08/08/2025
“L’altro è colui che non siamo noi, chi entra in relazione con noi non condividendo gli stessi valori, le medesime conoscenze e il medesimo sentire, perché portatore di un’esperienza di vita “altra”.
L’altro è sempre una sfida e uno specchio con il quale noi confrontiamo la nostra immagine. Cogliere l’originalità e la dignità dell’altro significa sentire, rappresentare e conoscere qualcosa che è, al contempo, simile a noi in quanto umano, ma anche irrimediabilmente diverso. La conoscenza dell’altro implica dunque in primo luogo il rispetto di un’identità, di una storia e di una vita che non è la nostra e non ci è accessibile se non in modo parziale, spesso difficoltoso, e che ci pone di fronte all’esperienza della diversità e del rispetto di chi non è uguale a noi. Questa sfida diventa spesso titanica quando abbiamo di fronte qualcuno che reputiamo più debole, più indifeso e più bisognoso di cure e attenzione. In questi casi, il concetto di rispetto dell’altro si fa più forte e contemporaneamente più debole: più forte perché ci possiamo sentire responsabili della sua tutela e della sua cura; più debole perché, assumendo questo ruolo, ci prendiamo una responsabilità di decidere per conto dell’altro che rischia di svilire il presupposto stesso di un incontro tra pari, ossia il rispetto della diversità.”
Cit. : Relazioni di cura
Introduzione alla psicologia sociale maligna.
Bissolo G., Fazzi L., Gianelli, M. V.
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