

🍃 Tempo di trapianti, soprattutto di specie annuali, si trattava di porre a dimora le piantine mancanti nelle loro aiuole. Per trasportare le piantine con la zolletta di terra ci servivamo di grossi barattoli di plastica col ma**co, di quelli che comunemente si comprano pieni di vernici.

🍃 Quella mattina ero quasi arrivato al giardino botanico con i miei due barattoli colmi di piantine che in lontananza intravedo una persona arrivare nella mia direzione.

🍃 Era ziu Donatu Serra, allevatore da una vita, nel senso letterale del termine visto che aveva cominciato a lavorare che era solo un bambino e ancora, a 70 anni passati, aveva il suo gregge di capre da accudire. Ogni mattina saliva sulla Giara molto prima dell’alba e, dopo aver sbrigato quanto necessario, rientrava verso il parcheggio dove ritrovava il suo inseparabile motorino e dove scambiava due chiacchere con noi operatori del Parco.

🍃 Man mano che ci avvicinavamo mi rendevo conto che guardava incuriosito i due barattoli che trasportavo, arriviamo uno di fronte all’altro, proprio davanti al cancello del giardino botanico, ci salutiamo, e ziu Donatu mi fissa accigliato poi guarda i barattoli poi mi fissa di nuovo e riguarda i barattoli e quindi sbotta: “𝑚𝑎 𝑖𝑡𝑡𝑎 𝑠𝑒́ 𝑓𝑎𝑑𝑒𝑛𝑑𝑢?” (𝑚𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑠𝑡𝑎𝑖 𝑓𝑎𝑐𝑒𝑛𝑑𝑜?) e continuava a fissare i barattoli dai quali spuntavano piantine di euforbia (lua), senecio (pedru fesci) crisantemo selvatico (caragantzu) e via di questo tenore, tutte piante che lui conosceva benissimo con il loro nome sardo e, da uomo di campagna abituato alla praticità e alla concretezza, considerava inutili e dannose perché non commestibili e comunque non servibili né per l’uomo né per gli animali.

🍃 Avevo cercato, con molto imbarazzo e con la sensazione che stessi un poco arrampicandomi sugli specchi, di spiegargli che lo scopo del giardino botanico che volevamo realizzare era quello di raccogliere in un’area ristretta una rappresentanza quanto più completa possibile della nostra flora in modo da poterla proporre a visitatori e appassionati.

🍃 Non mi lasciò proseguire, interrompendomi visibilmente irritato: “𝑚𝑒𝑔𝑎𝑠𝑎 𝑎 𝑚𝑖 𝑛𝑎𝑖 𝑐𝑎 𝑖𝑠 𝑡𝑢𝑟𝑖𝑠𝑡𝑎𝑠𝑎 𝑎𝑧𝑖𝑎𝑛𝑡𝑎 𝑎 𝐽𝑎𝑟𝑎 𝑝𝑜' 𝑏𝑖̀ 𝑐𝑢𝑠𝑡𝑎 𝑝𝑜𝑟𝑐ℎ𝑒𝑟𝑖𝑎?” (𝑚𝑖 𝑠𝑡𝑎𝑖 𝑑𝑖𝑐𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑖 𝑡𝑢𝑟𝑖𝑠𝑡𝑖 𝑠𝑎𝑙𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝐺𝑖𝑎𝑟𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑣𝑒𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑝𝑜𝑟𝑐ℎ𝑒𝑟𝑖𝑎?) non aspettò alcuna risposta e se ne andò borbottando a voce alta: “𝑐𝑒𝑠𝑠𝑢 𝑐𝑒𝑠𝑠𝑢, 𝑔𝑒𝑖 𝑠𝑒𝑢 𝑐𝑎𝑛𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑛𝑑𝑖 𝑚𝑢𝑛𝑑𝑢 𝑏𝑒𝑙𝑙𝑢!” (traduzione letterale pressoché impossibile, potremmo azzardare qualcosa tipo “𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑎𝑟𝑖𝑡𝑎̀, 𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑖 𝑠𝑡𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑛𝑑𝑜!”)
Era la mentalità di una generazione abituata ai sacrifici e a lavorare duramente, quando ancora il datore di lavoro era “su meri” (il padrone), tanto sfruttamento, pochi diritti e molti doveri.

🍃 Stessa generazione e identica visione di mio padre che si infastidiva e mi zittiva ogni qualvolta tentavo di argomentare sulla mia attività di accoglienza e di guida ai turisti sulla Giara come di un lavoro: “𝑐ℎ𝑖𝑠𝑡𝑖𝑜𝑛𝑎𝑖 𝑒 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑖𝑙𝑙𝑎𝑖 𝑐𝑢 𝑖𝑠 𝑡𝑢𝑟𝑖𝑠𝑡𝑎𝑠 𝑛𝑜 𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑎 𝑡𝑟𝑎𝑏𝑎𝑙𝑙𝑎𝑖, 𝑎 𝑡𝑟𝑎𝑏𝑎𝑙𝑙𝑎𝑖 𝑓𝑢𝑑𝑖 𝑐𝑎𝑛𝑑𝑢 𝑚𝑒𝑠𝑠𝑎𝑠𝑡𝑖𝑠𝑖 𝑎 𝑚𝑎̀𝑢 𝑒 𝑐𝑎𝑛𝑑𝑢 𝑎𝑟𝑎𝑠𝑡𝑖𝑠𝑖 𝑐𝑢 𝑖𝑠 𝑏𝑜𝑖𝑠” (𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑒 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑒𝑔𝑔𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑖 𝑡𝑢𝑟𝑖𝑠𝑡𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑎𝑟𝑒, 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑒𝑟𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑚𝑖𝑒𝑡𝑒𝑣𝑎𝑚𝑜 𝑎 𝑚𝑎𝑛𝑜 𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑎𝑟𝑎𝑣𝑎𝑚𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑖 𝑏𝑢𝑜𝑖). Punto.

In effetti.

(📸: foto e testo di Antonello Piras)

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Indirizzo

Via Cagliari, 26
Setzu
09029

Orario di apertura

Martedì 09:00 - 13:00
15:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 13:00
15:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 13:00
15:00 - 18:00
Sabato 09:00 - 13:00
15:00 - 18:00
Domenica 09:00 - 13:00
15:00 - 18:00

Telefono

0709369052

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