03/03/2026
SOS SANITÀ BARBAGIA MANDROLISAI
Comitato di Difesa della Sanità
Ci apprestiamo a partecipare alla manifestazione regionale del 7 marzo a Cagliari.
Un atto dovuto, per la tutela del nostro Ospedale di Montagna San Camillo di Sorgono.
Saremo in compagnia di altre decine di comitati. La nostra è una vertenza aperta da decenni, inasprita negli ultimi cinque anni.
Vogliamo salvare un ospedale di montagna. Chiediamo soltanto il rispetto della legge che lo tutela.
Siamo sul pezzo, non perdiamo di vista il problema. Sappiamo chi sta sbagliando: ormai è facile capirlo.
Abbiamo compreso che le buone intenzioni non sono sufficienti, e nemmeno la sola volontà. Occorrono competenza e, soprattutto, continuità.
Dubitiamo che in Consiglio regionale e in Commissione Sanità tutti conoscano adeguatamente il DM 70, il DM 77, la riforma Arru, la riforma Nieddu, le linee guida di tali norme o i relativi decreti di attuazione.
Siamo altrettanto certi che in molti ignorino l’importanza di un ospedale territoriale con servizi che risultano utili anche a livello regionale.
Con queste premesse è facile comprendere perché la macchina della sanità pubblica stia soffrendo e perché il nostro territorio sia particolarmente penalizzato.
È evidente che qualcosa non stia funzionando nella nuova governance. Il compito non era semplice e il quadro è complesso, ma è palese che si sia incorsi in una lunga sequenza di passi falsi, talmente macroscopici da suscitare persino episodi di ilarità.
La Presidente Todde è partita male, affermando in più sedi che in Sardegna vi fosse un numero sufficiente di medici per coprire il fabbisogno dei territori (falso) . Subito dopo la sua elezione, ha smentito anche alcune affermazioni rese in campagna elettorale, in perfetta sintonia con i precedenti giochi di potere ha commissariato in un colpo solo tutte le ASL, le aziende universitarie e il Brotzu: a nostro avviso una scelta discutibile sotto il profilo formale, giuridico ed etico.
Ne è nato un empasse totale
I francesi lo chiamano cul-de-sac.
Il nostro territorio è poco soddisfatto, anzi non lo è affatto.
È utile ricordare le parole dell’attuale assessore alla Sanità, Presidente Todde, che a Sorgono — alla presenza di tutti i sindaci della zona e di una platea di centinaia di cittadini — in un acceso confronto con il Comitato SOS Sanità Barbagia Mandrolisai, confermò che non fosse necessario ricorrere a medici specializzati esteri (i noti medici cubani), poiché in Sardegna vi era un numero sufficiente di professionisti.
Per dovere di informazione, va ricordato che l’ex assessore della precedente Giunta, Carlo Doria, aveva inserito nel collegato 2023 un articolo specifico che finanziava con alcuni milioni di euro l’arrivo di 123 specialisti cubani, sull’esempio della Calabria.
Di questi professionisti, sei erano destinati al presidio ospedaliero di Sorgono. Doveva essere una buona notizia.
Non lo è stata per la nuova Giunta regionale.
L’operazione “medici cubani” venne infatti bloccata dalla neo Presidente. A Sorgono la Todde glissò, sostenendo che in Sardegna fossero già presenti medici in numero sufficiente. Si arrivò persino a confondere medici cubani specializzati con medici a gettone specializzandi destinati ai codici bianchi e verdi.
Un campanello d’allarme sul livello di competenza in materia sanitaria, purtroppo confermato da atti e decisioni successive.
Un altro tema rilevante è la totale noncuranza nell’affrontare l’emergenza dovuta alla mancanza di un pediatra per l’intero distretto. In questo caso, a nostro avviso, esiste una corresponsabilità con ARES, che ha evitato di mettere in campo soluzioni concrete. Non si esclude una responsabilità anche a livello provinciale, da cui dovevano partire input mai pervenuti.
Nuoce ulteriormente la mancata nomina di un direttore di presidio per l’ospedale di Sorgono: un “padrone di casa” capace di tutelare le istanze della struttura e farsi portavoce delle rivendicazioni del territorio.
Tutti i reparti risultano sguarniti, soprattutto di personale medico. Il disagio è notevole.
Altro provvedimento calato dall’alto è stata la soppressione dell’Emergency Team, che garantiva un servizio di rianimazione notturna, offrendo sicurezza alla struttura e un supporto fondamentale al pronto soccorso.
Con la Giunta Todde l’ospedale ha smesso di crescere.
Ricordiamo le visite costanti del precedente Direttore Generale, che a cadenza bisettimanale visitava il San Camillo, incontrava il territorio, spesso in compagnia dei primari del San Francesco e del direttore sanitario.
Vi era un’esaltazione della missione: ridare dignità a un ospedale dimenticato e abbandonato dalle istituzioni.
Oggi assistiamo a un altro film, per nulla rassicurante.
Le aspettative erano alte. Si immaginava il completamento di un percorso fatto di piccoli passi, ma costanti e virtuosi, caratterizzato da un lavoro di ricostruzione e da un dialogo continuo con il Comitato di Distretto (i sindaci) e con i comitati civici.
Comunque siamo qui e lo saremo per i prossimi anni.
Siamo figli di una terra che ha alimentato Gramsci, che ci ha insegnato l’“ottimismo della volontà”.
Ci prepariamo a nuove stagioni di lotta ed impegno civico.
Daremo lezioni di democrazia a chi si è assunto l’onere di governarci.
Loro lo fanno per 15.000 euro al mese.
Il nostro salario è la dignità e il senso del dovere civico.
AD MAIORA
BACHIS CADAU