16/02/2026
In questa immagine sono nel mio studio, concentrata davanti al monitor, immersa nel lavoro quotidiano. Potrebbe sembrare una scena semplice: una dentista alla sua scrivania, tra cartelle cliniche, appuntamenti, diagnosi e pianificazioni. Ma per me rappresenta molto di più.
Essere dentista non significa solo eseguire terapie con precisione tecnica. Certo, la competenza clinica è fondamentale: aggiornamento continuo, attenzione ai dettagli, rigore scientifico. Ma il mio lavoro non si ferma alla poltrona odontoiatrica.
Dietro ogni piano di cura c’è una persona.
Dietro ogni sorriso c’è una storia.
Quando mi vedete così, concentrata davanti allo schermo, non sto solo organizzando un trattamento: sto pensando a chi ho davanti, alle sue paure, alle sue aspettative, alle sue esigenze. Ascoltare davvero un paziente significa andare oltre il sintomo, oltre la radiografia, oltre il dente da curare.
Significa fermarsi, guardarsi negli occhi, fare domande e soprattutto lasciare spazio alle risposte.
Significa comprendere che per qualcuno una semplice seduta può rappresentare ansia, insicurezza o un ricordo negativo del passato.
Il mio obiettivo non è solo “fare bene il mio lavoro”, ma creare un rapporto di fiducia autentico. Perché quando un paziente si sente ascoltato, cambia tutto: cambia il modo in cui affronta la terapia, cambia il livello di collaborazione, cambia persino il risultato finale.
La tecnologia, la preparazione e l’esperienza sono strumenti preziosi.
Ma l’ascolto, l’empatia e la relazione sono ciò che trasformano una cura in un percorso condiviso.
Ed è proprio questo che ogni giorno cerco di costruire: non solo sorrisi sani, ma rapporti solidi e duraturi.